Il Workshop è stato organizzato dal Gruppo permanente per la Valorizzazione delle Statistiche Pubbliche (VSP) della Società Italiana di Statistica (SIS) in collaborazione con l`ISTAT e l`Università Europea di Roma che ospita l`evento.
Si tratta del primo evento sulla statistica pubblica organizzato dal gruppo SISVSP e vuole rappresentare un momento di incontro tra produttori ed utilizzatori, al fine di rafforzarne il valore e la responsabilità sociale del suo contributo ai processi decisionali.
Il programma è molto intenso e prevede, nella due giornate di lavoro:
dieci sessioni tematiche coordinate da esperti riconosciuti di statistica pubblica a cui partecipano oltre 50 autori, espressioni del mondo accademico, della ricerca e della produzione e diffusione di statistiche pubbliche;
due relazioni invitated: prof. Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, e prof. Luigi Biggeri, professore emerito di Statistica Economica;
l`Official Statistics Cafè, una non conferenza aperta che approfondirà tematiche di rilevante attualità (reputazione delle statistica pubblica, valutazione e misurazione degli outcome, come affrontare il diluvio di dati, le informazioni necessarie per le policy sul mercato del lavoro).
Sarà possibile seguire in diretta l’evento e proporre domande di interesse per l’Official Statistics Cafè tramite Twitter @stat_coffee.
I lavori si concluderanno con il brainstorming del gruppo SISVSP.
Lunedì 18 a Roma, alle 18.30 al Mokarabia di Piazza Fiume, si terrà il primo Spaghetti Data Drink, un incontro informale e a basso tasso alcolico di preparazione spirituale all’evento principale del giorno successivo. L’incontro è aperto a tutti, chi c’è c’è.
Martedì 19, sempre a Roma, questa volta nella cornice istituzionale della Camera dei Deputati, Sala delle Colonne, si terrà l’evento “La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti“, organizzato da Agorà Digitale insieme alle maggiori associazioni italiane che si occupano di trasparenza e dati aperti.
Saranno presenti importanti ospiti nazionali e internazionali secondo un programma molto intenso:
SESSIONE DI APERTURA – 9.30/11.30
Introduce: Luca Nicotra, Segretario di Agorà Digitale
Moderatore: Sergio Rizzo, Corriere della Sera
Emma Bonino, Vicepresidente del Senato
Ben Brandzel, cofondatore di Avaaz.org, già Direttore delle campagne online di MoveOn.org e Obama
Enrico Giovannini, Presidente Istat
Jonathan Gray, Open Knowledge Foundation
Francesco Pizzetti, Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali
Simon Rogers, Direttore Datablog e Datastore del quotidiano The Guardian
PER UN’ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI ELETTI, DEI NOMINATI E DELLA PA – 11.45/13.00
Moderatore: Diego Galli, Radio Radicale
Rita Bernardini, Deputato radicale eletto nel Pd
Maria Teresa Brassiolo, Presidente Transparency Italia
Giacomo D’Arrigo, Coordinatore Naz. Anci Giovani
Peter Gomez, Direttore de ilfattoquotidiano.it
Antonio Martone, Presidente della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche
Mario Staderini, Segretario Radicali Italiani
TRASPARENZA E ACCESSIBILITÀ DEI BILANCI PUBBLICI – 14.00/15.15
Moderatore: Aline Pennisi, Ministero dell’economia e delle finanze
Vittorio Alvino, OpenPolis
Rocco Berardo, Consigliere regionale Regione Lazio Lista Bonino Pannella
Stefano Costa, Open Knowledge Foundation Italia
Simona De Luca, Ministero per lo sviluppo economico
Giancarlo Miele, Presidente Commissione sviluppo economico, ricerca, innovazione e turismo, Consiglio regionale Regione Lazio
Marco Stradiotto, Senatore del Partito Democratico
IL VALORE ECONOMICO DEGLI OPEN DATA – A cura di Linked Open Data Italia – 15.30/16.45
Moderatore: Andrea Di Benedetto, Presidente associazione Linked Open Data Italia
Lorenzo Benussi, Top-IX
Stefano Bertolo, European Commission DG Information Society and Media
Tito Bianchi, Independence public policy professional
Raimondo Iemma, Fondazione Rosselli
Giuseppe Ragusa, Docente presso LUISS
Guido Carli e membro dell’Associazione Rena
LA TRASPARENZA E I DATI PUBBLICI: OBIETTIVI ED AZIONI PER L’IMMEDIATO – 17.00/18.00
Moderatore: Guido Romeo, Wired
Michele Barbera, Linked Open Data Italia
Ernesto Belisario, Associazione italiana per l’OpenGovernment
Alberto Cottica, Spaghetti Open Data
Ettore di Cesare, OpenPolis
Luca Nicotra, Segretario di Agorà Digitale
Marco Scaloni, Informaetica
nella sala delle colonne non è possibile introdurre macchine fotografiche e altri dispositivi di registrazione audio/video. Sono ammessi i telefoni cellulari, mentre chi intende portare un pc portatile è obbligato a comunicarne il modello durante la registrazione online dell’evento
per accedere alla Camera dei deputati gli uomini sono obbligati a indossare la giacca
L’avventura degli Open Data in Italia è agli inizi e si intreccia, fra le altre, con le norme sulla trasparenza dell’azione amministrativa contenute nel c.d. Decreto Brunetta (D.Lgs. n. 150/2009). Un piccolo esempio può dimostrare come, pur rispondendo pienamente alle norme di legge sulla trasparenza e pubblicando i dati richiesti dal Decreto, si possa essere ancora ben lontani dall’effettiva creazione di Open Data, ovvero di “dati pubblici in formato aperto, in modo da renderne facile l’accesso e il riuso” (definizione di Spaghetti Open Data).
Prendiamo in considerazione la sezione Trasparenza del sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche: http://www.dcp.cnr.it/Trasparenza.asp. Supponiamo di voler costruire un prospetto o tracciare un grafico dell’andamento delle percentuali di assenza del personale del CNR nel corso del 2010, suddiviso per struttura organizzativa.
Andiamo dunque nella sottosezione “Tassi di assenza”, i dati sono ovviamente disponibili e aggiornati, ma sono veramente utili e facilmente riutilizzabili da tutti?
Se l’ intento è quello di costruire una tavola o un grafico dovranno esistere, come minimo, dei dati in un formato testo importabile da qualunque software di analisi di dati, o almeno in formato libero o proprietario importabile in un foglio di calcolo (es. OpenOffice Calc oppure Microsoft Excel).
I dati del CNR sono disponibili in formato .pdf, suddivisi per mese, e ogni pagina presenta i dati ed un grafico relativo alle presenze e assenze per struttura organizzativa, vediamo dunque di capire come utilizzarli.
Per prima cosa effettuiamo il download di tutti i dati sul PC e utilizziamo il comodo servizio http://www.pdftoexcelonline.com che effettua l’upload di un file .pdf e spedisce via email il relativo file .xls. Fatto questo abbiamo a disposizione 12 file Excel, il grafico iniziale non è stato convertito ma i dati sì, anche se i numeri sono interi e non decimali (es. 2158 anziché 21,58 che rappresenta il tasso di assenza della Direzione Generale nel mese di Gennaio). A questo punto sono necessarie svariate operazioni manuali per ottenere dei dati utilizzabili da un software di analisi o di visualizzazione dati: riportare su uno stesso foglio Excel tutti i dati, eliminare le righe di intestazione di ogni mese, inserire un codice per identificare il mese, applicare una trasformazione per far ridiventare decimali tutti i numeri interi, verificare i dati duplicati (es. per il mese di Luglio i dati della struttura 603.030 sono riportati due volte) e prendere in considerazione solo quelli più plausibili, depurare ciascuna riga dagli “a capo” derivanti dalle operazioni di trasformazione. Salviamo infine i dati in formato Excel e testo delimitato da tabulazione.
Siamo pronti per passare alla fase di analisi dei dati, utilizziamo per comodità Excel, in particolare le tabelle pivot, ed otteniamo finalmente la tabella dell’andamento annuale delle percentuali di assenza, suddivise per struttura organizzativa.
Il tempo impiegato finora per ottenere il file .xls ed file .csv del 2010 a partire dai singoli file .pdf mensili è di 40 minuti e nonostante la difficoltà di queste operazioni sia bassa per chi si occupa di dati, è a mio avviso al di fuori della portata della maggioranza dei navigatori di Internet.
Volendo poi effettuare un minimo di data visualization su tali dati, e magari renderla disponibile su Internet, si può utilizzare ad esempio il notevolissimo servizio Tableau Public (al quale verrà dedicato un successivo post per spiegarne il funzionamento). Il risultato è visibile a questi indirizzi:
In alternativa è possibile utilizzare la modalità widget, che consente di incorporare i risultati ottenuti su qualunque sito Internet o blog. Ecco di seguito le tavole ed i grafici ottenuti.
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Tabulazione delle percentuali di assenza 2010 per mese e struttura organizzativa.
Grafico delle percentuali di assenza 2010 per mese e struttura organizzativa (facendo click sul nome della struttura viene evidenziato il corrispondente grafico e la relativa serie di dati).
Grafico dell’andamento delle percentuali di assenza 2010 per ciascuna struttura organizzativa (facendo click sul nome della struttura viene evidenziato il corrispondente grafico e la relativa serie di dati).
Questa seconda parte dedicata alla data visualization ha richiesto circa 60 minuti per essere completata, ma era la prima volta che utilizzavo Tableau Public.
Tramite l’apposita barra posta nella parte bassa di ciascuna visualizzazione è possibile esportare i dati in formato .csv, aderendo pienamente alla filosofia degli Open Data.
Ulteriormente, essendo Tableau Public un servizio offerto da uno stesso data center, ogni modifica ai dati e alle visualizzazioni fatta sul repository centrale viene immediatamente recepita dai vari widget sparsi per tutta Internet, senza ripubblicare manualmente alcunchè.
Facendo un po’ di conti, chi avesse voluto cimentarsi nel trasformare in Open Data dei dati disponibili in formato chiuso e rilasciati per singolo mese, avrebbe dovuto impiegare oltre 1h30′ del suo tempo e possedere un po’ di dimestichezza nel trattare i dati e nell’utilizzare qualche tool di visualizzazione. Questo tipo di risorse sono in genere largamente disponibili negli Istituti, Enti, Amministrazioni Centrali o Locali (es. Regioni, grandi Comuni) che producono quei dati ma difficilmente disponibili per le singole persone che accedono a quei dati.
Allora, pur avendo considerato un esempio limitato a dei dati gestionali-amministrativi, penso di essere riuscito a far capire come la strada per gli Open Data, in Italia, sia ancora lunga. Non manca a mio avviso l’impegno di Enti, Istituzioni e Amministrazioni italiane, sono infatti sicuro che il CNR impiegherebbe le stesse risorse per fornire i dati in formato aperto e cumulativo piuttosto che in formato .pdf e mensile. Quello che forse manca è la cultura del servizio, il provare a mettersi nei panni di chi dovrebbe utilizzare quei dati e immaginare di cosa avrebbe bisogno e di quali dovrebbero essere le modalità di rilascio più utili per una vera disponibilità, accessibilità e riuso dei dati.
Il Codemotion, ex Javaday, è un evento che costituisce un punto di incontro per i programmatori di tutti i linguaggi di programmazione. Nato come momento di aggregazione dei programmatori Java, si è evoluto quest’anno spostando l’attenzione dal prodotto Java della Sun (Oracle) alla disciplina della programmazione.
Il Codemotion 2011 si tiene a Roma, il 5 Marzo 2011, al Dipartimento di Informatica e Automazione di Roma Tre, Via della Vasca Navale 79 ed è un evento gratuito che richiede una iscrizione.
Al Codemotion si potranno ascoltare i talk di programmatori esperti, consegnare alle aziende presenti il proprio curriculum, presentare a tutti la propria idea in modalità Ignite, aggregare programmatori ed esperti che si occupano di problematiche simili.
Il movimento Open Data si espande a macchia d’olio anche nel nostro Paese, guidato da alcuni “evangelist” come Lorenzo Benussi, Ernesto Belisario e Flavia Marzano, che abbiamo incontrato al BarCamp in occasione della Prima Giornata Mondiale della Statistica, e altri come Alberto Cottica e gli amici di Spaghetti Open Data, che abbiamo conosciuto in occasione dello StatCamp della Decima Conferenza Nazionale di Statistica. Il nostro Vincenzo Patruno non perde poi occasione di vederli in giro per l’Italia e il nostro blog cerca di dare ampio spazio a idee ed eventi collegati all’Open Data.
Per l’appunto Lorenzo Benussi ci segnala una importante iniziativa che vede, ancora una volta, il Piemonte come uno dei principali centri di diffusione della cultura Open Data in Italia. Dal 13 al 17 Aprile 2011 si terrà infatti a Torino, nel quadro delle celebrazioni per l’unità d’Italia, la Seconda Biennale per la Democrazia «uno strumento per la formazione e diffusione di una cultura della democrazia che si traduca in pratica democratica: un laboratorio pubblico permanente, radicato nel territorio e rivolto alle grandi dimensioni della politica odierna, aperto al dialogo, capace di coinvolgere i giovani delle scuole e delle università, destinato a tutti i cittadini. Si articola in una serie di momenti preparatori – laboratori per le scuole, iniziative destinate ai giovani, workshop di discussione – che culminano, ogni due anni, in cinque giorni di appuntamenti pubblici: lezioni, dibattiti, letture, forum internazionali, seminari di approfondimento e momenti diversi di coinvolgimento attivo della cittadinanza».
«Il concorso ha come fine quello di presentare al pubblico durante la manifestazione Biennale Democrazia 2011 idee, prototipi o versioni complete di applicazioni software per qualsiasi piattaforma – siti web, applicazioni mobili, widget, mashups, infografiche interattive – che utilizzino almeno uno dei dataset della Città di Torino messi a disposizione sul sito di Biennale Democrazia, anche in combinazione con altri dati e servizi disponibili on line».
Insomma, il Torino Open Data Contest ci aspetta, dal 13 al 17 Aprile 2011!
Vista la facilità di apertura, ma sopratutto la gratuità degli account Gmail, è molto frequente che ciascuno di noi abbia più di un account intestato a suo nome.
Spesso, anche per evitare confusioni, i due account vengono gestiti tramite browser differenti, cosicché nel primo browser visualizziamo ad esempio l’email privata e nel secondo browser l’account dove memorizziamo i file che riteniamo più importanti.
Ma due browser aperti consumano una considerevole quantità di risorse di calcolo, perché dunque non visualizzare i due account Gmail con lo stesso browser?
Ci viene in aiuto una recente funzionalità di Gmail, vediamo insieme come configurarla.
Nota bene: la procedura è stata testata con il browser Firefox, ma può essere utilizzata, con qualche click in più, anche con il browser IE. Fare click sulle immagini per visualizzarle correttamente.
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1) Andiamo su Google Accounts http://google.com/accounts e accediamo inserendo utenza e password del nostro primo account Gmail.
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2) Ora modifichiamo il nostro account, in particolare prendiamo in considerazione l’opzione “Multiple sign-in” e facciamo click su “Edit“.
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3) Veniamo rimandati alla pagina seguente, che spiega le funzionalità del sistema. Per andare avanti dobbiamo selezionare “On” e le diverse checkbox per dimostrare di aver letto le indicazioni. Ci viene infine ricordato che potrebbe essere necessario effettuare il logout da tutti gli account perché le modifiche abbiano effetto. Facciamo click sul pulsante “Save“.
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4) A questo punto accediamo alla nostra posta elettronica scrivendo ad esempio http://gmail.com nella barra degli indirizzi del browser. L’autenticazione tramite il primo account l’abbiamo già fatta dunque veniamo immediatamente reindirizzati alla pagina Inbox di Gmail. Il risultato sarà analogo al seguente.
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5) Come si può vedere, facendo ora click nel triangolino posto alla destra del nome del nostro primo account, si apre un menù a tendina con il link “Sign in to another account…“.
Facendo click su tale link si apre un secondo tab del browser e ci viene presentata la seguente pagina.
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6) Autentichiamoci con le credenziali del secondo account Gmail, il risultato finale sarà il seguente.
Le email dei due account sono ora disponibili, contemporaneamente, su due tab differenti dello stesso browser!
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7) Per non confondersi sarà meglio selezionare dei temi con colori differenti per i due account, tramite il link in alto a destra “Settings –> Themes”.
Come già annunciato in un precedente post, e come si può vedere dal widget qui a destra, manca ormai poco tempo e proseguono senza sosta le operazioni per organizzare il BarCamp Sharing Data & Statistical Knowledge.
Abbiamo avuto conferma che il BarCamp potrà tenersi presso la Facoltà di Statistica de La Sapienza, fra l’Aula Gini e le due sale della Biblioteca, e abbiamo avuto la gradita sorpresa di vedere il BarCamp inserito nel programma ufficiale italiano della Prima Giornata Mondiale della Statistica.
Tutte le informazioni ufficiali sul BarCamp sono disponibili qui:
I progettisti dello UNIVAC, due professori dell’Università di Pennsylvania di nome J. Presper Eckert e John Mauchly, . . . si resero conto che affinchè un calcolatore elettronico fosse in grado di memorizzare le istruzioni per l’uso nella propria memoria, lo si sarebbe dovuto programmare per eseguire molte funzioni. Non sarebbe stato semplicemente un calcolatore, limitato a svolgere procedure matematiche predefinite. Sarebbe diventata una tecnologia di uso generale, una macchina per tutti i mestieri, che le aziende avrebbero applicato non solo per lavori di contabilità di tutti i giorni, ma per innumerevoli compiti gestionali e di analisi. In una nota del 1948, Mauchly elencò quasi due dozzine di aziende, agenzie governative e università che pensavano di essere in grado di fare un buon uso dello UNIVAC. Come si è scoperto, il mercato provò che si trattava di un affare molto più grande di quanto ci si sarebbe aspettato.
Ad aprire la strada nell’adottare le nuove e potenti macchine fu, ancora una volta, lo U.S. Census Bureau. Il 31 marzo 1951, acquistò il primo UNIVAC e lo installò un anno dopo, nel suo quartier generale di Washington DC. Entro la fine del 1954, i computer di Eckert e Mauchly erano in funzione negli uffici di dieci società private, tra cui General Electric, US Steel, Du Pont, Metropolitan Life, Westinghouse, e Consolidated Edison, che derivava dalla Thomas Edison Edison Electric Illuminating Company. UNIVAC eseguiva tutti i lavori che prima erano realizzati con i tabulatori a schede perforate -fatturazione, gestione delle buste paga, contabilità- ma furono anche utilizzati per attività molto complesse quali le previsioni di vendita, le programmazioni di produzione, le gestioni degli inventari. In breve tempo, lo scetticismo sul ruolo dei computer nel mondo degli affari si trasformò in entusiasmo dilagante. “L’utopia della produzione automatica è di per sé plausibile” proclamò la Harvard Business Review nell’estate del 1954.
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E questo, dopo il primo, era un ulteriore estratto dal capitolo 3, Digital Millwork, dell’imperdibile libro di Nicholas Carr, The Big Switch. La traduzione approssimativa è del sottoscritto, nella foto un modellino dello UNIVAC del 1951.
All’inizio del XX secolo le grandi compagnie avevano iniziato la riconversione delle loro macchine industriali funzionanti con la corrente elettrica fornita dalle centrali (anziché prodotta in proprio, ndt). Avevano anche iniziato ad installare una macchina elettrica di tipo molto differente, che processava informazioni anzichè materiali e veniva fatta funzionare da impiegati anziché dalla manodopera. La macchina era la tabulatrice a schede perforate, inventata nei primi anni dopo il 1880 dall’ing. Hermann Hollerit allo scopo di automatizzare il Censimento americano. Lavorava secondo un semplice principio: facendo dei fori in certe posizioni di una scheda cartacea, si potevano memorizzare informazioni. Una singola scheda censimento, ad esempio, poteva contenere tutti i dati di una famiglia. Un foro in un certo settore della scheda indicava che la famiglia aveva tre figli, mentre un foro in un altro settore indicava che la famiglia viveva in appartamento. Ponendo la scheda sopra una piastra carica elettricamente nella macchina di Hollerit e abbassando una griglia di sottili aghi metallici su di essa, in corrispondenza del foro la corrente fluiva fra l’ago e la piastra, chiudeva un circuito e faceva sì che l’informazione memorizzata nella scheda venisse registrata da un contatore. Era un sistema binario -poteva esserci un foro in una data posizione della scheda oppure no- che anticipava le operazioni binarie degli odierni computer. Il tabulatore a schede perforate fu venduto, si diffuse e avrebbe poi rappresentato un modello per tutta la storia moderna dei computer aziendali.
Lo U.S. Census Bureau utilizzò la macchina di Hollerith per il Censimento del 1890, con grande successo. Il conteggio procedette molto più rapidamente di quanto non fosse avvenuto nel 1880, anche se la popolazione del paese era cresciuta di circa un quarto nel frattempo. Il costo del Censimento fu ridotto di 5 milioni di dollari, un risparmio di quasi dieci volte superiore a quello che il Bureau aveva previsto. Dopo aver dimostrato il suo valore per accelerare i calcoli, il tabulatore attirò l’attenzione dei proprietari di aziende di grandi dimensioni come le ferrovie, le agenzie di assicurazioni, banche e produttori del mercato di massa e rivenditori. Poiché queste imprese avevano aumentato la loro attività in seguito alla rivoluzione industriale, lo avevano ritenuto necessario per raccogliere, memorizzare e analizzare quantità sempre maggiore di dati sui loro clienti, le loro finanze, i dipendenti, i loro inventari, e così via. L’elettrificazione permise alle società di crescere ancora, aumentando ulteriormente le informazioni da processare. Questo lavoro intellettuale diventò così importante, e spesso così arduo come il lavoro fisico di fabbricazione di prodotti e servizi di consegna. Il tabulatore di Hollerith permise alle grandi aziende di elaborare le informazioni molto più rapidamente, con meno personale e maggiore precisione di quanto fosse possibile in precedenza.
Vedendo il potenziale commerciale della sua invenzione, Hollerith fondò la Tabulating Machine Company per vendere le sue tabulatrici alle grandi imprese. L’azienda crebbe rapidamente, introducendo una serie di prodotti correlati come tabulatrici alfabetiche, ordinatori di schede, duplicatori di schede e stampanti e vendendo questi ad una clientela sempre più ampia. Nel 1911 la società di Hollerith si fuse con la Computer-Tabulating-Recording Company, una società ancora più grande di fornitura di macchine aziendali. Un giovane manager di talento di nome Thomas J. Watson fu assunto per gestire l’attività. Tredici anni più tardi, l’ambizioso Watson cambiò nome alla società utilizzando la più accattivante denominazione di International Business Machines Corporation. Altre società, come la Remington Rand e Burroughs negli Stati Uniti e Bull in Europa, si lanciarono nel fiorente mercato dei tabulatori, in concorrenza con l’IBM di Watson.
L’industria delle tecnologie dell’informazione era nata.
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Questo che avete letto era un estratto dal capitolo 3, Digital Millwork, dell’imperdibile libro di Nicholas Carr, The Big Switch. La traduzione approssimativa è del sottoscritto, nella foto una scheda del Censimento americano del 1890.
Capita spesso, mentre si lavora al PC, di aver bisogno di un po’ di musica, per fare una pausa, per cercare ispirazione, per rilassarsi… Jango può fare al caso vostro: basta semplicemente andare sul sito www.jango.com, digitare il nome di un artista che vi piace e ascoltare la musica di quell’artista e di altri simili che vi vengono proposti.
Se avete solo bisogno di un po’ di musica familiare in tempi rapidissimi, il vostro livello di interazione con Jango può fermarsi qui, ed il risultato è già notevole: buona musica, streaming di qualità accettabile, in stereofonia, nessuna registrazione di un vostro profilo sul sito.
Ma se siete degli appassionati dei Clash forse avrete voglia di ascoltare un canale musicale che trasmetta i Clash ed altra musica simile, che so i Ramones o Iggy Pop o i Velvet Underground. Bene, a questo punto non dovrete far altro che effettuare la registrazione sul sito, così potrete creare una stazione stabile, scegliere i vostri artisti preferiti ed ascoltare la loro musica ogni volta che ne avrete voglia.
Nello stesso modo potrete creare altre stazioni. Ciascuna stazione trasmetterà una combinazione di brani dei vostri artisti con una selezione di artisti raccomandati da Jango. Più artisti sceglierete voi, meno ascolterete i brani degli artisti raccomandati da Jango.
La radio consente inoltre numerose opzioni “social”, fra le quali: la condivisione del proprio profilo con altri user che ascoltano autori uguali ai vostri, la possibilità di creare un Jukebox (ovvero un widget che può essere inserito in blog o siti Internet per veicolare la vostra musica), la semplice condivisione di una stazione.