
A prima vista questo potrà sembrare un articolo inusuale per SegnalazionIT, che si occupa prevalentemente di innovazione in ambito IT, di scenari digitali nonché delle novità attinenti al mondo della statistica e a quello del trattamento di dati. In realtà, se andiamo a guardare bene, anche in questo articolo si parla di innovazione. Se in Italia c’è infatti una risorsa che sia ancora abbondante e di cui dovremmo andare fieri, è proprio la capacità di tanti di fare innovazione. Abbiamo un “parco menti” di primissimo livello che avrebbe la capacità di cambiare veramente il volto al nostro Paese, facendogli riacquistare quella reputazione perduta oramai da troppi anni. Mi sono chiesto perché questo non accade, e la risposta che mi sono dato non è stata purtroppo delle più rassicuranti.
Mi capita sempre più spesso di viaggiare all’estero e di lavorare e interagire con i miei “colleghi” europei ed extra-europei. Quello che noto è che i Paesi che possiamo definire all’avanguardia su determinati settori, hanno tutti una caratteristica in comune: hanno affidato alla loro gente migliore i ruoli “chiave” per quei determinati settori. Ora, io non posso sapere se quelli siano in assoluto i loro “uomini migliori”, ma quello che a mi lascia stupito come italiano è la loro sostanziale adeguatezza al ruolo ricoperto, la loro capacità di avere una visione e una strategia, la loro preparazione.
Esattamente quello che sempre più di rado accade da noi. Non so se succede lo stesso anche a voi, ma quando in Italia mi capita di trovare qualcuno che ricopre un ruolo chiave in qualche settore e che sia capace e all’altezza della situazione, io mi stropiccio gli occhi, mi stupisco e mi meraviglio. Mi viene spontaneo, non so che farci! Questo me lo spiego col fatto che in Italia, trovare qualcuno all’altezza del suo ruolo e’ diventato ormai una eccezione.
E’ indubbio che un qualunque posto di comando, un qualunque ruolo di responsabilità esercitino un certo fascino (se non altro per le retribuzioni generalmente di tutto rispetto) e che in tanti ambiscano a ricoprirlo. Quello che in realtà è meno normale è come questo avviene. E’ diventato infatti sempre più una consuetudine privilegiare l’obbedienza a scapito della capacità. Si preferisce in altre parole affidare ruoli di responsabilità a chi mostra obbedienza e devozione verso il “capo” mentre capacità e adeguatezza al ruolo passano generalmente in secondo piano.
E’ quella che chiamiamo comunemente “logica clientelare” ed è ovviamente una situazione vantaggiosa solo per chi ha ricevuto quell’incarico, per il suo capo e per quelli che beneficieranno dei suoi servigi. Ma non è questa una situazione complessivamente vantaggiosa per il Paese.
Dobbiamo considerare infatti che negando quella particolare posizione a qualcun altro più preparato, più adatto e più capace, è stata negata a quel particolare settore, a quella particolare organizzazione, a quel particolare ufficio la possibilità di funzionare al meglio, di svilupparsi, di crescere.
Il settore pubblico poi è uno dei più soggetti a tale sistema in quanto da sempre non improntato all’efficienza e al funzionamento, ma all’avere qualcuno “dei nostri” nei posti di comando a qualunque livello, chiunque esso sia.
Ovviamente il fenomeno è ricorsivo. Anche chi non è in posizioni di vertice ma ha un qualche incarico di responsabilità, preferirà costruirsi il suo piccolo feudo ed avere, ove possibile, gente più obbediente che capace.
Mandare avanti l’Italia in questo modo in tutti i suoi settori strategici, equivale pertanto a partecipare al Campionato del Mondo di calcio non con i migliori atleti ma con gli amici del calcetto della domenica. Saranno sì una bella combriccola affiatata, ma non avranno nessuna chance di arrivare alla fase finale del torneo. E non è una questione anagrafica, ma esclusivamente di capacità e di merito.
Credo che la possibilità di fermare il declino dell’Italia debba necessariamente passare per quei talenti e quelle menti capaci che ora vengono sistematicamente soffocati dall’ormai collaudato sistema clientelare. In tanti hanno preferito andare all’estero, per altri invece questo non è stato possibile, altri ancora preferiscono comunque rimanere al loro posto e lavorare giorno per giorno per una Italia diversa. Noi, qui, facciamo tutto quello che possiamo per costruire per noi e per i nostri figli un futuro migliore.