Next Generation Network. Gli investimenti dei singoli Paesi.
Continuando con l’analisi iniziata in un mio post precedente, esaminiamo ora gli investimenti dei singoli Paesi ed i nuovi scenari tecnologici che si stanno delineando.
Stati Uniti, Europa ed Asia si muovono su tre scenari tecnologici diversi. In particolare i progetti giapponese, coreano e cinese si basano sull’intervento diretto dello Stato per la realizzazione di una rete in fibra ottica che giunga fino a casa degli utenti (il cosiddetto fiber to the home: FTTH).
Il Governo francese si è posto un obiettivo minimo di quattro milioni di utenti a larghissima banda entro il 2012. Quello inglese ha dato incarico a Lehman Brothers di valutare le strategie di politica industriale in materia di NGN, mentre proliferano le azioni a livello locale. Anche la Spagna ha recentemente annunciato di andare verso la fibra ottica. Solo la Germania, imitando a suo modo gli USA, ha ritenuto di lasciare campo libero al campione nazionale (Deutsche Telekom), affrancandolo temporaneamente dalla regolamentazione e dall’obbligo di consentire l’accesso alla sua rete da parte dei concorrenti.
Per quanto riguarda l’Italia, secondo le valutazioni presentate a marzo 2007 da Telecom Italia, l’abilitazione del 65% della popolazione (1.200 comuni su 8.101) in tecnologia VDSL (Very High Speed DSL) richiede un investimento finanziario dell’ordine dei 6,5 miliardi di euro.
L’introduzione di tecnologie FTTH o FTTB (Fiber To The Building) e l’estensione della copertura VDSL per raggiungere una copertura dell’80% della popolazione richiede un investimento stimato da parte di tutti gli operatori in 15 miliardi di euro.
L’espansione del settore con le vecchie tecnologie, che pure ha registrato tanti successi, è ormai giunta al capolinea. Senza il passaggio alla larga banda il digital divide non riguarderà solo le aree meno servite del Paese ma segnerà il distacco tra la richiesta emergente di nuovi servizi e la capacità di soddisfarli e, allo stesso tempo, tra i Paesi avanzati che procedono ad alta velocità e l’Italia instradata su binari a scartamento ridotto.
Fare dell’Italia una “fiber nation” significa riportare l’orologio indietro di vent’anni, fino al progetto (allora forse prematuro) in seguito al cui abbandono è venuta a mancare al nostro Paese una rete in cavo. Abbiamo pagato così un alto prezzo in termini di pluralismo informativo e concorrenziale, per l’assenza di alternative all’infrastruttura di telecomunicazioni in rame ed alle reti radiotelevisive tradizionali.
Vent’anni dopo, forse non è ancora troppo tardi: l’Italia ha l’occasione di ripartire, ha la possibilità di portare la fibra (con eventuali integrazioni via radio) in casa dei cittadini.


Caro Dott. MOSCARA grazie per i tuoi articoli sempre puntuali e di valore. Noi al Ministero del Lavoro, non senza una certa fatica burocratica, stiamo cercando un costruire un ‘collettore’ di informazioni e news informatiche analogo. Buon lavoro!
Grazie Marco per il tuo giudizio molto lusinghiero ed auguri per la vostra iniziativa. Facci sapere.
[...] investimenti richiesti per la costruzione delle infrastrutture della Next Generation Network (vedi post precedente) [...]