Categorie
Barcamp Blogosfera Database e Data Warehouse e-Government Enterprise 2.0 Google ICT Management Idee ed eventi Indagini Intelligenza collettiva Interviste, Recensioni, Riflessioni Istat Linguaggi di programmazione Media Open Data Open Source Privacy Reti complesse Sicurezza informatica Sistemi operativi Social network Software Statistica Visualizzazione dati Web 2.0 Web applicationArchivio
Blogroll
- Apogeonline
- Cervelli nella vasca del web di Guido Vetere
- Numerus di Donato Speroni
- OpenDataBlog del Sole24ore
- Punto Informatico
- Statistica Blog di Duccio Schiavon
- Tecnoetica di Davide Bennato
- The peaceful collision of computing and data analysis di Michele de Meo
- Vincos Blog di Vincenzo Cosenza
- Web e conoscenza di Gianluigi Cogo
- Zeus news
Newsletter
Email
Licenza
QR Code
SegnalazionIT 2006-2012
|
Admin
Based on theme Staypressed by Themocracy


Nell’articolo di Newsweek si analizza la possibilità di trasmettere energia in modalità wireless, attraverso le onde elettromagnetiche.
L’intento non è semplice, se consideriamo l’approccio seguente.
Normalmente, utilizziamo le onde elettromagnetiche per trasportare informazioni. Le informazioni sono contenute in una modulazione dell’onda, che quindi può permettersi di essere a bassa potenza (ci interessano le sue variazioni, non la potenza). La poca potenza a sua volta ci solleva dalla preoccupazione della dispersione ed ecco che il nostro vicino squattrinato (buon per lui) può utilizzare il nostro AP per scroccare connettività (lasciamoglielo fare, io dico! la cultura è un bene di tutti).
Se invece vogliamo trasportare energia, la faccenda cambia totalmente.
Non possiamo rassegnarci alla dispersione. Il vicino squattrinato caricherà il suo cellulare a nostre spese (in questo caso ci costa), e avremo contribuito un po’ più di quello che già facciamo al global warming. Mi sembra complessivamente piuttosto costoso, soprattutto in tempi in cui dovremmo occuparci di risparmio energetico.
E magari fa anche male.
Su due piedi, mi viene in mente un solo tipo di alimentatore che funziona così: il sole.
La soluzione è concepire irraggiamenti direzionati: parabole, laser, ecc. (Ma allora non rischiamo di avere un nuovo cavo, immateriale ma teso come un raggio di luce, dalla fonte al destinatario? Almeno non ci si inciampa, direte voi.)
Il sistema inoltre dovrebbe essere intelligente, cioè dovrebbe disporre di un controller che indirizzi l’emissione solo dove e quando serve.
Le tecnologie per inventare dispositivi del genere probabilmente ci sono, ma la strada per ritenerle migliori della presa sotto al letto =D— forse è ancora lunga.