Next Generation Network. Prospettive di sviluppo del sistema di telecomunicazioni.

Quali sono i nuovi scenari tecnologici, gli investimenti dei singoli Paesi e le prospettive di sviluppo del sistema di telecomunicazioni?
Una risposta a questi quesiti, unitamente ad altre interessanti informazioni, potrete trovarla sul sito AGCOM – Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, all’interno della relazione annuale del Presidente Corrado Calabrò, e della relazione annuale sull’attività svolta e sui programmi di lavoro, presentate a Roma il 15 luglio scorso. Il livello di approfondimento con cui AGCOM ha trattato tali tematiche richiederebbe uno spazio ben più ampio di quello disponibile. Ho ritenuto, pertanto, di suddividere il mio intervento in due post distinti in cui ho riportato uno stralcio delle parti che ritengo più significative.

Per i servizi tradizionali (traffico voce) il settore è ormai maturo. Per i nuovi servizi (traffico dati, audiovisivo) è necessario un cambio di velocità: occorre un’alta velocità trasmissiva; ci vogliono, in altri termini, la banda larga e ultra-larga.

Stime di analisti indicano che nel 2011 servirà una capacità di banda di almeno 50 Mbps, rispetto agli attuali 3-8 Mbps; si tratta di un futuro prossimo se si tiene conto del tempo occorrente per la realizzazione delle infrastrutture.

Non è agevole la quantificazione precisa del contributo che le Next Generation Networks (NGN) possono dare allo sviluppo del sistema economico. Quel che si può affermare con certezza è che le reti di nuova generazione non solo sono decisive per il settore delle comunicazioni elettroniche (telecomunicazioni e audiovisivo, nell’epoca della convergenza) ma hanno un effetto strategico e traente per l’intero sistema economico nazionale.

Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Germania, Francia puntano a una grandezza, appunto, di 50 Mbit/s. Giappone, Corea, Cina stanno attuando programmi per una velocità trasmissiva di 100 Mbit/s; e già si parla di Gbit/s.


L’Italia è in ritardo non solo in termini di diffusione (ultima nel G7) ma anche di qualità delle connessioni broadband (Wireless, Cavo o DSL), essendo caratterizzata da velocità di connessione più basse che altrove.

L’architettura della rete fissa e di quella mobile non è stata progettata per il nuovo traffico. In Italia dipendiamo quasi completamente dalla rete in rame di Telecom Italia, la quale, per quanto buona, non è in grado di supportare le capacità di banda richieste dalle prospettive di sviluppo: mediante l’ADSL2 si arriva a un massimo di 20 Mbps, ch’è comunque teorico perché ci sono problemi di congestione della rete e d’interferenze che ne riducono l’effettiva capacità. Da noi l’ADSL rappresenta oltre il 96% degli accessi broadband, mentre in Europa siamo mediamente all’84% (nel Regno Unito al 78%), in Giappone al 50%, negli Stati Uniti anche qualcosa in meno (intorno al 45%). Peraltro, in U.K., quando la BBC ha immesso in rete servizi audiovisivi innovativi, quella rete in rame è andata in tilt.

Queste alte e altissime velocità presuppongono la cablatura in fibra ottica che rappresenta la fondamentale struttura portante della larga banda, con riflessi positivi anche sull’uso delle frequenze. La rete fissa fa sempre più da supporto alla rete mobile e torna, anche per questo, ad essere fondamentale.

Le connessioni italiane in fibra ottica permangono oramai pressoché stabili da alcuni anni, attorno al marginale livello di 250mila linee attive. Il dibattito non è quindi sul “se”, ma sul “come” e sul “quando” realizzarle.


One Response to “Next Generation Network. Prospettive di sviluppo del sistema di telecomunicazioni.”

  1. [...] con l’analisi iniziata in un mio post precedente, esaminiamo ora gli investimenti dei singoli Paesi ed i nuovi scenari tecnologici che si stanno [...]