FORUM PA: La forza delle reti sociali al servizio delle città digitali
Tra un paio d’ore interverrò al FORUM PA al convegno La rinascita possibile delle Città Digitali, curato da Gianni Dominici e Paolo Testa
Vi anticipo una sintesi del mio contributo:
Quando sento parlare di città digitali mi vengono in mente le Città invisibili di Calvino, ed in effetti la frase più citata di questa opera spiega perfettamente il legame: “Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Calvino non si riferiva ai servizi per i cittadini ma alcuni dei suoi scritti (penso alle Lezioni americane per la scrittura online) sono ancora straordinariamente attuali.
Questo convegno si pone l’ambizioso obiettivo di ripartire da una riflessione su tre delle maggiori criticità incontrate nel processo di digitalizzazione del rapporto tra cittadino, impresa e PA:
1) L’abbandono della logica di governance originaria
2) L’incompletezza dell’offerta
3) ll fallimento delle politiche di inclusione
Provo a contribuire con alcune osservazioni sugli aspetti relativi al nuovo Web, il cosiddetto Web 2.0. Infatti uno dei fattori comuni a questi tre punti è il modo con cui la PA (non) ha affrontato le opportunità offerte dal mondo 2.0. I servizi più noti come ad esempio Wikipedia, YouTube, MySpace, Google Maps sono usati da oltre dieci milioni di italiani. I cittadini e le imprese che hanno accesso ad Internet sono quindi pronti ad interagire con le amministrazioni con strumenti innovativi in grado di ridurre costi ed aumentare l’efficienza dei servizi erogati. La PA, invece, ancora non ha saputo fornire una risposta soddisfacente alla domanda di cui parlava Calvino.
Nell’ambito delle criticità dell’adozione dei servizi e delle logiche Web 2.0, vorrei soffermarmi sull’importanza delle reti sociali, il vero motore del nuovo Web. Alcuni dei tag che descrivono le reti sociali e la loro analisi sono teoria dei grafi, reti casuali, gradi di separazioni, legami deboli, mondo piccolo, reti a invarianza di scala, modello a fitness, hub…senza contare gli sviluppi degli ultimi anni. Uno degli obiettivi di questi studi è il tentativo di spiegare la natura e l’evoluzione delle reti complesse, come ad esempio quella delle relazioni sociali. Sono stati fatti enormi passi avanti e, per fare un esempio, ora conosciamo meglio la natura dei nodi più importanti di una rete, i cosiddetti hub. Come dice David Wenberger, “Internet permette a tutti di avere accessi paritari, ma tende anche a concentrarsi attorno a punti ad elevato traffico”. Gli hub, appunto. L’importanza di queste analisi è evidente nel successo dei servizi 2.0 di social networking (si pensi a come LinkedIn abbia fatto propri elementi della teoria dei grafi, dei gradi di separazione, dei legami deboli…) e anche la PA dovrebbe considerare le reti sociali come elemento strategico nella comunicazione con i cittadini.
Nelle ultime edizioni del FORUM PA ho visto numerosi casi di successo nell’applicazione degli strumenti e delle logiche 2.0 alla comunicazione tra attori sociali. I casi di eccellenza più significativi sono proprio quelli in cui la rete sociale è stata messa al centro della strategia, e quindi al centro delle piattaforme web. Uno dei casi più citati, e forte dei suoi quasi tre anni di successi, è lo urban blog del quartiere San Paolo di Torino, che si presenta così: “Grazie al blog i contenti istituzionali si affiancano a contributi ed esperienze provenienti da tutte le realtà del quartiere: enti, comunità, singoli cittadini. In questo modo Sanpablog si presenta come strumento in grado di dare voce al tessuto sociale che compone il quartiere San Paolo, favorendo la comunicazione tra cittadini e istituzioni e la costituzione di un’identità locale ben definita, stimolando la partecipazione di chi ne fa parte”.
Offrire un nuovo servizio online ai cittadini e alle imprese necessita una vera e propria strategia di marketing 2.0, dove l’analisi della rete e lo studio degli hub diventa un imprescindibile passo preliminare. Ecco allora che, per fare un esempio, il crodwsourcing può rivelarsi molto dannoso quando è improvvisato (es. l’amministrazione statunitense che ha incoraggiato i cittadini a segnalare “attività sospette” dei propri vicini) mentre può essere un’opportunità di dialogo e di ricchezza se ben progettato (es. le guide wiki delle città). Dunque conoscere, studiare le dinamiche, valorizzare, “utilizzare” le reti sociali dei cittadini e delle imprese deve essere un obiettivo strategico per le città che vogliono diventare digitali.
Concludo con un estratto dall’articolo “Internet, la città, le reti sociali”, in cui Sergio Maistrello dà delle ottime indicazioni ad un ipotetico sindaco: “Metti progressivamente tutti i tuoi cittadini su un social network cittadino, lasciali esprimere, stimolali a costruire punti di presenza personali, promuovi la creazione di reti di identità e di comunità di interesse, invitali a spendere il loro capitale sociale nelle cause che stanno loro a cuore: avrai uno strumento inaudito di interpretazione del territorio. Tutto ciò richiede evidentemente una profonda rivisitazione dei ruoli: l’amministrazione, in una logica reticolare, non è più il centro ma uno dei nodi della rete senza ragno, un hub di hub, il primo tra i pari. Se la città è l’insieme di tante visioni del mondo quanti sono i suoi cittadini, chi la governa è il nodo deputato alla sintesi di questo flusso di comunicazione che prorompe dal basso. La rappresentanza non è più soltanto un voto quinquennale, ma l’interpretazione costante del racconto della realtà di ciascun nodo, corrisponda esso a un cittadino, a un’associazione, a un’istituzione o a una realtà produttiva. Chi interpreta meglio, governa meglio”.
Daniele Frongia, Istituto Nazionale di Statistica (Istat)


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