Category: Blogosfera

Il successo di un sito web? Non solo una questione di traffico

Qualche giorno fa SIS Magazine (la rivista online della Società Italiana di Statistica) ha pubblicato il mio articolo Il successo di un sito web? Non solo una questione di traffico: i casi Istat, SIS e Sistan (*) sui nuovi metodi e strumenti per misurare il successo di un sito.

Nell’articolo studio il caso di tre siti che si occupano di statistiche ufficiali e di promozione delle scienze statistiche: l’Istituto Nazionale di Statistica, il Sistema Statistico Nazionale e la Società Italiana di Statistica, siti che nel medio periodo verranno profondamente rinnovati. Come? Certamente si arricchiranno di nuovi servizi (in salsa Web 2.0 – lo so, il termine è un po’ inflazionato ma almeno ci capiamo), come ad esempio quelli di cui abbiamo parlato in questo blog e che sono da tempo in produzione in altri paesi: nuove tecnologie per la diffusione e la condivisione di dati, tool di visualizzazione interattiva (anche esterni al sito, come nel caso di Google Public data) e altro ancora su cui torneremo nelle prossime settimane.

Ma come misurare e dunque valutare l’introduzione di un nuovo servizio? Semplicente registrando le variazioni del traffico sul sito? Anche se prodotti per il monitoraggio del traffico come AWStats e Google Analytics offrono informazioni molto importanti (indispensabili), oggi esiste una nuova generazione di strumenti per misurare il successo di un sito che tengono meglio conto della sua natura multidimensionale. In particolare possiamo vedere il successo di un sito in funzione, oltre che del traffico, anche del suo posizionamento nella rete ovvero della sua solidità di carattere “infrastrutturale”. Il posizionamento è dunque uno dei presupposti per un successo solido e duraturo del sito e quindi anche per valutare l’eventuale miglioramento dopo l’introduzione di nuovi servizi online.

Per misurare il posizionamento e dunque l’efficacia di un sito, di pagine specifiche, di campagne di comunicazione e anche per l’analisi della reputazione sul Web, sono disponibili diversi strumenti. Io ho provato ad utilizzare CONDOR (il software del MIT mostrato nell’articolo) nel 2008, con Francesca Grippa, per monitorare il comportamento dei media durante le elezioni statunitensi, e i risultati sono stati soddisfacenti.  CONDOR consente inoltre di identificare la blogosfera di riferimento di un sito, cioè l’insieme dei blog che citano un determinato sito attraverso un collegamento ipertestuale. La figura seguente mostra la blogosfera del sito Istat.it nel periodo 1-20 settembre 2009.

Blogosfera Istat.it

Per l’analisi di un sito occorre quindi tenere in considerazione due fattori: il traffico e il posizionamento nella rete. In questi ultimi anni gli studi di fisici, matematici e sociologi stanno contribuendo a definire nuovi metodi e strumenti per l’analisi del posizionamento. Le potenzialità e le prospettive sono estremamente interessanti, anche per chi produce statistiche ufficiali e diffonde cultura statistica.

Per il successo di un sito non esiste una regola aurea ma,  specialmente in organizzazioni complesse, risultati soddisfacenti possono essere raggiunti solo con lo sforzo congiunto di esperti di comunicazione, informatici e produttori di contenuti, supportati da adeguati strumenti software. Con uno lavoro coordinato tra questi attori è possibile valutare se vengono intercettate correttamente le aspettative degli utenti, aumentare la propria rilevanza online e costruire la propria reputazione di opinion leader del settore di appartenenza.

(*) = Ne approfitto per ringraziare i ricercatori che hanno contribuito all’articolo del SIS Magazine: Matteo Mazziotta, Davide Bennato, Francesca Grippa, Daniela Cocchi e Fabio Crescenzi.

Il valore dell’uso collettivo

Articolo di Massimo Chiriatti

C’è una combinazione di azioni collettive che portano a risultati inaspettati. Spingendoci oltre la legge di Metcalfe, la quale afferma che il valore di una rete è dato dal quadrato degli elementi che la compongono, proviamo a guardare oltre i nodi interconnessi e il loro valore.

Si può osservare, allora, che quando la tecnologia è usata da un gran numero di persone, tale condizione la trasforma in termini qualitativi.

Ed è davvero gratificante –almeno per gli innovatori- rilevare quali inaspettate conseguenze si possano ottenere a partire da fini o scopi che prevedevano tutt’altri risultati.

Riutilizzando gli stessi strumenti per altri fini e ricombinandoli con le azioni collettive, si raggiungono talvolta risultati persino paradossali, non calcolabili né con regole né con l’esperienza. Del tutto imprevedibili, e in antitesi rispetto ai fini originari.

Il Principio secondo cui le azioni umane possono portare al conseguimento di fini diversi da quelli prefissati” è la descrizione che troviamo nel dizionario De Mauro Paravia alla voce Eterogenesi dei fini.

Wikipedia articola il concetto facendo riferimento a un campo di fenomeni i cui contorni e caratteri trovano più chiara descrizione nell’espressione «conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali».

Tale espressione rende evidente che essa non si riferisce a semplici accadimenti naturali, ma riguarda più specificamente il campo dell’azione umana, tanto individuale quanto, più spesso, collettiva.

È facilmente riscontrabile come l’informatica abbia “virtualizzato la mente dell’uomo” nel senso che ha ampliato sia l’orizzonte delle sue opportunità, sia quello delle relazioni sociali; ci ha trasformato da spettatori a utenti attivi, e questo non è un mero fatto tecnologico, ma ha formidabili implicazioni sul nostro futuro.

Se la tecnologia è un’estensione o virtualizzazione delle nostre capacità, come afferma il filosofo francese Pierre Lévy, allora queste nuove risorse si potrebbero assimilare a sinapsi appena nate – tra persone vicine ma anche lontane – con inediti e inattesi livelli cognitivi.

Viene allora in mente la blogosfera formata da schegge d’informazione, come i pixel dell’alta definizione. Al pari di un grande mosaico, visto da lontano non se ne vedono le singole tessere bensì una visione d’insieme ricca di colori. Da vicino, invece, ognuno con la propria fantasia, passione e creatività dona una ricchezza di dettagli; alquanto miracolosa considerando la varietà e la complessità dei temi in oggetto. E così i blogger sono diventati parecchi ordini di grandezza più numerosi dei media tradizionali.

Ecco come un fine da raggiungere con la tecnologia (migliorare la comunicazione) sconvolgendo le regole dell’economia (non più solo limitato dagli scambi monetari) potrebbe procurare, in maniera inaspettata, benefìci in termini sociali.

La chiave di volta per comprendere il motivo del successo di tali strumenti è che essi rispondono a un bisogno fondamentale dell’uomo: comunicare.

Ma la tecnologia da sola non ha alcuna possibilità di successo: solo quando si combina e s’interseca con un’alta accessibilità –in termini economici- può sfociare in qualcosa che modifica il modo in cui le persone si relazionano, diventando un bene di massa. E la società non è più la stessa, è mutata, molti credono in meglio, e in ciò sta il significato dell’eterogenesi dei fini.

Oggi viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ha tempi d’adozione esponenziali, basti pensare che per raggiungere 50 milioni di utenti la radio ha impiegato 38 anni, la televisione 13, internet 4, l’ipod 3, Facebook 2 e le conseguenze sono imprevedibili quando tali strumenti sono messi a disposizione della creatività di miliardi di persone.

Anche perché le azioni sono correlate ai comportamenti e alle reazioni di altri soggetti, per definizione non lineari ma discontinue e non proporzionali tra causa ed effetto. In un sistema complesso, quindi, tali relazioni non sono mai prevedibili.

Rimaniamo nel frattempo ottimisti lasciando le persone al centro dell’azione; la tecnologia è uno strumento certamente importante e degno di rilievo in questo XXI secolo, ma non possiede una propria azione liberalizzante.

D’altra parte la tecnologia non ha niente di naturale, non la troviamo allo stato puro, libera. Ma è solo opera dell’inventiva umana.

Il più grande esempio dei fenomeni descritti è senza dubbio quello che va dall’idea che ha sviluppato internet alla realizzazione del World Wide Web e le sue applicazioni come le conosciamo oggi. Nessuna impresa avrebbe potuto cooptare migliaia di geni per sviluppare formidabili algoritmi per creare qualcosa di lontanamente comparabile allo sviluppo odierno della rete.

L’azione dei soggetti attivi nel creare le informazioni da condividere non è stata la risultante ma una precondizione. Non è stata la tecnologia ad assicurare l’armonia dei risultati, ma sono state le azioni individuali che, eseguite per altri fini, sono state convergenti –per mezzo dei protocolli aperti- verso gli attuali risultati.

Il Computer che ha portato l’uomo sulla luna

Era il 20 Luglio 1969 quando alle 22:56 (ora di Washington) Neil Armstrong metteva piede sulla superficie lunare pronunciando la storica frase: “E’ un piccolo passo per un uomo, un balzo gigantesco per l’umanita”. E a 40 anni di distanza, tutto il mondo sta celebrando questo storico evento e pietra miliare nei viaggi nello spazio.


Ma che tipo di tecnologie erano disponibili quaranta anni fa quando le radio trasmettevano ”Tutta mia la città” degli Equipe84 e Felice Gimondi aveva appena vinto il suo secondo Giro d’Italia?
Sicuramente ci verrà da sorridere nello scoprire che, ad esempio, il computer di bordo dell’Apollo, l’Apollo Guidance Computer (AGC) era una “scatola” grande grosso modo quanto un odierno Hard Disk che come input riceveva dagli astronauti comandi numerici, visto che la tastiera era composta dai numeri da 0 a 9.
Era presente sia sul modulo di comando che a bordo del modulo lunare, il LEM, proprio al centro del pannello di guida e degli strumenti di navigazione.
Ed è con questo che veniva controllate marcia e rotta della navicella.




E se paragoniamo le caratteristiche dell’AGC con quelle di un computer odierno, troveremmo ad esempio che l’AGC aveva una velocità di clock di 2.048 Mhz (frequenza che misura la “velocità” di elaborazione del processore) mentre un attuale Intel Celeron 430 ne ha una di 1.8 Ghz. Scopriremmo poi che  l’AGC aveva una RAM di 4 Kb mentre sappiamo bene che tutti i moderni computer hanno una memoria RAM che parte da 512 kb e che ci vuole almeno 1 GB solo per far partire Windows … :-)



Per quanto riguarda il supporto di memorizzazione dati,  l”AGC utilizzava una memoria ROM di 32 Kb mentre è  oramai difficile trovare computer con un Hard Disk minore di 160GB

Infine, per quanto riguarda il linguaggio di programmazione, l’AGC utilizzava l’Assembler, oramai parte della preistoria informatica in quanto caduto da anni in disuso a favore di linguaggi come il C, C++, Java, e così via.

Quanto vale il tuo Blog?

Per un Blog o un sito Web, riuscire ad avere costantemente del buon traffico in ingresso vuol dire molte cose. Innanzitutto è la ragione per poter esistere sulla Rete. Niente traffico vuol dire niente visitatori e niente utenti. In altre parole vuol dire non esistere. Tenete presente che alcune decine di visitatori al giorno sono la norma per la stragrande maggioranza dei Blog e dei siti Web. Ne consegue che il traffico sul Web è estremamente prezioso. Avere traffico vuol dire dare visibilità a ciò che si pubblica sul sito o ai servizi che vengono implementati, ed è quello che distingue un sito o un blog di successo da tutti gli altri. Avere traffico in ingresso apre poi a tutta una serie di possibilità per veicolarlo. Questo significa avere la possibilità di decidere, tra le altre cose, anche come e dove indirizzare il traffico in uscita generando strategie, creando alleanze con altri Blogger e Webmaster, creando veri e proprie sottoreti Web col tentativo di non disperdere il traffico ma di “passarselo” tra i vari nodi partner. Tutto ciò, sulla Rete, ha come conseguenza la possibilità di generare profitti.
Per queste (e altre) ragioni incrementare il traffico in ingresso è una sfida che vede impegnati quotidianamente blogger e webmaster. Si pensi allo scambio link tra siti, alla caccia a lasciare commenti su altri siti e blog, alla creazione di video destinati a Youtube, alla redazione di articoli da pubblicare su altri siti e a tutte le tecniche di ottimizzazione per essere individuati e “premiati” dai motori di ricerca (SEO). Promuovere il proprio sito è diventato un vero e proprio lavoro, e per alcuni un vero e proprio business. Qui do per scontato che i contenuti e i servizi implementati siano di qualità, cosa che tende a fidelizzare le nicchie di utenza a cui il sito si rivolge, dà una identità al sito, e, consentitemi, lo preserva dall’estinzione. In definitiva, creare un sito di successo ha un costo.
Insomma, un sito di successo ha sicuramente un valore diverso dagli altri siti analoghi. Ma quanto può valere un sito o un blog? Devo dire che ci sono stati in passato alcuni tentativi per “stimare” sulla base di una serie di parametri il valore di un sito in dollari. Ma erano tentativi fatti più per gioco che per altro, cosa che emergeva dagli improbabili risultati che ne uscivano fuori. Ma da pochissimo possiamo trovare sul Web un tentativo sicuramente più serio e interessante. Vuoi calcolare quanto vale il tuo sito o il tuo blog? Segui il link e inserisci il tuo URL.

Perchè si apre un blog? Visualizzazione dati con Many Eyes

Il nostro precedente post Perché si apre un blog? La parola ai blogger italiani, realizzato da Daniela De Francesco raccogliendo informazioni tramite un questionario, ci offre l’occasione per mostrarvi come utilizzare alcuni strumenti web 2.0 finalizzati alla visualizzazione di dati strutturati.
In particolare abbiamo usato le funzioni messe a disposizione dal servizio Many Eyes creato dal Visual Communication Lab di IBM. La procedura è piuttosto semplice:
  • Le informazioni raccolte nel corso dell’indagine sono state trasformate in vari dataset contenenti le variabili qualitative rilevate
  • Tali dataset sono stati caricati sul sito (è richiesta la registrazione)
  • A partire da questi dataset sono state scelte delle modalità di visualizzazioni dei dati
  • Le visualizzazioni sono state pubblicate e rese disponibili a tutti su Internet

E’ importante notare come la visualizzazione sia interattiva, ovvero una volta scelto il dataset e il tipo di visualizzazione (Matrix Chart nella fattispecie) le variabili da visualizzare possono essere selezionate cliccando direttamente negli appositi combobox e radiobutton (i riquadri rossi in figura).

Fra le molte possibili visualizzazioni del fenomeno osservato ne abbiamo preparato sette (cliccate sulle immagini per la connessione alle visualizzazioni interattive); vi invitiamo a provare le altre direttamente sul sito.

1. Categorie e numerosità dei blog per tempo di attività

2. Motivi di apertura dei blog per tempo di attività

Le domande riguardanti le categoria di appartenenza del blog ed il motivo di apertura del blog ammettevano risposte multiple senza esprimere una preferenza o un ordine, dunque le risposte multiple sono state considerate come osservazioni differenti. Ciò ha generato dei dataset, quello del tempo-categorie-numerosità e quello del tempo-motivo, con un numero di record superiori al numero di rispondenti al questionario, a cui fanno capo le visualizzazioni 1. e 2. sopra riportate.

3. Età dei blogger per genere

4. Titolo di studio dei blogger per genere

5. Tempo di attività del blog per genere

6. Titolo di studio dei blogger per condizione professionale

7. Area geografica dei blogger per condizione professionale

Le visualizzazioni dalla 3. alla 7. fanno riferimento al dataset tempo-personal.

Tutti i diagrammi hanno una elevata resa grafica, però presentano -a mio avviso- alcune pecche:
  • Non è possibile modificare l’ordine di visualizzazione delle variabili nei diagrammi, nè viene seguito l’ordine alfabetico
  • Una volta creati, non è possibile modificare i diagrammi (scegliendo ad esempio una visualizzazione in percentuale anzichè una in valori assoluti) e salvare le nuove impostazioni
  • I diagrammi Matrix Chart computano e visualizzano delle percentuali di riga ma non delle percentuali assolute

Nonostante ciò il sito Many Eyes si è dimostrato intuitivo, veloce, funzionale e può senz’altro aiutare ad ottenere visualizzazioni efficaci e professionali dei dati.

Perchè si apre un blog? La parola ai blogger italiani

Qualche mese fa sfogliando un noto mensile di psicologia vengo colpita da un articolo che afferma: “Spesso un blog viene aperto in un momento di crisi… Viene in soccorso al trentenne giù di corda per l’ennesimo fallimento sentimentale, al futuro papà, al dirigente licenziato…”. I blog vengono descritti come “uno strumento di sviluppo personale” che in alcuni casi possono diventare dei veri e propri percorsi terapeutici (Psychologies magazine di dicembre).
La questione mi incuriosisce così decido di raccogliere un po’ di dati sui motivi e gli eventi che si legano all’apertura di un blog e non trovando statistiche recenti scelgo di lanciarmi in una breve indagine tra blogger.

Il primo risultato della ricerca è sicuramente una conferma delle infinite opportunità della Rete e di come i suoi frequentatori più attivi siano soddisfatti di farne parte. In meno di una settimana di lavoro (a tempo perso) sono riuscita infatti a raggiungere via mail 200 blogger, estratti, escludendo i pochi conosciuti, tra quelli che avevano lasciato una traccia recente sul web (attraverso Google Blog Search). Tra questi 200, hanno partecipato all’indagine in 85, palesando in numerosi casi un forte interesse a partecipare (e chi ha somministrato o somministra questionari sa che non è facile trovare qualcuno “contento” di essere intervistato).

Per quanto riguarda le caratteristiche dei blogger che hanno aderito, si rileva una prevalenza della componente maschile (il 73%), della fascia d’età “giovane-adulta” (il 40% ha tra i 30-42 anni e il 21% tra i 43-55 anni) e di laureati (il 53% rispetto al 44% dei diplomati e il 3% con un titolo di studio meno elevato), mentre una distribuzione più omogenea si presenta per l’area geografica di residenza (33 blogger vivono nel Nord Italia, 26 al Centro e 26 al Sud). I 2/3 degli intervistati infine è occupato (il 38% è un lavoratore dipendente e il 33% un libero professionista), il 21% è uno studente e il restante 8% si divide tra blogger in cerca di occupazione, un pensionato e una casalinga.

Oltre la metà degli intervistati è sulla rete da 1-3 anni (52%) gestendo principalmente un solo blog (il 65%). Piuttosto articolata risulta la tipologia di blog raggiunti: il 32% definisce il proprio spazio web un blog personale, il 22% come un blog di informazione mentre l’11% si inserisce in entrambe le categorie; il 14% cura un blog politico (che in alcuni casi vuole essere anche un diario personale o uno spazio di informazione); non mancano infine blog a tema dedicati allo sport, all’informazione locale, alla produzione artistica o alla cucina.

Sui motivi che hanno spinto gli intervistati ad avviare un blog prevale in modo evidente il desiderio di comunicare e di scambiare opinioni (il 66% degli intervistati – risposte multiple), seguito dalla volontà di lasciare una propria “traccia” (30%) e dalla possibilità di coltivare un proprio tema/hobby (30%). Meno diffusa ma comunque rilevante nell’apertura di un blog è la spinta ad essere in Rete (12%) e ancora meno quella di individuare nuovi contatti (6%).

Più di un terzo degli intervistati (31 su 85) associa l’apertura del blog ad un evento particolare/specifico. Tra questi la sfera pubblica prevale su quella privata e gli eventi positivi su quelli negativi. In particolare, sono i cambiamenti professionali/lavorativi i più determinanti (il 36%) individuati soprattutto in un percorso di crescita più che di crisi. Significativi sono i casi in cui la nascita del blog si riconduce all’avvio di una esperienza politica, artistica o sportiva (19%) o ancora ad una esperienza didattica dedicata alle nuove tecnologie (12% sia come alunno che come insegnante). Più ridotti infine sono gli eventi legati alla sfera emotiva (13%), tra cui colpisce il blog dedicato alla nascita di un figlio attraverso la fecondazione assistita.

Come al mio solito lascio “traccia” di tanti numeri e di un’esperienza, quella di intervistare blogger, piacevole e inaspettatamente facile e che nel prossimo post di Eric Sanna sarà completata da una visualizzazione interattiva dei dati rilevati.

I 7 errori tipici del blogger esordiente

Riporto un interessante articolo di Carlo D’Angiò su lavorocasaPremium. Si parla degli errori tipici dei blogger esordienti. In realtà sono errori molto frequenti anche nei blog dei più navigati . E occorre una distinzione: per chi fa blogging per divertimento, senza pensare ai soldi, alcuni degli errori segnalati da Carlo non sono gravi, anzi, sono sono affatto errori (cominciare senza soldi, usare la piattaforma blogger, avere una tempistica sregolata). Il post di Carlo è anche (soprattutto?) un ottimo modo per promuovere l’eBook “Il diavolo usa WordPress”. Per noi di SegnalazionIT, invece, è l’ennesimo input per passare da Blogger a WordPress.

PIU’BLOG 2008, the days after

Ai pochi che non ci hanno seguito in diretta (rai.tv parla di milioni di spettatori online :-) segnalo l’ottimo racconto di Leo Sorge. Qui trovate i servizi 2.0 (e qualche indiscrezione prima della prima) che abbiamo presentato. Presto arriverà il video dell’incontro. Nella foto i quattro moschettieri 2.0. Ne approfitto per ringraziare Duccio Schiavon e il suo Stat Project per i preziosi suggerimenti.
Vincenzo Cosenza, Daniele Frongia, Davide Bennato e Sacha Monotti Graziadei

Tempi di vita di un blog – seconda parte

Proseguendo nell’analisi di dati e statistiche sui tempi di vita di un blog, la mia ricerca questa volta si è concentrata sull’area meno aggiornata della blogosfera, cercando ci capire se esistono regole di gestione dei blog apparentemente dimenticati.

Considerando le linee guida delle principali piattaforme per blogger italiani, emerge una comune volontà di conservare le “tracce su rete” anche quelle che non vengono aggiornate a ritmi elevati.

In particolare Blogger, nella gestione di quelli che vengono definiti “abandoned blogs”, non prevede alcun criterio di cancellazione o assegnazione dello spazio ad altri utenti, sottolineando quanto sia importante conservare lo spazio di un blogger vacante che, prima o poi, potrebbe decidere di tornare.

Allo stesso modo Splinder, che considera inattivi i blog non aggiornati negli ultimi sei mesi, ci tiene alla “storia di chi l’ha scritto”, e per sostenere i costi della inattività è solito inserire su questi blog inserzioni pubblicitarie Google Adsense che vengono rimosse al momento della pubblicazione di un nuovo post.

Per IoBloggo inattivo equivale a vuoto, ossia un blog che ad un mese dalla sua creazione non abbia visto pubblicare almeno 3 post; in questo caso lo spazio viene cancellato, ma dai 3 post in poi la propria traccia è al sicuro.

Non mi è stato possibile trovare invece queste informazioni per Il Cannocchiale, Tiscali Blog e Libero Blog. Sui siti dedicati al regolamento degli utenti, spazi help o faq, non mi sembra ci siano notizie in merito; ho provato a chiedere tramite mail ma non ho ancora ricevuto risposta. Per queste e per altre piattaforme rimango quindi aperta a suggerimenti e segnalazioni.

Dagli orientamenti individuati mi sembra comunque che venga lasciata grande speranza ai blogger o, perché no, ai loro posteri, di ritrovare le proprie pagine e di prendersi nuovamente cura del proprio spazio. Ciò viene confermato entrando nella blogosfera e giocando con il motore di ricerca di Google dedicato ai blog, che permette di individuare post scritti ad esempio nel “lontano” 1999 anche su blog attualmente inattivi. Nel dettaglio, con l’obiettivo di raccogliere dati, ho impostato una ricerca avanzata con la parola “blog”, tra le pagine in lingua italiana che hanno postato nel mese di novembre 2005. Google ricerca blog mi ha rimandato ad oltre 240 mila post e tra i primi 100 (ordinati per importanza, escludendo quelli appartenenti allo stesso blog), 1 su 4 risulta inattivo, ossia non aggiornato da più di 6 mesi (di cui 11 da più di 2 anni), ma soltanto 2 rinviano ad una home page che non viene trovata. I restanti 70 blog confermano invece l’impegno e l’affetto dei blogger italiani verso le proprie tracce, risultando aggiornati, dopo tre anni dal post cercato, o nell’ultimo mese o tra maggio e ottobre 2008.

Trova consenso quindi l’ipotesi che la vita media di un blog sia lunga (anche se ancora agli inizi), ma soprattutto la blogosfera sembra fornire tutti gli strumenti per non dimenticarla.

Daniela De Francesco, ricercatrice Eures, blogger e autrice della vignetta Blog che viene, blog che va, blog che resta

SegnalazionIT partecipa a PIU’BLOG 2008

PIU’BLOG 2008 (ecco il video di presentazione) si avvicina e vi segnalo che parteciperò all’incontro sui discorsi in rete:

Venerdi 5 dicembre, Roma, Palazzo dei Congressi – EUR (Roma) Ore 17.00 – 18.00 Spazio Blog

Web-Grafìe. Visualizzare e confrontare ed evidenziare il flusso dei discorsi in rete.
Coordina Davide Bennato
Intervengono Vincenzo Cosenza, Daniele Frongia, Massimo Mattone, Sacha Monotti Graziadei

La rete è ormai diventata uno spazio ricco e variegato che sta dando vita a nuovi comportamenti economici e sociali. Alla base di questi comportamenti, c’è senza dubbio la possibilità di intrecciare relazioni attraverso il flusso delle conversazioni che avvengono online e che prendono forma in applicazioni come Facebook, Twitter e tante altre ancora.
Un elemento chiave per cartografare questo ecosistema digitale sono le tecniche di rappresentazione delle conversazioni sul web, che stanno diventando strategiche sia per la ricerca scientifica che per la comunicazione commerciale. Lo scopo dell’evento è introdurre al mondo delle strumenti che consentono di visualizzare questo territorio ancora inesplorato attraverso l’aiuto di esperti del settore provenienti dal mondo della ricerca, del marketing e della comunicazione

Il programma del Convegno andrà in diretta streaming per mezzo di 2LifeCast sul sito di Rai.tv dove avremo una pagina dedicata con monitor tv, link, programma e notizie.