Vulnerabilità dei siti web: il caso www.beppegrillo.it (seconda parte)

Nel precedente articolo abbiamo parlato di grafi, reti complesse e, nello specifico, della rete formata dal sito di Beppe Grillo e dai siti del Movimento 5 Stelle dei vari comuni, definendola ecosistema.

Tra i motivi principali della riflessione i recenti attacchi informatici contro il sito www.beppegrillo.it, che ne hanno evidenziato una certa fragilità dovuta a fattori strutturali dell’ecosistema, molto prossimo a uno schema a stella.

Le reti a stella sono, come noto, poco resistenti: la rimozione o il malfunzionamento del nodo centrale (nel nostro caso, il sito di Grillo), ha infatti un effetto devastante sulla rete; di conseguenza, i siti locali come www.roma5stelle.org, che utilizzano al loro interno porzioni di codice incorporato (embed code o collegamenti) del sito www.beppegrillo.it, saranno parzialmente oscurati: alcune pagine restituiranno un messaggio di errore.

Una rete certamente più resistente è quella tipica delle reti complesse presenti in natura e in quelle create dall’uomo come, ad es., le reti scale-free di cui abbiamo parlato nel precedente articolo. Anche queste prevedono la presenza di più nodi centrali (hub) e sono soggette a criticità in caso di attacchi mirati ma sono sensibilmente più resilienti di una a stella.

Azioni preventive e contenitive

Ecco qualche indicazione, senza scendere in particolari tecnici, che potrebbe potenziare un ecosistema di siti web e in particolare quello oggetto di studio. Il primo punto è di natura informatica mentre i successivi riguardano prevalentemente la struttura della rete. Queste osservazioni, pensate per un qualsiasi ecosistema, prescindono dall’attuale configurazione e architettura IT dei siti di Grillo e di Casaleggio, peraltro del tutto sconosciuta a chi scrive questo post.

1) Infrastruttura IT e hosting specializzati. In generale, è auspicabile un intervento sull’architettura IT dell’ambiente che ospita il sito al fine di un potenziamento/adeguamento hardware e software per migliorare la scalabilità del sistema. Esistono poi, e potrebbero rappresentare una valida alternativa, servizi di hosting specializzati in infrastrutture robuste e scalabili, come fa ad esempio Aws Amazon, con la quale si può contenere o annullare attacchi di tipo DDoS. Molto importante, in questi casi, tenere sotto controllo i costi, che possono lievitare sensibilmente dopo un attacco. Oltre ad Amazon, ci sono i big player come HP, IBM ma anche piccole aziende che lavorano eslusivamente alla difesa da questi attacchi, come fa, molto bene, RioRey. Esiste poi il caso Islanda, paradiso non solo paesaggistico ma anche per una nuova generazione di servizi in cloud eco-sostenibili. E’ questo il caso di greenqloud. Infine, anche aziende italiane come Telecom offrono cloud privato con sistemi scalabili.

2) Distribuzione di servizi e contenuti. Incrementare il processo di distribuzione di contenuti già in atto: di fatti l’hub dell’ecosistema è composto non solo dal sito di Grillo ma anche da www.casaleggio.it (Mappa del Potere), dall’aggregatore di notizie tsetse.it e YouTube, ove risiedono i video di Grillo e degli attivisti del Movimento 5 Stelle.

Fig. 1 Porzione dell’ecosistema in cui nell’ovale grigio vi sono i nodi hub e fuori alcuni dei siti territoriali collegati.

3) Hub centrali. Anonymous è riuscito a bloccare il sito di Grillo per circa 24 ore, ma non tsetse e YouTube: è infatti poco probabile che si riesca ad attaccare efficacemente più siti importanti, e dunque ben protetti, nello stesso momento. Ecco allora che questo processo di distribuzione porta a rendere questi  siti centrali, già indipendenti come struttura ospitante, isole informative che, anche a fronte del down di uno, continuano ad erogare un servizio. Al fine di favorire la distribuzione di contenuti e servizi su altri servizi, è ad esempio consigliabile, anche in termini di marketing web, di utilizzare anche altri canali come LinkedIn (già in uso da Grillo, ma poco dal Movimento 5 Stelle) e SlideShare per i contenuti, dove al momento ci sono appena qualche decina di documenti.

4) Metadati YouTube: dal momento che uno dei siti dell’ecosistema più visti è YouTube, sarebbe opportuno razionalizzarne l’uso; infatti, per molte realtà locali, non esiste un canale ufficiale bensì diversi autori, alcuni dei quali addirittura esterni al Movimento. E’ inoltre bene corredare adeguatamente i video prodotti e pubblicati sul canale con opportuni metadati, nei quali inserire, oltre al titolo, tag e descrizione, anche le indicazioni per reperire certi materiali, come vedremo meglio nel prossimo articolo.

Nella terza ed ultima parte proveremo a tirare le fila e ad ipotizzare come un intervento su questo ecosistema sulla base di questi quattro punti (e dunque con un progressivo rafforzamento dei siti locali) possa portare a un decremento di vulnerabilità e quindi a una maggiore continuità del servizio.

(continua)

 

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