Formazione tecnica dei giovani: quale futuro.

Segnalo l’interessante pubblicazione della Banca d’Italia “I divari territoriali nella preparazione degli studenti italiani: evidenze dalle indagini nazionali e internazionali” di cui riporto una breve sintesi.

Oltre i divari nord-sud e l’influenza delle famiglie nella preparazione degli studenti, mi chiedo con qualche preoccupazione se il fenomeno non porti ad una regressione o comunque ad un generale impoverimento delle competenze tecnico-scientifiche nel medio-lungo periodo, con grave danno per il sistema produttivo Italiano.

Negli anni più recenti, importanti indagini hanno misurato, con crescente affidabilità statistica, conoscenze, abilità e capacità di studenti di un ampio numero di paesi.

OCSE-PISA 2003, il progetto internazionale più conosciuto (PISA), si concentra sugli studenti quindicenni e coinvolge tutti i paesi dell’OCSE. Nell’edizione 2003, sono stati esaminati circa 11.660 studenti italiani iscritti a poco più di 400 scuole. L’oggetto di valutazione è stato quello della scientific literacy (“capacità di utilizzare le proprie conoscenze e competenze per le sfide della vita quotidiana”), in quattro ambiti: comprensione del testo, matematica, scienze e problem solving.

Per l’Italia, PISA 2003 segnala un notevole ritardo degli studenti quindicenni rispetto agli altri paesi OCSE, equivalente anche ad alcuni anni formali di scuola, e nonostante le notevoli risorse investite nell’istruzione. Tale situazione risulta peraltro confermata, se non addirittura aggravata, dalle prime evidenze dell’edizione successiva, nel 2006.

In tutte le materie, circa il 7 per cento degli studenti italiani raggiunge le prime posizioni della graduatoria, contro una media OCSE del 16 per cento,mentre ben il 32 per cento si posiziona al di sotto degli ultimi due livelli della scala di valutazione, contro una media OCSE del 21 per cento.

PIRLS 2001 e TIMSS 2003 esaminano invece, rispettivamente, studenti di 9 e 10 anni e del quarto e ottavo grado scolastico (4a elementare e 3a media), in circa 50 paesi. PIRLS 2001 ha coinvolto circa 3.500 studenti italiani, il 45 per cento dei quali nel Mezzogiorno; TIMSS 2003 ha coinvolto circa 4.280 studenti sia in 4a elementare sia in 3a media (ancora, il 45 per cento nel Mezzogiorno).

Le due rilevazioni mirano a valutare, rispettivamente, la reading literacy (PIRLS) e la competency in matematica e scienze (TIMSS).

Nel confronto internazionale, in un quadro di partecipanti molto più orientato ai paesi in ritardo in via di sviluppo (solo cinque paesi dell’area dell’euro hanno partecipato all’edizione 2003), l’Italia ha ottenuto risultati solo di poco sopra la media complessiva (di circa il 2-3 per cento in mathematics e il 4-5 per cento in scienze), confermando sostanzialmente le difficoltà segnalatedall’indagine PISA.

Seppure con differenze nel metodo, nell’ambito e nell’oggetto di valutazione, nelle caratteristiche e nelle dimensioni del campione analizzato, tutte le indagini internazionali concordano nel segnalare che il livello di preparazione degli studenti italiani, sia esso testato con particolare riferimento alle conoscenze piuttosto che alle competenze o alle abilità, è significativamente più basso di quello medio dei paesi più avanzati.