Lévy, il virtuale, la cultura e la paura
In un altro libro (Il virtuale, Raffaele Cortina ed.) Lévy descrive le caratteristiche innovative dell’ipertesto, ragiona sulle modifiche che sono necessarie alle vecchie teorie economiche e sulla nascita dell’economia dell’abbondanza e sulle nuove visioni introdotte dal cyberspazio.
PL aggiunge una riflessione sull’intelligenza collettiva: “Perché il mondo della cultura … ha esercitato il suo fascino tanto a lungo? Forse perché, nella sua forma elitaria e imperfetta, si avvicina a un ideale di intelligenza collettiva. Ecco alcuni dei valori, norme sociali e regole di comportamento considerati governare (idealmente) il mondo della cultura: valutazione permanente delle opere da parte dei pari e del pubblico, reinterpretazione costante della tradizione, rifiuto della giustificazione d’autorità, spinta ad arricchire il patrimonio comune, cooperazione competitiva, educazione continua del gusto e del senso critico, valorizzazione del giudizio personale, ricerca della varietà, incoraggiamento della fantasia, dell’innovazione e della libera ricerca.”
In chiusura il filosofo lancia un attacco ai profeti della paura, ai denigratori ottusi delle novità che stanno emergendo: “Numerosi intellettuali contemporanei, fieri del loro ruolo ‘critico’, credono di servire una causa onorevole diffondendo smarrimento e paura riguardo al tipo di civiltà che sta emergendo. Per quel che mi riguarda, attraverso un lavoro di scrittura, di concettualizzazione e di integrazione alla cultura, ho voluto accompagnare alcuni tra coloro che abitano il mio stesso tempo nello sforzo di vivere un po’ meno nella paura e nel risentimento. Ho voluto, con la cartografia del virtuale, fornire gli strumenti a coloro che, come me, cercano faticosamente di svolgere un ruolo attivo.”

