Tempi di vita dei profili web 2.0

Riprendendo l’osservazione dei tempi di vita degli spazi web, precedentemente concentrata sui blog, ho cercato di capire in che misura il concetto di utente inattivo potesse essere applicato ai social network. Cercando tra le linee guida o gli spazi help di Facebook, Twitter, Linkedin, Myspace e Xing non ho riscontrato una grande volontà di gestione dei profili “abbandonati”, riuscendo ad individuare una sola definizione di inactive accounts ad opera di Twitter che fa rientrare in questa categoria i profili per cui non è stato realizzato un accesso o un aggiornamento da oltre sei mesi. Per questi accounts Twitter promette la cancellazione automatica ma in realtà ho trovato diversi post di utenti che si lamentano perché non riescono ad ottenere lo spazio occupato da questi profili. Twitter infatti prevede anche specifici strumenti per verificare il livello di attività dei propri utenti, tra i quali un vero e proprio spazzino di contatti inattivi.
Per gli altri social network non sono riuscita a trovare molte informazioni a riguardo, tra questi soltanto Myspace accenna al tema dell’attività dei propri utenti distinguendo tra visitatori e iscritti e richiamando una necessaria riflessione sul livello di condivisione delle informazioni sui social network dove non sempre lo scambio di contenuti è bidirezionale e gli utenti che si limitano ad accedere alla propria rete senza esporsi (attraverso aggiornamenti) possono comunque usufruire delle informazioni caricate dagli utenti più attivi.
Sbirciando tra i miei contatti Facebook, che spero non se la prenderanno, ho avuto modo di osservare che ben 9 su 10 hanno aggiornato il proprio profilo negli ultimi 20 giorni (di cui 70 nell’ultima settimana) mentre i meno attivi (12 su 100) rilevano l’ultimo collegamento non prima di dicembre 2008. Insomma nel mio gruppo di amici online, visto lo scambio equilibrato di informazioni, sembrerebbe applicato un giusto “dare e avere della rete”.

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