Word Clouds e non solo


Wordle è un generatore di Word Clouds (nuvole di parole) creato da Jonathan Feinberg, un ricercatore di IBM.

Wordle è qualcosa che sta a metà strada tra un artistico tool per la grafica e un poetico visualizzatore di frequenza delle parole di un testo.
Provatelo, i risultati sono sorprendenti.

Così tanto per giocare gli ho dato in pasto questo sito ed altri blog che ci linkano, ecco cosa ne ho ricavato:
segnalazionit.orgborislimpopo.wordpress.comvaccaricarlo.wordpress.comguatantavara.wordpress.com

Ho limitato l’output a 30 parole, rimuovendo le parole italiane più comuni e mostrando le parole prevalentemente in orizzontale. Oltre che i link, Wordle può analizzare anche i testi che gli vengono passati tramite una finestra su cui fare copia e incolla.
Alcuni spunti di riflessione:
le parole più usate in un testo possono dare indicazioni circa i contenuti del testo?
le parole più usate in un blog possono dire qualcosa di più sul suo autore?
Divertitevi…

7 Responses to “Word Clouds e non solo”

  1. Anonymous says:

    GUANTANAVARA e DESERTO
    come la interpretiamo?

  2. Eric Sanna says:

    L’Istituzione per la quale lavoro mi insegna che non dovremmo confondere la produzione dei dati con la loro interpretazione… ma farò uno strappo alla regola: fra i siti esaminati Guatan Tavara mostra una word cloud che è la più coerente ai contenuti del blog.
    Interpretazione personale, sia chiaro.
    Aggiungerei che la word cloud di Boris Limpopo non sia significativa perchè utilizza molto la lingua inglese ed il software Wordle può escludere le parole più
    ricorrenti di un’unica lingua.

  3. BorisLimpopo says:

    Boris ovviamente è d’accordo con Eric sull’inglese. Ma è sicuro, Eric, che l’istituzione in cui lavora sostenga “che non dovremmo confondere la produzione dei dati con la loro interpretazione…”. Ma davvero davvero? A me, a occhio, mi sembrerebbe una sciocchezza…
    Nonostante il problema dell’inglese, mi piace che emerga “vivere meglio”, anche se mi turba la presenza di Brunetta!

  4. Renatino says:

    Questi quattro blogger sono colleghi ISTAT? Dei quattro ne riconosco solo uno, ovviamente, per nomecognome..

  5. Anonymous says:

    “Ma la mia busta paga non cresce”
    L’Istat e i dubbi degli italiani

    http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/economia/retribuzioni-istat/istat-contestato/istat-contestato.html?rss

    PRODUZIONE DI STATISTICHE ERRATE O INTERPRETAZIONE SCORRETTA O…?

    una a cui la busta paga ha subito un bel + 0 %

  6. Eric Sanna says:

    @Boris Limpopo

    Mmmhh…
    credo che l’equivoco nasca dall’uso del termine “interpretazione” dei dati.

    Per chi volesse entrare un po’ nel dettaglio, il processo di produzione del dato è spiegato qui .

    Alla fase di rilascio del dato (diffusione) segue –si spera, altrimenti che lavoriamo a fare?– una fase d’uso del dato.
    Se utilizziamo una definizione operativa di “uso” del dato, credo possiamo essere d’accordo sul fatto che essa consista nella definizione di azioni, progetti, politiche, richieste di approfondire determinati fenomeni con ulteriori indagini statistiche, conseguenti ad una interpretazione critica e soggettiva dei dati.

    Esistono poi altro tipo di prodotti statistici, come ad esempio i Rapporti Annuali, dove l’interpretazione è insita nei prodotti stessi, ma in linea di massima torno a dire che la produzione e l’interpretazione (uso finalizzato) dei dati sono azioni operate da soggetti differenti.

  7. Daniele Frongia says:

    @Anonima:

    sempre su repubblica online trovi la replica dell’Istat (incidentalmente della direzione dove lavoro io) alla questione delle retribuzioni. In questo caso l’interpretazione sembra c’entrare poco…