Google stories 1
Quel che successe poi, fu che un paio di studenti cazzoni dell’Università di Stanford, stufi di usare AltaVista perdendo il proprio tempo, pensarono che era giunta l’ora di inventare un motore di ricerca come dio comanda. Andarono dal loro professore e gli dissero che quella sarebbe stata la loro ricerca di dottorato. Molto interessante, disse lui, poi dovette aggiungere una cosa tipo E adesso, a parte gli scherzi, ditemi cosa avete in mente di fare. Non gli sfuggiva che per programmare un motore di ricerca bisognava, innanzitutto, scaricare l’intero web su un computer. Se non hai un mazzo di carte in mano, un mazzo con tutte le carte, non puoi inventare un gioco di bravura con cui trovarne una. Nel caso specifico si trattava di scaricare qualcosa come 300 milioni di pagine web. Ma in effetti non si sapeva nemmeno con esattezza fino a dove si spingesse il grande oceano, e tutti sapevano che ogni giorno disegnava spiagge nuove. Al prof dovette apparire chiaro che quei due gli stavano proponendo di circumnavigare il globo su una vasca da bagno. La vasca da bagno era il computer assemblato che tenevano in garage. Io me lo vedo che si lascia andare contro lo schienale e allungando le gambe chiede con un sorrisetto da barone: intendete per caso scaricare l’intero web? Lo stiamo già facendo, risposero loro. Applausi
In realtà, a scaricare l’intero web non ci vuole molto. Come tecnologia, intendo. La difficoltà sta nel trovare la carta, per dirla con Baricco. I motori di ricerca, fino a quel momento sbrodolavano un elenco di URL mettendo in cima alla lista le pagine che contenevano i termini cercati in numero maggiore. Ovviamente, questo sistema fa acqua da tutte le parti. Tant’è che per far comparire un sito nelle prime posizioni bastava inserire decine di volte un certo numero di parole chiave in una parte della pagina web non mostrata all’utente denominata header. Larry Page e Sergey Brin hanno immaginato un sistema di catalogazione dei risultati che parte dal presupposto che il risultato più importante è quello a cui rimanda il maggior numero di link: geniale. Detto così sembra facile. In realtà, per trovare il grado di importanza delle pagine è necessario risolvere un sistema lineare di n equazioni e n incognite (cfr. Il problema di Google e altre storie). Avete idea di quanto ci vuole per risolvere un sistemino del genere (con n pari al numero di pagine presenti attualmente sul web)? Più o meno 400 miliardi di miliardi di miliardi di operazioni che corrispondono a circa 36 milioni di anni. Per domare questo calcolo vertiginoso Brin e Page hanno inventato l’algoritmo pagerank ma qui la storia si fa confusa e non si capisce come mai per denominare tale algoritmo sia stato utilizzato solo il nome di Page anche se alcuni dicono che l’inventore sia Brin. In ogni caso il brevetto del PageRank è stato registrato dall’università di Stanford.
Con queste informazioni ben a mente ho chiesto a Google di risolvere il mio problema: sapere se e quando Netbeans supporterà Zend Framework.
Il risultato lo scopriremo la prossima settimana. Nel frattempo, chi volesse approfondire la storia di Google può collegarsi al sito Google Timeline.

