Manifestazione di interesse per CIO dell’Istat

L’Istituto Nazionale di Statistica ha appena pubblicato un avviso pubblico per la manifestazione di interesse al conferimento di alcuni incarichi di Direttore di Dipartimento e di Direttore Centrale.

In particolare è possibile proporre la propria candidatura per la posizione di Direttore Centrale (posizione DC2) di un’area tematica che comprende il coordinamento e lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT). Si tratta in sostanza della posizione di Chief Information Officer (CIO) dell’Istat.

Le manifestazioni di interesse, complete di una lettera nella quale esplicitare le motivazioni della scelta di partecipare alla procedura e del curriculum professionale redatto in conformità al vigente modello europeo che evidenzi i titoli, le competenze e le esperienze maturate, dovranno essere inviate a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno alla sede dell’Istat, Segreteria della Presidenza, Via Cesare Balbo n.16, 00184 Roma, entro e non oltre il 27 maggio 2011. Sulla busta dovrà essere riportata la dizione “Personale – Risposta all’avviso pubblico per capi dipartimento e direttori centrali”. E’ fatto comunque obbligo a tutti, pena la decadenza dalla procedura comparativa, di anticipare la medesima documentazione inviandola entro il 27 maggio 2011 all’indirizzo di posta elettronica manifestazioneinteresse@istat.it.
Saranno ammesse alle valutazioni comparative di cui all’art. 5, comma 1 lett. c) del D.P.R. n. 166/2010 le persone che, sulla base della documentazione presentata, risulteranno in possesso dei requisiti richiesti e maggiormente qualificate. Con successivo invito, le persone in possesso dei predetti requisiti e maggiormente qualificate potranno essere invitate ad un colloquio.

Tecnologie e servizi per la condivisione dei dati

di Daniele Frongia e Vincenzo Patruno

Gli Istat Working Papers sono la nuova collana scientifica dell’Istituto nazionale di statistica. Nati con lo scopo di promuovere la diffusione dell’attività svolta all’interno dell’Istat e nell’ambito dell’intero Sistema statistico nazionale, sono dedicati a raccogliere contributi teorici o applicativi di interesse per la statistica ufficiale. Da gennaio 2011 gli Istat Working Papers sostituiscono i Contributi Istat e i Documenti Istat.

 

 

Il numero 3 è un articolo di Daniele Frongia e Vincenzo Patruno del 2009 (poi aggiornato nel 2010, infine pubblicato ora):

 

Tecnologie e servizi per la condivisione dei dati

Abstract


Uno dei fattori che ha contribuito maggiormente al successo di YouTube sta nella porzione di codice all’interno dei tag  <object> e </object> che compare a fianco di ogni video. Copiare e incollare questa riga all’interno di una pagina web ha l’effetto di incorporare il filmato desiderato all’interno di qualunque sito o blog. Queste porzioni di codice così come altri tipi di tecnologie come i feed RSS e le API stanno offrendo delle importanti opportunità di condivisione sia per gli utenti che per aziende e istituzioni. Per queste ultime vedremo il modello di condivisione dei dati nell’ambito del Census Hub Project per la diffusione dei risultati del prossimo Censimento 2011. Valuteremo inoltre le esperienze di alcune organizzazioni internazionali come OCSE e Nazioni Unite, che confermano come l’utilizzo di nuovi servizi e tecnologie online possa costituire un’ottima opportunità per condividere dati e per raggiungere un pubblico più diffuso e partecipe.

Leggi il paper completo

 


Come fare riunioni di lavoro efficaci

di Concetta Ferruzzi e Daniele Frongia

Le riunioni sono il flagello della società occidentale. Non l’unico, d’accordo. Ma ci fanno perdere un sacco di tempo. (B. Severgnini)

Iniziamo il 2011 con alcuni buoni propositi per l’anno nuovo: perdere meno tempo con attività inutili. Rientrano in questo ambito molte delle riunione non sense in cui siamo quotidianamente coinvolti.

Sprecare tempo significa anche, per le aziende sprecare risorse perché le riunioni hanno costi non marginali. Ma quanto costa una riunione?

Possiamo provare a calcolarlo applicando l’equazione per calcolare il costo di una riunione. Se poi moltiplicassimo questo costo per tutte le riunioni che si svolgono in relazione ad un progetto e aggiungessimo i costi indiretti, quali lo stress da ufficio che generano (ricerca di Icm Research per Canon Europe), sarebbe evidente che costano un bel po’ di soldi.

Appare quindi evidente l’esigenza di conoscere le 10 regole base per l’organizzazione e la gestione di riunioni efficaci e soprattutto riconoscere le riunioni da abolire perché, molto semplicemente…violano i diritti umani.

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Lo StatCamp alla Decima Conferenza di Statistica

Dopo qualche giorno di forzata inattività del blog dovuta allo StatCamp della Decima Conferenza Nazionale di Statistica, proviamo a raccontare come è andata e focalizzare i principali spunti di ogni intervento.

Nella sessione della mattina si è discusso di DataGov e condivisione dei dati. Vincenzo Patruno ha introdotto i lavori con una breve spiegazione sull’Open Government, una iniziativa essenzialmente legata al principio di trasparenza nell’azione di governo, avviata ufficialmente dal Presidente Obama nel 2009 attraverso il suo “Transparency and Open Government – Memorandum for the Heads of Executive Departments and Agencies” ed il sito data.gov.

Vincenza Spano della Regione Basilicata e Marco Velludo della società ETT solutions hanno parlato di BASIL, il nuovo sistema informativo del lavoro, interamente web-based, realizzato dalla Regione, che elabora circa 900.000 comunicazioni l’anno. Ciò ha messo in evidenza l’importanza e la necessità di una legislazione chiara e in qualche modo “coercitiva” per avere a disposizione dati elementari di fonte amministrativa affidabili, tramite i quali indagare statisticamente i fenomeni di interesse per l’intera collettività. Si è anche parlato della sperimentazione avviata dalla Regione con l’Istat e l’Isfol per quanto riguarda il sistema informativo delle professioni, mettendo ancor più in evidenza l’importanza di contaminare le esperienze fra soggetti pubblici del Sistema Statistico Nazionale e soggetti privati in possesso di adeguato know-how tecnologico.

Roberto Venturini, blogger ed esperto di Internet marketing, ha poi ragionato spannometricamente su alcuni numeri relativi agli utilizzatori di Internet in Italia e sul loro livello di istruzione medio, lanciando divertenti e numerose provocazioni, fra le quali: il 50% degli italiani è in rete solo per guardare le figure. Ha poi consigliato il libro di Darrell Huff, Mentire con le statistiche, per poi rinfrancare il disorientato uditorio dicendo che, piuttosto che contarli, sarà meglio che iniziamo a pesare gli utenti italiani di Internet e capire chi sono e di cosa hanno bisogno.

Francesca Romana Fuxa Sadurny, che all’Istat si occupa di affari giuridici, ci ha introdotti nel complesso mondo del diritto d’autore nel campo dei dati statistici, intesi come prodotto dell’ingegno umano. In particolare, si pone il problema se e come, al di fuori dalle ipotesi di studio e ricerca riconosciuti dalla legislazione (D.Lgs. 322/1989 e successive modifiche e integrazioni), sia possibile acquisire dati statistici e se tali dati possano costituire oggetto di attività che creino valore aggiunto. Infatti, mentre i diritti morali di un’opera sono inalienabili, i diritti di utilizzazione economica sono alienabili. Si apre così la strada alle Licenze d’uso, molto utilizzate in Internet (es. Creative Commons), ma specializzate per il particolare campo delle informazioni contenute in banche dati, come ad esempio la Italian Open Data Licence (IODL), sviluppata dal Formez.

Carlo Amati, del Ministero per lo Sviluppo Economico, Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica, ha portato alcuni esempi concreti di percorsi che una Amministrazione Centrale dello Stato sta compiendo verso l’Open Government. Il primo, VISTO, era relativo al sistema informativo di monitoraggio dei tempi necessari per la realizzazione di un’opera pubblica. Il secondo, relativo alla stima della spesa per investimenti, è un sistema che sfrutta le informazioni disponibili nella Banca Dati dei Bandi di Gara e dell’Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici (AVCP). I Bandi di gara contengono infatti tutte le informazioni (ente attuatore, territorio, spesa) tramite le quali ricostruire a livello aggregato la spesa che si realizzerà in un dato territorio. I sistemi saranno, a breve, fruibili via Internet.

Eleonora Pieralice, dell’Isfort, ha posto l’accento sulla necessità di rispettare sempre il principio della trasparenza dei metodi di elaborazione, da parte di chi utilizza dati e microdati per elaborazioni statistiche, a garanzia di una informazione statistica di qualità e non strumentalizzabile.

Maurizio Firmani, che si occupa di sviluppo software presso l’Istat, ha parlato degli utilizzatori, suddividendoli in professionisti (istituzionali, business, ricercatori) e non (cittadini), proponendo alcune importanti questioni sull’uso dei dati. L’informazione statistica è certamente accessibile ai professionisti, ma si può dire lo stesso dei semplici cittadini? Essi sono in grado di trovare quello che cercano? Le informazioni statistiche messe a disposizione dagli Istituti Nazionali di Statistica, sono “user oriented”? Ha poi tentato di fornire una risposta a queste domande e di stabilire alcuni principi per la facile riusabilità dei dati da parte degli utenti: utilizzo di collezioni di file pubblicate su server accessibili, utilizzo massivo di webservice come modalità di interrogazione dei dati machine-to-machine, adozione di standard come SDMX che consentono lo scambio informatizzato di dati e metadati statistici. Il nodo centrale è quello di evitare di replicare le informazioni, rendendole invece fruibili in modalità diverse per soddisfare esigenze diverse. Le necessità degli utenti sono poi state così sintetizzate: nuove modalità di visualizzazione dei dati, nuove modalità di combinazione dei dati, nuove modalità di analisi dei dati.

Nicola Mattina, blogger e consulente di direzione nel settore della comunicazione d’impresa, ha ripreso i principi dominanti dell’Open Data, ponendo l’accento sulle difficili relazioni fra politica e Open Data. In particolare, sono scarsissime le informazioni che riguardano sia l’entità ed il fine delle spese pubbliche, sia l’entità e le modalità di raccolta dei finanziamenti che arrivano alla politica da entità rappresentanti di (legittimi) interessi. Riguardo a questi temi, gli Open Data “sono un piccolo semino che aumenta la felicità del sistema” e rafforza il senso civico collettivo.

La sessione è stata supportata da spunti e informazioni via Twitter, inseriti dai partecipanti alla conferenza e dagli “inviati speciali”, e si è conclusa con un breve dibattito, in particolare fra il prof. Jacopo di Cocco, della Facoltà di Economia di Bologna, Vincenzo Patruno e Cataldo Scarnera dell’Istat, nel quale è stata ribadita: la necessità di poter integrare dati prodotti da organismi diversi (es. Istat, Università, Regioni); l’importanza delle piattaforme di DataGov per questi fini; la necessità di rivedere le politiche e le modalità di rilascio dei dati statistici e -con tutta probabilità- anche quelle della privacy legate al rilascio dei microdati, uniformandole a quelle di altri paesi.

Nella sessione del pomeriggio si è discusso di Statistica, Information Technology e innovazione. Stefano De Francisci ha introdotto i lavori cedendo poi la parola ai relatori.

Davide Bennato, blogger e professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania, ha parlato di nuovi settori della conoscenza che derivano dalla considerazione che il comportamento di ciascuno di noi, in quanto utente di social media, determina nuovi dati, nuovi comportamenti di gruppo, che possono essere analizzati e visualizzati graficamente. Ha quindi proposto una tassonomia delle forme di condivisione dei dati, portando degli esempi per ciascuna di esse: data sharing, data visualization, personal dataminig, data storytelling. Per il prossimo futuro Bennato vede una grande sviluppo della visual analytics, sopratutto nell’editoria (infografica e mappe interattive), nel marketing (social media monitoring) e nella gestione di processi (dashboarding).

Manuela Ciancilla, visual designer della società VISup, ha parlato della riduzione dell’information overload, attraverso la semplificazione dei processi d’uso delle informazioni. Sono moltissimi i campi nei quali l’information visualization può dare un contributo in termini di ausilio alla rappresentazione e comprensione di fenomeni, dalle piattaforme di social data visualization, alle business dashboard, al knowledge sharing . Il lavoro è tutt’altro che banale, richiede infatti team multidisciplinari che comprendono sviluppatori, visual designer ed esperti di data mining. Un grande passo in avanti in Italia si avrà quando l’editoria elettronica, in particolare i quotidiani online, investirà sul settore data visualization sulle orme del britannico The Guardian.

Carlo Amati, che era già intervenuto in mattinata, ha mostrato DPS eXplorer, uno strumento di esplorazione di dati statistici territoriali che propone alcuni percorsi di analisi predefiniti e una base dati precaricata ma consente anche di importare dei dati-utente e costruire percorsi di analisi personalizzati (storytelling). Il Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica ha inoltre lanciato una “Call for stories” allo scopo di promuovere un patrimonio comune di analisi di dati e indicatori su temi cruciali per le politiche regionali.

Paolo d’Errico, statistico e informatico, ha invece proposto una riflessione critica su statistica, innovazione e information technology. Ha poi evidenziato le qualità necessarie per raggiungere, o quantomeno aspirare al raggiungimento, del benessere economico e sociale: Risorse, Competenza, Cultura, Esperienza, Praticità, Condivisione, Umiltà, Sincerità, Oggettività, Conversione, Adattamento, Tenacia.

Antonino Virgillito, che si occupa di sviluppo software presso l’Istat, ha presentato un lavoro condotto insieme ai colleghi Michele Silvestri (sviluppatore) e Leonardo Tininini (esperto di database). Si tratta di una serie di widget per la visualizzazione dello stato della rilevazione del Censimento dell’Agricoltura. Vengono visualizzati il numero di questionari compilati tramite web, le aziende assegnate ai rilevatori e altre informazioni di sintesi sull’evoluzione del processo, con dettaglio nazionale e regionale e relative mappe geografiche. Tali widget possono essere integrati da chiunque nelle proprie pagine web, semplicemente facendo un copia-incolla della riga di codice messo a disposizione. Al di là dell’aspetto informatico, tali componenti web sono molto interessanti in quanto consentono di rendere visibile una parte del processo, consentono dunque il monitoraggio in tempo reale di ciò che sta avvenendo, in totale sintonia con la logica di trasparenza dell’Open Government.

Vincenzo Patruno ha infine mostrato un plugin ufficiale per WordPress che consente di visualizzare sul proprio sito (realizzato con WordPress) il numero di residenti di qualunque città italiana, collegandosi direttamente alla sito ufficiale Istat di diffusione dei dati della popolazione (demo.istat.it).

Anche in questo caso la sessione è stata supportata da spunti e informazioni via Twitter, inseriti dai partecipanti alla conferenza e dagli “inviati speciali”. Sono poi intervenuti Giulio Barcaroli, statistico metodologo dell’Istat, e Marco Scarnò, ideatore e sviluppatore di software statistici, che hanno riportato allo StatCamp alcune delle idee emerse in mattinata nel corso dell’Agorà “La Statistica ufficiale incontra… la comunità degli sviluppatori di software per la statistica”. In particolare hanno colpito e suscitato un vivo dibattito le idee di Marco Scarnò, che vede un futuro dove i software statistici omnicomprensivi avranno un sempre minore spazio a favore di Apps specializzate da scaricare da Internet all’occorrenza. La modalità d’uso dovrebbe essere estremamente semplificata (si è fatto un parallelo con Minority Report), immaginando che le Apps di analisi possano essere applicate trascinandole sopra degli oggetti dataset ed ottenendo dei nuovi oggetti dataset o immagini e animazioni grafiche.

Lo StatCamp si è chiuso con la premiazione dei migliori Tweet raccolti dagli utenti della Conferenza, sono stati selezionati:

  • Tweet vincitore n.1: “Statistica e IT: il matrimonio con i fichi freschi (gt)”
  • Tweet vincitore n.2: “I dati devono essere trasferiti con grande onestà intellettuale al mondo degli utilizzatori (carmelo fulco)”

I premi (portachiavi-memoria 8 GB Usb) non sono stati ritirati, ma i vincitori possono mettersi in contatto con noi all’ndirizzo statcamp@segnalazionit.org, provvederemo senz’altro a recapitarglieli.

Last but not least, un ringraziamento al Presidente Enrico Giovannini, Patrizia Cacioli e Giovanni A. Barbieri, che ci hanno dato l’opportunità di organizzare lo StatCamp, a Stefano De Francisci, commissario politico e garante dell’ortodossia statistica dello StatCamp, a Micaela Paciello e Anna Stoppa, sacerdotesse degli eventi Istat e garanti dell’ortodossia stilistica dello StatCamp, a Marina Turi, graphic designer dell’Istat, a Silvia Losco, master technician of StatCamp’s hardware, e ai nostri “inviati speciali” che hanno twittato a più non posso, Francesca Loporcaro, Concetta Ferruzzi, Paola Giacchè e Michele Silvestri.

Noi ci siamo divertiti molto e crediamo di essere riusciti ad “alleggerire” un po’ alcuni argomenti di solito piuttosto pesanti per i non addetti ai lavori. Tutti i materiali della giornata sono disponibili all’apposita pagina del blog.

StatCamp “Statistica e nuove tecnologie per la crescita del Paese”

In occasione della Decima Conferenza Nazionale di Statistica, che si terrà a Roma, al Palazzo dei Congressi, dal 15 al 16 Dicembre 2010, stiamo partecipando all’organizzazione di uno “StatCamp” sul tema della evoluzione dell’Information Technology nella produzione, comunicazione e condivisione dell’informazione statistica.

Lo StatCamp sarà uno spazio aperto di discussione e adotterà gli stessi princìpi cardine dei BarCamp:

  • specializzazione → viene individuato un tema specifico e alcuni sottotemi
  • uguaglianza → non esistono un pubblico e dei relatori, tutti sono allo stesso livello
  • condivisione → qualunque partecipante può “salire in cattedra” e proporre agli altri una riflessione

L’evento verrà inoltre arricchito dalle informazioni e riflessioni che tutti i partecipanti alla Conferenza potranno inviare tramite Twitter.

Lo StatCamp della Decima Conferenza si terrà il 16 Dicembre e si articolerà in due sessioni:

  • DataGov e condivisione dei dati, dalle 11.30 alle 13.30
  • Statistica, Information Technology e innovazione, dalle 14.00 alle 16.00

Entrambe le sessioni saranno condotte da un “animatore”, che si occuperà di dare la parola alle diverse persone che vorranno intervenire e mantenere le discussioni nei binari del tema stabilito.
Gli interventi dureranno al massimo 5 minuti, si terrà comunque conto della disponibilità di tutti i presenti ad intervenire e degli orari da rispettare. Si prevedono due tipologie di intervento:

  • interventi programmati, da parte di coloro che intendono presentare delle slide
  • interventi estemporanei, da parte dei presenti allo StatCamp

Lo StatCamp sarà aperto a tutti i presenti alla Conferenza, non sono previste registrazioni preventive, l’unico accredito necessario è quella alla Conferenza, che può avvenire tramite l’apposita pagina: http://decimaconferenza.istat.it

A coloro che intendono partecipare allo StatCamp presentando delle slide chiediamo di mettersi in comunicazione con noi tramite l’e-mail: statcamp@segnalazionit.org

L’account Twitter, che verrà utilizzato prima e durante l’evento per raccogliere e diffondere idee sui temi,  è: @statcamp

Vi aspettiamo!


Internet Governance Forum Italia, CloudCamp e Conferenza sugli Open Data

La terza edizione dell’Internet Governance Forum Italia (IGF Italia) si svolgera’ il 29 e 30 novembre prossimi, a Roma, presso l’Aula Convegni del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ed e’ promossa e organizzata dalla Provincia di Roma e dal CNR, in collaborazione con il Centro NEXA su Internet e Societa’ del Politecnico di Torino e la Internet Society – ISOC Italia. Qui il link al programma della “due giorni” romana. Per la registrazione, compilare invece il form.

L’Internet Governance Forum Italia è una straordinaria opportunità per arrivare – col tempo e se si saprà lavorare bene – a rappresentare il mondo Internet italiano nelle sue diverse componenti – cittadini, scuola, ricerca, imprese, associazioni, PA. Uno strumento in grado di articolare bisogni e aspirazioni, particolarmente quelli di chi finora è stato poco ascoltato, con l’obiettivo di fare arrivare la voce della società civile sia all’IGF internazionale che all’attenzione della politica italiana.

A Torino, il Consorzio TOP-IX organizza nella giornata del 2 Dicembre il “Turin Cloud Camp“, focalizzato sulle tecnologie per il Cloud Computing e sul trattamento di grandi quantita’ di dati sulla Cloud. Interverra’ come sospite Reuven Cohen, fondatore e CTO di Enomaly Toronto Inc. (leader nello sviluppo di prodotti informatici e soluzioni focalizzate sul Cloud Computing).

La giornata del 3 Dicembre sara’ invece dedicata alla Conferenza annuale TOP-IX 2010, quest’anno dedicata a “Open Data: dati, conoscenza, valore”. La conferenza si snoderà attraverso quattro sezioni: nella prima si guarderà alla situazione internazionale, con particolare attenzione all’Europa e alle soluzioni adottate in UK. Si proseguirà offrendo una panoramica sull’ambiente italiano e sul caso Piemonte. Quindi sarà analizzato il binomio Open Data e Informazione, prima di presentare interessanti progetti e applicazioni Open Data. Registrazione e info sul programma sul sito ufficiale dell’evento

Il disastro informatico: come gestire la crisi

di Concetta Ferruzzi e Daniele Frongia

Oggi la complessità dei sistemi informatici e dell’interazione tra i vari componenti software impone alle aziende una maggiore attenzione sull’importanza della prevenzione e della gestione degli inevitabili disastri informatici.
Sulla base della letteratura e delle esperienze maturate è possibile redigere una sorta di check list delle cose da fare e soprattutto non fare se si verifica un disastro informatico.

Supponiamo che una nota compagnia aerea, dopo un anno di lavori, metta in produzione il nuovo sito, la principale piattaforma del suo business (biglietteria online, collegamento con i partner, etc), annunciato in pompa magna da una campagna pubblicitaria world wide sui media, oltre che sul Web e sui social network.
Sempre nel nostro caso ipotetico, immaginiamo che poche ore dopo il lancio trionfale, quando i visitatori diventano decine di migliaia, il sito vada improvvisamente giù…e che un misterioso messaggio di errore compaia al posto della home.
Le conseguenze sarebbero immediate: sui social network inizierebbero rapidamente a comparire messaggi e commenti ironici sull’azienda (“non siete nemmeno capaci di fare un sito, figuriamoci di far volare un aereo”), le aziende collegate (agenzie di viaggio, servizi di biglietteria online) che usano il sito sarebbero costrette a bloccare  le proprie attività e i costosissimi passaggi pubblicitari si trasformerebbero in enormi boomerang.  Inquietanti scenari di disastro si abbatterebbero sul top management e sulle quotazioni in borsa.

Che fare? E’ chiaro che un’azienda che si trova ad affrontare una situazione di crisi senza precedenti rischia conseguenze negative molto rilevanti. Sono quelli i momenti in cui un  Chief Information Officer (CIO) si vede passare tutta la vita davanti e maledice il giorno in cui ha intrapreso questa carriera. Ma non è certo questo il momento delle crisi esistenziali. In queste situazioni occorre rimboccarsi le maniche e risolvere il problema il prima possibile e in modo stabile. Ne va dell’immagine dell’azienda e, molto probabilmente, della sua carriera.

Cosa fare per gestire e superare la crisi

Prime valutazioni (rescue remedy)
Nell’ipotesi in esame siamo nel caso di un disastro di natura informatica.
La prima cosa da fare in questi casi è: non farsi prendere dal panico e soprattutto non alimentare il panico.
La gestione dell’ansia (e quindi la sua tollerabilità) passa attraverso la consapevolezza e il “fare” una serie di cose: il piano di crisi, che vedremo tra poco, è quindi il rimedio più efficace per tenere a bada l’ansia.
Il primo step è un’analisi preliminare del problema per comprenderne la natura. Prima di tutto, uno sguardo in sala macchine: server e data center sono in ottima forma. La causa sembra dunque essere il software. Le prime domande che si pongono gli informatici sono: un attacco informatico? Un virus? Un errore di configurazione? Un’incompatibilità tra l’applicativo e i sistemi sottostanti? Un codice poco robusto per sopportare lo stress di migliaia di utenti contemporanei? Oppure?

Caos, ovverosia il brainstorming iniziale
Il secondo step riguarda la definizione delle modalità di soluzione della criticità. E’ opportuno, in questi casi, dopo un primo momento di comprensibile caos e spaesamento, che il CIO definisca e illustri un percorso da intraprendere per superare la crisi.
Sicuramente andrebbe organizzata una riunione di crisi in cui ipotizzare possibili cause e quindi possibili soluzioni. Questo caos non è fine a se stesso, è un’importante fase di brainstorming necessaria a definire un piano della crisi.
Se un’ipotesi sembra molto verosimile (ad es. i messaggi di errore indicano una configurazione non corretta del web server), prima ancora di definire il piano è possibile un intervento d’urgenza volto a risolvere il problema “al volo”. Ma questa fase deve essere limitata nel tempo e governata dal CIO.

La task force per la gestione della crisi
L’obiettivo è chiaro: trovare nel minor tempo possibile una soluzione stabile.
Come è ovvio, non esiste una ricetta unica per raggiungere questo obiettivo. In molti casi è utile costituire una unita di crisi che comprenda tutte le risorse umane che porteranno a termine le operazioni di ripristino. L’unità dovrebbe essere coordinata dal CIO o da un suo diretto collaboratore all’altezza della situazione.
La composizione del gruppo dovrebbe prevedere le seguenti figure professionali:
- Un responsabile incaricato dal CEO o dal CIO (o il CIO stesso): questa figura diventa il commander-in-chief della crisi;
- Staff IT: Progettisti e sviluppatori, esperti database, sistemisti, esperti di sicurezza e team leader;
- Il Chief Risk Officer, se la figura è prevista dall’azienda, o un suo incaricato;
- Un’ombudsman (un uomo che funge da tramite) per i rischi IT: una figura dirigenziale rispettata e autorevole per il personale IT, al quale rivolgersi per esprimere le proprie idee e preoccupazioni sulle attività dell’unità di crisi.
- Una persona dell’area Comunicazione e Marketing;
- Una persona dell’area Organizzazione, esperta di analisi dei processi, descrizione delle procedure e verifiche di auditing;
- Eventuali consulenti ed esperti esterni.
E’ inoltre necessario allertare l’area Amministrativa affinché possa procedere ad eventuali acquisti da effettuare in condizioni di emergenza.
E’ indispensabile che nell’unità non ci siano persone che deambulano senza meta e senza obiettivi (con un’importante eccezione: i capi possono farlo, possono aggirarsi nel gruppo, per captare qualche aggiornamento, ma senza disturbare i lavori e trasmettere ansia).
Su un documento condiviso o semplicemente su una lavagna è bene indicare i numeri di telefono e l’ubicazione di ciascun componente del gruppo. Se vengono fatti dei turni, anche le fasce di presenza e reperibilità.

Comunicazione in tempo di crisi
La comunicazione interna ed esterna è essenziale. Serve a non alimentare il panico, a dimostrare che la situazione è sotto controllo, a rassicurare gli interni e soprattutto l’esterno per evitare danni troppo pesanti sull’azienda. Devono essere presidiati i seguenti profili di comunicazione:

  • Interna al gruppo dell’unità di crisi: devono sempre essere chiari ruoli, attività, esiti delle operazioni e scadenze;
  • Interna all’azienda: anche i dipendenti che non partecipano all’unità di crisi devono essere correttamente informati;
  • Esterna: va definito un accurato piano di comunicazione con gli utenti, i media, i clienti e va posta particolare attenzione alla cura dei profili aziendali sui social media.

Diario della crisi
E’ consigliabile che venga aggiornato un diario della crisi ove riportare, con cadenza giornaliera, tutte le attività e le decisioni intraprese. Questo diario sarà estremamente importante sia durante la crisi (se ha una durata di diversi giorni può essere utile recuperare informazioni pregresse) che dopo, per analizzare l’accaduto e farne tesoro.
In questo diario andrebbe specificata, per ciascuna ipotesi di lavoro, la procedura seguita, le risposte del sistema, le decisioni anche minime prese.

Gestione del team (ovverosia di un gruppo di esseri umani)
Il responsabile dell’unità deve provvedere ad allestire un’area di ristoro (cibi e bevande) per il personale impegnato nell’unità. Qualche extra (cioccolatini, salatini, etc; mai alcolici, se non per brindare alla fine) può contribuire ad allentare la tensione e a strappare qualche sorriso.
Tra le responsabiltà del capo c’è anche quella di assicurare il massimo confort al team, e quindi una volta istituita l’unità è bene chiarire i turni del personale e assicurare adeguate pause a tutto il gruppo. E si, anche il super tecnico che-sembra-sempre-indispensabile deve potersi riposare, perché anche lui, nonostante le apparenze, è un essere umano.

Riunioni periodiche
Durante la crisi l’email diventa uno strumento da utilizzare con cautela: meglio la messaggistica istantanea. Le riunioni devono essere fatte con il contagocce, meglio per sottogruppi e se possibile in modalità stand-up, preferibilmente periodiche, ad esempio ogni giorno un breve briefing alle 12 e alle 19, in analogia al modus operandi dei team investigativi. Chi conosce i romanzi di Mankell sa che le riunioni efficaci, di cui parleremo in un successivo post, sono decisive per il successo di un’indagine o di un progetto.

Dopo la crisi

La fine della crisi
La conclusione della crisi passa attraverso alcuni passi tra cui:

  • Diagnosi e risoluzione del problema e conseguente brindisi.
  • Test: prima di tornare online, l’azienda deve eseguire accurati test sia internamente che esternamente (con un campione di utenti). Sbagliare una volta può succedere, due volte non è consentito.
  • Monitoraggio della messa in produzione: il secondo “varo” diventa più importante del primo, e quindi va necessariamente accompagnato da tutto il personale dell’unità, con compiti ben precisi e tracciabili.
  • Reportistica accurata di quanto accaduto: è necessario che tutte le ipotesi valutate e le soluzioni adottate siano ben documentate. Il diario della crisi dovrà quindi essere elaborato e diventare un documento ufficiale.
  • Comunicazione delle soluzioni adottate e condivisione della conoscenza acquisita nella gestione delle problematiche emerse sia internamente che esternamente.

Sopravvivere a una crisi
In alcuni casi il danno provocato da una crisi può essere enorme.
A livello aziendale il ruolo della comunicazione nel ridare vigore all’immagine aziendale con campagne ad hoc è essenziale. Occorre poi ricostruire i legami con le aziende partner eventualmente danneggiate.
A livello individuale appare saggio adottare delle regole per sopravvivere alla crisi:
1) rispetto di sé, cioè voler vivere e non soltanto sopravvivere; 2) intensità, cioè proiettarsi sul lungo termine; 3) empatia, in ogni crisi mettersi al posto degli altri; 4) resistenza, cioè pensare a creare piani alternativi; 5) creatività, cioè se la crisi diventa irreversibile, imparare a trasformarla in un’opportunità; 6) ubiquità, cioè prepararsi a cambiare radicalmente e imparare a essere mobili; 7) pensiero rivoluzionario, ossia osare il tutto per tutto.
In altre parole, quando la crisi sarà superata lascerà una scia di innumerevoli vittime, ma anche qualche vincitore. Ciascuno di noi può anche uscirne meglio di quanto immaginato se si riescono ad adottare efficaci strategie di sopravvivenza personali.

Per evitare nuove crisi
Una crisi è un importante campanello di allarme. Sarebbe utile approfittare della crisi per una verifica della funzionalità complessiva del sistema e di tutte le sue componenti hardware e software, nonché dei vari protocolli di intervento.
Andrebbero infatti specificate in maniera dettagliata tutte le procedure operative e le possibili risposte nel caso si verificassero degli errori e delle anomalie. Una sorta di manuale di istruzioni per l’uso del sistema che consenta di andare al di là della conoscenza diretta del sistema stesso permettendo l’intervento di soluzione di eventuali problemi anche ai tecnici che non hanno fatto parte del progetto.
Va quindi fatta una sorta di mappa delle cose da fare, di catalogo dei rischi, di piani B e C per fronteggiare eventuali crisi future con l’indicazione dei responsabili e degli indicatori di riferimento.

La lezione imparata
Il proverbio è ormai noto da tempo: le nozze con i fichi secchi non si fanno; se il progetto del nuovo sito non ha seguito una buona conduzione, se non sono state allocate risorse a sufficienza, se non si è fatto in tempo a testare il sistema, è bene capire che il matrimonio può durare molto poco. Anche pochi minuti. Ecco allora che CEO e CIO, se sopravviveranno alla furia vendicativa degli azionisti, dovranno rivedere profondamente le modalità di gestione dei progetti IT, con particolare attenzione a quelli mission critical.
Tuttavia, come dicevamo all’inizio, non tutto si può prevedere (la lista di disastri informatici dell’ultimo decennio la dice lunga) e allora è importante sapere come affrontare una crisi.
Altrimenti la legge di Murphy (se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre ad una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo) è sempre in agguato.
In particolare, dopo una crisi, è bene fare in modo di non ritrovarsi nella condizione descritta sempre da Murphy: le esperienze fallimentari passate non rendono più saggi e accorti, ma solamente più rintronati.

Open Source nella Pubblica Amministrazione (OSPA)

Si terra’ il prossimo 11 Novembre presso la Sala delle Colonne dell’Universita’ LUISS Guido Carli il convegno “Open Source nella Pubblica Amministrazione” – OSPA 2010.

Giunto alla sua terza edizione e promosso dall’associazione Concreta-Mente  assieme ad alcuni partner accademici, sara’ quest’anno dedicata al tema del Riuso e al Total Cost of Ownership (TCO), due pratiche che vengono spesso presentate come virtuose per guidare l’innovazione nelle Amministrazioni alla ricerca di efficacia ed efficienza. La partecipazione e’ gratuita previa registrazione che puo’ essere effettuata attraverso il sito web di Concreta-Mente.

Fammi Sapere: Convegno sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione

di Marco Scaloni

A Senigallia, il prossimo 20 novembre, si parlerà di Anagrafe Pubblica degli Eletti e Nominati, nell’ambito di un convegno dedicato agli “open data” della Pubblica Amministrazione. Il convegno, dal titolo “Fammi Sapere: la Trasparenza della Pubblica Amministrazione: Internet, Open Data, Anagrafe pubblica degli Eletti“, è organizzato dalla società InformaEtica e dal Comune di Senigallia.

Con l’espressione “dati aperti” o, in terminologia anglosassone, “Open Data” o “Open Government”, viene intesa una filosofia, che è al tempo stesso una pratica, che implica che alcune tipologie di dati in possesso di Enti ed Istituzioni pubbliche siano liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione e l’utilizzo. In più, i dati aperti dovrebbero essere pubblicati in formati anch’essi “aperti”, ovvero il cui uso sia svincolato da restrizioni legali e le modalità di utilizzo siano pubbliche.

Per una pubblica amministrazione, che opera con denaro pubblico e eroga servizi nell’interesse diretto della collettività, la fornitura di dati aperti e universalmente disponibili parrebbe un compito istituzionale. Più in generale, gli Open Data aumentano la conoscenza della propria comunità e agevolano l’esecuzione di comuni attività umane (si pensi ad esempio ai dati cartografici). La “liberazione” dei dati in formato aperto permette e incoraggia la realizzazione di servizi che ne valorizzino tutta la potenzialità, attraverso operazioni di analisi, confronto, elaborazione, forniti anche da soggetti esterni alla Pubblica Amministrazione.

Scopo principale del convegno di Senigallia è quello di promuovere il “trasferimento tecnologico” verso cittadini e amministratori, cioè di fare informazione e formazione intorno al tema degli Open Data: i concetti chiave, gli scenari possibili, le esperienze passate e presenti, i risvolti sociali, politici e legali, le tecnologie abilitanti.
Non di meno, l’evento vuol essere occasione di incontro tra “addetti ai lavori”, momenti di scambio e opportunità per cercare di coordinarsi e pensare a progetti comuni.

L’iniziativa vuole puntare i riflettori sulla proposta di istituzione dell’Anagrafe Pubblica degli Eletti e Nominati (APEN), che rientra a pieno titolo nell’ambito degli Open Data applicati alla Pubblica Amministrazione. L’obiettivo dell’APEN è pubblicare su Internet i dati riguardanti le presenze, lo svolgimento dei lavori, i risultati, gli stipendi, gli emolumenti, le consulenze, i pagamenti, di tutti i politici eletti e di tutte le persone che ricoprono un ruolo politico pubblico.
Il convegno vuole essere anche momento di confronto e progettazione condivisa tra i diversi soggetti che hanno istituito, o stanno istituendo, tale Anagrafe. Il Comune di Senigallia è uno di questi.

Per ulteriori informazioni:

Il successo del Barcamp

Ora possiamo dirlo. Il Barcamp “Sharing Data and Statistical Knowledge” e’ stato un successo. Tanta partecipazione, interventi di ottimo livello, tanto entusiasmo e, alla fine, una grande soddisfazione da parte di tutti per aver partecipato. Ovviamente grande soddisfazione anche da parte di SegnalazionIT, che cosi’ puo’ dire senza alcun dubbio di aver celebrato nel migliore dei modi la “Prima Giornata Mondiale della Statistica”.

Un primo grazie va al Dipartimento di Scienze Statistiche della Sapienza, Universita’ di Roma, alla Societa’ Italiana di Statistica (SIS) e all’Istat che hanno subito creduto in questa idea  e hanno speso il loro nome accanto a quello del nostro Blog.  Un grazie di cuore va a tutti coloro che hanno deciso di portare un intervento e di accettare le regole ferree del format  IGNITE (5 minuti per ogni presentazione, 20 slides che scorrono automaticamente ogni 15 secondi).

Un grazie va poi agli sponsor (Egeria, il catering La Perugina, IBM, SAS) e agli enti e organizzazioni che hanno creduto nel progetto e ci hanno concesso il loro prestigioso patrocinio (Commissione Italiana per l’UNESCO, Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Roma, Gruppo valorizzazione statistiche pubblice SIS, Rante, UnaRete). Ancora grazie al CASPUR per aver curato la diretta streaming e a Uniroma.tv che ha documentato con le sue telecamere quanto avvenuto durante la giornata. (Qui di seguito il servizio)

Un grazie infine a tutti coloro che hanno partecipato a questa giornata e a tutti quelli che ci hanno aiutato e non si sono risparmiati  per l’organizzazione dell’evento.  Con tanti di loro continueremo a sentirci e siamo sicuri  che continueranno a seguirci attraverso le pagine del nostro Blog.

Tutti i materiali del Barcamp saranno via via inseriti nella apposita pagina.