Le Statistiche in tempo reale

Questa volta vi voglio parlare di un progetto decisamente originale che va sotto il nome di Real Time Statistics Project. Si tratta di un gruppo di ricercatori, sviluppatori e volontari di vari Paesi che ha deciso di far conoscere al maggior numero di persone nel mondo alcuni dati statistici di interesse generale. E questo in un modo molto interessante.

Disponibile i 32 lingue diverse è Worldometers che ci mostra alcuni dati mondiali su popolazione, economia, energia mentre StopTheHunger ci fornisce in “tempo reale” dati su cibo e sulla fame nel mondo. E’ interessante scoprire che hanno aderito al progetto anche un gruppo di italiani che hanno dato vita a


su cui presentano alcuni dati di facile lettura, molto curiosi e originali.  E’ doveroso sottolineare che  è anche disponibile una versione  in sardo, cosa che, sono sicuro, sarà molto apprezzata in particolare da uno degli administrator di SegnalazionIT.


BarCamp “Sharing Data & Statistical Knowledge”

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso: il 20 Ottobre di ogni anno, a partire dal 2010, si celebrerà la Giornata Mondiale della Statistica. L’obiettivo è quello di far crescere la consapevolezza collettiva dell’importanza delle statistiche ufficiali e di enfatizzare i tanti risultati fin qui conseguiti, basati sui fondamentali valori di servizio, integrità e professionalità cui si attengono i diversi produttori.

In occasione del suo 4° compleanno, SegnalazionIT intende dare il suo contributo a questa giornata organizzando, in collaborazione con la Società Italiana di Statistica ed alcuni accademici della Facoltà di Statistica di Roma, il

BarCamp “Sharing Data & Statistical Knowledge”

incentrato sul come la Statistica e l’Information Technology possano contribuire ad innovare le modalità di condivisione di dati e informazione statistica.

Il Barcamp si terrà a Roma nel corso dell’intera giornata del 20 Ottobre 2010; tutti i dettagli sulla location e sulle modalità di adesione sono in via di definizione e verranno pubblicati a breve su questo blog, così pure verrà avviata al più presto la raccolta delle proposte di intervento.

Negli ultimi anni sono stati già organizzati dei BarCamp su temi legati alla statistica: è questo il caso dell’Australia e della Nuova Zelanda. L’esperienza è andata molto bene, è ora di “importarla” nel nostro emisfero!

Facebook e i buoni sentimenti

Può emergere la felicità di una nazione nelle pagine di facebook? Pare proprio di si.

Questo almeno è il tentativo portato avanti da alcuni studiosi. Il progetto è ambizioso e fa parte di un più grande e strutturato movimento denominato Gross National Happiness Movement (tradotto suona come Movimento della Felicità Interna Lorda).

Le frasi/emozioni condivise dagli utenti di facebook ogni giorno sulla loro homepage o su quella degli amici sono “piccole finestre sulle attività eseguite quotidianamente” e sono indicatori di come la comunità si sente collettivamente”. La metodologia per cercare la felicità di una nazione è allora molto semplice. I giorni in cui le persone usano molte parole positive (o meno parole negative) nei loro aggiornamenti di stato sono considerati come giorni “più felici” degli altri: tutto ciò è calcolato attraverso un indice, il Gross National Happiness Index (GNH, in italiano FIL, indice della Felicità Interna Lorda).

Il calcolo dell’indice è iniziato già nel settembre 2008 attraverso la raccolta delle parole positive e negative degli utenti di lingua inglese degli Stati Uniti. Ben presto sono stati calcolati anche gli indici per l’UK, l’Australia e il Canada.. La privacy è, come è giusto, tutelata: i calcoli sono affidati unicamente ai calcolatori e le informazioni personali vengono rimosse precedentemente.

Il GNH, a tutt’oggi, è calcolato per 22 nazioni. Le lingue supportate sono l’inglese (9 nazioni), l’olandese (2 nazioni), il tedesco (2 nazioni), l’italiano (solo per l’Italia) e lo spagnolo (8 nazioni). Sono state scelte queste lingue per l’ampio numero di frasi salvate in modo da poter costruire un indice corretto e non affetto da errori sistematici. Alla base dell’indice è presente un dizionario (validato per ogni lingua che riconosce e distingue le parole positive e quelle negative) e un software che esegue la scansione (il software è disponibile a pagamento alla pagina http://www.liwc.net/ dove è anche possibile analizzare gratuitamente un testo in lingua inglese; mentre attraverso il sito http://analyzewords.com/ si può fare una scansione delle parole usate in un profilo Twitter).

Il valore del GNH viene riportato attraverso un grafico nella pagina dell’applicazione di facebook (http://apps.facebook.com/gnh_index/). Sono presenti diversi parametri: l’indice di positività, l’indice di negatività e il GNH. L’indice di positività rappresenta la componente di parole positive usate e l’indice di negatività rappresenta la componente di parole negative usate. Il GNH è calcolato come differenza tra i punteggi positivi e quelli negativi.

Emergono alcune caratteristiche interessanti, forse ovvie ma a cui non si pensa se non stimolati da uno studio di questa portata. Il GNH segue un ciclo più o meno settimanale in tutte le nazioni con picchi positivi o negativi in coincidenza di particolari eventi o festività. Ciclicamente, i giorni con più sentimenti positivi sono il sabato e la domenica. In una analisi di lungo periodo i giorni maggiormente “felici” sono Natale, Capodanno e San Valentino. In Italia risultano particolarmente felici anche il giorno della festa della donna e il periodo di Pasqua. In Spagna il giorno di San Jordi (23 aprile). Negli Stati uniti il giorno del Ringraziamento e il giorno del Super Bowl. La politica, il terrorismo, le catastrofi naturali scuotono i cittadini che manifestano la loro paura anche su facebook. Così sono emersi sentimenti negativi in India in occasione dell’attacco terroristico del novembre 2008, e in Cile dopo il terremoto del febbraio 2010. Anche lo sport influisce in maniera importante sulla “felicità” del giorno: eventi come l’eliminazione dell’Irlanda dai mondiali di calcio o il suicidio di Robert Enke in Germania hanno portato un aumento di sentimenti negativi.

Come avranno reagito gli italiani il 24 giugno dopo l’eliminazione dell’Italia dai mondiali?

Per saperne di più:

http://blog.facebook.com/blog.php?post=387623222130

http://www.nytimes.com/2009/10/12/technology/internet/12link.html?_r=2

Adam D. I. Kramer, An unobtrusive behavioral model of “gross national happiness”, Proc. CHI, 2010, ACM Press

La componente tecnologica nei progetti di dematerializzazione

La dematerializzazione di documenti, flussi documentali ed archivi rappresenta un asset strategico nella prospettiva dell’innovazione della Pubblica Amministrazione italiana, nell’ambito del più ampio obiettivo dello sviluppo complessivo del “Sistema Paese” perseguito dal Piano E-GOV 2012.

In coerenza con la logica GOV 2.0 (l’applicazione delle tecnologie del Web 2.0 alle procedure amministrative) la dematerializzazione supporta l’interoperabilità tra P.A., imprese e cittadini, e contribuisce inoltre alla realizzazione di ingenti risparmi di risorse e di tempo.

Sul fronte normativo il legislatore ha già da anni regolamentato l’utilizzo di sistemi documentali dematerializzati. Eppure, allo stato attuale, nell’ambito della Pubblica Amministrazione, solo in casi rari sono stati realizzati sistemi in grado di sostanziare le normali procedure amministrative, razionalizzare la gestione dell’informazione, gestire i sistemi documentali e gli archivi digitali, garantire le interazioni tra le diverse componenti della P.A. e tra questa e i cittadini.

È, spesso, mancata la governance di questi progetti, determinata anche da un diffuso errore concettuale in fase di progettazione che può essere definito come l’effetto distorsivo della componente tecnologica. In altri termini, l’introduzione di un sistema documentale dematerializzato è stata gestita, in troppe occasioni, come progetto informatico e non di innovazione organizzativa, con riferimento sia ai componenti del team di progetto sia al piano delle attività.

L’effetto distorsivo è ingenerato dalla rilevanza e complessità della componente tecnologica nella realizzazione di tali progetti. Essi richiedono infatti: solide architetture infrastrutturali per la gestione dei flussi documentali; applicazioni certificate per la conservazione della documentazione digitale; rispetto dei requisiti tecnici per la garanzia della produzione, validazione, trasmissione e conservazione di documenti giuridicamente validi; garanzia dell’identificazione e classificazione dei documenti gestiti; accessibilità nel tempo, leggibilità ed intelligibilità della documentazione gestita; garanzia di inalterabilità dei contenuti informativi e metatestuali nella trasformazione del sistema documentario da cartaceo in digitale; automazione delle attività di acquisizione, organizzazione e scambio dei documenti in archivio; integrazione tra flussi amministrativi e documentali; tracciabilità e trasparenza dell’attività amministrativa.

Alcune conseguenze di questo effetto distorsivo sono di seguito sinteticamente rappresentate.

L’obiettivo, ambizioso, di tali tipologie progettuali, nell’ambito della P.A., non è la mera digitalizzazione dei documenti bensì, il più complesso intervento di semplificazione dei processi e di diminuzione delle fasi e dei passaggi del processo decisionale per supportare la corretta gestione del sistema documentario – in tutte le fasi del ciclo di formazione, gestione e conservazione permanente – con la funzione di garantire l’affidabilità dei documenti e conseguentemente la certezza del diritto. L’oggetto della dematerializzazione deve quindi necessariamente coprire: il contenuto dei documenti amministrativi, prevedendo soluzioni in grado di gestire sia i documenti (nativi informatici e cartacei) sia i flussi documentali; la gestione dei contenuti, mediante strumenti in grado di supportare i processi di condivisione della conoscenza e conservazione della memoria [Figura I].

Fig. I – Il contenuto e la gestione del contenuto

In molti casi però l’attenzione è focalizzata sullo sviluppo di singole componenti non integrate del sistema: protocollo elettronico, flussi documentali automatizzati, posta elettronica certificata. Ne consegue la parziale copertura del sistema di gestione documentale che, finisce per essere circoscritto a specifici ambiti settoriali a valenza interna (protocollo elettronico, ordinativo informatico, automazione di alcune fasi di processo, firma digitale, ecc.) o limitatamente con rilevanza esterna (es. domande di concorso). Viene a mancare, pertanto, la visione sistematica che lo renderebbe in grado di supportare le ordinarie procedure amministrative, razionalizzare la gestione dell’informazione, le interazioni tra le diverse componenti della P.A. e tra questa e i cittadini [Figura II], determinando così una vera e propria modificazione degli effetti finali.

Fig. II – Livelli di copertura della gestione documentale

Fonte: E. Massella Ducci Teri [2009] – Cnipa

L’attenzione alla componente tecnologica distoglie, inoltre, l’attenzione all’impatto organizzativo di tali sistemi. Disattenzione che produce effetti sull’efficacia dei progetti, la funzionalità dei sistemi realizzati e la corretta definizione dei rischi di progetto.

Dal punto di vista dell’efficacia dei progetti, la mancata previsione di adeguate iniziative di formazione, comunicazione, di forte leadership e sponsorizzazione, in altri termini di iniziative di gestione dell’innovazione, possono contribuire ad alimentare i naturali meccanismi di resistenza all’innovazione.

Con riferimento alle funzionalità, i sistemi documentali dematerializzati richiedono come presupposto imprescindibile la chiara definizione delle attribuzioni alle strutture organizzative (competenze e responsabilità); la quantificazione dei volumi documentali; l’analisi e la rappresentazione dei flussi documentali interni ed esterni; il ridisegno dei processi organizzativi; la definizione delle procedure di archiviazione e conservazione, individuazione del responsabile della conservazione sostitutiva.

Inoltre, tali carenze producono un ulteriore effetto in termini di errata definizione dei rischi specifici di progetto a causa della sottovalutazione di componenti quali la resistenza al cambiamento e la mancanza di leadership che viceversa, come evidenziato nella Figura III, rappresentano i fattori di rischio con maggiore impatto.

Fig. III – Individuazione del livello del rischio

Fonte: Accenture [2008]

Appare evidente, quindi, come solo una grande attenzione alla componente organizzativa – già a partire dalla fase progettuale – possa influire positivamente sulle probabilità di successo dei progetti di dematerializzazione e sulla efficacia ed efficienza dei sistemi, una volta adottati.

La policromica convertibilità della conoscenza statistica in petabyte

Dal giorno del suo ritrovamento la stele policromica continua a catalizzare l’attenzione dei media e a destare l’interesse di studiosi e commentatori che trovano via via nuovi spunti e nuovi percorsi interpretativi.

Intanto ci propone un paradigma di commensurabilità fra enti che fino a poco tempo prima erano, nel nostro immaginario, così distanti: da un lato la conoscenza statistica, così immateriale e impalpabile, e dall’altro la capacità di storage, così pesantemente fisica e materiale.

La prima convinzione che è posta in discussione da questa scoperta è quella dell’inarrestabilità del progresso informatico, capace sempre e solo di superare se stesso in un progredire senza fine. La seconda è quella della capacità del sapere di essere comunque capace di fluire, aumentare ed adeguarsi ai via via più ampi spazi offerti dalla crescita della rete.

Hal Varian nel 2008 sorprese tutti quando affermò con convinzione che il mestiere dello statistico stava per divenire il lavoro più sexy del nuovo decennio, soppiantando di fatto la grande supremazia degli ingegneri informatici del decennio precedente. Oggi ci è del tutto evidente come lui dovesse essere a conoscenza di fatti dei quali noi tutti allora eravamo tenuti all’oscuro.

Con Daniele Frongia ed Eric Sanna abbiamo sostenuto, in Statistics and Web: Who needs Who?,  lavoro presentato alla XLV Riunione Scientifica della Società Italiana di Statistica 2010 di Padova, la necessità di un maggiore cointeressamento reciproco fra statistici e informatici, pur se ancora ignari di quello che si celava.

Ma allora noi tutti ritenevamo, consapevolmente o inconsapevolmente, che il contributo degli statistici fosse certo importante, ma non a tal punto determinante.

A volte sono eventi apparentemente insignificanti a determinare stravolgimenti che assumono portata storica. Questo è certamente il caso della banale disattenzione, nel quartier generale di Google, che ha portato a conoscenza di tutti la stele policromica con scolpito l’accordo fra le grandi compagnie informatiche. Desta molta sorpresa che proprio l’IT establishment abbia affidato alla pietra il compito di sancire e tramandare il loro fondamentale accordo. Non deve sfuggire però il forte contenuto simbolico di questa scelta, il conteggio e il calcolo sono da sempre una questione strettamente fisica e il termine calcolo deriva proprio dal latino calculus, quindi pietra. Le prime conte della storia furono fatte dai pastori che rappresentavano le pecore con pietre.

A tanti anni di distanza dal Gold standard piombiamo, di fatto, in una Statistical Data epoque. Qualcosa che è capace di sconvolgere dalle fondamenta tutto quello che abbiamo conosciuto fino ad ora, per come lo abbiamo conosciuto.

La stele policromica contiene le tabelle di decodifica e di conversione da petabyte a SKU, l’unità cognitiva statistica standard, definita in base a rigidi criteri, insieme al patto che vincola le grandi compagnie informatiche a detenere in corrispondenza dello storage misurato in petabyte, corrispondenti assets in SKU.

In base a questo accordo le compagnie informatiche non potranno più crescere se non saranno in grado di acquisire o produrre sapere e conoscenza statistica. Pone anche un vincolo allo sviluppo tecnologico complessivo che sarà anch’esso rigidamente legato ad una pari crescita del sapere statistico. Lo stesso messaggio di Hal Varian ben si comprende se si guardano gli alti fattori di conversione da dato statistico a petabyte.

Il dato statistico rappresenta ora la chiave di volta per poter assicurare alla nostra società alti tassi di crescita tecnologica anche nel futuro e, alla luce di queste scoperte, l’impegno congiunto di statistici e informatici per produrre e far fluire dati nella rete è divenuto un obbligo cui nessuno può più esimersi.

…a proposito, giunge ora la notizia che Steve Jobs, per scongiurare una possibile crisi sistemica, sosterrà la crescita tecnologica dei prossimi anni immettendo quantità imponenti di SKU nel sistema. Lancerà il nuovo CensPad già nei prossimi giorni e lo distribuirà ad ogni essere vivente dando così vita al primo censimento continuo planetario

Analisi della popolarità dei siti web del Partito Democratico e del Popolo della Libertà

SegnalazionIT si è spesso occupata di analisi delle reti e dei brand online.
Questo articolo rappresenta uno studio preliminare della realtà Web del Partito Democratico e del Popolo della Libertà,  utilizzando non solo indicatori di traffico ma anche applicando l’analisi delle reti sociali alla rete Web e alle sue componenti. L’analisi simula l’algoritmo implementato dal software CONDOR ed è condotta differenziando le componenti dei network per argomento e tipologia (blog, forum o siti). L’obiettivo è quello di ottenere una visione generale di quali siano i canali (o meglio i legami) attraverso cui le informazioni che riguardano i due partiti sono veicolate e se questi ultimi siano “ben posizionati” su Internet. L’obiettivo finale è quello di analizzare le differenze nella composizione e, in parte, nella struttura dei due network a seguito di un “evento reale” come quello delle elezioni regionali del 28 e 29 Marzo 2010.

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Mondiali e Vuvuzelas: qualche consiglio dal web

A quasi una settimana dall’inizio dei Mondiali di calcio 2010, un pezzo d’Africa sembra già più vicina. E se per alcuni la sorpresa più grande è stato vedere un panorama di tifosi infreddoliti, mentre altri fanno ancora fatica a capire perché la vicina di ombrellone si dimena al ritmo di una danza simil-tribale, l’elemento “d’Africa” che tutti sono stati costretti a notare è il suono, per molti fastidioso, delle Vuvuzelas. Sottolineo per molti ma non per tutti perché sulla rete c’è già chi propone di sostituirla ai commenti dei cronisti.

La Vuvuzela, come si legge su Wikipedia, è una tromba da stadio ad aria, lunga un metro, che pare prenda il nome dal suo stesso inconfondibile suono. E’ un po’ il simbolo che caratterizza il calcio africano, anche se per un periodo era stata vietata negli stadi, e sembrerebbe aver preso piede anche in Europa grazie ai Mondiali. A Milano, qualche giorno fa ad esempio, l’Ente per il Turismo sudafricano ha distribuito gratuitamente oltre 700 Vuvuzelas, lasciando scontente buona parte delle persone in attesa.

Anche sul web si moltiplicano le pagine dedicate a questo strumento: molti blogger ne analizzano la storia, tanti si lamentano, un sito permette di riprodurne il suono, su Facebook i gruppi contro sembrano riscuotere più successo di quelli pro, mentre su Ebay cescono venditori ed offerenti. Noi vi proponiamo l’articolo di Wired Italia che spiega come eliminare il suono delle Vuvuzelas dalla tv. Fateci sapere se funziona e l’effetto che fa.

One Book, One Twitter

Jeff Howe, collaboratore di Wired, in un articolo del 2006, conia il termine crowdsourcing e nel 2008 pubblica il libro Crowdsourcing. How the Power of the Crowd Is Driving the Future of Business (la copertina dell’edizione 2008 è il risultato di una gara che Howe ha lanciato su internet per trovare l’idea che meglio rappresentasse il suo libro). Nel 2010 – crowdsourcing è una delle parole chiave del web, è presente in tutte le tag cloud – Howe ha lanciato One Book, One Twitter: un invito alla popolazione mondiale del web a leggere, in contemporanea, un romanzo e a commentarlo su Twitter a colpi di 140 caratteri. Ci sono state le nomination, poi le votazioni e, alla fine, American Gods di Neil Gaiman è diventato l’one book del 2010. L’idea di Jeff Howe non è originale. One Book, One City si svolge a Seattle e a Chicago fin dagli anni Novanta e la Library of Congress – che ospita nelle sue pagine la storia dell’iniziativa – ha censito più di 400 programmi nel 2007. Dal 2001 anche Dublino organizza l’iniziativa che, quest’anno, ha scelto Il ritratto di Dorian Gray come il libro da leggere tutti insieme, contemporaneamente. Originale, dunque, no, ma nuova e divertente si: invece dei cittadini di Chicago ci sono i cittadini del web e invece delle recensioni sui blog, sui siti, su Anobii c’è l’invito a rilasciare impressioni immediate e veloci, da condividere strada facendo – con la preghiera di non rivelare i risvolti e l’andamento della storia, anche se American Gods non è un giallo, ma un romanzo fantastico, dove, come dice Gaiman, nell’Avvertenza per i viaggiatori “…Va da sé che tutte le persone, vive o morte, nominate nel libro, sono frutto della mia immaginazione, oppure usate in modo immaginario. Soltanto gli dèi sono reali”.  E gli dèi, insieme agli uomini, sono protagonisti di una storia avvincente, ricca di colpi di scena, dai risvolti imprevedibili e appassionanti. Insomma, abbinare un libro a Twitter sarà pure una trovata pubblicitaria per vendere più copie – difficile sottrarsi alla tentazione di leggere il libro per partecipare a un esperimento collettivo, mondiale – ma è anche la conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che internet fa leggere più libri, su carta o su ipad non importa, e non ruba tempo alla lettura. Per commentare il libro bisogna avere un account su Twitter e utilizzare la chiave #b1t1

Un Centro di Competenza Italiano per l’Open Source

E’ stato siglato tra il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione e la società Engineering spa un Protocollo di intesa per la realizzazione di un Centro di Competenza sul software open source per la Pubblica Amministrazione.

Nel comunicato del governo è scritto “Le soluzioni open source possono favorire l’accesso ai servizi pubblici, la trasparenza, la semplificazione dei processi, nonché la cooperazione tra amministrazioni.”

Le attività saranno focalizzate all’inizio sui settori della scuola, dell’università, delle applicazioni per piccoli comuni e delle soluzioni per la e-Democracy.

Il progetto sarà portato avanti in collaborazione tra Ministero, Engineering e quattro università (Libera Università di Bolzano, Politecnico di Milano, Statale di Milano e Università del Sannio) e sarà raccordato con il progetto europeo Qualipso “Quality platform for open source software”.

Il Centro di Competenze, che ha da poco attivato anche il sito, e opererà come aggregatore di risorse in progetti di ricerca e innovazione, offrirà i seguenti servizi:

  1. Consulenza e supporto sulle tecniche e la gestione di soluzioni Open Source ;
  2. Servizi per la misurazione della qualità di prodotto e processo sottostante lo sviluppo di progetti Open Source
  3. Formazione sui temi più significativi legati all’Open Source con particolare enfasi ai processi di governance e gestione dei processi di misurazione della Qualità
  4. Sensibilizzazione e promozione nell’adozione delle soluzioni Open Source attraverso azioni di divulgazione presso scuole ed università per sensibilizzare la base dei futuri utenti circa l’’importanza dell’adozione dell’Open Source e sui vantaggi che questo offre.

Una libreria per R e il software diventa per tutti

In numerosi post SegnalazionIT ha analizzato il sempre più diffuso utilizzo del software open-source R nell’analisi dei dati e in diversi settori lavorativi.Dal mio modesto punto di vista trovo che la possibilità di acquisire un prodotto così innovativo a costo zero rappresenti, sopratutto per le imprese di piccole dimensioni, una grande opportunità. Non essendo una statistica o un’informartica ho sempre  pensato però che l’utilizzo di R fosse riservato ad una utenza esperta di linguaggi informatici o in grado di saper gestire formule matematiche complesse, ed effettivamente sono queste le competenze che potrebbero meglio sfruttare il software. In ogni caso, in occasione di un lavoro di analisi multivariata realizzato in EURES, ho avuto la possibilità di sperimentare un utilizzo di R meno impegnativo e di facile acquisizione.

Tutto questo grazie all’installazione della Library Rcmdr e dei suoi plugin (come FactoMineR per l’analisi multivariata) che consentono di creare una interfaccia e dei comandi molto intuitivi anche per la realizzazione di operazioni statistiche complesse. Gli output inoltre sono facilmente esportabili e modificabili ed è disponibile anche una versione in italiano.

All’interno di questo post mi limiterò a lasciare traccia dei passaggi che ho seguito per l’installazione della Library Rcmdr, sperando possano essere di supporto a tutti gli utenti non informatici o non statistici che utilizzano Windows (passaggi leggermente differenti potrebbero essere richiesti agli utenti che utilizzano altri sistemi operativi).

COME INSTALLARE LA LIBRARY Rcmdr (due possibilità):

1) Verificare se tra i “Pacchetti” (o Packages) già presenti nella versione di R installata sul proprio pc sia presente la Library Rcmdr, cliccando sul comando (Pacchetti o Packages appunto) e quindi su “Installa pacchetti”. A questo punto comparirà una lista di elementi e si dovrà cercare Rcmdr (che potrebbe essere presente anche nelle sue versioni di plugin come FactoMineR). Cliccando sulla voce cercata il download partirà in modo automatico.

2) Se i passaggi sopra menzionati non sono eseguibili attraverso i comandi di “R console” potete seguire gli step descritti in questo manuale, o digitando direttamente il testo install.packages(“Rcmdr”,dependencies=TRUE) e premendo invio. Le istruzioni che appariranno vi guideranno successivamente.

A questo punto se la Library non è stata avviata automaticamente potete farlo digitando library (Rcmdr) nella R console e potete divertirvi a scoprire le diverse elaborazioni statistiche offerte.

Concludo questo breve post (forse un po’ troppo elementare per i più esperti) con un ringraziamento speciale alla Prof.ssa Domenica Fioredistella Iezzi dell’Università di Roma Tor Vergata che mi ha guidato nella scoperta di R.