Statistically I love you
La prima Giornata mondiale della statistica del 20 ottobre si avvicina in tempi che sono davvero speciali e di grande fermento. Un nuovo interesse verso la statistica si unisce a vecchi pregiudizi con qualche risvolto che assume connotazioni talvolta un po’ surreali.
Infatti, se nei social media e su YouTube la statistica impazza, e il censimento degli Stati Uniti fa il pieno di contatti, è vero anche che, “statistically speaking”, i toni il più delle volte non sono così lusinghieri. Se in Italia ottanta statistici della Società Italiana di Statistica hanno deciso di impegnarsi in un progetto dedicato alla valorizzazione delle statistiche pubbliche e molta attesa desta il primo BarCamp “Sharing Data & Statistical Knowledge” che si terrà proprio il 20 ottobre, la presentazione del dato in quanto tale stenta a ritrovare quel suo antico appeal e rischia di apparire noiosa non solo sulla base di considerazioni sulla sua affidabilità.
In Canada, uno dei Paesi in cui la tradizione statistica ufficiale è fra le più avanzate si è giunti sull’orlo di una crisi di nervi proprio sul censimento della popolazione. In Germania in un campo in cui la statistica è tradizionalmente di casa, quello delle scommesse calcistiche, si preferiscono metodi decisamente meno costosi e un po’ sbrigativi a strumenti predittivi scientificamente validi.
Insomma pare proprio che senza ulteriori ingredienti il dato non vada più di moda, in una progressiva deriva verso la polpificazione. Ma quali sono questi nuovi ingredienti? Può sembrare buffo, ma da quando, nel 2008, Hal Varian, Chief Economist di Google, ha affermato che il mestiere dello statistico si apprestava a divenire il lavoro più sexy del nuovo decennio, si è assistito anche ad un improvviso virare delle aspettative, in una specie di fio da pagare al cambiamento. Ora alla statistica e agli statistici si chiede tanto di più, meno fredde elencazioni di numeri, tanta nuova forza espressiva e tante prove di cuore. Ma anche su questo ci stiamo attrezzando e, possiamo forse già da ora gridare, con Helen Arney, “Statistically I love you”, ma soprattutto che “…on average you’ll be mine”.
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