Come forse molti di voi sanno da qualche giorno è uscito in edicola il primo numero italiano di Wired, il giornale pubblicato sedici anni fa a san Francisco da un italoamericano, Louis Rossetto.
All’epoca in cui fu creato Wired era poco meno di un’utopia, voleva mostrare il futuro dell’uomo in un’era in cui la tecnologia era a disposizione di tutti.
Non meno forte pare l’idea alla base dell’edizione italiana, di cui esiste anche un
sito internet:
“Oggi Wired torna a casa, in Italia, per raccontare la vostra passione per il futuro. Per diventare la vostra bandiera. Di nuovo: può sembrare folle parlare di innovazione in questo paese, adesso. Ma se non ci fossero italiani innovatori nonostante questo paese, noi non saremmo arrivati fin qui. Wired siete voi, voi che vi entusiasmate per un progetto che ci migliora la vita, voi che credete nel valore della comunicazione e della condivisione delle idee, voi che scegliete di lavorare assieme per un grande obiettivo, voi che fate ricerca scientifica ogni anno con meno fondi eppure non mollate, voi che conoscete il senso profondo della rete nel paese d’Europa che la usa peggio.“
L’edizione italiana ha adottato una politica di mercato molto aggressiva, il giornale costa poco (4€ il primo numero) e l’abbonamento è quasi regalato (24 numeri 19 €, 12 numeri 16,80 €).
Io e gli altri coautori del blog abbiam fatto l’abbonamento per due anni!
AGGIORNAMENTO.
Per onestà di cronaca riporto le parole di Riccardo Luna, il direttore di Wired Italia, pubblicate su ManteBlog: “vorrei chiarire alcune cose. Intanto preferisco non parlare del sito: è gestito da un’altra società, in un’altra città, in un altro paese, da un’altra redazione e da un altro direttore. A wired.it faccio i migliori auguri e assicuro piena collaborazione ma non tocca a me difenderli da eventuali critiche.“
Interessanti considerazioni su Wired italiano qui:
http://www.mantellini.it/?p=6459