
R. L’idea del progetto nasce essenzialmente nella rete e precisamente nel social network Statistica.ning del quale sono membro da diverso tempo. Agli inizi di settembre, un mio amico, Marco Calderisi, (con il quale stiamo fondando una piccola società molto interessante denominata [Kode], ma questa è un’altra storia…) pubblica un post riguardante Datawithoutborders, un’iniziativa nata negli USA, dove statistici volontari aiutano in maniera completamente gratuita le ONG presenti nel territorio per quanto riguarda l’elaborazione dei dati in loro possesso. Avendo continue esperienze di collaborazione con l’Osservatorio delle politiche sociali della provincia di Cagliari, ho iniziato a pensare che un’iniziativa del genere potesse essere rivolta al mondo delle associazionismo locale e che, con le opportune modifiche, fosse una cosa attuabile anche qui da noi.
Poi è successo che ho partecipato al corso “Web e statistica” a Pisa, organizzato dalla SIS dove ho avuto modo di approfondire, tra le altre cose, le tematiche dell’open data e quindi di prendere maggiore consapevolezza dell’enorme importanza che l’intelligenza collettiva e la condivisione della conoscenza hanno e avranno sempre di più nel nostro mondo. Ho così deciso che l’open data sarebbe stato al centro del nuovo progetto che avevo in mente.
Il corso mi ha poi dato la possibilità di conoscere molte persone estremamente interessanti, sia tra i docenti che tra gli studenti, e ho potuto interagire con un ambiente aperto alle innovazioni e alla creatività. Tutti questi fattori hanno fatto si che le idee che mi frullavano in testa si trasformassero in convinzioni. Così tornato in Sardegna ho iniziato a parlarne un po’ in giro e ho trovato subito l’appoggio e l’ entusiasmo di alcune persone, tutte donne, molto capaci e determinate (colgo l’occasione per citarle, sono Alessandra Murgia, Alessandra Peddis, Claudia Mocci e Cinzia Pusceddu) con le quali si è deciso di fondare l’associazione Sardinia Open Data, e grazie alle quali il progetto è diventato qualcosa di più concreto e molto ambizioso.
D. Quali sono le iniziative e i progetti che Sardinia Open Data sta supportando?
R. Attualmente portiamo avanti due progetti. Il primo è “OnData”, un progetto che ha tre finalità. La finalità primaria, che prende appunto ispirazione da Datawithoutborders, è il sostegno al mondo dell’associazionismo no-profit. Siamo partiti dalla considerazione che le associazioni, pur potendo spesso disporre di basi dati interessanti, non hanno di solito le risorse per sfruttarle, oppure non sono consapevoli del potenziale nella gestione di tali informazioni in termini di sviluppo organizzativo e strategico. Abbiamo così deciso di mettere a disposizione di queste associazioni la nostra esperienza nel campo della raccolta, dell’elaborazione e della presentazione dei dati, oltre che un supporto logistico, il tutto in maniera completamente gratuita.
Al contempo abbiamo intenzione di ricorrere all’aiuto di giovani volontari ai quali offriamo la possibilità di avere una prima esperienza pratica sul campo, quindi di sporcarsi le mani con dati reali e con esperienze concrete per quanto riguarda le varie fasi di un’indagine statistica.
La terza finalità del progetto consiste nel rendere il risultato di questo lavoro il più aperto possibile nel pieno rispetto della filosofia open data. L’obiettivo è in sostanza avviare un’apertura dei dati non calata dall’alto delle organizzazioni pubbliche ma un’informazione proveniente direttamente dal basso, e di incentivarne il riutilizzo in modo che questi dati acquistino un valore che vada oltre il contesto nel quale sono stati raccolti.
Un secondo progetto molto interessante è la partecipazione al concorso Appsforitaly. Intediamo partecipare sia nella categoria datasets che nella categoria applicazioni. Per quanto riguarda il dataset abbiamo già siglato un accordo di collaborazione con l’Ente parco di Molentargius, per cui contribuiremo all’apertura dei dati ambientali, di flora e forse anche fauna sotto licenza IODL.
Su quei dati abbiamo poi qualche idea su come svilupparci una app per smartphone o una webapp. Per ora stiamo ancora valutando se questa parte del progetto sia fattibile, c’è ancora da definire un modello, e per la parte dello sviluppo applicativo contiamo sull’aiuto di alcune aziende condotte da persone con le quali ho avuto modo di collaborare in passato, e che si sono rivelate estremamente disponibili ed interessate al nostro progetto.
Infine abbiamo intenzione di portare avanti una campagna continua di promozione dell’open data presso i vari enti e la società, attuata attraverso incontri diretti face to face o anche piccole presentazioni pubbliche.
D. La Pubblica Amministrazione Locale: gioie o dolori sulla questione Open Data?
R. Lavorando per diversi anni nella pubblica amministrazione (anche se solamente come collaboratore ultra-precario), ho preso parte alla progettazione e all’attuazione di diverse indagini e ricerche sociali, e posso dire che ho vissuto direttamente sulla mia pelle il problema della mancanza di consapevolezza per quanto riguarda l’importanza che dovrebbe avere il dato statistico presso le amministrazioni pubbliche. Le difficoltà purtroppo non si limitano alla sola apertura dei dati alla società, ma addirittura è la trasmissione di questi tra i diversi enti e tra i diversi dipartimenti che risulta essere una barriera difficile da superare. Manca l’idea dell’utilizzo di uno standard condiviso, e vige ancora una sorta di gelosia tra i vari uffici, i cui funzionari spesso si comportano come se fossero gli effettivi detentori del dato e per cui sono restii a condividere determinate informazioni addirittura con gli altri organismi pubblici che ne fanno richiesta. Per esperienza posso dire che nel momento in cui una struttura come un osservatorio avvia una raccolta dati rivolgendosi ad altre amministrazioni o ad altri uffici dell’ente a cui appartiene, quando va bene le informazioni vengono trasmesse tramite disordinati fogli di calcolo e la casistica più frequente sono dei file pdf blindati e file doc, per non parlare di chi preferisce ancora utilizzare il fax e il materiale cartaceo!
Per questo crediamo che la promozione e la sensibilizzazione presso la PA locale verso un approccio più aperto e consapevole riguardo l’importanza sociale ed economica che hanno le informazioni condivise, possa in un certo modo indicare la giusta via che porta ad una maggiore efficienza e ad una maggiore produttività nel settore pubblico.
D. Open data e trasparenza. E’ un binomio praticabile in Sardegna?
Oltre alle difficoltà che ho appena citato, posso dire che in Sardegna esistono anche realtà estremamente positive e in rapida ascesa. Un chiaro esempio di Open Data trasparente è il portale della Provincia di Carbonia Iglesias (e di recente quello del Comune di Sestu) che, primo in Italia, ha reso liberi i dati dei propri atti amministrativi in modalità semantica. In questo modo non ci sono intermediari tra la produzione del dato e i possibili fruitori esterni, sia che siano cittadini o aziende che vogliano sfruttarli per le loro applicazioni. L’iniziativa fa parte di un progetto Open Source più ampio che si chiama ontologiapa.it e che fa leva su una piattaforma Drupal 7 per la PA denominata “LinkedPA“. Questo è sicuramente il binomio perfetto tra Open Data e trasparenza e fa piacere dire che la nostra Regione faccia scuola per tutto il paese.
D. La Sardegna ha giovani brillanti e capaci. Può l’Open Data essere una opportunita’?
R.La Sardegna è una piccola isola nel contesto globale, oltre al turismo abbiamo poche risorse naturali da sfruttare, e ovviamente ormai è chiaro che non possiamo competere con la forza produttiva dei colossi mondiali nel settore manifatturiero. Per cui si tratta di investire tutto nel capitale umano. Sposare il concetto di Open data significherebbe poter disporre di una nuova risorsa praticamente a costo zero, perché si tratterebbe solo di aprire gli archivi già esistenti e di adottare nuovi standard per la loro diffusione. In questo modo, chiunque abbia idee e competenze avrebbe la possibilità di integrare i servizi offerti dal settore pubblico o inventarne di nuovi, il tutto senza che le amministrazioni debbano spendere ulteriori risorse. Quindi una grossa opportunità per i giovani che con l’open data avrebbero a disposizione un solido punto di partenza sul quale far fruttare le proprie idee e la propria creatività.
D. Come vedi il ruolo di Sardinia Open Data nelle due domande precedenti?
R. Per ora siamo solo una piccola associazione, certamente una delle prime realtà nell’Isola a portare avanti questo tipo di iniziative. Ci sentiamo delle specie di pionieri anche se bisogna dire che abbiamo diversi punti di riferimento nel territorio nazionale. Vedremo come si andrà avanti, quel che è certo è che l’entusiasmo e l’intraprendenza non ci mancano.
Per seguire le nostre iniziative o contattarci è possibile visitare il nostro sito web http://sardiniaopendata.org/ ma siamo presenti anche su Facebook, Twitter e Google+.







One Response
Beh, devo dire come sardo che mi fa piacere leggere queste cose, ho conosciuto Andrea Zedda alla Scuola SIS “Web e statistica” e sono certo che lui e gli altri amici e amiche di sardiniaopendata.org sapranno stupire con le loro iniziative. Il nostro blog sarà sempre disponibile a sostenervi!