Sempre più in chat sul luogo di lavoro. Ma siamo sicuri di saperle gestire?

Dal Secondo Rapporto sull’Instant Messaging in Italia, realizzato da Microsoft e Nextplora (gennaio 2009), emergono dati interessanti sul binomio chat e lavoro.
Crescono infatti gli intervistati che utilizzano la messaggistica istantanea sul luogo di lavoro (dal 28% del Primo Rapporto al 37%), i colleghi si inseriscono tra i contatti principali della chatroom (subito dopo gli amici) e nel 27% dei casi inoltre “parlare di lavoro” rappresenta la finalità della conversazione.
L’Instant Messaging (IM), secondo i promotori del Rapporto, è diventato a tutti gli effetti “uno strumento utile per la propria attività”.

Ma come cambia la comunicazione di lavoro e sul lavoro nelle “chiacchierate” on line?
Tra i punti di forza delle chatroom (non solo aziendali) rientra sicuramente la possibilità di aprire conversazioni a due (o più utenti) in modo parallelo ed in tempo reale. Anche se in questo caso conta molto l’abilità di sapere gestire più finestre di conversazione, tenendo presente che all’aumentare delle finestre il rischio di scrivere ad uno quello che era destinato ad un altro è sempre più elevato, soprattutto quando i contenuti dei messaggi istantanei sono un po’ bollenti e tendenti allo “spettegolio”.
E qui rientra il secondo punto di forza delle chatroom: la capacità di sapere disinibire. Quante cose scritte su Messenger sarebbero state dette off line ai propri colleghi o superiori? Forse molte di meno e sicuramente in modo meno diretto di quanto avviene in chat, dove a volte la necessità di sintesi prevale sulla volontà di approfondire il “concetto” e la mancanza di un contatto diretto, vis a vis, spinge anche i più riservati a lanciarsi in affermazioni un po’ troppo azzardate.

Insomma meglio aderire alle chatroom aziendali per non essere esclusi e per non perdersi “il meglio” dei propri colleghi, anche se usarle con cautela sembra più di una prescrizione.

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