Social software per il mondo business

Il gruppo Lotus Software di IBM Italia ha organizzato a Roma, qualche giorno fa, un incontro molto interessante sui software a supporto della collaborazione e dell’interazione lavorativa nell’ambito di una organizzazione.
Contrariamente a quanto mi aspettassi l’incontro non è stato incentrato sul software ma sui paradigmi alla base della collaborazione nel mondo business.

Gli interventi sono stati due, il primo di Gianni Catalfamo, CEO di Pleon Italia e blogger di lunga data, il secondo di Alessandro Chinnici, Sales Manager di IBM Lotus Software Italia.

Il primo intervento ha riguardato i social media ed il loro utilizzo in ambito web; molti dei concetti esposti li ritrovate anche qui.
Fra tutte le cose dette forse era tra le meno importanti, ma mi ha incuriosito sentire che le società di marketing lavorano, in campo web, per trasformare gli influencer in advocate. Gli influencer sono i siti, blog, comunità on-line e simili capaci di influenzare con la loro opinione i propri lettori. La trasformazione in advocate è legale e dichiarata ed avviene convincendo questi influencer a farsi promotori di una certa idea o prodotto, in cambio di un pagamento in danaro oppure in beni o servizi che abbiano un valore per essi. Questo meccanismo è (spesso) alla base del viral marketing, di cui trovate una buona spiegazione in questo video.

Il secondo intervento ha riguardato dapprima la ridefinizione del Web 2.0 come Global SOA, ovvero architettura globale orientata ai servizi (informatici), di seguito ha riguardato l’utilizzo in ambito business dei social media.
In particolare è stato presentato il prodotto Lotus Connections, che è apparso ben progettato, ben sviluppato e funzionale allo scopo per il quale è stato pensato, oltre ad essere oggi l’unica piattaforma enterprise esistente di social software per il mondo business.
In questo secondo caso, fra tutte le cose dette, mi ha colpito la ridefinizione del concetto di comunità lavorativa come insieme di persone che si aggrega spontaneamente attorno ad un obiettivo di lavoro o anche semplicemente intorno ad una idea di una persona.

Vedo senz’altro l’enorme potenziale dell’utilizzo dei social software nel mondo business e credo che l’applicazione pratica porti veramente un valore aggiunto in organizzazioni ben strutturate, intendendo con strutturate quelle organizzazioni nelle quali sono chiari i compiti assegnati alle persone e gli ambiti entro i quali utilizzare questi nuovi strumenti. Non a caso la stessa IBM ha una best practice (ho perso il link, ma confidiamo che i nostri lettori IBM ce lo segnalino al più presto) di utilizzo degli strumenti di social networking aziendale.

Immaginiamo ora di utilizzare un social software in organizzazioni, come la Pubblica Amministrazione italiana, dove è nota la struttura organizzativa e la gerarchia formale, ma spesso esiste un sostanziale scollamento fra queste e l’organizzazione reale.
In questo contesto il rischio è che strumenti del genere vadano ad aumentare il gap fra l’organizzazione ufficiale e quella ufficiosa, potenziando quest’ultima e rendendo ancora più forte il divario e le difficoltà lavorative.

In altri termini va benissimo la genesi spontanea e l’auto organizzazione della comunità, ma in contesti capaci di finalizzare ciò alle attività lavorative di cui i singoli partecipanti devono rispondere. Perché è vero che io posso dare un contributo valido su temi che non sono di mia stretta pertinenza nell’ambito dell’organizzazione per la quale lavoro, ma il rischio che il tempo impiegato venga tolto alle attività di mia competenza pare piuttosto alto.

Però magari sbaglio e invece questi strumenti hanno realmente la capacità di aggregare e motivare le persone rispetto alle attività di propria competenza.
Attendo segnalazioni di casi reali di utilizzo virtuoso dei social network nella PA italiana.

One Response to “Social software per il mondo business”

  1. Alessandro Chinnici says:

    Grazie per i preziosi commenti e per i vari spunti di riflessione in relazione alla Pubblica Aministrazione italiana.

    Come mio primo contributo alla discussione, segnalo i link richiesti:

    1) Le guidelines nell'utilizzo di strumenti di social computing che IBM ha prima adottato internamente e poi reso publiche
    http://www.ibm.com/blogs/zz/en/guidelines.html

    2) Un documento che racconta la storia e l'evoluzione dell'adozione interna in IBM
    http://synch.rono.us/social/blog.nsf/dx/07112008045003PMSOMSFD.htm?opendocument&comments