Dalla carta al web: la nuova vita dei quotidiani

Questo post racconta una storia iniziata alcuni anni fa, con una inchiesta dell’Economist, pubblicata nel mese di agosto del 2006, dall’inquietante titolo: chi ucciderà i giornali? Si raccontava una storia che sembrava profilare un unico futuro possibile: la fine dei giornali a causa del diffondersi del web. I dati erano da brivido.

Il declino sembrava inevitabile, anche in Italia. Infatti, sebbene i quotidiani rappresentino, insieme alla radio ed alla Tv, lo strumento principale attraverso i quali i cittadini si informano, la loro lettura non rappresenta un’abitudine degli italiani.

Alcuni dati aggiornati al 2011, tratti dal rapporto Noi Italia 2012 dell’Istat, dimostrano infatti che il 54,0 per cento della popolazione di 6 anni e più ha dichiarato di leggere il giornale almeno una volta alla settimana e tra questi i lettori assidui (che leggono il giornale almeno cinque giorni su sette) sono il 39,0 per cento. L’analisi del dato in serie storica mostra un andamento oscillante con quote di lettori comprese tra il 57 e il 61 per cento fino al 2006 e una successiva progressiva diminuzione, con una contrazione complessiva della quota di lettori superiore ai 4 punti percentuali nell’arco dell’ultimo quinquennio.

Nel maggio del 2010 la questione presentava molteplici profili di preoccupazione, al punto che l’Internazionale dedicava la copertina alla decisione di Google di intervenire a supporto dei quotidiani. Secondo i vertici di Mountain View l’interesse era diretto: se i giornalisti avessero smesso di produrre informazione di qualità, non ci sarebbero più state notizie interessanti da cercare con Google. Per questo il motore di ricerca decise di avviare un progetto per aiutare i giornali a superare la crisi, come dichiarato da Hal Varian in occasione di uno dei workshop organizzato dalla Federal Trade Commission (FTC) statunitense per capire il futuro dell’industria delle news.  Per Varian, chief economist di Google, con l’avvento del Web i lettori di notizie online sono aumentati in maniera esponenziale, giungendo ad una quota attuale del 40 per cento degli utenti di internet.

Il web, quindi, indicato come il principale imputato della crisi dei giornali, si sta rivelando, meno di cinque anni da quell’annuncio, come la grande opportunità per uscire dalla crisi.

A confermare questa possibilità, una recente ricerca pubblicata dalla FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali), dal titolo ‘La stampa in Italia’.

I dati, in questo caso, sono incoraggianti. Dopo l’email (80.7%) e l’acquisto di prodotti e servizi su internet (68.2%), attualmente la lettura di quotidiani è la terza attività per importanza sul web. Ciò significa che, anche se la vendita di quotidiani cartacei è in progressivo calo a causa della crisi economica, non è in calo il bisogno di informazione.

Inoltre, il numero di lettori attivi sul web, nel triennio 2009 – 2011, è aumentato, giornalmente, da 10.4 a 13.1 milioni (+26%), mentre i fruitori dei siti internet di quotidiani sono cresciuti da 4 a 6 milioni, il che corrisponde ad un aumento del 50%.

Per fare qualche semplice confronto: su scala giornaliera, nel 2009 solo il 38.3% degli utenti web era composto proprio da lettori di quotidiani online, una percentuale che è salita al 46.8% nel 2011. Sempre con riferimento al 2011, in Italia, il 25,1 per cento della popolazione di 6 anni e più dichiara di leggere o scaricare giornali, news o riviste dal web. Se il trend fosse confermato, ciò significherebbe che nel 2012 la metà degli utenti web, accedendo ad internet, consulterebbe almeno un sito di un quotidiano online. I dati Audipress 2012/I consentono di evidenziare anche i siti dei quotidiani on line maggiormenti visitati.

Uno dei fattori che ha inciso su questa inversione di tendenza è il cambiamento nelle modalità di fruizione delle informazioni , veicolato dall’incremento dell’utilizzo di smartphone, IPad, IPhone, ecc. che facilitano, anche attraverso l’uso di specifiche App,  l’accesso e la ricerca delle informazioni attraverso il web.

Ma il web e la tecnologia, da soli, non potranno salvare i giornali. Questo almeno sembra pensare Rupert Murdoch, il miliardario australiano a capo di un imponente impero mediatico (il quarto al mondo) che fa capo alla News Corporation che ha dichiarato «New times demand new journalism», tempi nuovi richiedono un nuovo tipo di giornalismo. Con queste parole ha presentato, il 2 febbraio di quest’anno, The Daily, il primo quotidiano online fruibile esclusivamente come App per dispositivi iPad/iPhone e Android.

Una esperienza interessante, nel nostro Paese, è rappresentata da Il Post, un giornale che esiste solo sul web (e dunque fruibile da tutti, contrariamente al giornale di Murdoch) pubblicato dal 19 aprile 2010.

Sarà questa la formula che donerà una seconda vita ai giornali, ed ai giornalisti?

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