Sociologia dei media digitali: intervista a Davide Bennato
E’ uscito da poche settimane il nuovo libro di Davide Bennato, professore all’Università di Catania di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, intitolato “Sociologia dei media digitali”, Editori Laterza. Il manuale è ben lungi dall’essere una “chiaccherata informale” sui vari Facebook, Twitter e dintorni: è un testo molto ben strutturato, documentato (20 pagine di bibliografia!), con approfondimenti sociologici e tecnologici anche complessi, insomma un ottimo strumento per chi lavora con e sui social media. Abbiamo dunque pensato di intervistare Davide, che ringraziamo per la sua disponibilità.
D. Prima di tutto grazie per averlo intitolato social media e non new media. Era ora, non trovi?
R. Era ora sì! Infatti occupandomi di media digitali da molto tempo, ero un po’ seccato del fatto che nelle istituzioni accademiche si continui ad usare il desueto “new media” che io considero errato da due punti di vista. Errato cronologicamente perché ormai i media come internet non sono più nuovi, ma sufficientemente integrati nella vita quotidiana da essere media tout court. Errato ideologicamente perché i media digitali scontano moltissimo la retorica del nuovismo.
Dal mio punto di vista il fatto che i social media siano recenti non vuol dire che siano nuovi.
D. Tra le tue riflessioni e l’analisi di quelle condotte da altri studiosi negli ultimi decenni, riporti quella, celebre, di Klapper (1963), secondo cui la ricerca deve chiedersi non cosa i media fanno alle persone, ma cosa le persone fanno con i media. Non è questa la migliore risposta a chi vede il Diavolo nei social media?
R. Ne sono convinto. Se tu studi i social media dal punto di vista dell’impatto sulla società rischi sempre di cadere nella dicotomia apocalittico/integrato o tecnopessimista/cyberentusiasta. Se studi i social media dal punto di vista di cosa ne fanno le persone, hai una tale variabilità di pattern d’utilizzo che impedisce qualunque banalizzazione del rapporto.
D. Un altro argomento molto interessante per chi lavora in un’impresa o in una PA, e che riguarda il nuovo modo di interagire tra utenti, è quello del groundswell (onda anomala), ci potresti spiegare cosa intendevano con questo termine Li e Bernoff?
R. Il rapporto fra aziende e consumatori è sempre stato guidato da una rigida separazione. Le aziende producono, i consumatori acquistano e – se insoddisfatti – non acquistano. Oggi invece se un consumatore è insoddisfatto non solo non acquista ma grazie ai social media può influenzare i comportamenti d’acquisto di altri come lui, creando un processo a catena incontrollabile che si comporta come un’onda anomala e che ha delle conseguenze non da poco sulle aziende. La questione non è impedire questo processo – sarebbe impossibile farlo – ma governarlo nel miglior modo possibile.
D. Nel tuo libro scrivi che quello che è interessante dei blog è la miscela di componente tecnologica, netiquette e dinamiche relazionali che ne fa dei veri e propri archetipi della comunicazione del web partecipativo. Come vedi, in futuro, il rapporto tra blog e social media come ad esempio Facebook e Twitter?
R. I rapporti saranno di specializzazione di comportamenti comunicativi. I blog continueranno ad essere spazi di riflessione, Facebook uno strumento di discussione e di conversazione, Twitter un network di accesso a notizie e informazioni. Pertanto si rafforzerà il ciclo comunicativo dei social media secondo cui si esprime un’opinione argomentata sui blog, la si diffonde su Twitter e la si discute in Facebook.
D. Nel libro parli di un termine molto interessante, “social informatics”, ci puoi dire qualcosa di più? E’ una disciplina?
R. Sì, è un settore di ricerca che si pone lo scopo di progettare l’applicazione delle ICT all’interno di contesti sociali professionali, partendo dal presupposto che l’ingresso di una tecnologia non è mai neutrale, ma ha sempre delle conseguenze soprattutto relazionali. Lo scopo di questa disciplina è dare indicazioni concrete a chi deve pensare come rendere le tecnologie strumenti in grado di interagire simbioticamente col contesto sociale e culturale.
D. In Italia, nel 2012, avremo quasi 25 milioni di utenti su Facebook. E i social media saranno sempre più integrati con siti e dispositivi mobili e viceversa. Chiaramente ciò impone ad aziende e istituzioni di rivedere la propria comunicazione on line. Secondo te a che punto siamo?
R. Secondo me anche in Italia qualcosa sta cambiando, anche se sempre più spesso l’uso dei social media non ha un valore strategico me è semplicemente un’aggiunta à la page alle strategie di comunicazione interna ed esterna. Ma le aziende stanno diventando sempre più sensibili all’argomento e le professionalità che curano questi aspetti stanno cominciando a diventare sempre più richieste.
D. Qualche consiglio a chi, nella PA, deve comunicare con i cittadini attraverso i social media?
R. Sì: linguaggio, tecnologia, ascolto. Linguaggio: usare una lingua che sia la più lontano possibile dal burocratese che è formale e allontana il cittadino. Tecnologia: mai pensarla come una scatola magica ma come uno strumento al servizio di una logica o una strategia. Ascolto: comunicare vuol dire saper ascoltare, spesso il cittadino non chiede soluzioni ma semplicemente essere ascoltato. In questo senso i social media possono essere molto utili.
D. In una delle ricerche che citi, vengono classificati in 5 macrocategorie gli utenti di Twitter: media, celebrità, organizzazioni, blogger, persone comuni. Il meccanismo di following ha forti caratteristiche di omofilia, e cioè le celebrità seguono le celebrità, i blogger i blogger e così via. Secondo te, nei prossimi anni, questo meccanismo verrà alterato, ad esempio con la naturale evoluzione di Twitter come news medium?
R. Non è facile rispondere. Secondo me ci saranno due grafi sociali che descriveranno Twitter. Un grafo con un alto grado di omofilia caratterizzato da legami simmetrici ed un grafo con un alto grado di eterofilia caratterizzato da legami asimmetrici e questo rafforzerà l’uso di Twitter come news medium. Mi spiego meglio. I blogger seguiranno altri blogger e saranno ricambiati. I giornalisti seguiranno altri giornalisti e saranno ricambiati. Blogger seguiranno giornalisti e non saranno ricambiati ma lo faranno per avere notizie o opinioni.
D. Recentemente abbiamo pubblicato una lista di previsioni sui social media per il 2012, ci puoi dire qualche di queste ti sembra la più interessante o promettente?
R. Sono molto d’accordo con la previsione su Twitter, che secondo me porterà anche a dei profondi cambiamenti nella composizione demografica della piattaforma microblog. A mio avviso inoltre bisogna tenere sotto controllo anche Tumblr: secondo me sarà la piattaforma protagonista del 2012.
D. La prossima settimana intervisteremo anche la prof.ssa Giovanna Cosenza, docente di Semiotica dei nuovi media: ci suggerisci una domanda da porle?
R. Certo. Vorrei chiederle: spesso nei social media si usa la metafora della conversazione per descrivere il flusso informativo che avviene in questi spazi sociali. E’ una metafora corretta? O bisognerebbe parlare di una diversa forma conversazionale che avviene in questi spazi?















