Oggi mi sento bene (o male) e lo scrivo sul blog
Yes, I feel fine! Vi sentite bene, così bene da scriverlo sul vostro blog? Attenzione, sarete contati, copiati e postati negli indicatori del benessere. Proprio così. Esistono più siti che navigando nei blog cercano di cogliere la felicità (happiness) istante per istante delle popolazione di utenti di internet. È il caso del sito www.wefeelfine.org, an exploration of human emotion, in six movements creato da Jonathan Harris e Sep Kamvar. Gli autori lo definiscono “un artwork di tutti, che cresce e cambia come cresciamo e cambiamo noi tutti, mostrando cosa c’è nei nostri blog, nei nostri cuori, nelle nostre menti.”
Fin dall’agosto del 2005 questo sito scandaglia le emozioni umane in un grande numero di blog sul web. Come funziona? Un motore automatico ogni 10 minuti controlla i “sentimenti umani” (feelings) cercando le occorrenze delle frasi “I feel” e “I am feeling”. Se il segmento viene trovato, il sistema cerca l’inizio e la fine della frase e inserisce l’intera frase nel database. Una volta salvata, all’interno della frase, vengono riconosciute quelle parole che manifestano i sentimenti grazie ad un vocabolario di 5.000 “feelings”. Sul sito è possibile scaricare l’intera lista di feelings con i colori associati. Ad ogni feeling/frase catalogata corrisponde un profilo del blogger che ha scritto la frase: da questo profilo vengono estratte le informazioni strutturali come il sesso, l’età, la nazione, lo stato, la città, il clima. Le fonti dal web sono varie e includono LiveJournal, MSN Spaces, MySpace, Blogger, Flickr, Technorati, Feedster, Ice Rocket, e Google. Il processo di raccolta e catalogazione si ripete ogni 10 minuti e assembla dai 15.000 ai 20.000 feelings al giorno. Wefeelfine colleziona soltanto i post liberamente pubblicati e visibili sul web. L’anonimato della frase è sempre garantito, ma se qualcuno, per eccesso di riservatezza, non vuole far comparire i propri sentimenti può inserire nel suo post <script>nofeelings</script>.
Nessuna pretesa di significatività statistica, però l’approccio statistico è, in qualche modo, salvaguardato dall’accortezza di contare i feelings (identici) di un blogger una volta sola (e non tutte le volte che riscrive la stessa frase) e dalla presenza di una soglia di almeno 4 occorrenze per definire saliente un sentimento per una popolazione. Gli autori distinguono, infatti, tra i feelings “most Common”, ossia i sentimenti più diffusi in base alle occorrenze calcolate su qualsiasi popolazione, e i feelings “most Salient”, ossia quei sentimenti calcolati su una particolare popolazione e definiti più significativi rispetto al loro scarto dalla media globale.
Fin qui la parte statistico-informatica: la disseminazione delle informazioni avviene, invece, attraverso varie e affascinanti piattaforme artistiche. L’approccio è quello del Listening Post di Ben Rubin and Mark Hansen (http://www.earstudio.com/projects/listeningpost.html – il Listening Post è una installazione artistica che raccoglie in tempo reale frammenti di frasi scritte in chat e in forum su internet. Il testo viene letto da un sintetizzatore vocale e simultaneamente videato su 200 piccoli schermi).
Sei sono i movimenti con i quali è possibile esplorare il database: Madness, Murmurs, Montage, Mobs, Metrics, and Mounds. È possibile muoversi da un movimento all’altro e metterli in connessione. Il mouse, inoltre, è sempre uno strumento interattivo con i grafici e le figure sullo schermo in tutti e 6 i movimenti.
Il più interessante è sicuramente Madness: una massa di 1.500 particelle colorate che ruotano e si muovono sullo schermo, sensibile al passaggio e al click del mouse. Ogni particella rappresenta un feeling postato, di forma rotonda per le frasi, di forma quadrata per le immagini. Ogni colore indica una tonalità di feeling (la felicità è gialla brillante, la tristezza è blu scura, la rabbia è rossa, la serenità è verde….); la grandezza rappresenta la lunghezza della frase. Basta un click per leggere la frase nella sua interezza, o vedere l’immagine associata.
Un altro movimento da esplorare è Mounds. Mounds mostra tutti I feelings registrati nel database. Ogni feeling è rappresentato da una montagna colorata. La grandezza della montagna rappresenta la forza di questo sentimento. Così scopriamo che, fino a questo istante, il sentimento più diffuso è “better”, mi sento bene, mi sento meglio, postato da 128.155 persone, seguito da “bad”, mi sento male, mi sento triste, postato da 93.390 persone. Poi seguono “good”, “right”, “guilty”, “sick”, “same”, “shit”, “sorry”, “well” e così via.
Gli Europei sono più felici degli Americani? Tra gli uomini e le donne chi manifesta di più i propri sentimenti? Come si sentono in questo istante i newyorkesi? Chi è triste e chi è allegro? Questo è wefellfine. È anche però un modo innovativo e creativo, certamente non esaustivo e convenzionale, per guardare alla felicità e al benessere degli individui.




Il poter esprimere in maniera grafica e sintetica l’emergenza di sentimenti comuni di un gruppo di individui con frequenza elevata è sicuramente un aspetto di analisi sociale particolare. Sarebbe interessante vedere l’evoluzione di queste “tecniche” in relazione alla crescente diffusione di strumenti che consentono all’individuo di essere sempre connesso ai social network.
Articolo molto interessante…e ben scritto. Complimenti…
Del modo di misurare la felicità oggi parlano in molti. C’è addirittura chi propone di sostituire il PIL con un indice di felicità del paese e tuttavia nessuno ha ancora proposto una definizione condivisa di felicità e tantomeno quindi un modo ragionevole di misurarla. Mi sembra che questo articolo faccia un piccolo passo avanti accettando l’idea che la felicità è uno stato d’animo percepito e quindi può essere rilevato statisticamente, in analogia allo star bene in salute che viene rilevato attraverso la domanda “oggi come si sente?”. Sorpassata quindi la questione di definizione, il reperimento dell’informazione tratta da dichiarazioni spontanee sul web, con tutte le riserve sull’autoselezione della popolazione osservata, mi sembra un buon modo di cominciare.