“Sarà una foto” di Valerio De Filippis
Qualche anno fa Valerio De Filippis, autore e sceneggiatore, si è occupato anche di informatica. Ecco come:Sarà una foto
Outlook mi sta scaricando 25 messaggi, io sono solo, non conosco nessuno, sono 25 messaggi di spamming, li amo, mi fanno sentire in compagnia, se ci fossero virus, chissenefrega, il contagio sarebbe un segnale di contatto, anche per beccarsi l’HIV devi scopare e per scopare devi necessariamente toccare qualcuno. Il virus nei PC è l’amore al tempo del collegamento web. Non tocco cristiano escluso me, da quattro anni. Da quando cioè, la fine del mondo era stata prevista col Millennium Bug; sono incredulamente sopravvissuto allo scatto tra 1999 e 2000. L’azzeramento per me è immeritato, io volevo morire con un’ecatombe da cortocircuito, consacrarmi all’era del byte; esserci ancora è una colpa che sconto con la reclusione. Dormo poco, i miei occhi riflettono cristalli liquidi – e dunque, soffrono – per almeno 12 ore al giorno, non so cosa vado cercando, forse quel coglione che ha salvato l’umanità dal tilt. Sarebbe stato perfetto: schiacciare un tasto e tornare pulviscolo molecolare nello spazio inutile. Essere l’ultima generazione della terra. Ho una collezione di mouse in disuso sul tappeto, 13 monitor, 17 tastiere, 3 kg di cd-rom con programmi crakkati, e una sola web-cam che non ho mai usato. Non voglio essere visto. Inserisco 35 password ad ogni accensione ed inizio il mio lavoro, ormai ho corroso i motori di ricerca. Alla voce COLPEVOLE escono 154.000 pag. su GOOGLE e 103.000 su YAHOO. Cancello la posta senza leggerla col programma che disintegra la spazzatura. Una mail resiste, c’è scritto, sara@tin.it – OGGETTO: è tuo – allegato: puffo.JPG. Sara è l’ultima donna che ho toccato. Apro il file. Soffia su tre candeline di panna. E mi somiglia.

