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	<title>SegnalazionIT &#187; Concetta Ferruzzi</title>
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	<description>Segnalazioni, approfondimenti e tendenze del mondo IT</description>
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		<title>La rete e la sfida della cultura digitale</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 00:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
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										</div>La diffusione della rete insieme all’innovazione tecnologica stanno producendo importanti cambiamenti sui modelli di comunicazione e sui linguaggi adottati. Cambiamenti oggetto di un diffuso dibattito non solo tra ricercatori ma anche tra i professionisti dell’informazione. Di questo tema parliamo con Serena Danna, giornalista del Corriere della Sera, dove si occupa di nuovi linguaggi e culture [...]]]></description>
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										</div><p style="text-align: justify;">La diffusione della rete insieme all’innovazione tecnologica stanno producendo importanti cambiamenti sui modelli di comunicazione e sui linguaggi adottati. Cambiamenti oggetto di un diffuso dibattito non solo tra ricercatori ma anche tra i professionisti dell’informazione.</p>
<p>Di questo tema parliamo con <a href="http://27esimaora.corriere.it/author/serena-danna/">Serena Danna</a>, giornalista del Corriere della Sera, dove si occupa di nuovi linguaggi e culture digitali per l’inserto culturale “<a href="http://www.corriere.it/cultura/">La Lettura</a>”.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/03/La-lettura-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6900" title="La-lettura-1" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/03/La-lettura-1-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Dott.ssa Danna, perché “<a href="http://www.corriere.it/cultura/">La Lettura</a>”, l’inserto domenicale del <a href="http://www.corriere.it/">Corriere della Sera</a>, ha deciso di offrire così ampio spazio ai nuovi linguaggi? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La scelta del Corriere della Sera di aprirsi alle culture digitali dimostra un cambiamento di atteggiamento dell’editoria nei confronti del mondo dei new media, che non è campo esclusivo di riviste tecniche o scientifiche. Le nuove tecnologie non riguardano più solo prodotti e servizi, sono entrate nella nostra quotidianità sia sul piano pratico sia su quello teorico aprendo un dibattito pubblico molto animato.  La scelta di una istituzione del giornalismo come il Corriere di dare ampio spazio alla riflessione sulle conseguenze culturali delle nuove tecnologie è un segno di coraggio ma anche la dimostrazione della centralità dei new media nel dibattito culturale. Temi quali privacy, copyright, censura,  apparentemente di natura tecnica, sono in realtà di interesse per tutti. La sfida, accettata dal Corriere, è quella di tradurre linguaggi e contenuti apparentemente tecnici, rendendoli appetibili e chiari per un pubblico generalista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Cosa sono i linguaggi digitali?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’insieme dei contenuti e delle teorie che passano attraverso le nuove tecnologie. Internet ha la sua grammatica precisa: il termine linguaggio indica la rete dove si intrecciano le teorie digitali e la nostra quotidianità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Quale è il rapporto tra il linguaggio e la rete?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente i new media stanno avendo un impatto rilevante sul modo di comunicare delle persone. È uno dei temi su cui la riflessione è molto attiva. Qualche tempo fa sulla Lettura abbiamo affrontato un tema molto interessante:  la capacità del Web  di salvare lingue in via di estinzione, e di diffondere lingue inventate per i film di fantascienza (<a href="http://lettura.corriere.it/le-lingue-salvate-e-inventate-dalla-rete/">le lingue salvate ed inventate dalla Rete</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Quali sono i rischi dell’impatto di Internet sulla comunicazione? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fino a qualche anno fa, la scrittura era uno strumento per addetti ai lavori. Oggi la prospettiva è ribaltata: tutti scrivono. Il rischio di un impoverimento del linguaggio deriva dalle caratteristiche stesse degli strumenti di comunicazione, basati come sono su velocità e immediatezza. L’esigenza di semplificazione che prevede l’utilizzo di pochi, ripetuti, vocaboli, sacrifica spesso la ricchezza della lingua. Altro rischio di primaria importanza riguarda la lotta in atto per accaparrarsi l’attenzione dei lettori. Nel marasma di parole e immagini il sensazionalismo e il populismo sono sempre in agguato mentre dovrebbe valere il contrario: l’attenzione dovrebbe essere catturata con la qualità. Infine, c’è il problema della sicurezza in termini di conservazione della memoria. Un <a href="http://www.theatlantic.com/technology/archive/12/02/a-year-after-the-egyptian-revolution-10-of-its-social-media-documentation-is-already-gone/253163/">recente articolo</a> testimonia, ad esempio, che ad un solo anno dalla primavera araba, il 10% degli archivi digitali sui social media risulta già irrimediabilemento perso.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>D. Quali sono viceversa i vantaggi dell’impatto di Internet sulla comunicazione? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo la partecipazione. I social media sono uno strumento fondamentale per comunicare con le persone, diffondere idee e notizie. Creano opportunità enormi anche per chi non ha solide istituzioni alle spalle (es. il progetto di crowfunding per l’inchiesta di Claudia Vago  &#8211; <a href="http://www.twitter.com/tigella">@tigella</a> &#8211;  su <a href="http://www.produzionidalbasso.com/pdb_887.html">#occupychicago</a>) a vantaggio delle fonti tradizionali che, pertanto, non devono vivere il web come una minaccia ma come una grande opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>D. La rete potrà generare un linguaggio universale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Credo che internet sia già un linguaggio universale. Non è possibile parlare di lingua universale, anche le cosiddette lingue commerciali faticano a decollare, perché la lingua riproduce significati, cultura, espressioni territoriali. Viceversa, il linguaggio digitale è un linguaggio unificante, che spinge verso l’innovazione. La prova è data dalla sua diffusione globale. In tutti i Paesi in cui arriva, “sfonda” perché crea connessione tra persone a prescindere da spazio e tempo, apre finestre su mondi lontani, a volte addirittura negati (un caso su tutti: lo scrittore israeliano Ron Leshem che ha conosciuto l’Iran &#8211; decidendo di ambientare nel paese di Ahmadinejadi il suo romanzo <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/19/scrittore_israeliano_Leshem_ricostruito_Iran_co_9_090919076.shtml">Nilufar</a> &#8211; attraverso Facebook).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Infine, ha qualche consiglio per chi, lavora in Istituzioni ed Enti di Ricerca e deve comunicare con i cittadini attraverso i social media?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo è importante che i cittadini si sentano coinvolti in quello che succede. Quindi, piuttosto che fare soloinformazione di servizio, è importante privilegiare la comunicazione partecipativa, far sentire i cittadini parte attiva della gestione della cosa pubblica. Il cittadino non deve avere la sensazione di parlare con un ufficio stampa ma con  istituzione “aperta” e disponibile che è sempre capace di fornire &#8211; a supporto delleinformazioni – i dati che le hanno generate.  Al tempo stesso, le Istituzioni dovrebbero mantenere rigore ed ruolo istituzionale. Il <em>citizen journalist</em> è sicuramente un’opportunità per il mondo della comunicazione ma, costituisce un valore solo se avviene in un ambito regolamentato in cui è chiaro il ruolo del moderatore: partecipazione e condivisione non significano delega.Questo implica che gli uffici di comunicazione delle Istituzioni devono avere un chiaro modello organizzativo, regole rigorose di gestione oltre che padronanza degli strumenti e del linguaggio.  Il messaggio di fondo dovrebbe essere: c’è un’istituzione che lavora per i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Convegno &#8220;Prendere decisioni: il ruolo della statistica per la conoscenza e la governance&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 00:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
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										</div>&#160; Il Gruppo permanente per la valorizzazione delle statistiche pubbliche (SISVSP) della Società Italiana di Statistica organizza il 19 e 20 aprile 2012 presso l’Università Europea di Roma il Convegno Prendere decisioni: il ruolo della statistica per la conoscenza e la governance. Il convegno 2012 si propone come un’occasione di confronto e discussione tra esperti [...]]]></description>
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										</div><p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/logo-vsp.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6693" title="logo vsp" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/logo-vsp-300x120.jpg" alt="" width="300" height="120" /></a></p>
<p>Il <a href="http://sites.google.com/site/sisvsp/">Gruppo permanente per la valorizzazione delle statistiche pubbliche</a> (SISVSP) della <a href="http://www.sis-statistica.it/">Società Italiana di Statistica</a> organizza il 19 e 20 aprile 2012 presso <a href="http://www.universitaeuropeadiroma.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=189&amp;Itemid=94">l’Università Europea di Roma</a> il Convegno <strong><em>Prendere decisioni: il ruolo della statistica per la conoscenza e la governance</em></strong>.</p>
<p>Il convegno 2012 si propone come un’occasione di confronto e discussione tra esperti e ricercatori sul ruolo della statistica pubblica e privata per i <strong>processi decisionali e la governance </strong>ai diversi livelli di responsabilità. Nel corso del Convegno saranno approfondite, in tale prospettiva, le seguenti aree tematiche: benessere equo e sostenibile; coesione sociale; crescita e competitività delle imprese; <strong>dataGov, open data</strong>, trasparenza e privacy; dati e strumenti statistici per la valutazione delle politiche pubbliche; <strong>informazione statistica e social media</strong>; mercato del lavoro e capitale umano; metodologie per la produzione e le analisi delle statistiche pubbliche; ricerche ed analisi di mercato; sondaggi politici ed elettorali; utilizzo statistico di archivi amministrativi.</p>
<p>Gli Autori che desiderano proporre un contributo dovranno redigere -<strong> entro il 29 febbraio 2012 &#8211; uno short paper </strong>in italiano della lunghezza massima di quattro pagine secondo gli standard tecnici della SIS .</p>
<p>Le proposte di contributo dovranno essere trasmesse seguendo le indicazioni disponibili all’indirizzo <a href="http://meetings.sis-statistica.org"><strong>http://meetings.sis-statistica.org/</strong></a></p>
<p>Gli short paper saranno valutati dal Comitato Scientifico e tutti gli Autori riceveranno &#8211; <strong>entro il 12 marzo 2012</strong> &#8211; una comunicazione sull’esito della valutazione al proprio indirizzo di posta elettronica.</p>
<p>Gli short paper accettati saranno raccolti in un volume in distribuzione il 19/20 aprile e resi disponibili on line sul sito del convegno.</p>
<p>Dopo il convegno, gli autori dei lavori di particolare interesse scientifico per il gruppo VSP saranno invitati a sottoporre un articolo per la pubblicazione, previo referaggio, sulla Rivista <strong>Statistica Applicata – Italian Journal of Applied Statistics </strong>e sulla <strong>Rivista di Statistica Ufficiale</strong>.</p>
<p>A supporto dei lavori è prevista la seconda edizione dello “<strong>Statistics Café</strong>”, uno spazio aperto e libero di confronto tra la ricerca teorica ed applicata per la condivisione di conoscenze, esperienze e proposte riguardanti le statistiche, in primo luogo pubbliche.</p>
<p>L’account <strong>Twitter</strong>, che verrà utilizzato prima e durante l’evento per raccogliere e diffondere idee e suggerimenti è <strong><a href="http://twitter.com/stat_coffee">@stat_coffee</a>. l&#8217;hashtag del convegno è #vsp2012.</strong></p>
<p>Tutte le informazioni relative al Convegno 2012 del <strong>Gruppo SIS per la Valorizzazione delle Statistiche Pubbliche </strong>sono disponibili ai seguenti riferimenti:</p>
<p><strong>sito web: <a href="http://sisvsp.sis-statistica.org">http://sisvsp.sis-statistica.org</a></strong></p>
<p><strong>mail: gruppo.sisvsp@sis-statistica.org<br />
</strong></p>
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		<title>Tecnologia ed emozioni in 140 caratteri</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 05:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
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										</div>I social media stanno influenzando i modelli di comunicazione? Possono incidere sugli orientamenti sociali e politici? Se e come sta cambiando la comunicazione per effetto dei nuovi media, e di Twitter in particolare? Ne discutiamo con la prof.ssa Giovanna Cosenza (che ringraziamo per la disponibilità), docente di  Semiotica dei nuovi media presso il Dipartimento di Discipline della Comunicazione [...]]]></description>
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										</div><p>I social media stanno influenzando i modelli di comunicazione? Possono incidere sugli orientamenti sociali e politici? Se e come sta cambiando la comunicazione per effetto dei nuovi media, e di Twitter in particolare?</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/Twitter-Logo.png"><img class="aligncenter  wp-image-6792" title="Twitter-Logo" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/Twitter-Logo.png" alt="" width="178" height="191" /></a></p>
<p>Ne discutiamo con la <strong>prof.ssa Giovanna Cosenza</strong> (che ringraziamo per la disponibilità), docente di  <strong><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/03/15/che-cose-la-semiotica-dei-nuovi-media/">Semiotica dei nuovi media</a></strong><strong> </strong>presso il <strong><a href="http://www.dsc.unibo.it/DisciplineDellaComunicazione/default.htm" target="_blank">Dipartimento di Discipline della Comunicazione</a></strong> dell’Università di Bologna, autrice di  <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/">DIS.AMB.IGUANDO</a>, un blog «per studiare, fare, disfare comunicazione», e responsabile, con Arianna Ciccone<strong> di <a title="Valigia Blu, Nasce OsservatorioTivvù..." href="http://www.valigiablu.it/doc/675/nasce-osservatoriotivv-tutto-fa-politica-a-nostra-insaputa.htm" target="_blank">Valigia Blu</a>, </strong>del progetto <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/12/15/nasce-osservatoriotivvu-vuoi-partecipare/">OsservatorioTivvù</a>, un ricerca finalizzata al monitoraggio delle modalità di uso della televisione per strategie di comunicazione politica, diretta ed indiretta, a medio e lungo termine<strong>.</strong></p>
<p><strong>D. Prof.ssa Cosenza, secondo lei, Twitter sta influenzando il modo di comunicare?</strong></p>
<p>R. Questa domanda si ripropone ogni volta che esplode un nuovo strumento di comunicazione. La caratteristica principale di Twitter è il numero limitato di caratteri disponibili: 140. Dal punto di vista della tecnologia della scrittura il cambiamento già si verificò quando si diffuse l’uso degli SMS. Ormai da quasi quindici anni siamo abituati a usare i messaggi brevi per comunicare. Quindi, tornando alla domanda: se si riferisce alla scrittura in senso stretto, la risposta è «no», Twitter non ha portato grandi cambiamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Quindi comunicare con l’SMS è come comunicare con Twitter?</strong></p>
<p>Ovviamente no. Inviare SMS e scrivere tweet comporta solo alcune somiglianze, legate al fatto che il numero ridotto di caratteri limita lo spazio per i contenuti espliciti, il che vuol dire che si moltiplicano gli impliciti e di conseguenza anche le possibilità di essere ambigui o vaghi, e perciò di generare fraintendimenti. Ma l’SMS è principalmente uno strumento di comunicazione personale e riservata, mentre la comunicazione con Twitter implica la mescolanza tra dimensione pubblica e privata. Infatti, con lo strumento della cosiddetta «menzione» (l’uso del simbolo @ ) si può comunicare in maniera diretta con una persona, ma lo si fa sapendo che chiunque potrà leggere quel messaggio. Il messaggio è dunque nello stesso tempo sia personale (<em>ad personam</em>) sia pubblico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Twitter può essere considerato un modello di comunicazione emozionale?</strong></p>
<p>R. Non necessariamente. Twitter è uno strumento e, come tutti gli strumenti, assume funzioni, valori e connotazioni diverse in base alle modalità con cui i singoli e le comunità lo usano. Gli strumenti non sono in sé né emotivi né razionali, ma possono essere usati in maniera razionale o emozionale: dipende, ovviamente,  da chi, come e per quali scopi si usano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D.  Una delle modalità attraverso cui si comunica su Twitter è il live-tweeting. Di cosa si tratta?</strong></p>
<p>R. Il live tweeting è il racconto in diretta di un evento da parte di un soggetto o di un gruppo di soggetti che usano Twitter. Può essere fatto in maniera organizzata: pensiamo all’uso che ne fanno i componenti del comitato organizzatore di un evento o di una manifestazione pubblica per dare informazioni logistiche ai partecipanti; pensiamo all’uso che ne possono fare gli stessi partecipanti o spettatori di un evento: da una manifestazione di piazza a uno spettacolo televisivo. Poi però chiunque può seguire il live tweeting grazie ad un  hashtag specifico (il simbolo # che precede un’espressione che contraddistingue l’evento); dunque ai tweet organizzati si aggiungono quelli spontanei di coloro che decidono di unirsi alla conversazione collettiva seguendo lo stesso hashtag.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Il live-tweeting può influenzare i commenti e le opinioni rispetto ai fenomeni raccontati?</strong></p>
<p>R.  Il live tweeting ha certi effetti e significati mentre viene prodotto, anche  per il coinvolgimento emotivo che si ha mentre si vive una certa situazione, ma li perde completamente se si legge la strisciata di commenti a distanza dalla diretta. Ma in certi casi il live tweeting può anche essere usato come esercizio per distanziarsi dalle emozioni. Annotare cosa accade mentre qualcosa accade, infatti, comporta in parte un distacco emotivo dall’evento. In questo senso usare il live tweeting in contesti di ricerca è interessante proprio perché consente al ricercatore di mettere un filtro tra il sé che osserva e narra ciò che osserva, e l’evento osservato e narrato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Perché la semiotica dei nuovi media studia il live tweeting?</strong></p>
<p>Dal punto di vista semiotico, la pratica del live tweeting è interessante proprio perché implica lo smontaggio analitico di una situazione (la semiotica è una disciplina analitica): chi fa live tweeting è costretto a selezionare solo alcuni aspetti di una situazione, di un contesto o un evento per raccontarli in 140 caratteri su Twitter, evidenziando aspetti che altrimenti non sarebbero evidenziati, e cancellandone altri che invece sono presenti. Ma questi altri aspetti possono essere selezionati da un altro partecipante all’evento su cui si sta facendo live tweeting, e così via. Mettere assieme tutte queste selezioni, combinarle e confrontarle può essere uno strumento di analisi a posteriori molto potente. Non a caso, con il diffondersi dei social media, i live tweeting sono usati anche dalla polizia scientifica come strumenti d’indagine. Occorre però ricordare sempre, nel trattare i live tweeting come strumento di ricerca, che, proprio perché composti di messaggi brevissimi, in cui il non detto supera sempre di molto il detto, i live tweeting, una volta privati del contesto, sono ad altissimo rischio di fraintendimento, e come tali possono essere piegati a interpretazioni manipolatorie. E possono, in certi casi, dire tutto e il contrario di tutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Una recente applicazione a fini di ricerca del live-tweeting è stata realizzata da Dino Amenduni  <a href="http://twitter.com/doonie">(@doonie</a>) con riferimento al programma tv Kalispera. Quale era l’obiettivo?</strong></p>
<p>R. In questo caso, che rientra nel più ampio progetto di ricerca di <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/12/15/nasce-osservatoriotivvu-vuoi-partecipare/">OsservatorioTivvù</a>, che sto seguendo insieme ad Arianna Ciccone <strong>di <a title="Valigia Blu, Nasce OsservatorioTivvù..." href="http://www.valigiablu.it/doc/675/nasce-osservatoriotivv-tutto-fa-politica-a-nostra-insaputa.htm">Valigia Blu</a></strong>, uno degli obiettivi del live tweeting era proprio ottenere una certa distanza dal racconto della trasmissione. Nello stesso tempo, l’osservazione in contemporanea e in diretta, da parte di altri studiosi, sia della trasmissione, sia del live tweeting che Amenduni stava facendo, ci ha permesso di rilevare lo scarto fra la componente emozionale, che viveva chi <em>non</em> stava twittando ma guardava la trasmissione, e l’effetto di raffreddamento che invece si produceva col live tweeting. Ciò ha permesso al gruppo di ricerca di ottenere una lettura della trasmissione che avesse la “giusta distanza” dall’evento raccontato: non troppo coinvolti e presi dalla trasmissione, ma nemmeno troppo distanti, perché la componente emozionale è fondamentale nella costruzione delle trasmissioni televisive e perdersela a priori, per eccesso di distanza legato alla posizione neutra che un ricercatore deve assumere di principio, sarebbe un errore grave. Il secondo obiettivo era, naturalmente, comunicare che avevamo avviato la ricerca: twittare in diretta era come dire a tutti «stiamo lavorando».</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/doonie.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6795" title="doonie" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/doonie-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p><strong>D. In cosa consiste di preciso la ricerca a cui state lavorando?</strong></p>
<p>R. Il progetto <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/12/15/nasce-osservatoriotivvu-vuoi-partecipare/">OsservatorioTivvù</a> sarà realizzato da una quindicina di volontari, coordinati da me e da Arianna Ciccone e selezionati fra persone che già lavorano con noi da tempo e altri che invece hanno risposto alla nostra richiesta di collaborazione inviando il loro cv. I volontari vengono sia dal mondo accademico (laureandi, neolaureati, giovani ricercatori) sia dal mondo del giornalismo (giornalisti e blogger), perché da un lato vogliamo superare le difficoltà che a volte la ricerca accademica ha nel comunicare fuori dal suo mondo i risultati di ciò che fa, dall’altro vogliamo dotare i giornalisti di una metodologia scientifica per l’approfondimento. Useremo in modo combinato metodologie di tipo sia qualitativo sia quantitativo, per cui ad esempio alla fine otterremo il calcolo esatto dei minuti in cui in due mesi è apparso il politico x rispetto a y, i tempi di parola che gli sono stati concessi, il numero delle interruzioni, e così via. L’analisi qualitativa avrà invece come obiettivo principale quello di far emergere la narrazione soggiacente alle varie trasmissioni televisive e di evidenziarne la temperatura emotiva, per far comprendere il significato profondo del racconto. È chiaro che incontreremo difficoltà innanzi tutto nel definire e condividere fra noi il significato delle parole che useremo  (es. paura, speranza, patriottismo) e in secondo luogo nel combinare gli aspetti qualitativi della ricerca con quelli quantitativi, nel difficile tentativo di semplificare senza mai banalizzare. Ma confido che riusciremo a trovare il punto di equilibrio e a comunicarlo anche all’esterno.</p>
<p><strong><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/osservatoriotivvu.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-6793" title="osservatoriotivvu" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/osservatoriotivvu.png" alt="" width="300" height="99" /></a></strong></p>
<p><strong>D. Che trasmissioni saranno oggetto della ricerca?</strong></p>
<p>R. Tutte le trasmissioni in cui la politica, l’informazione e lo spettacolo si mescolano in dosi diverse a favore dell’uno o dell’altro elemento. Dunque non solo i talk show come Ballarò, L’infedele, In Onda, in cui i politici sono normalmente ospiti, ma anche trasmissioni che in apparenza fanno solo intrattenimento, ma in realtà spesso veicolano messaggi politici più o meno evidenti. Oggi si parla infatti di <em>infotainment</em> (mix fra informazione e intrattenimento) e di <em>politainemt</em> (mix tra politica e spettacolo). I dosaggi fra i vari ingredienti di spettacolo, politica e informazione possono essere diversi, ma sono tutti comunque rilevanti per la comunicazione politica a breve, medio e lungo termine.</p>
<p><strong>D. Quando saranno presentati i risultati? </strong></p>
<p>R. Presenteremo i primi risultati  al prossimo <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/">Festival del giornalismo</a> che si svolgerà a Perugia, 25/29 aprile 2012. Ma la ricerca proseguirà oltre, se i volontari ci aiuteranno.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>D.  Ritorniamo a Twitter, sono presenti sempre più  VIP, politici e personaggi con ruoli pubblici. Come comunicano?</strong></p>
<p>R. Anche in questo caso, dipende da chi comunica e dagli obiettivi che ha: ognuno rappresenta sé stesso e il proprio brand. Da questo punto di vista le star dello spettacolo non si distinguono dai leader politici. Ho fatto in occasione del Natale <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/12/27/natale-i-politici-e-gli-auguri-su-twitter/">un’analisi degli auguri</a> su Twitter fatti dai politici, che evidenziava notevoli differenze di stile: dagli auguri per così dire più “istituzionali” a quelli “personali”. Lo stesso potrei dire del modo in cui hanno fatto gli auguri le star dello spettacolo, da Fiorello a Federica Panicucci a Gerry Scotti: ognuno col suo stile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Quali rischi sono tipici della comunicazione via Twitter?</strong></p>
<p>R. i rischi sono connessi alle caratteristiche stesse dello strumento: velocità e brevità. La brevità dello spazio disponibile può generare fraintendimenti, perché come ho detto nei messaggi brevi il non detto supera di molto il detto. La velocità invece può portare a semplificare in modo eccessivo pensieri e stati d’animo, quindi il rischio onnipresente è la superficialità: sia nella scrittura che nell’interpretazione. Tutto ciò spiega per esempio le polemiche che spesso nascono.   C’è poi il rischio di esagerare con atteggiamenti di narcisismo e protagonismo: la comunicazione su Twitter può essere vissuta da alcuni come una sorta di “speakers’ corner” da cui sputare sentenze in 140 caratteri alla propria platea di follower. Ma anche questo dipende dalla persona e dalla comunità di follower in cui è inserita.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un anno di #hashtag. La Storia raccontata in diretta.</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 03:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste, Recensioni, Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>
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		<category><![CDATA[yearinhashtag]]></category>

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										</div>Il 2011 è stato un anno molto importante non solo dal punto di vista economico, sociale, politico ma anche per il  mondo della comunicazione. All&#8217;innovazione nel campo delle news ha dedicato uno &#8220;special&#8221; durante la scorsa estate l&#8217;Economist dal significativo titolo &#8220;Bulletins from the future&#8221; in cui è analizzato il ruolo della Rete nel cambiamento del modello di diffusione [...]]]></description>
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										</div><p style="text-align: justify;">Il 2011 è stato un anno molto importante non solo dal punto di vista economico, sociale, politico ma anche per il  mondo della comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;innovazione nel campo delle news ha dedicato uno &#8220;special&#8221; durante la scorsa estate l&#8217;<strong>Economist</strong> dal significativo titolo &#8220;<a href="http://www.economist.com/node/18904136">Bulletins from the future</a>&#8221; in cui è analizzato il ruolo della Rete nel cambiamento del modello di diffusione delle informazioni, un modello che risulta essere diventato molto più partecipato, diversificato e quindi meno &#8220;di parte&#8221; di come era prima dell&#8217;avvento di internet.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter  wp-image-6662" title="bulletins_economist" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/12/bulletins_economist.jpg" alt="Fonte: The Economist, 2011" width="290" height="290" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ma la Rete non ha modificato solo il modello di diffusione delle notizie ma anche le modalità con cui gli eventi sono narrati e portati alla conoscenza del pubblico. Sempre più spesso, infatti, i grandi eventi sono raccontati in diretta attraverso i social media, facebook e twitter in primo luogo e, gli autori della narrazione sono i cittadini, veri e propri report di strada. Da questo punto di vista, il cittadino, armato di smartphone e connessione in Rete, è stato il protagonista dell’anno, ha raccontato in diretta gli eventi a cui partecipava e dato vita ad una nuova figura del mondo della comunicazione, il <strong>citizen journalist</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6664" title="iranian_citizenjournalist" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/12/iranian_citizenjournalist-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.technologyreview.com/communications/24190/">Iranians used social-networking sites to report on the suppression of street protests.</a><br />
Ahmad Abbas/Getty Images</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’obiettivo di valorizzare l’impegno delle migliaia di persone che giorno per giorno hanno raccontato la Storia di questo anno davvero speciale è nato <a href="http://www.yearinhashag.com/">www.yearinhashtag.com</a> , un progetto di: Claudia Vago <a href="http://twitter.com/#!/tigella">@tigella</a>, Luca Alagna <a href="http://twitter.com/#!/ezekiel">@ezekiel</a>, Marina Petrillo <a href="http://twitter.com/#!/alaskaRP">@alaskaRP</a>, Maximiliano Bianchi <a href="http://twitter.com/#!/strelnik">@strelnik</a>, Mehdi Tekaya <a href="http://twitter.com/#!/mehditek">@mehditek</a>.<br />
<img class="aligncenter" src="https://lh6.googleusercontent.com/uxrLVrHvk-KJRDERa4AHY0ovuVcIRQ0Xl1m8goNgDBXVXTbHR6vetGg2st-gh3f3kVUcH-o-qjDt2bYaByPSStGkMmbo49-rQpIPAQu3pqNSX5tBZoc" alt="" width="300" height="250" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SegnalazionIT</strong> che, già in passato si è più volte occupato di social media (in particolare di<a href="http://segnalazionit.org/2011/04/quello-che-non-potete-non-sapere-su-twitter/"> Twitter </a>) e comunicazione web,  ha deciso  di dedicare l’ultimo post dell’anno a questa iniziativa che nel raccontare il 2011 ci aiuta anche a comprendere come la Rete sia riuscita a ricoprire un ruolo da protagonista e non solo di testimone. Per raccontare <a href="http://yearinhashtag.com/"><strong>#yearinhashtag</strong></a> abbiamo avuto l’opportunità di intervistare<a href="http://flavors.me/tigella"> Claudia Vago</a> (<a href="http://twitter.com/#!/tigella">@tigella</a>), esperta di comunicazione, ideatrice e tra gli autori dell’iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Come nasce #yearinhashtag?</strong><br />
R. Year in Hashtag è nato per caso, da un mal di testa, per associazioni di idee: era metà novembre e io ripensavo all’anno che andava concludendosi, a tutte le cose successe in questo anno incredibile, a partire dalla rivoluzione tunisina a oggi. Pensavo che raccogliere tutti gli eventi dell’anno, come sono soliti fare giornali e riviste a fine dicembre, sarebbe stato un lavoro complesso ma stimolante. Subito però ho realizzato che la maggior parte degli eventi del 2011 erano arrivati ai media tradizionali dopo che la Rete se ne era occupata, li aveva scovati e raccontati. In alcuni casi ai media tradizionali non sono arrivati mai, in altri sì, ma lasciando alla Rete un ruolo di narratore principale, con più approfondimento, a volte persino maggiore competenza. Mi è immediatamente sembrato evidente che il 2011 non potesse essere raccontato che per come lo avevo visto io: attraverso lo sguardo dei milioni di utenti dei social media che, nel corso dell’anno, hanno raccontato gli eventi nel loro farsi, attraverso i propri occhi, i propri smartphone, i propri laptop.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Quale è l’obiettivo?</strong><br />
R. Fornire un punto di vista diverso sull’anno trascorso. Un punto di vista che completa e arricchisce quello che i media tradizionali ci offrono ogni giorno. Perché non c’è contrapposizione tra i due sguardi, ma complementarità. E nel 2011, secondo me, è diventato evidente che non si può più ignorare lo sguardo di chi, dal basso, vive e eracconta un evento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Come è stato il 2011 visto da twitter?</strong><br />
R. Un anno entusiasmante, ricco di avvenimenti, in cui la partecipazione è tornata a essere al centro: molte delle foto che compongono il mosaico in homepage di Year in Hashtag sono foto di piazze colme di persone. Il 2011 è stato l’anno delle proteste (lo dice anche il <a href="http://www.time.com/time/specials/packages/article/0,28804,2101745_2102132,00.html">Time</a>), l’anno in cui le persone si sono messe in gioco, sono uscite di casa e insieme hanno intrapreso un cammino per provare a cambiare le cose. E lo hanno fatto anche raccontando in tempo reale quanto succedeva, quanto facevano. Credo che questa esplosione dei social media per il racconto dei fatti non sia solo collegata alla diffusione di tecnologia che permette il collegamento a internet anche in mobilità, penso che si tratti di un fatto più propriamente “politico”: raccontare quello che succede è diventato parte dell’agire politico, perché serve ad aggirare la censura e la disinformazione dei regimi ma anche perché è solo facendo sapere a più persone possibili cosa si fa e perché che la propria battaglia può diventare vincente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Come è cambiato il modo di raccontare gli eventi?</strong><br />
R. Dal 2011 non si torna indietro. Ormai è diventato evidente che il racconto degli eventi passa anche, e a volte soprattutto, dalla Rete. Quasi tutte le grandi testate europee e mondiali hanno ormai uno staff di social media curator, cioè persone che si occupano di selezionare le fonti sui social media, seguirle e raccogliere i loro racconti, ad uso anche dei giornalisti tradizionali. Prima o poi anche in Italia ci accorgeremo che non si può più continuare a fare giornalismo senza integrare questi nuovi strumenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Chi è il citizen journalist?</strong><br />
R. Chiunque. Non serve una preparazione particolare, un formazione. E’ sufficiente avere strumenti per la diffusione di messaggi e capacità di comprendere quello che succede intorno per essere citizen journalist. E’ una figura diversa da quella del giornalista tradizionale e, secondo me, non è antitetica ad essa. Sono due figure che si completano, che insieme possono rendere migliore il racconto dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Quale il suo ruolo nel racconto degli eventi?</strong><br />
R. Il citizen journalist, generalmente, è qualcuno che partecipa direttamente a ciò che racconta. Partecipa fisicamente e emotivamente, idealmente. Il suo è uno sguardo “caldo” sugli eventi, partecipe. E soprattutto è uno sguardo “interno”, che arriva dove molti cronisti tradizionali non riescono ad arrivare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Come possiamo contribuire ad accrescere questo racconto?</strong><br />
R. Amplificando la voce di chi sta raccontando: con retweet su Twitter o condividendo link e informazioni su altri social network. Diventando noi stessi narratori, quando ne abbiamo l’occasione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Quale evento ti ha più colpito?</strong><br />
R. Sono legata a molti eventi di questo 2011, per ragioni diverse. La rivoluzione tunisina, perché ho un legame personale con la Tunisia e perché è il Paese da cui è cominciato tutto, compresa la mia “nuova vita”, il movimento spagnolo del #15M, il torrente di tweet con hashtag #iohovotato in occasione dei referendum di giugno, #OccupyWallStreet, per la capacità che ha avuto un evento nato in rete di radicarsi nella realtà e incidere sull’agenda, sul linguaggio pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>#felice2012atutti</strong></p>
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		<title>Eredità digitale: un giorno questa password sarà tua</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 00:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
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										</div><p style="text-align: justify;">La rete sta diventando, e diventerà sempre più, il luogo dove sono custodite non solo informazioni di carattere personale ma anche video, film, musica ed altro materiale con un rilevante valore economico oltre che affettivo. Per fornire una idea della vastità del patrimonio di dati e file conservati in cloud è sufficiente tenere presente che nel nostro Paese sono 24,8 milioni i soggetti attivi su Internet (comprensivi anche di chi si limita al solo uso della posta elettronica), il 69,7% degli individui tra gli 11 e i 74 anni (circa 33 milioni), il 47,2% della popolazione (<a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=viewrelazioneannuale&amp;idRelazione=27">Rapporto Annuale 2011 AGCOM</a>). Inoltre, l’84% dei soggetti attivi su Internet accede almeno una volta al giorno a <a href="http://www.businessinsider.com/blackboard/facebook">Facebook</a> che, con i suoi 20 milioni di profili attivi (dati emersi nel corso della  <a href="http://internetepolitica.blogosfere.it/2011/09/social-media-week-e-informazione-20-parlano-de-bortoli-gomez-e-gabanelli.html"><strong>Social Media Week di Milano</strong></a>), il  76,2%  della popolazione attiva ed 35,3% sulla popolazione totale, domina il mercato italiano dei social. Numeri così rilevanti da far rientrare l’Italia  tra i dieci principali <em>Internet market</em> mondiali (<strong>Nielsen</strong>, <a href="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/social/">report sull’uso dei social media</a>, 2011) nonostante il ritardo rispetto a molti Paesi dell’Unione europea sia per quel che riguarda la diffusione dell’accesso a Internet sia per la qualità della connessione. Secondo il recente <a href="http://www.censis.it/5?resource_23=114013&amp;relational_resource_24=114013&amp;relational_resource_396=114013&amp;relational_resource_26=114013&amp;relational_resource_78=114013&amp;relational_resource_296=114013&amp;relational_resource_342=114013&amp;relational_resource_343=114013&amp;relational_resource_405=114013">Rapporto annuale 2011 del Censis</a>, infatti, il nostro Paese si colloca al ventunesimo posto in entrambi i casi.</p>
<p><a><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-6509" title="images_socialmedia" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/images_socialmedia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa succede ai nostri dati, alla nostra vita digitale, quando moriamo? Questa domanda inizia a serpeggiare tra gli utenti di internet anche perché si possono verificare diverse situazioni spiacevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">I profili abbandonati possono essere, infatti, essere facili prede da parte di soggetti non autorizzati – in genere spammer – oppure trasformati, anche contro la volontà dei titolari, in “santuari digitali”; inoltre, purtroppo, è stata più volta verificata l’impossibilità dei familiari di entrare in possesso dei dati e dell’informazioni del proprio caro per custodirle.</p>
<p style="text-align: justify;">La sopravvivenza dei profili ai loro titolari è una questione molto complessa poichè la maggior parte dei <em>provider </em>ha regole molto ferree  di gestione che, impediscono il rilascio di password a soggetti terzi  sebbene molti prevedono, in caso di esibizione di un certificato di decesso e di una prova del legame di parentela, la possibilità di fornire una copia dell’archivio digitale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/testamento_digitale.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-6515" title="testamento_digitale" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/testamento_digitale.png" alt="" width="354" height="236" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni esempi di policy da parte dei fornitori più noti di servizi di posta elettronica sono stati raccolti da Ernesto Beliario nell’articolo “<a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/03/24/la-nostra-eredita-digitale/">La nostra eredità digitale</a>”. GMail, ad esempio, prevede la possibilità di rilasciare la password agli eredi a condizione che sia esibito il certificato di morte e la dimostrazione di aver intrattenuto con il deceduto corrispondenza telematica. Hotmail, viceversa, per rendere accessibili le e-mail prevede una richiesta integrata dal certificato di morte. Richiesta che dovrà essere formulata in tempi brevi poiché dopo alcuni mesi di inattività gli account vengono disattivati. Infine, Yahoo! esclude contrattualmente la possibilità che gli eredi possano accedere all&#8217;account ma, in caso di richiesta documentata, rilascia una copia digitale di tutta la  corrispondenza telematica della persona scomparsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per evitare situazioni spiacevoli è possibile adottare delle contro misure adeguate ed iniziare a pensare all&#8217;Eredità Digitale (<em>Digital Inheritance</em>). Il tema è di stretta attualità, una recente ricerca effettuata  in Gran Bretagna dalla <a href="http://www.gold.ac.uk/">Goldsmiths University of London</a> per conto della <a href="http://www.rackspace.com/">Rackspace</a>, una società di <em>cloud computing</em>, pubblicata su <a href="http://www.telegraph.co.uk/technology/news/8824216/Britons-leave-internet-passwords-in-wills.html">Telegraph</a>, conferma questo bisogno. Infatti, un inglese su dieci lascia in eredità le password di accesso ai propri profili web come <a href="http://www.businessinsider.com/blackboard/facebook">Facebook</a>, <a href="http://www.businessinsider.com/blackboard/flickr">Flickr</a>, <a href="http://www.linkedin.com/">Linkedin</a>, <a href="https://www.tumblr.com/">Tumblr</a>, <a href="http://it.wordpress.org/">WordPress</a> anche per tutelare il patrimono in file digitali conservati in <em>cloud</em> piuttosto che su archivi domestici e di cui non vorrebbe disperderne il rilevante valore economico.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si può gestire la propria eredità digitale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una delle soluzioni più semplici da adottare, una sorta di tutela “fai da te”, consiste nel segnare su un foglio l’elenco dei profili attivi e le corrispondenti password. Naturalmente, laddove si decida per questa soluzione appare evidente l’esigenza di custodire con attenzione il prezioso foglietto e soprattutto fornire indicazioni ai parenti sulla sua collocazione affinché non vada disperso.</p>
<p style="text-align: justify;">Una soluzione più affidabile appare la previsione di una specifica disposizione testamentaria. Il testamento è un atto unilaterale revocabile con cui un soggetto (testatore) dispone del proprio patrimonio ovvero detta una disposizione di carattere non patrimoniale (ad esempio il riconoscimento di un figlio) per il tempo in cui avrà cessato di vivere. In Italia è regolamentato dagli articoli 601 e seguenti del codice civile. Essendo un atto personale, chi decide di redigere un testamento può prevedere una specifica disposizione con cui affida ad una o più persone di fiducia i profili, i dispositivi che contengono i files personali nonché gli account attivi sui diversi servizi di <em>cloud computing</em>, precisando, eventualmente, l’uso che gli eredi potranno fare di quei dati. Al tempo stesso, laddove il desiderio, viceversa, fosse quello di tenere nascosti alcuni aspetti della propria vita agli eredi, è possibile nominare un esecutore testamentario a cui affidare il compito di chiudere i propri profili sui social networks e di cancellare le mail ed i files che desideriamo non ci sopravvivano.</p>
<p><strong><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/104575-online-privacy.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6521" title="104575-online-privacy" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/104575-online-privacy.jpg" alt="" width="251" height="210" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;alternativa al testamento è rappresentata dai servizi on line a pagamento quali, ad esempio, quelli forniti da <a href="http://legacylocker.com/"><em>Legacy Locker</em></a>, e <a href="http://passmywill.com/">PassMyWill</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Legacy Locker</em>  prevede l’identificazione di tutti gli “<a href="http://legacylocker.com/features/digital-assets">online assets</a>”, le username e le password e la loro assegnazione ad uno o più <a href="http://legacylocker.com/features/beneficiaries">beneficiari</a>, persone care a cui decidiamo di affidare le nostre informazioni personali. Il servizio prevede anche l&#8217;individuazione dei c.d. “<a href="http://legacylocker.com/features/verification">verificatori</a>” a cui viene affidato il compito di comunicare al sito il decesso del titolare dei profili. A seguito delle verifiche, tutte le informazioni depositate sono poi inviate ai beneficiari via mail. Il servizio offerto prevede specifiche procedure di aggiornamento delle informazioni e la possibilità di predisporre delle “<a href="http://legacylocker.com/features/legacy-letters">legacy letters</a>”, documenti digitali custoditi in maniera riservata e consegnati ai destinatari solo in caso di morte.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/legacylocker.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6518" title="legacylocker" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/legacylocker-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>PassMyWill</em> consente, invece, di effettuare un vero e proprio testamento digitale. L’utente registrato affida al sito login e password per l’ingresso a social media, posta elettronica, siti di servizi on line (banca, carta di credito, ecc.) che saranno custoditi criptati fino alla verifica dell’avvenuto decesso. Originale la modalità con la quale verifica la morte del proprio cliente: PassMyWill controlla l’utilizzo dei vari social media a cui si è dichiarata l’iscrizione e se non registra movimenti per un periodo predefinito, distribuisce mediante mail, login e password ai soggetti indicati.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/passmywill.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6519" title="passmywill" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/passmywill-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente che, laddove si decida di utilizzare questi servizi è necessario fare attenzione a segnalare eventuali variazioni nelle password ed indicare l’indirizzo mail corretto per evitare che la propria memoria digitale vada persa per sempre oppure finisca nelle mani sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra tipologia di servizio, finalizzata all&#8217;organizzazione e la conservazione della memoria digitale è offerta da <a href="http://1000memories.com/">1.000 memories</a>, che, rappresenta un diverso modello di utilizzo dei social media. <em>1000 memorie</em>s ricerca vecchie foto e ricordi familiari ed affettivi, organizza e ricostruisce la memoria mediante album digitali che poi rende condivisibile sul web.  L&#8217;attivazione di un profilo alla memoria è previsto anche <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/2009/oct/27/facebook-user-memorials">Facebook Memorials</a> che consente, in presenza di eredi che ne facciano richiesta, di trasformare il profilo della persona deceduta in un luogo virtuale di memoria il cui accesso è consentito solo agli amici precedentemente confermati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema dell&#8217;eredità digitale è nell&#8217;agenda dell’<strong>Unione Europea</strong> che sta vagliando l’ipotesi di varare una legge che consenta ai parenti di avere un più facile accesso ai profili della persona cara deceduta e di regolamentare le disposizioni testamentarie aventi ad oggetto patrimoni digitali conservati sulla rete.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/reding/index_en.htm">Viviane Reding</a>, commissario EU alla Giustizia, nel documento “<a href="http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/reding/pdf/news/cloud_en.pdf">keeping darknes of the cloud</a>”, nell&#8217;illustrare le linee guida della proposta di regolamentazione europea della privacy, diventata sempre più urgente a seguito dell’impatto del <em>cloud </em>sui processi di archiviazione e gestione dei dati personali, ha affermato che “<strong>Internet deve imparare a dimenticare</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il diritto di essere dimenticati dal web non riguarda esclusivamente il diritto di rendere anonimi i dati riutilizzati ma soprattutto <em>“il diritto e, non solo la possibilità, di ritirare l’autorizzazione al trattamento dei dati. L’onere della prova dovrebbe essere su coloro che gestiscono i nostri dati personali. Dovrebbero, infatti, provare l’esigenza di continuare a trattenere i nostri dati piuttosto che il cittadino dimostrare che quella conservazione non è necessaria”.</em></p>
<p style="text-align: justify;" align="right">Il web, quindi, come molti sostengono, non stanno solo cambiando la società, il costume, le forme di democrazia ma anche l’esercizio dei diritti.</p>
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		<title>Non è un mondo per donne (l’ICT)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 23:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[ICT Management]]></category>
		<category><![CDATA[Indagini]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste, Recensioni, Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[ict management]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>

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										</div><p style="text-align: justify;">A fine agosto, come penso tutti, sono stata colpita dalla forte onda emotiva a seguito delle <a href="http://www.apple.com/pr/library/2011/08/24Letter-from-Steve-Jobs.html">dimissioni</a> da CEO Apple di Steve Jobs.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto molti articoli pubblicati a commento, soprattutto sulla volontà di creare una squadra che fosse in grado di portare avanti il modello di gestione &#8220;Jobs&#8221;, tanto che Luca De Biase sul Sole 24 ore del 26 agosto afferma che la sua ultima creatura è l’<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-26/alza-velo-ultima-creatura-084256.shtml">iTeam</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">C’era però qualcosa in sottofondo che mi lasciava perplessa. Si narravano le grandi doti del nuovo CEO, Tim Cook, le capacità del designer Jonathan Ive, l’abilità nel marketing di Philip Shiller.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mancava qualcosa.</strong> <strong>Si, mancavano le donne</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno dei componenti del mitico <a href="http://www.apple.com/pr/bios/">Team</a> è una donna. Questa considerazione mi ha lasciato alquanto sorpresa e quindi, mossa da grande curiosità (curiosità il tuo nome è donna, parafrasando W. Shakespeare) mi sono chiesta quale fosse la composizione del Board of Directors  dello storico rivale di Apple, <a href="http://www.microsoft.com/presspass/bod/bod.aspx">Microsoft</a> e poi in sequenza, in ordine assolutamente casuale: <a href="http://investor.google.com/corporate/board-of-directors.html">Google</a>, <a href="http://www.facebook.com/press/info.php?execbios">Facebook</a>, <a href="http://www.oracle.com/us/corporate/press/BoardofDirectors/index.html">Oracle</a>, Twitter, <a href="http://investors.linkedin.com/directors.cfm">Linkedin</a>,<a href="http://www.ibm.com/investor/governance/board-of-directors.wss"> IBM</a>, <a href="http://investor.cisco.com/directors.cfm">Cisco</a>, <a href="http://investing.businessweek.com/research/stocks/private/board.asp?privcapId=35962803">Linux Foundation</a>, <a href="http://investor.yahoo.net/directors.cfm">Yahoo</a>, <a href="http://www.adobe.com/corporateresponsibility/corporate.html">Adobe</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca è stata effettuata il 30 agosto 2011 attraverso i siti web delle stesse società tranne che per Twitter con riferimento alla quale l’informazione è stata recuperata attraverso <a href="http://investing.businessweek.com/research/stocks/private/board.asp?privcapId=35962803">Bloomberg Businessweek</a> ed è stata aggiornata &#8211; con riferimento ad Yahoo &#8211; il 7 settembre 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">I dati raccolti sono univoci, coerenti, inequivocabili. Di seguito l’infografica e la desolante considerazione che l’innovativo settore ICT  non è un mondo per donne.</p>
<p><script type="text/javascript" src="http://www-958.ibm.com/me/visualizations/a3cac390db2a11e08780000255111976/comments/a3cd3b34db2a11e08780000255111976.js?width=600&#038;height=350"></script></p>
<p style="text-align: justify;">Analizzando i ruoli ricoperti si scopre che l’unica donna ad aver avuto l’incarico di CEO <a href="http://mashable.com/2011/09/06/carol-bartz-fired/">fino a pochi giorni fa </a>è stata <a href="http://people.forbes.com/profile/carol-bartz/8706">Carol Bartz </a>di Yahoo, che resta però in carica come CEO in CISCO, mentre tutte le altre si occupano prevalentemente di finanza, HRM, auditing ed in un solo caso di marketing (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sheryl_Sandberg">Sharyl Sander </a>di Facebook). Inusuale  anche la motivazione del licenziamento della Bartz (fatto con una telefonata): era considerata dalla proprietà un leader troppo debole e quindi un ostacolo alla crescita dell’azienda.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione non è però limitata all&#8217;ICT ma generalizzabile a tutti i settori produttivi e soprattutto non limitata ad una specifica area geografica. Alla questione della parità tra uomini e donne, e non solo in campo professionale, sarà dedicato il prossimo Open Forum della Banca Mondiale <a href="http://live.banquemondiale.org/egalite-genres%20" target="_blank">Hommes-femmes: parvenir à l&#8217;égalité</a> (20 e 21 settembre 2011).</p>
<p style="text-align: justify;">La questione della parità in ambito professionale è una questione aperta anche in Italia. Dati recenti indicano, infatti, il <a href="http://www.istat.it/it/archivio/37179">tasso di occupazione </a>femminile è del 46,3%, oltre <strong>20 punti percentuali in meno</strong> rispetto agli uomini (67,5%). Negativi anche i dati relativi alla posizione in azienda ed alla retribuzione. A questo tema, centrale per la crescita dei sistemi sociali ed economici, è dedicato il  <a href="http://www.formazione.ilsole24ore.com/st/bew24_2011/forum.htm">5° Forum Cultura d’Impresa</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per dovere di cronaca si segnala che la % di presenza femminile nel board di <a href="http://segnalazionit.org/">questo blog</a> è pari a zero.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La statistica nel pallone</title>
		<link>http://segnalazionit.org/2011/08/la-statistica-nel-pallone/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 23:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste, Recensioni, Riflessioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Statistica]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[statistica]]></category>

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										</div>Parlare di calcio significa parlare di soldi, tanti, tantissimi soldi, di uno dei pochi settori che non conosce crisi (basti pensare che nel 2008/2009 il mercato europeo del calcio è cresciuto di 15.7 miliardi di euro) e la rilevanza economica è tale che i segnali del cambiamento prima ancora che dai giornali sportivi vengono commentati [...]]]></description>
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										</div><p style="text-align: justify;">Parlare di calcio significa parlare di soldi, tanti, tantissimi soldi, di uno dei pochi settori che non conosce crisi (basti pensare che <a href="http://www.deloitte.com/view/en_GB/uk/industries/sportsbusinessgroup/0a4be867d38f8210VgnVCM200000bb42f00aRCRD.htm">nel 2008/2009 il mercato europeo del calcio è cresciuto di 15.7 miliardi di euro</a>) e la rilevanza economica è tale che i segnali del cambiamento prima ancora che dai giornali sportivi vengono commentati dai giornali economico-finanziari. Di recente,  anche alcuni prestigiosi quotidiani come il <em>Financial Time</em> e <em>New York Times</em> si sono occupati della relazione sempre più stabile tra calcio e statistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il legame della statistica con il mondo del calcio è nato diversi anni fa, basti pensare che già nel 1984 venne istituita la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/International_Federation_of_Football_History_%26_Statistics">International Federation of Football History &amp; Statistics</a> , un organismo riconosciuto dalla FIFA che si occupa di statistiche e storia del calcio.  E, da ormai molti anni, non c’è commentatore sportivo che non usi a supporto della cronaca moltitudini di dati statistici. Senza pensare al ruolo della statistica rispetto al mondo delle scommesse.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/iffhs.bmp"><img class="aligncenter size-full wp-image-5988" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/iffhs.bmp" alt="" width="336" height="287" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La recente, o quasi, novità è che ormai qualsiasi aspetto di una partita può essere, grazie all’ICT, registrato. Questo consente di avere a disposizione enormi quantità di dati da cui, attraverso tecniche di data mining è possibile estrarre  informazioni utili sulle performance, ma ancora di più sulle caratteristiche di ciascun giocatore.</p>
<p>Diversi gli strumenti disponibili sul mercato che forniscono questa tipologia di servizi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Società specializzate</strong> nell’integrare datamining e riprese video delle partite di calcio per un pubblico di allenatori, giocatori, fantacalciatori e tifosi.  La <a href="http://matchanalysis.com/">Match Analysis</a>, ad esempio, ha siglato lo scorso anno un <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://matchanalysis.com/news/article35.htm">accordo</a></span> con il <a href="http://www.nytimes.com/">New York Times</a> per fornire in tempo reale, statistiche ed analisi per tutti gli incontri del 2010 FIFA World Cup™ attraverso soluzioni innovative di info-grafica che forniscono un flusso diretto e continuo di dati .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siti web</strong> , come ad esempio <a href="http://www.footballdatabase.eu/"><strong>Footballdatabase</strong></a><strong> , </strong>raccolgono i dati relativi alle carriere agonostiche dei calciatori e rendono disponibili gratuitamente i gol fatti, gli assist, la carriera nei club, le presenze, e tutti i dati personali (data di nascita, nome di battesimo, luogo di nascita , ecc).</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/footballdatabase.bmp"><img class="aligncenter size-full wp-image-5991" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/footballdatabase.bmp" alt="" width="385" height="313" /></a><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/footballdatabase.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>APP</strong> per iPhone e iPad basate sull’analisi dei dati statistici delle partite di calcio e le performance dei calciatori. Una delle più utilizzate in Italia è <a href="http://itunes.apple.com/us/app/la-gazzetta-dello-sport.it/id417958615?mt=8">Gazzetta Mobile</a> , una vera e propria redazione sportiva che commenta gli eventi in tempo reale con la cronaca, i tabellini e le formazioni delle partite e fornisce classifiche, calendari, risultati delle principali competizioni Italiane ed Europee con il supporto delle immagini fornite da Gazzetta TV, gli approfondimenti degli speciali di Gazzetta, le prime pagine del quotidiano ed il motore di ricerca. Prevede, inoltre, di salvare i dati e le foto ricercate così avere le news, i video e le foto più interessanti e consultarli anche offline.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/gazze.bmp"><img class="aligncenter size-full wp-image-5994" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/gazze.bmp" alt="" width="304" height="245" /></a><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/gazze.bmp"><br />
</a>Al tempo stesso, diverse società sportive hanno costruito in casa <strong>basi dati proprietarie</strong> come ad es. il <a href="http://www.chelseafc.com/">Chelsea</a>, la cui banca dati secondo il <em>Financial Times</em>, ne contiene 32 milioni, tratti da 13.000 partite internazionali. Ma il Chelsea non si limita a raccogliere i dati, infatti, sul sito web un esperto, Paul Dutton, fornisce analisi statistiche ai lettori attraverso un <a href="http://www.chelseafc.com/page/StatisticsDetail/0,,10268~2378398,00.html">blog dedicato</a> con l’accattivante titolo “Ask Statman”.</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/chealsea.bmp"><img class="aligncenter size-full wp-image-5995" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/chealsea.bmp" alt="" width="338" height="184" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Importante anche l&#8217;investimento in ICT e statistica da parte della stampa, non solo sportiva. Il <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/2/9471db52-97bb-11e0-9c37-00144feab49a.html#axzz1Ts0xUQLV">Financial Times</a>, ad es. ha incaricato un artista &#8211; Giles Revell &#8211; di creare una serie di immagini sulla base dei dati statistici registrati in occasione della finale di champions league 2011 &#8211; Barcellona &#8211; Manchester United.  Di seguito una  <a href="http://www.ft.com/intl/cms/s/2/eae1c952-9cb6-11e0-bf57-00144feabdc0.html#">immagine</a> che fissa la partita al 69&#8242;, al gol di David Villa per il Barcellona. Le azioni sono registrate in sequenza e rappresentate a spirale, dal basso verso l&#8217;alto per il primo tempo e viceversa per il secondo.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/finale-champions-2011.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-6005 aligncenter" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/08/finale-champions-2011-150x150.jpg" alt="" width="222" height="174" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma, l’aspetto interessante, evidenziato dai commentatori economici, è che per effetto della disponibilità di tecnologie sempre più sofisticate &#8211; che rendono disponibili miliardi di dati analitici e consentono analisi statistiche approfondite -  sempre più spesso in panchina ed in tribuna ci sono tablet e pc. Questi vengono utilizzati per analizzare in tempo reale l’andamento delle partite e supportare gli &#8220;allenatori 2.0&#8243; nella definizione delle strategie e tattiche di gioco e nella formulazione della squadra titolare in base alle caratteristiche dei giocatori della rosa e degli avversari in campo. Analogo fenomeno è in corso per quanto riguarda direttori sportivi e procuratori che prima di fare acquisti sul mercato consultano performance e caratteristiche per cercare il giocatore tecnicamente adatto alle esigenze della squadra.</p>
<p>Dal prossimo campionato, quindi, sciamani e professionisti del pallone potrebbero lasciare la scena ai <a href="http://www.francodebenedetti.it/i-nuovi-fenomeni-del-calcio-gli-statistici/">nuovi fenomeni del calcio: gli statistici</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Potenzialità e rischi dei nuovi media &#8211; Forum della Comunicazione 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 23:01:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee ed eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>

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										</div>Chi non comunica scompare è stato l’efficace slogan dell’edizione 2011 del Forum della Comunicazione che si è svolto a Roma il 7 e 8 giugno 2011. Nella due giorni di lavori, L&#8217;Italia che comunica &#8211;  circa 2200 partecipanti, 60 partner ufficiali tra istituzioni pubbliche e aziende private, 138 relatori tra opinion leader italiani e stranieri, imprenditori, top manager e giornalisti [...]]]></description>
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										</div><p><strong><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/06/logo-forumcom2011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5767" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/06/logo-forumcom2011.jpg" alt="" width="410" height="488" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi non comunica scompare</strong> è stato l’efficace slogan dell’edizione 2011 del <a href="http://www.forumcomunicazione.it">Forum della Comunicazione</a> che si è svolto a Roma il 7 e 8 giugno 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella due giorni di lavori, L&#8217;Italia che comunica &#8211;  circa 2200 partecipanti, 60 partner ufficiali tra istituzioni pubbliche e aziende private, 138 relatori tra opinion leader italiani e stranieri, imprenditori, top manager e giornalisti &#8211; si è confrontata per discutere del grandi temi legati al mondo della Comunicazione. Per capire come cambia, dove sta andando, e quali forme è destinata ad assumere la comunicazione, sempre più chiave strategica di successo per le imprese e le istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Forum 2011 ha avuto come temi principali: il rapporto tra comunicazione e crescita dell&#8217;economia, il ruolo dei social media, la convergenza e la rivoluzione dei format, l&#8217;importanza delle piattaforme tecnologiche di riferimento, lo sviluppo sostenibile nell&#8217;epoca del green oriented, la Corporate Social Responsability e le strategie volte alla rassicurazione dei cittadini, il rapporto tra democrazia e informazione, l&#8217;internazionalizzazione e il dibattito sulle nuove professioni della comunicazione.</p>
<p>Tra i temi di particolare rilevanza si segnala:</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">la <strong><em>reputazione</em></strong><strong><em>:</em></strong> Fiorella Passoni, General Manager di Edelman Italia, ha evidenziato che dall’incrocio dei dati di due ricerche emerge che per il  45% conta la reputazione di un’azienda quando acquista un prodotto o un servizio. Percentuale di oltre 6 punti superiore alla media europea. Il dato è ancora più significativo se si fa riferimento alla <strong><a href="http://www.pubblicitaitalia.it/news/Creativita--Marketing/Eventi/tutti-i-numeri-del-forum-della-comunicazione-2011_10061202.aspx">web reputation</a></strong> delle aziende che, dai dati emersi da una ricerca dell&#8217;Istituto Piepoli svolto espressamente per il forum,  è importante per il 77% degli intervistati per spingere all&#8217;acquisto di beni e servizi;</li>
<li style="text-align: justify;">l&#8217;importanza di <strong><em>strategie pubblicitarie declinate in relazione alle specifiche tecnologie che devono veicolarle</em></strong>, che siano smartphone, tablet o TV. Appare ormai del tutto evidente che non è possibile proporre lo stesso identico contenuto rendendolo accessibile da tutte le piattaforme tecnologiche (come sono stati diversi tentativi di proporre un pdf come giornale digitale sui tablet) ma serve declinare secondo le specifiche particolarità del device i propri contenuti. In questo senso è stata sottolineata l&#8217;importanza dell&#8217;<strong>HTML 5</strong> nel futuro della pubblicità in quanto essendo multipiattaforma consentirebbe con un investimento unico di raggiungere tutte le destinazioni, cosa che invece adesso non è possibile. Da questa prospettiva un ulteriore campo di confronto si apre rispetto al contributo della tecnologia alla definizione delle strategie di comunicazione ed in particolare il sempre vivo confronto tra soluzioni proprietarie (es. Silverlight di Microsoft  scelta da Rai.tv, che non supporta diverse piattaforme) oppure<strong> </strong>tecnologie aperte ed accessibili.</li>
<li style="text-align: justify;">La <strong>comunicazione spettacolare</strong> e le strategie diagonali di comunicazione a cui è stata dedicato un specifico spazio in cui è stato presentata l’esperienza dei Fratelli Geremicca, fondatori del <a href="http://www.gerebros.it/">Laboratorio</a><a href="http://www.gerebros.it/"> </a><a href="http://www.gerebros.it/">Creativo</a><a href="http://www.gerebros.it/"> </a><a href="http://www.gerebros.it/">GereBros</a>.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Le potenzialità dei nuovi media sono state sottolineate dallo<strong> <a href="http://youtu.be/CPBhvTlYPoY">spot</a></strong> realizzato per promuovere l’edizione di questo anno del forum. Il video virale sul web dal titolo <strong>Comunicare </strong> (realizzato con la collaborazione di Zeranta Edutainement, la regia di Domenico Ciolfi, in collaborazione con Roberto Pagliara e Iader Giraldi e musiche di Domenico Canzoniero) in 30”  in modo evocativo conduce lo spettatore in un viaggio nel tempo, attraverso le forme simboliche dei media in cui l&#8217;uomo ha racchiuso le sue esperienze per renderle interscambiabili con l&#8217;obiettivo di sottolineare il valore fondamentale della comunicazione, intesa come un&#8217;esperienza umana imprescindibile, in cui siamo immersi fin dalla nascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma prevedeva: <strong>Sessioni Plenarie,</strong> dove, con la collaborazione di speaker d’eccellenza, sono stati affrontati le tematiche più importanti della comunicazione istituzionale e d’impresa;  <strong>Talk show </strong> nella sala convegni per dibattere sui temi più caldi insieme a chi fa la comunicazione in Italia; <strong>Workshop di approfondimento verticale </strong>su temi specifici organizzati dai Partner del Forum o in collaborazione con Comunicazione italiana.  In particolare, la mattina del 7 giugno è stato presentato <strong><a href="http://www.comunicazioneitaliana.it/agenda/prossimi-appuntamenti?option=com_agendapubblica&amp;view=dettagli_appuntamento&amp;id_appuntamento=118" target="_blank">Niente di più facile Niente di più difficile</a></strong>, un manuale per capire da dentro il mondo della comunicazione aziendale e dei media.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/06/nientedipiùfacile.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5775" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/06/nientedipiùfacile.jpg" alt="" width="410" height="582" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Di particolare interesse la sezione <strong>Innovation experience Zone</strong>: spazi di 20/30 minuti dedicati al racconto ed alla sperimentazione delle eccellenze nel campo dell’innovazione al cui interno si è svolta <a href="http://www.igniteitalia.org/">Ignite</a>, format dalla tempistica micidiale (i relatori hanno appena 5 minuti, 20 slide temporizzate) molto amato dal pubblico internazionale, per presentare i progetti più innovativi. Quest’anno l’Ignite ha dato voce agli innovatori di start-up e a comunicatori di aziende e PA. <a href="http://blog.nicolamattina.it/2011/06/due-giorni-al-forum-della-comunicazione-forumcom2011/">Nicola Mattina </a>e <a href="http://fabiolalli.com/2011/06/06/forum-della-comunicazione-ignite-e-aperitivo-forumcom2011/">Fabio Lalli</a> hanno coordinato le due sessioni alternando interventi dedicati ad idee imprenditoriali 2.0 ad alcuni focus sull’importanza della comunicazione in diversi settori. Ecco le <a href="http://www.flickr.com/photos/63753067@N07/">foto</a>.</p>
<p>Molteplici inoltre le dimensioni dell’evento:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><strong>Multiformat</strong>: sono stati previsti “keynote speech” di ospiti internazionali, talk show, digital conversation, workshop tematici, showcase, interviste, diretta web, tag cloud live, whisper talk, business networking, recruiting day.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Multitarget:</strong> ogni momento è stato pensato per coinvolgere contemporanemente, tutti i partecipanti, portatori di competenze e professionalità differenziate sui diversi temi legati all’innovazione, alla tecnologia e alla comunicazione.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Multitasking:</strong> previsione della modalità on-air di più iniziative contemporanee che hanno consentito ai partecipanti di poter costruire autonomamente la propria agenda personale. Inoltre, tutte le sessioni organizzate da Comunicazione Italiana sono state promosse nella Community con pagine evento, DEM e comunicazioni dirette dedicate.<strong></strong></li>
</ul>
<p>Tutti i lavori sono stati trasmessi in 12 ore di diretta televisiva no stop in due sessioni in streaming su Rai.Tv e sul sito ufficiale della manifestazione mentre la rassegna dei commenti in diretta era su <strong>Twitter</strong> &#8211; #forumcom2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo slogan scelto per questa edizione è stato: chi non comunica scompare. Interessante è  anche il contro slogan emerso tra i partecipanti della sessione Ignite: Chi non comunica o comunica male non scompare, anzi: i suoi errori rimangono sul Web per anni<strong> (“un errore è&#8230; per sempre”)</strong>.</p>
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		</item>
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		<title>Flipboard: è iniziata l&#8217;era del magazine &#8220;su misura&#8221;?</title>
		<link>http://segnalazionit.org/2011/04/flipboard-e-iniziata-lera-del-magazine-su-misura/</link>
		<comments>http://segnalazionit.org/2011/04/flipboard-e-iniziata-lera-del-magazine-su-misura/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 23:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogosfera]]></category>
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		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>
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										</div>Flipboard, App per iPad lanciata nel 2010 è diventato, come pronosticato in tempi non sospetti, un vero e proprio fenomeno di culto. Infatti, nel suo primo anno di vita è stata nominata App dell’anno dalla Apple, si è classificata in Italia nella Top15 per numero di download ed è stata inserita da Wired nella top10 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;">
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										</div><p><a href="http://flipboard.com/"><strong>Flipboard</strong>,</a> App per iPad lanciata nel 2010 è diventato, come <a href="http://www.google.it/search?sourceid=navclient&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;rlz=1T4SUNC_itIT370IT370&amp;q=flipboard">pronosticato</a> in tempi non sospetti, un vero e proprio fenomeno di culto. Infatti, nel suo primo anno di vita è stata nominata <a href="http://www.businessinsider.com/apple-calls-flipboard-ipad-app-of-the-year-2010-12">App dell’anno dalla Apple</a>, si è classificata in Italia nella Top15 per numero di download ed è stata inserita da Wired nella <a href="http://gadget.wired.it/news/applicazioni/10-apps-del-2010.html?page=1#content">top10</a> delle App che hanno segnato il decennio.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/immaginixflipboard.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5489" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/immaginixflipboard.jpg" alt="" width="294" height="412" /></a></p>
<p>Le motivazioni di questo successo sono da individuare, in primo luogo, nella sintesi che riesce a realizzare tra la bellezza dei magazine patinati e la funzionalità del web (“<em><a href="http://flipboard.com/press/the-beauty-of-print-the-power-of-the-web"><em>The beauty of the print, the power of the web</em></a></em>”). In questo senso rappresenta una innovativa soluzione alla fruizione di contenuti sul web a cui sta lavorando da alcuni anni il <a href="http://marcomassarotto.com/2010/05/31/i-giornali-su-ipad-le-prime-app-a-confronto/">mondo editoriale</a>. E apre la strada ad una nuova generazione di magazine costruiti su misura in base alle specifiche esigenze del fruitore.</p>
<p>A marzo 2011  è stata pubblicata la versione 1.2 che ha introdotto l’integrazione ad <strong><a href="http://instagr.am/">Instagram</a> &#8211; </strong>una App per il <em>photo sharing</em> che consente di scattare una foto, scegliere un filtro per trasformarne l’aspetto ed inviarla a Facebook, Twitter o Flickr. L&#8217;innovazione, resa possibile dalla pubblicazione delle API dell’applicazione, consente anche di migliorare le prestazioni di Instagram che nella versione originale per iPad, a causa dei limiti dello schermo, non prevede altre possibilità di visualizzazione delle foto oltre a quella &#8220;in verticale&#8221;.</p>
<p>Altre novità della versione 1.2 indicate dal changelog ufficiale riguardano:</p>
<ul>
<li>miglioramento del <strong>social search </strong>che consente di effettuare ricerche tra i vari social networks e blogs (<a href="http://tech.fanpage.it/facebook">Facebook</a>, <a href="http://tech.fanpage.it/twitter">Twitter</a>, <a href="http://tech.fanpage.it/rumors-di-vendita-yahoo-assicura-gli-utenti-di-fickr/">Flickr</a>), attraverso l’uso di parole chiave o hashtag i cui risultati sono poi raggruppati e mostrati all’utente nella classica forma del magazine patinato;</li>
<li>netto miglioramento della <strong>velocità di uploading </strong>che rende possibile il caricamento dei contenuti in un tempo massimo di 4 – 5 secondi;</li>
<li>miglioramento del supporto a <strong>Google Reader</strong>;</li>
<li>inserimento del bottone &#8220;<strong>aggiorna</strong>&#8221; che consente il reload ogni qualvolta lo si voglia direttamente dalla Tavola dei Contenuti;</li>
<li>possibilità di verificare tutti i contenuti consigliati dall’editore tramite il pulsante “<strong>In evidenza </strong>(featured)”.</li>
</ul>
<p>Una novità che potrebbe generare un po&#8217; di preoccupazione tra gli utenti attiene, invece, alla possibilità, dichiarata dal team di Flipboard, di scoprire se sul <em>device</em> su cui sta funzionando è stato effettuato il <strong>jailbreak</strong> ossia la violazione delle restrizioni d&#8217;suo fissate dalla Apple che, pur non essendo illegale &#8211; almeno negli USA -, fa venire meno la garanzia sul device stesso in caso di malfunzionamenti.  ln  caso di iPad &#8220;jailbrekkato&#8221; l’applicazione, infatti, segnala che potrebbero verificarsi dei crash non imputabili all’applicazione stessa.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/Flipboard-Jailbreak.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5490" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/Flipboard-Jailbreak.jpg" alt="" width="371" height="178" /></a></p>
<p>Sul fronte delle critiche si segnala in particolare la lamentata scarsa possibilità di personalizzazione dei contenuti e degli algoritmi utilizzati per ricercarli dove sembra invece eccellere l’App rivale <a href="http://www.zite.com/">Zite</a>.</p>
<p>Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, il prossimo obiettivo, di recente annunciato dagli sviluppatori dell’applicazione su <a href="http://twitter.com/Flipboard/">Twitter</a>, è la versione per iPhone.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/flipboardxtwitter1.bmp"><img class="aligncenter size-full wp-image-5494" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/flipboardxtwitter1.bmp" alt="" width="332" height="206" /></a></p>
<p>Non c’è ancora il progetto di sviluppare versioni per altri tablet ma in una <a href="http://gadget.wired.it/news/applicazioni/flipboard-sxsw.html">recente intervista</a> a Wired, Mike McCue, il fondatore di Flipboard, afferma che <em>&#8220;Mi piace molto Windows Phone </em><em>e svilupperemo sia per Windows sia per Android, visti i numeri. Non ancora, ma lo faremo</em>&#8220;.</p>
<p>Il futuro prossimo sembra quindi, al pari dei cugini su carta, quella del magazine in versione &#8220;pocket&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Primo Workshop del Gruppo SIS VSP a Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 00:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[Statistica]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;">
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										</div>Il Gruppo permanente per la valorizzazione delle statistiche pubbliche (SISVSP) della Società Italiana di Statistica organizza il 28 e 29 aprile 2011 presso l’Università Europea di Roma il Workshop Valorizzazione e responsabilità sociale della statistica pubblica. Principi – metodi e tecniche – applicazioni per la produzione e la diffusione. Si tratta del primo evento pubblico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;">
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										</div><p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/logo-vsp3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5461" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/logo-vsp3.jpg" alt="" width="409" height="172" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: verdana,geneva">Il <a href="http://sites.google.com/site/sisvsp/">Gruppo permanente per la valorizzazione delle statistiche pubbliche</a> (SISVSP) della <a href="http://www.sis-statistica.it/">Società Italiana di Statistica</a> organizza il 28 e 29 aprile 2011 presso <a href="http://www.universitaeuropeadiroma.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=189&amp;Itemid=94">l’Università Europea di Roma</a> il Workshop <strong><em>Valorizzazione e responsabilità sociale della statistica pubblica.</em> <em>Principi – metodi e tecniche – applicazioni per la produzione e la diffusione</em></strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: verdana,geneva">Si tratta del primo evento pubblico del gruppo SISVSP e costituisce un’occasione di confronto e discussione tra esperti e ricercatori sui nuovi orientamenti e le innovazioni nella produzione, elaborazione e diffusione delle statistiche pubbliche. </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva"><span><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/locandina_definitiva_15032011.jpg"></a></span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: verdana,geneva"><span><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/locandina_workshop.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5472" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/locandina_workshop.jpg" alt="" width="485" height="739" /></a></span>Il workshop è articolato in <a href="https://docs.google.com/viewer?a=v&amp;pid=explorer&amp;chrome=true&amp;srcid=0B4rZv-m4QHcPYWY4NDFkYjItYzRkMy00ZTQ0LTk4ZDAtYTU4Nzc5NGRlNTg2&amp;hl=it&amp;authkey=CJyA2JIK">dieci sessioni tematiche </a>che approfondiscono aree di interesse per la valorizzazione della statistica pubblica quali: gli aspetti normativi e le caratteristiche (tracciabilità e trasparenza dei dati, delle fonti, dei processi), la cattura dei dati nel processo di produzione; le metodologie di analisi dei dati amministrativi e campionari, l’innovazione tecnologica e la diffusione, le nuove sfide derivanti dall’evoluzione del fabbisogno statistico derivante dalle richieste di policy e dall’opinione pubblica.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: verdana,geneva">Nel corso della prima giornata di lavori (giovedì 28 aprile) sono previste due relazioni invitate presentate rispettivamente dal prof. Enrico Giovannini, presidente Istat, <strong><em>The &#8220;Data deluge&#8221;: Can Official Statistics Be the Noah&#8217;s Ark?</em></strong> (ore 11.00)  e del prof. Luigi Biggeri, già presidente Istat, <strong><em>Principles and Characteristics of Official Statistics in the Third Millennium</em> </strong>(ore 16.00).</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: verdana,geneva">A supporto dei lavori è prevista una speciale iniziativa denominata “<strong>Official Statistics Café</strong>”<strong>  </strong>che rappresenta uno spazio aperto e libero di confronto tra la ricerca teorica ed applicata per la condivisione di conoscenze, esperienze e proposte riguardanti le statistiche pubbliche. L’account <strong>Twitter</strong>, che verrà utilizzato prima e durante l’evento per raccogliere e diffondere idee e suggerimenti è <strong><a href="http://twitter.com/stat_coffee">@stat_coffee</a>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-family: verdana,geneva">Per partecipare ai lavori è necessaria <a href="http://sisvspworkshop2011.eventbrite.com/">l’iscrizione</a> che può essere effettuata gratuitamente on line entro <strong>il 21 aprile 2011</strong>.</span></p>
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