Luci e ombre del Personal Branding

Man mano che i blog ed i social network si diffondono e diventano parte integrante del nostro universo informativo, si pone il problema della distanza fra la reputazione reale di cui gode una certa persona e la sua reputazione digitale come blogger o altro frequentatore di Internet.
Non è questa una semplice questione di curiosità o morbosità, è che questi strumenti stanno diventando i canali privilegiati tramite i quali stabilire relazioni amicali, scientifiche, professionali e lavorative, dunque sarebbe opportuno conoscerli meglio e –soprattutto– capirne le implicazioni meno immediate.
Luigi Centenaro, nel suo
blog, ha pubblicato un ottimo
ebook dal titolo “Personal Branding con i Social Media” che tratta dei metodi e degli strumenti per creare o modificare le informazioni personali o professionali che ci riguardano e che sono disponibili su Internet. È una lettura estremamente istruttiva, indirizzata soprattutto ai neofiti dei “Blog, le Reti Sociali e gli altri strumenti del Web 2.0”.
Tuttavia, la possibilità di costruire o modificare le informazioni circolanti su Internet desta qualche perplessità sulla possibilità di desumere informazioni affidabili sui suoi frequentatori, sopratutto se quei frequentatori ne conoscono le regole implicite ed usano i corretti strumenti per plasmarle a loro vantaggio e crearsi una reputazione ad hoc.
Semplificando il discorso potremmo dire che l’autorevolezza di un qualsivoglia “luogo” Internet, dall’avvento dell’algoritmo di
Page Rank in poi, è misurata dal numero e dal peso dei collegamenti (
link) in entrata a quel luogo. Il peso dei
link in entrata è proporzionale, a sua volta, al numero di
link che puntano alla pagina che “
linka” quel luogo. Il
link, di per sé, non veicola alcuna informazione circa l’autorevolezza del luogo “
linkato” o del luogo “
linkante”.
L’idea che sta alla base di questo algoritmo è semplice e geniale: l’autorevolezza di un luogo è proporzionale alla quantità di link entranti perché il mondo Internet ha riconosciuto in quel luogo la presenza di una informazione utile e la “linka” per non perderla nel mare magnum di pagine.
Dunque, allo stato attuale dell’evoluzione di Internet, l’autorevolezza, la “qualità” di un luogo (un blog, un profilo Linkedin, ecc.) è comunque una funzione strettamente dipendente dal numero di connessioni, dirette ed indirette, che quel luogo riesce ad attirare.
Fra le righe di quanto detto finora sui luoghi Internet e sulla misura della loro reputazione si annida, a mio avviso, un possibile uso distorto del “Personal Branding”.
Il mondo Internet è un insieme di sorgenti “broadcast”, ovvero di stazioni trasmittenti che emanano il proprio “segnale” il quale può essere ricevuto da un insieme di sistemi riceventi non definito a priori. Tali sorgenti sono controllate, nella stragrande maggioranza dei casi, quando si parla di blog, reti sociali e simili, dal diretto interessato: il mio profilo Linkedin l’ho scritto io, il mio blog lo aggiorno io, su Facebook sono io che dico di cosa mi sto occupando in un certo momento, ecc.
Riepilogando: la mia autorevolezza Internet dipende dall’estensione della mia rete di relazioni; l’estensione della mia rete di relazioni altro non è che la somma algebrica, eventualmente pesata in qualche modo, del numero di connessioni che il mio luogo Internet possiede. Di conseguenza la mia rete di relazioni ratifica, sottoscrive, aderisce, commenta, “linka” ciò che IO SCRIVO su Internet, ovvero ciò che io ho deciso debba essere conosciuto di me e delle mie attività personali e lavorative.
Se sono preciso e determinato e –soprattutto– coerente nell’attivare stazioni broadcast che emettono segnali diversi ma concorrenti allo stesso obiettivo, la mia reputazione Internet è quasi completamente nelle mie mani. D’altronde chi dovrebbe smentirmi e perché? Se non arreco danni diretti alla posizione, alla carriera, alla reputazione o al business di qualcun altro, perché un generico abitante di Internet dovrebbe prendersi la briga di smentire le mie affermazioni, tra l’altro mettendo in gioco la propria reputazione contro la mia?
Viceversa, costruirsi o modificare la propria reputazione nel mondo reale è assai più complesso. La differenza fondamentale mi sembra una sola: l’esistenza, al fianco della mia stazione emittente (con la quale do risalto alle mie capacità ed attività), di altre stazioni emittenti fuori dal mio controllo che trasmettono ciò che credono, spesso in forma anonima (non so chi ha messo in giro una certa informazione) e senza la possibilità di conoscere il contenuto della comunicazione (non so quali informazioni girano su di me). Non dimentichiamo poi la possibilità, da parte dell’interessato, di trasmettere inconsapevolmente o incidentalmente altre informazioni (che magari vorrebbe tenere riservate) che alimentano il numero e l’intensità delle emittenti non allineate.
Come vedete l’argomento è assai complesso, questa era solo una modesta riflessione, aperta al contributo di tutti.
Ottima riflessione Eric
Il rischio di cui parli è reale…
Fortunatamente con lo sviluppo di internet, la tua rete di conoscenze finirà per essere garante della tua reputazione.
Un esempio sono le raccomandazioni di linkedin: se uno ne scrive una fasulla per un suo amico, anche la sua reputazione è in pericolo, una volta che emerge la verità (ed emerge sempre)!
E poi anche nel mondo reale non è sempre tutto così limpido: pensa ad un idraulico che fa un danno a Milano e va alavorare a torino dove nessuno lo conosce…
Forse può interessare, sullo stesso tema:
QUANTO È AUTOREVOLE IL TUO BLOG? SECONDO TECHNORATI.COM…
di Daniele Cerra – Lunedì 6 Ottobre 2008
Una delle critiche che viene spesso mossa ai blogger è l’auto-referenzialità delle fonti di informazione. Il blogger che cita un post di un altro blog per scriverne un post che, …
http://www.oneweb20.it/06/10/2008/quanto-e-autorevole-il-tuo-blog-secondo-technoraticom/
L’autorevolezza della “reputazione digitale” la si “conquista” con i tempi del Web. Che, al contrario di quanto si possa immaginare sono molto lenti.
La si conquista altresì “producendo” per il web. Non basta in sostanza un profilo su FaceBook o su Linkdn [su cui, ovviamente uno può scrivere quello che vuole. E altrettanto ovviamente saranno tutte cose strafighe....Non ho mai visto nessuno scrivere "sono una testa di c****", anche se nella vita reale magari poteva corrispondere alla realtà ...
]
E produrre per il web non vuol dire certamente riportare le stesse notizie degli altri blog.
Conta l’originalità di quello che diciamo e scriviamo, ma anche di quello che facciamo. La nostra vita reale, più spesso di quanto si possa immaginare, lascia tracce “digitali” indelebili ….
VP
Tutto molto interessante (compreso il link all’ebook di Centenaro, grazie!)
Mi viene da aggiungere solo due riflessioni:
1) sulla maggiore “ambiguità” dell’immagine veicolata con il web, sopratutto per quegli aspetti non strettamente legati alla capacità/esperienza professionale ma che la integrano e le danno valore. se nei rapporti professionali, come in quelli amicali, è spesso la chimica infatti a guidare le relazioni, nel senso di quello che l’altro mi rimanda, come affidabilità, serietà, disponibilità, ecc. forse questa sfera nel web è meno percepibile, mancando un rapporto face to face, che a mio avviso è indispensabile ed insostituibile.
2) quanto il comunicare in inglese (come su linkedin) può limitare l’immagine/la comunicazione di chi ha intenzioni meno globali… ma questo forse è più lo sfogo di una che pensava di conoscere l’inglese e invece è stata smascherata
cmq buon internet a tutti!
Sulla reputazione online occorre SEMPRE ricordarsi di casi come questo
http://www.youtube.com/watch
?v=D5FSE_m3OOU&feature=related
“…l’autorevolezza, la “qualità” di un luogo (un blog, un profilo Linkedin, ecc.) è comunque una funzione strettamente dipendente dal numero di connessioni, dirette ed indirette…”.
In parte si, in parte l’analisi delle reti sociali ha sviluppato una serie di misure che non coincidono esattamente col Google PageRank. Misure che forniscono, nel loro insieme, un’informazione più completa sul posizionamento, ad esempio, dei blog. Tra i vari studi mi viene in mente quello di Peter Gloor del MIT che parla di valutazione dei blog in termini di “betweenness” (http://en.wikipedia.org/wiki/Centrality). Insomma è un argomento complesso ma affascinante, del resto non potrei dire altrimenti dato che sono presente su tutti i social network alla moda
se non è un omonimo
ANCHE ERIC SANNA E' PRESENTE SU MOLTI SITI DI SOCIAL NETWORKING :->>>
@anonimo:
anche io ho una reputazione digitale da mistific… ehm! difendere.
@Daniele:
attendesi dotto post sul superamento del Google PageRank.
@Luigi
Grazie Luigi, vedo che in prospettiva sei ottimista riguardo il fatto che il funzionamento delle reti di conoscenza del mondo Internet si avvicinerà a quello del mondo reale.
la tua ultima fatica, questa volta a pagamento ed indirizzata sopratutto alle imprese.
Io sono ancora molto cauto a riguardo, in ogni caso segnalo (e dunque aggiungo un ulteriore tassello alla tua reputazione
@Vincenzo
Grazie Vin, un punto di vista inusuale questo del dire che i tempi del web sono molto lenti.
.
Senz’altro non basta un profilo Linkedin per farsi una reputazione digitale ma quanti sanno cosa c’è dietro un profilo o una connessione Linkedin?
Allora forse il fattore tempo è importante anche per consentire ai frequentatori di Internet di diventare più smaliziati, più capaci di distinguere e pesare le diverse informazioni digitali.
Solo col passare del tempo forse ogni persona darà un significato diverso alle connessioni che riceve e concede, determinando così la propria e l’altrui reputazione digitale.
Immagino sia necessario ancora qualche anno per arrivare ad un tale livello di coscienza dei frequentatori di Internet.
Pienamente d’accordo con te sul fatto che l’autorevolezza sul web la si conquisti producendo punti di vista, commenti, esperienze tecniche, lavori originali per il web e non riportando le stesse notizie di altri blog.
SegnalazionIT, nel suo piccolo, cerca di fare proprio questo (ma già lo sai
http://www.apogeonline.com/webzine/2008/10/20/01/200810200101
Grazie per l’ulteriore segnalazione Eric
è nata proprio un ottima discussione sul tuo post…
FACEBOOK è un fenomeno che merita attenzione, e che va oltre il discoso sulla reputazione digitale: guardate i numeri
- FACEBOOK ESPLODE IN ITALIA, PIU’ 961% IN UN ANNO
Il social network per ritrovare gli amici si afferma anche nel
nostro Paese. In arrivo anche un servizio di musica online.
http://www.zeusnews.it/news.php?cod=8494
- FACEBOOK, MILIONI DI UTENTI E POCA PRIVACY
FOCUS – Nonostante i problemi di privacy, Facebook è il social
network con il maggior numero di utenti al mondo e il più usato
in Italia.
http://www.zeusnews.it/news.php?cod=8499
La fine dei blog
Paul Boutin ha scritto per Wired un articolo sulla fine dei blog. Non che sia il primo articolo del genere. La sua tesi è che rispetto al 2004 i blog abbiano perso in freschezza e novità e siano stati sopravanzati dall’utilizzo di altri strumenti di relazione online come Twitter, Flickr e YouTube. Per sostenere questo punto di vista Boutin da un lato sottoscrive l’idea che in questi anni si sia andati incontro ad una specializzazione degli strumenti di interazione (Flickr per le foto, YouTube per i video ecc.) dall’altro celebra, con qualche superficialità, l’apologia della brevità legata ai 140 caratteri di Twitter, come se essere concisi e sintetici sempre ed in ogni modo sia la nuova cifra stilistica della comunicazione testuale su Internet.
Non è così ovviamente e come sempre accade nel mondo caotico dei new media la tecnologia presa da sola non significa granché, soprattutto non esiste quella sorta di corsa alla sostituzione di uno strumento improvvisamente decaduto con un altro da oggi salito alla ribalta. Twitter per esempio è Twitter, non è un nuovo modo di fare blogging e non è nemmeno un sacco di altre cose: del resto Boutin è in ottima compagnia fra quelli che non lo hanno capito e che si buttano con convinzione nell’uso del “cinguettìo” per fare la cronaca di eventi live o la campagna promozionale di questo o quel prodotto.
Quello che è forse accaduto in questi anni è che gli strumenti di relazione sociale in rete sono andati incontro ad un processo di raffinazione. Sono nati ambienti dedicati allo sharing fotografico, altri dedicati alla condivisione dei video ed anche la comunicazione testuale, date mille volte per deceduta, ha ricevuto la spinta di strumenti di interazione nuovi e molto specifici. Quello che nel 2004 si faceva attraverso un blog oggi lo si può fare in modalità assai più precise e segmentate anche attraverso interfacce più immediate come Tumblr, mentre una quota della comunicazione interpersonale più spicciola e amicale è scivolata dentro altre reti di relazioni come quella di Twitter o i messaggi di stato di Facebook. Nonostante vi stano ampi punti di sovrapposizione fra strumenti testuali differenti, nessuno oggi scrive un testo strutturato su Twitter e sempre meno persone usano il blog per appuntarsi pensieri da una riga o semplici link.
Se questo è vero, la semplificazione un po’ tranchant di Boutin è semplicemente poco aderente alla realtà, anche se è indubbiamente vero che la nascita di nuove opzioni ha mutato alcune abitudini di chi utilizza simili strumenti da maggior tempo ed ha diversamente indirizzato molte delle scelte comunicative dei nuovi arrivati.
Dentro a questa grande rapida evoluzione delle modalità di relazione in rete è poi il caso di segnalare come due delle interfacce di maggior successo attualmente disponibili, Facebook e Friendfeed, tentino invece il percorso inverso. Facebook proponendosi come sintesi autoritaria di tutte le nostre esperienze di rete, Friendfeed immaginando la medesima sintesi attraverso la gestione morbida dei nostri feed RSS. Se Facebook deve il suo successo planetario a questo suo proporsi come unico luogo delle esperienze di rete, segnando con questo una grande discontinuità con tutto ciò che per anni è stato detto a riguardo della apertura della rete come valore fondante della comunicazione, Friendfeed invece ha avuto il grande merito di organizzare in maniera semplice e aperta il lifestreaming di ciascuno di noi, disinteressandosi molto della cerchia di relazioni che i profili dei social network generalmente creano. Tuttavia proprio in questa grande capacità di interazione dinamica (ogni input che compare su Friendfeed è istantaneamente commentato e riproposto da molte voci diverse) sta anche la sua grande debolezza. Come ha giustamente scritto Giuseppe Granieri qualche giorno fa i contenuti su Friendfeed tendono ad “evaporare” dentro una conversazione tanto ampia quanto indistinta e senza punti fermi, abiurando in una qualche maniera ad uno dei capisaldi della comunicazione di rete: quello della centralità dei contenuti rispetto all’ambiente che li contiene.
Su un altro aspetto l’articolo di Boutin solleva invece dubbi condivisibili. Quello della invasione del mondo dei blog da parte di contenuti con un minor grado di autenticità rispetto a qualche anno fa. Certo l’osservazione della Top 100 di Technorati, che Boutin porta come argomento a favore di una rapida trasformazione di utilizzo dello strumento per fare “altro” rispetto al blogging, è ampiamente fuorviante, così come lo sarebbe in Italia la classifica dei primi 100 blog di Blogbabel: resta comunque vero che la blogosfera mondiale è stata nel frattempo invasa da forme di comunicazione para-professionale travestite da blog che hanno fatto leva su una idea amatoriale di comunicazione che spesso non gli appartiene. I blog maggiormente letti al mondo sono spesso siti editoriali a tutti gli effetti, i blogger più influenti sono sempre più spesso vezzeggiati dalle agenzie di comunicazione affinché si occupino di prodotti e servizi, la freschezza e infantile euforia dei primordi sembra insomma ormai definitivamente perduta.
Ma nessuna persona di buon senso che abbia ancora intenzione di comunicare chiude il proprio blog per andarsene su Twitter e gli strumenti per delimitare la propria rete sociale privilegiando contenuti per noi utili rispetto alla grande massa delle altre parole presenti in rete, comprese quelle false e interessate dei mercanti nel tempo della grande conversazione, restano intatti e a disposizione di tutti.
Forse può interessare questo post:
Le regole del perfetto giornalista/blogger
LA RETE DEI SOCIAL NETWORK
di Gianluca Rini – Venerdì 24 Ottobre 2008
I social network aumentano e ingrandiscono a dismisura le nostre reti sociali, perché creano dei legami fra più persone che non sono limitati da conoscenze specifiche di pochi amici, i …
http://www.oneitvideo.it/24/10/2008/la-rete-dei-social-network/
Facebookmania fra i 30-40enni
Scoppia la mania in Italia, ma per gli psicologi è un colossale illusione.Un clic e si diventa amici, si ritrovano ex compagni di scuola, oppure antiche fiamme. E sui comincia a condividere pezzi di vita, foto e video. Per senitrsi meno soli. E’ la Facebookmania, una passione in rapido aumento anche in Italia: gli ultimi dati parlano di 1 milione 369 mila utenti italiani (su 132 milioni nel mondo), con un incremento di visitatori del 961% in un anno ( del +135% degli iscritti).
http://www.katerpillar.it/2008/10/22/facebookmania-fra-i-30-40enni/
cari anonimi degli ultimi commenti…
non vorrei essere scortese…
ma questo post parla di reputazione non di social network…
Interessante presentazione di Marco Zamperini sull’identità (e reputazione) online
http://corsoweb20polillo.blogspot.com/2008/11/lezione-8-special-guest-marco-zamperini.html
sullo stesso tema, ma con uno specifico approfondimento su Facebook, è interessante anche questo:
http://www.dicorinto.it/temi/diritti_digitali/quit-facebook