Sull’importanza dei blog e dei blogger

Quest’estate ho avuto il piacere di confrontarmi con Riccardo Govoni sul tema dell’importanza dei blog e dei blogger. Ecco come la pensa:

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Personalmente ho una opinione piuttosto scarsa dell’importanza dei blogger. Non che la gente scriva solo cose inutili, ma trovare dei contenuti sensati, pensati e seri è mooolto difficile. Quindi inevitabilmente ne deriva che il 99% di quello che la gente scrive è inutile. Al più, è utile nel contesto locale di chi scrive e/o utile per altri blogger che hanno poco di meglio da fare che non scrivere sul proprio blog. Un pò come i tronisti, insomma.

C’è gente che si considera un’opinion leader solo perché è il primo a commentare qualunque cosa su digg.com e perché ha 10k lettori stando alle statistiche di feedburner (di cui, incidentalmente 9k sono impostazioni di auto-archive-skip-inbox di feed aggregator dimenticati chissà dove).

La migliore sintesi esistente del mio pensiero è questa (tratta dal newyorker) : http://img398.imageshack.us/img398/8159/barking0sp.jpg

Tuttavia non vorrei apparire troppo estremista: alcune cose passano solo sulla rete e la diffusione al di fuori di Internet viene o ignorata, o deliberatamente nascosta. Da cui l’importanza di strumenti, come il blog, per semplificare e ‘fluidificare’ la diffusione di tali informazioni.

Diciamo che generalmente se il contenuto è buono, la forma di pubblicazione è meno rilevante (aka, una banale paginetta html senza trackback, senza commenti e senza troppi blog-fronzoli è più che sufficiente). Al contrario mi sembra che molto spesso gli strumenti che il concetto di blog mette a disposizione per favorire la distribuzione sociale dei contenuti vengono abusati al solo scopo di evidenziare la propria importanza relativa nei confronti degli altri.

In sintesi, l’evoluzione da ‘pagina web statica’ a ‘pagina web con commenti, backlink, trackback e ping’ ha il potenziale per rivoluzionare il modo in cui le idee vengono diffuse e come identificare informazioni di qualità, peccato che tale potenziale venga nel 90% del tempo abusato per tutt’altro scopo. Il che ci rimanda da capo al “mi frega di piu’ di quanti commenti ho piuttosto
che dei contenuti, anzi più i contenuti sono hot, tanti piu’ commenti e alla qualità/novità/sensatezza di quanto scritto ci pensiamo domani”. Da cui la difficoltà di valutare persone/contenuti solo in base al fatto di essere blogger. Vale quanto dici circa il fatto di farsi vedere di persona (riferimento all’importanza della presenza offline dei blogger, ad esempio in seminari, barcamp, riviste specializzate – ndr), ma questa non è una novità del fenomeno blog ed è in giro da secoli, specialmente in campo scientifico/accademico oltre che giornalistico/mediatico.

Postilla: il contenuto sopra esposto è presentato sotto forma di blog post per permettere al lettore la verifica diretta del pensiero trattato. Esercizio per casa: verificare che meno del 10% dei contenuti sul sito dell’autore abbia rilevanza alcuna per il lettore :-)
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Riccardo Govoni è un appassionato di programmazione, opensource e IT in generale. Nel tempo libero, scrive codice. Al lavoro, scrive codice. E’ impiegato come software engineer in Google, Dublino.

14 Responses to “Sull’importanza dei blog e dei blogger”

  1. Barbara says:

    Condivisibile, in parte, il Riccardo-pensiero. Ma i tronisti cosa sono? Quelli del programma della De Filippi?

  2. Roberto DM says:

    Il simbolo dell'infinito OK, ma il SVN sulla maglietta sotto cosa indica? SUPER VERY NERD :-) ?
    CMQ concordo col Govoni, anche se la % giusta è < 99

  3. battlehorse says:

    Il simbolo dell’infinito e’ in realta’ una cintura e viene da http://www.javablackbelt.com/ , un programma di certificazione per programmatori java che usa i colori delle cinture come nel karate. E’ una maglietta vinta ad una conferenza che indossai sopra a quella con scritto SYN (invece di SVN) che sta per il pacchetto SYN che viene usato nell’handshaking TCP ( http://en.wikipedia.org/wiki/Transmission_Control_Protocol ). Sul retro della maglietta, c’e’ ovviamente ACK. Viene da http://www.thinkgeek.com , quindi con il super very nerd non ci sei andato molto lontano. Prometto che la prossima volta scelgo una maglia piu’ normale.

  4. AMB says:

    *
    Bell’intervista: Qualità versus mera quantità. E ‘sto Riccardo è pure caruccio :-)
    *

  5. daniela df says:

    Di primo impatto molto d’accordo con Riccardo. Però poi mi chiedo: chi decide cosa è utile o sensato? Il fine ultimo di essere blogger varia da persona a persona. C’è chi decide di scrivere cose utili per una comunità, più o meno scientifica (e in questo caso sarà la comunità a definire i confini dell’utilità/validità). chi decide di rendere pubblica la propria quotidianità, chi aspira al ruolo di tronista e opinionista del web, chi ci raccoglie solo idee e se le tiene per sé. chi si crea un’immagine completamente diversa dalla realtà. o chi vuole semplicemente esserci. che ognuno scelga la propria identità. e se qualcuno si vanta delle proprie statistiche… è meglio conoscerlo per evitarlo, no?

  6. carlov says:

    Conoscete la legge di Sturgeon ? Recita “Il novanta per cento della fantascienza è spazzatura, ma in effetti il novanta per cento di tutto è spazzatura
    E, vista la dimensione della rete, proprio per questo i motori di ricerca sono diventati indispensabili.

  7. Anonymous says:

    il criterio dell’utilità è troppo soggettivo, come dice daniela.
    riguardo al discorso spazzatura: chi (blogger) è pronto a riconoscere che il 90% di ciò che scrive nel proprio blog è spazzatura?

  8. SD says:

    Ciao a tutti io ho un piccolo blog dove scrivo per la mia cerchia di amici e parenti

    ** è utile per me, perchè mi diverto
    ** è utile per la mia cerchia, che risponde ai miei messaggi

    CERTAMENTE non sarà UTILE per Govoni e gli altri che leggono questo blog, ma il criterio di utilità, PLEASE, lasciamolo soggettivo ;-) ))

    Grazie
    Stefano

    ps IO HO TROVATO L’INTERVISTA A GOVONI…”UTILE”!!!

  9. Anonymous says:

    SUGGERIMENTO A SEGNALAZIONIT:

    MA CHI E’ RICCARDO G?

    Riccardo Govoni has been working since 2003 as a J2EE developer for a financial services company in the northern part of Italy. There, he develops Web front ends for legacy banking systems, database management, and heavy-duty data processing tasks. Govoni has strong experience in J2EE multitier applications and detailed knowledge of Java GUI libraries such as Swing and SWT. He has a master’s degree in physics. Govoni spends his spare time looking for the latest Java news and trying the latest java technologies, or discussing new project ideas with friends and colleagues.

    QUINDI E’ LA PERSONA GIUSTA PER I PRECEDENTI POST DI PHP CONTRO JAVA..

  10. battlehorse says:

    dovrei aggiornare le mie biografie piu’ spesso … non lavoro piu’ in italia, non mi occupo piu’ di sistemi finanziari e ho perso qualunque buona opinione abbia mai avuto su Java. :-)

    Circa la soggettivita’ dell’utilita’ (si dice?) di un blog, il punto e’ esattamente quello. Posto che non si mette in discussione la liberta’ di pubblicare, e quindi ognuno e’ libero di postare cio’ che vuole ( lungi da me impedirti di parlare dei tuoi amici, io ho messo su youtube i video del cane … pensa te ) come fai a trovare cio’ che e’ rilevante per te ma non lo e’ per il resto del mondo.

    Motori di ricerca ? Technorati ? Le recommendation di Digg ? Aggregatori con dei filtri decenti ?

    E’ che il problema e’ un po’ piu’ intricato che fare una ricerca su pagine web nude e crude. Di un blog, non ti basta che sia indicizzato il testo, perche’ quello che ti interessa e’ la comunita’ che vi ruota attorno, la qualita’ dei contenuti che vengono pubblicati e in generale l’atmosfera che lo costituisce. Esistono motori di ricerca capaci di beccare questo ? E’ sufficiente un concetto tipo l’abusato PageRank per identificare questi segnali, in un contesto dove il crosslinking tra blog si fa piu’ per attirare 2 visitatori extra sul proprio blog piuttosto che per rappresentare un legame semantico tra i contenuti ?

    E quindi finisce che ti ritrovi a spulciarli uno a uno, li segui per un po’, cerchi di capire se vale la pena leggerli ogni giorno ( non che ci voglia molto in alcuni casi ) e finisce che ne butti via la maggior parte, per tenerti quella ristretta cerchia di ‘fedelissimi’ che ti sei selezionato con cura.

  11. Anonymous says:

    io lascerei fare al caso, a questo punto. spesso questa tattica mi ha dato buoni risultati in termini di utilità soggettiva ;-)

  12. Eric Sanna says:

    Ottime e condivisibili le considerazioni del nostro BattleHorse.

    Mi sembra importante sottolineare un’apparente banalità: un blog ha senso se ha senso per i suoi lettori.

    Come lettore mi aspetto che i blog che seguo abbiano contenuti e modalità divulgative abbastanza coerenti nel tempo, che mi diano informazioni utili, o concorrano al formarsi di una opinione in me, o mi facciano svagare e divertire.

    Un discorso a parte farei invece per i personal blog: se pure hanno un senso per i propri lettori mi sembra che rispondano più che altro ad una esigenza comunicativa del blogger.
    Con questi personal blog, inoltre, si può incorrere in fenomeni di distorsione/edulcorazione della realtà, per i quali l’autore tenta più o meno inconsciamente di comunicare una certa immagine di se a quelli che lo conoscono. Capisco meglio i personal blog di autore anonimo, mi sembra che solo così si possa evitare questa possibile deriva.

    In entrambi i casi ho qualche dubbio che si possa conoscere meglio una persona leggendone il suo personal blog, almeno per due motivi: i post sono pur sempre micro-opere letterarie (richiedono una ideazione, una creazione, una revisione, un affinamento) ed il mezzo di comunicazione contamina inevitabilmente il messaggio.

    Vabbè, ho divagato un po’, ma non credo faccia male riflettere sulla filosofia che sta alla base dei blog e dei post dei blogger.

  13. Ariel says:

    io ho un blog, mi leggono in parecchi(v. statistiche degli accessi), pochissimi conoscenti e quasi tutti emeriti sconosciuti…
    deduco sia “utile” ;-)

    forse dipende dal fatto che non racconto i miei turbamenti amorosi, non scrivo poesie su tramonti e gabbiani, ne’ le mie psicopatologie quotidiane
    chissà :-)

  14. yuri says:

    azzeccato l’esercizio per casa :) , mi piace proprio e sono anche daccordo di trattare il blog come un sito +o-.
    bel post!