Lévy, il virtuale, la cultura e la paura

Pierre Lévy è uno dei pochi filosofi contemporanei ad essersi confrontato con la Rete, le sue regole e le sue caratteristiche: fondamentali le sue riflessioni sull’intelligenza collettiva, espresse nell’omonimo libro.
In un altro libro (Il virtuale, Raffaele Cortina ed.) Lévy descrive le caratteristiche innovative dell’ipertesto, ragiona sulle modifiche che sono necessarie alle vecchie teorie economiche e sulla nascita dell’economia dell’abbondanza e sulle nuove visioni introdotte dal cyberspazio.
PL aggiunge una riflessione sull’intelligenza collettiva: “Perché il mondo della cultura … ha esercitato il suo fascino tanto a lungo? Forse perché, nella sua forma elitaria e imperfetta, si avvicina a un ideale di intelligenza collettiva. Ecco alcuni dei valori, norme sociali e regole di comportamento considerati governare (idealmente) il mondo della cultura: valutazione permanente delle opere da parte dei pari e del pubblico, reinterpretazione costante della tradizione, rifiuto della giustificazione d’autorità, spinta ad arricchire il patrimonio comune, cooperazione competitiva, educazione continua del gusto e del senso critico, valorizzazione del giudizio personale, ricerca della varietà, incoraggiamento della fantasia, dell’innovazione e della libera ricerca.”

In chiusura il filosofo lancia un attacco ai profeti della paura, ai denigratori ottusi delle novità che stanno emergendo: “Numerosi intellettuali contemporanei, fieri del loro ruolo ‘critico’, credono di servire una causa onorevole diffondendo smarrimento e paura riguardo al tipo di civiltà che sta emergendo. Per quel che mi riguarda, attraverso un lavoro di scrittura, di concettualizzazione e di integrazione alla cultura, ho voluto accompagnare alcuni tra coloro che abitano il mio stesso tempo nello sforzo di vivere un po’ meno nella paura e nel risentimento. Ho voluto, con la cartografia del virtuale, fornire gli strumenti a coloro che, come me, cercano faticosamente di svolgere un ruolo attivo.”