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	<title>SegnalazionIT &#187; Blogosfera</title>
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		<title>Sociologia dei media digitali: intervista a Davide Bennato</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 00:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Frongia</dc:creator>
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										</div><p style="text-align: justify;"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/2011_12_14_sociologia-dei-media-digitali.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6770" title="sociologia-dei-media-digitali" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/2011_12_14_sociologia-dei-media-digitali-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E’ uscito da poche settimane il nuovo libro di <a href="http://www.tecnoetica.it/davide-bennato/">Davide Bennato</a>, professore all’Università di Catania di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, intitolato “Sociologia dei media digitali”, Editori Laterza. Il manuale è ben lungi dall’essere una “chiaccherata informale” sui vari Facebook, Twitter e dintorni: è un testo molto ben strutturato, documentato (20 pagine di bibliografia!), con approfondimenti sociologici e tecnologici anche complessi, insomma un ottimo strumento per chi lavora con e sui social media. Abbiamo dunque pensato di intervistare Davide, che ringraziamo per la sua disponibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Prima di tutto grazie per averlo intitolato social media e non new media. Era ora, non trovi?<br />
R. Era ora sì! Infatti occupandomi di media digitali da molto tempo, ero un po’ seccato del fatto che nelle istituzioni accademiche si continui ad usare il desueto “new media” che io considero errato da due punti di vista. Errato cronologicamente perché ormai i media come internet non sono più nuovi, ma sufficientemente integrati nella vita quotidiana da essere media tout court. Errato ideologicamente perché i media digitali scontano moltissimo la retorica del nuovismo.<br />
Dal mio punto di vista il fatto che i social media siano recenti non vuol dire che siano nuovi.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Tra le tue riflessioni e l&#8217;analisi di quelle condotte da altri studiosi negli ultimi decenni, riporti quella, celebre, di Klapper (1963), secondo cui la ricerca deve chiedersi non cosa i media fanno alle persone, ma cosa le persone fanno con i media. Non è questa la migliore risposta a chi vede il Diavolo nei social media?<br />
R. Ne sono convinto. Se tu studi i social media dal punto di vista dell’impatto sulla società rischi sempre di cadere nella dicotomia apocalittico/integrato o tecnopessimista/cyberentusiasta. Se studi i social media dal punto di vista di cosa ne fanno le persone, hai una tale variabilità di pattern d’utilizzo che impedisce qualunque banalizzazione del rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Un altro argomento molto interessante per chi lavora in un’impresa o in una PA, e che riguarda il nuovo modo di interagire tra utenti, è quello del groundswell (onda anomala), ci potresti spiegare cosa intendevano con questo termine Li e Bernoff?<br />
R. Il rapporto fra aziende e consumatori è sempre stato guidato da una rigida separazione. Le aziende producono, i consumatori acquistano e &#8211; se insoddisfatti &#8211; non acquistano. Oggi invece se un consumatore è insoddisfatto non solo non acquista ma grazie ai social media può influenzare i comportamenti d’acquisto di altri come lui, creando un processo a catena incontrollabile che si comporta come un’onda anomala e che ha delle conseguenze non da poco sulle aziende. La questione non è impedire questo processo &#8211; sarebbe impossibile farlo &#8211; ma governarlo nel miglior modo possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Nel tuo libro scrivi che quello che è interessante dei blog è la miscela di componente tecnologica, netiquette e dinamiche relazionali che ne fa dei veri e propri archetipi della comunicazione del web partecipativo. Come vedi, in futuro, il rapporto tra blog e social media come ad esempio Facebook e Twitter?<br />
R. I rapporti saranno di specializzazione di comportamenti comunicativi. I blog continueranno ad essere spazi di riflessione, Facebook uno strumento di discussione e di conversazione, Twitter un network di accesso a notizie e informazioni. Pertanto si rafforzerà il ciclo comunicativo dei social media secondo cui si esprime un’opinione argomentata sui blog, la si diffonde su Twitter e la si discute in Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Nel libro parli di un termine molto interessante, “social informatics”, ci puoi dire qualcosa di più? E’ una disciplina?<br />
R. Sì, è un settore di ricerca che si pone lo scopo di progettare l’applicazione delle ICT all’interno di contesti sociali professionali, partendo dal presupposto che l’ingresso di una tecnologia non è mai neutrale, ma ha sempre delle conseguenze soprattutto relazionali. Lo scopo di questa disciplina è dare indicazioni concrete a chi deve pensare come rendere le tecnologie strumenti in grado di interagire simbioticamente col contesto sociale e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">D. In Italia, nel 2012, avremo quasi 25 milioni di utenti su Facebook. E i social media saranno sempre più integrati con siti e dispositivi mobili e viceversa. Chiaramente ciò impone ad aziende e istituzioni di rivedere la propria comunicazione on line. Secondo te a che punto siamo?<br />
R. Secondo me anche in Italia qualcosa sta cambiando, anche se sempre più spesso l’uso dei social media non ha un valore strategico me è semplicemente un’aggiunta à la page alle strategie di comunicazione interna ed esterna. Ma le aziende stanno diventando sempre più sensibili all’argomento e le professionalità che curano questi aspetti stanno cominciando a diventare sempre più richieste.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Qualche consiglio a chi, nella PA, deve comunicare con i cittadini attraverso i social media?<br />
R. Sì: linguaggio, tecnologia, ascolto. Linguaggio: usare una lingua che sia la più lontano possibile dal burocratese che è formale e allontana il cittadino. Tecnologia: mai pensarla come una scatola magica ma come uno strumento al servizio di una logica o una strategia. Ascolto: comunicare vuol dire saper ascoltare, spesso il cittadino non chiede soluzioni ma semplicemente essere ascoltato. In questo senso i social media possono essere molto utili.</p>
<p style="text-align: justify;">D. In una delle ricerche che citi, vengono classificati in 5 macrocategorie gli utenti di Twitter: media, celebrità, organizzazioni, blogger, persone comuni. Il meccanismo di following ha forti caratteristiche di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Homophily">omofilia</a>, e cioè le celebrità seguono le celebrità, i blogger i blogger e così via. Secondo te, nei prossimi anni, questo meccanismo verrà alterato, ad esempio con la naturale evoluzione di Twitter come news medium?<br />
R. Non è facile rispondere. Secondo me ci saranno due grafi sociali che descriveranno Twitter. Un grafo con un alto grado di omofilia caratterizzato da legami simmetrici ed un grafo con un alto grado di eterofilia caratterizzato da legami asimmetrici e questo rafforzerà l’uso di Twitter come news medium. Mi spiego meglio. I blogger seguiranno altri blogger e saranno ricambiati. I giornalisti seguiranno altri giornalisti e saranno ricambiati. Blogger seguiranno giornalisti e non saranno ricambiati ma lo faranno per avere notizie o opinioni.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Recentemente abbiamo pubblicato una <a href="../2012/01/social-media-cosa-accadra-nel-2012/">lista di previsioni sui social media per il 2012</a>, ci puoi dire qualche di queste ti sembra la più interessante o promettente?<br />
R. Sono molto d’accordo con la previsione su Twitter, che secondo me porterà anche a dei profondi cambiamenti nella composizione demografica della piattaforma microblog. A mio avviso inoltre bisogna tenere sotto controllo anche <a href="https://www.tumblr.com/">Tumblr</a>: secondo me sarà la piattaforma protagonista del 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">D. La prossima settimana intervisteremo anche la prof.ssa Giovanna Cosenza, docente di Semiotica dei nuovi media: ci suggerisci una domanda da porle?<br />
R. Certo. Vorrei chiederle: spesso nei social media si usa la metafora della conversazione per descrivere il flusso informativo che avviene in questi spazi sociali. E’ una metafora corretta? O bisognerebbe parlare di una diversa forma conversazionale che avviene in questi spazi?</p>
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		<title>Flipboard: è iniziata l&#8217;era del magazine &#8220;su misura&#8221;?</title>
		<link>http://segnalazionit.org/2011/04/flipboard-e-iniziata-lera-del-magazine-su-misura/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 23:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
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										</div>Flipboard, App per iPad lanciata nel 2010 è diventato, come pronosticato in tempi non sospetti, un vero e proprio fenomeno di culto. Infatti, nel suo primo anno di vita è stata nominata App dell’anno dalla Apple, si è classificata in Italia nella Top15 per numero di download ed è stata inserita da Wired nella top10 [...]]]></description>
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										</div><p><a href="http://flipboard.com/"><strong>Flipboard</strong>,</a> App per iPad lanciata nel 2010 è diventato, come <a href="http://www.google.it/search?sourceid=navclient&amp;hl=it&amp;ie=UTF-8&amp;rlz=1T4SUNC_itIT370IT370&amp;q=flipboard">pronosticato</a> in tempi non sospetti, un vero e proprio fenomeno di culto. Infatti, nel suo primo anno di vita è stata nominata <a href="http://www.businessinsider.com/apple-calls-flipboard-ipad-app-of-the-year-2010-12">App dell’anno dalla Apple</a>, si è classificata in Italia nella Top15 per numero di download ed è stata inserita da Wired nella <a href="http://gadget.wired.it/news/applicazioni/10-apps-del-2010.html?page=1#content">top10</a> delle App che hanno segnato il decennio.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/immaginixflipboard.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5489" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/immaginixflipboard.jpg" alt="" width="294" height="412" /></a></p>
<p>Le motivazioni di questo successo sono da individuare, in primo luogo, nella sintesi che riesce a realizzare tra la bellezza dei magazine patinati e la funzionalità del web (“<em><a href="http://flipboard.com/press/the-beauty-of-print-the-power-of-the-web"><em>The beauty of the print, the power of the web</em></a></em>”). In questo senso rappresenta una innovativa soluzione alla fruizione di contenuti sul web a cui sta lavorando da alcuni anni il <a href="http://marcomassarotto.com/2010/05/31/i-giornali-su-ipad-le-prime-app-a-confronto/">mondo editoriale</a>. E apre la strada ad una nuova generazione di magazine costruiti su misura in base alle specifiche esigenze del fruitore.</p>
<p>A marzo 2011  è stata pubblicata la versione 1.2 che ha introdotto l’integrazione ad <strong><a href="http://instagr.am/">Instagram</a> &#8211; </strong>una App per il <em>photo sharing</em> che consente di scattare una foto, scegliere un filtro per trasformarne l’aspetto ed inviarla a Facebook, Twitter o Flickr. L&#8217;innovazione, resa possibile dalla pubblicazione delle API dell’applicazione, consente anche di migliorare le prestazioni di Instagram che nella versione originale per iPad, a causa dei limiti dello schermo, non prevede altre possibilità di visualizzazione delle foto oltre a quella &#8220;in verticale&#8221;.</p>
<p>Altre novità della versione 1.2 indicate dal changelog ufficiale riguardano:</p>
<ul>
<li>miglioramento del <strong>social search </strong>che consente di effettuare ricerche tra i vari social networks e blogs (<a href="http://tech.fanpage.it/facebook">Facebook</a>, <a href="http://tech.fanpage.it/twitter">Twitter</a>, <a href="http://tech.fanpage.it/rumors-di-vendita-yahoo-assicura-gli-utenti-di-fickr/">Flickr</a>), attraverso l’uso di parole chiave o hashtag i cui risultati sono poi raggruppati e mostrati all’utente nella classica forma del magazine patinato;</li>
<li>netto miglioramento della <strong>velocità di uploading </strong>che rende possibile il caricamento dei contenuti in un tempo massimo di 4 – 5 secondi;</li>
<li>miglioramento del supporto a <strong>Google Reader</strong>;</li>
<li>inserimento del bottone &#8220;<strong>aggiorna</strong>&#8221; che consente il reload ogni qualvolta lo si voglia direttamente dalla Tavola dei Contenuti;</li>
<li>possibilità di verificare tutti i contenuti consigliati dall’editore tramite il pulsante “<strong>In evidenza </strong>(featured)”.</li>
</ul>
<p>Una novità che potrebbe generare un po&#8217; di preoccupazione tra gli utenti attiene, invece, alla possibilità, dichiarata dal team di Flipboard, di scoprire se sul <em>device</em> su cui sta funzionando è stato effettuato il <strong>jailbreak</strong> ossia la violazione delle restrizioni d&#8217;suo fissate dalla Apple che, pur non essendo illegale &#8211; almeno negli USA -, fa venire meno la garanzia sul device stesso in caso di malfunzionamenti.  ln  caso di iPad &#8220;jailbrekkato&#8221; l’applicazione, infatti, segnala che potrebbero verificarsi dei crash non imputabili all’applicazione stessa.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/Flipboard-Jailbreak.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5490" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/Flipboard-Jailbreak.jpg" alt="" width="371" height="178" /></a></p>
<p>Sul fronte delle critiche si segnala in particolare la lamentata scarsa possibilità di personalizzazione dei contenuti e degli algoritmi utilizzati per ricercarli dove sembra invece eccellere l’App rivale <a href="http://www.zite.com/">Zite</a>.</p>
<p>Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, il prossimo obiettivo, di recente annunciato dagli sviluppatori dell’applicazione su <a href="http://twitter.com/Flipboard/">Twitter</a>, è la versione per iPhone.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/flipboardxtwitter1.bmp"><img class="aligncenter size-full wp-image-5494" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/flipboardxtwitter1.bmp" alt="" width="332" height="206" /></a></p>
<p>Non c’è ancora il progetto di sviluppare versioni per altri tablet ma in una <a href="http://gadget.wired.it/news/applicazioni/flipboard-sxsw.html">recente intervista</a> a Wired, Mike McCue, il fondatore di Flipboard, afferma che <em>&#8220;Mi piace molto Windows Phone </em><em>e svilupperemo sia per Windows sia per Android, visti i numeri. Non ancora, ma lo faremo</em>&#8220;.</p>
<p>Il futuro prossimo sembra quindi, al pari dei cugini su carta, quella del magazine in versione &#8220;pocket&#8221;.</p>
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		<title>Quello che non potete non sapere su Twitter</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 23:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela De Francesco</dc:creator>
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										</div>Twitter rientra tra i primi dieci siti web più cliccati a livello mondiale (il nono secondo i dati Alexa) pur registrando un’attrattività minore rispetto al suo storico rivale, Facebook (che invece si colloca al secondo posto). Considerando il traffico web italiano, il primato di Facebook su Twitter si fa ancora più ampio: Twitter scende infatti [...]]]></description>
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										</div><p style="text-align: justify;"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/Twitter.jpeg"><img class="aligncenter size-large wp-image-5514" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/03/Twitter-1024x492.jpg" alt="" width="574" height="275" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Twitter rientra tra i primi dieci siti web più cliccati a livello mondiale (il nono secondo i <a href="http://www.alexa.com/" target="_blank">dati Alexa</a>) pur registrando un’attrattività minore rispetto al suo storico rivale, Facebook (che invece si colloca al secondo posto). Considerando il traffico web italiano, il primato di Facebook su Twitter si fa ancora più ampio: Twitter scende infatti al 16° posto tra i siti web più visitati mentre Facebook conserva il secondo. In media ogni giorno 1 internauta su 10 sceglie comunque di passare per Twitter nel corso delle sue navigazioni (il 9,4% degli utenti internet globali a fronte del 40,1% registrato da Facebook), spendendo circa 7 minuti per visita e 53 secondi per pagina visualizzata (dati riferiti agli ultimi 3 mesi).</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le <a href="http://www.website-monitoring.com/blog/2010/05/04/twitter-facts-and-figures-history-statistics/" target="_blank">ultime statistiche disponibili sugli utenti Twitter</a>, ad aprile 2010 si contavano 106 milioni di account, anche se circa un quarto risultava con zero <em>Followers</em>, per un traffico informativo quantificabile in 640 <em>Tweets </em>al secondo. Per chi non utilizza Twitter è bene precisare che per Tweets si intende il proprio aggiornamento di status, che differentemente da Facebook risponde alla domanda &#8220;<em>what&#8217;s happening?</em>&#8220; e deve concentrarsi in <a href="http://www.140characters.com/" target="_blank">140 caratteri</a>. I <em>Following </em>sono i profili degli utenti che stiamo seguendo, che a loro volta possono scegliere se far parte o meno dei nostri, mentre i <em>Followers </em>sono gli utenti che seguono il nostro profilo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai numeri e ai significati apparentemente complessi dei termini tecnici, le capacità di Twitter sono rinvenibili nel suo slogan: <em>Twitter asks “what’s happening” and makes the answer spread across the globe to millions, immediately</em>. Un social network quindi nato per diffondere e condividere le notizie. Non a caso capita spesso sentire parlare di Twitter come di una pagina di informazione personalizzata, dove è possibile scegliere in base ai propri interessi le diverse fonti informative, in grado di superare quindi la funzione di medium dei mezzi di informazione più tradizionali.</p>
<p style="text-align: justify;">La capacità forse nascosta, o quantomeno poco considerata, di Twitter nel nostro Paese, fa riferimento alla possibilità di raccogliere i commenti degli utenti su un determinato tema. Grazie agli <em>hashtags</em> (parola chiave di una ricerca preceduta dal simbolo #) e al motore di ricerca interno alla piattaforma è possibile visualizzare tutti i Tweet e quindi gli aggiornamenti degli utenti che contengono quella determinata parola. Una volta scoperta questa funzione, di fronte ad un grande evento, vi capiterà sicuramente di pensare &#8220;Chissà che si dice su Twitter?&#8221;. Provate ad esempio ad usare l&#8217;hashtag #berlusconi e in soli 8 secondi vi troverete davanti una <a href="http://search.twitter.com/search?q=%23berlusconi" target="_blank">pagina web sempre aggiornata</a> contenente tutti i tweet  (pubblici) sul nostro Premier e, nel bene o nel male, i risultati in questo caso sono internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Le potenzialità di Twitter non finiscono qui. Se molto ancora si potrebbe dire sul suo linguaggio, altrettanto numerosi sono i servizi web collegati a Twitter in grado di valorizzare le sue informazioni e i profili degli utenti. Tra questi vi segnaliamo quelli che un utente medio non può non conoscere: <a href="http://twittercounter.com/" target="_blank">Twitter Counter</a> il sito che riassume e visualizza le statistiche del proprio account, <a href="http://twitterlogo.org/" target="_blank">Twitter Logos</a> dove è possibile scaricare un numero illimitato di versioni della famosa icona da inserire nel proprio blog/sito web, <a href="http://visibletweets.com/" target="_blank">Visible Tweets</a> per trasformare in un formato grafico accattivante le proprie ricerche all&#8217;interno di Twitter e <a href="http://gigatweeter.com/counter" target="_blank">GigaTweet</a> una sorta di contatore ufficiale dei Tweet pubblicati dagli utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">E voi? Che uso fate di Twitter?</p>
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		<title>Social Media Week a Roma dal 7 all&#8217;11 Febbraio 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 00:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Leone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Idee ed eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>
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										</div>La Social Media Week, dopo il successo della tappa milanese, arriva a Roma dal 7 all’11 Febbraio e si terrà simultaneamente in altre 9 città nel mondo: New York, San Francisco, Londra, Parigi, Toronto, San Paolo, Hong Kong e Istanbul. Scopo del Festival della Rete, la manifestazione internazionale nata a New York e giunta alla [...]]]></description>
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										</div><p style="text-align: justify;"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/02/Logo-Social-Media-Week-Roma.jpg"></a><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/02/Logo-Social-Media-Week-Roma1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5245" title="Logo Social Media Week Roma" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/02/Logo-Social-Media-Week-Roma1-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La <a href="http://www.socialmediaweek.it">Social Media Week</a>, dopo il successo della tappa milanese, arriva a Roma dal 7 all’11 Febbraio e si terrà simultaneamente in altre 9 città nel mondo: New York, San Francisco, Londra, Parigi, Toronto, San Paolo, Hong Kong e Istanbul.<br />
Scopo del Festival della Rete, la manifestazione internazionale nata a New York e giunta alla sua quinta edizione nel mondo, è quello di diffondere ad aziende, persone e istituzioni le nuove potenzialità che la rete e i social media sono in grado di offrire coinvolgendoli in una settimana di eventi gratuiti caratterizzati da format diversificati per ogni fascia di pubblico.<br />
Il tema della manifestazione sarà “La Rete per CondiVivere”, si articolerà in cinque differenti percorsi tematici, riassunti nelle 5 “C” e in particolare:<br />
-	Conoscere la realtà, per capire come nascono ed evolvono le nuove forme del sapere e i nuovi canali e strumenti di informazione.<br />
-	Crescere con la Rete, per sfruttare sempre più la rete come strumento per condividere informazioni e contenuti, per esprimere la propria opinione.<br />
-	Collaborare senza confini, per scoprire quali tecnologie e strumenti, sempre più facili e intuitivi, si possono usare per ideare costruire e promuovere i grandi progetti.<br />
-	Cambiare il mondo, uno sguardo su innovazioni e progetti che, anche provocatoriamente, fanno discutere, per vedere oggi sviluppi che potrebbero cambiare domani il nostro modo di vivere.<br />
-	Convivium, una serie di momenti di convivialità per continuare a parlare di internet e dintorni dopo le 18.00<br />
La Social Media Week si articolerà in oltre 130 eventi gratuiti e aperti al pubblico, molti dei quali proposti e curati direttamente da appassionati, professionisti e aziende del settore (è possibile consultare l’agenda completa <a href="http://www.socialmediaweek.it">cliccando qui</a>). Tra gli eventi ricordiamo:<br />
“Angeli digitali”: durante le 5 giornate del Festival della Rete, in diversi punti della città, i giovani tutor di Mondodigitale avvicinano gli anziani di passaggio per mostrare loro le possibilità (pratiche, utili, quotidiane) offerte da Internet;<br />
“eCommerce: la crisi si batte online”: aggiungendo una sempre maggiore consapevolezza tecnologica e fiducia nei confronti degli store online da parte dei consumatori, ecco trovata la ricetta degli italiani per contrastare la crisi;<br />
“Cv optimization 2.0: come ottimizzare le potenzialità del proprio curriculum all’interno della rete, analizzare il proprio personal branding sui vari social network, linkedin, viadeo, facebook, etc;<br />
“Il Cruciverba social più lungo del mondo by Virgilio”: il portale Virgilio presenta il cruciverba social più lungo del mondo interamente dedicato ad Internet e ai social media;<br />
“Social Speed Dating”: un gioco per far incontrare uomini e donne di marketing interessati ai social media quale strumento di comunicazione e di business.<br />
Ci saranno ancora tanti eventi all’insegna del divertimento e dello svago: “I l@ve coffee”, “Social Media Aperitif”, “Un tango in galleria”, “Social breakfast con l’esperto”, “LIVE!Theatre. Anteprima web del film “Into Paradiso”, “Music in the clouds”, etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad illustrare il Festival della Rete Marco Montemagno e Marco Antonio Masieri, co-fondatori di Augmendy, società che organizza la Social Media Week.</p>
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		<title>Nasce il canale Twitter di Punto Informatico</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 23:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin segnalazionit.org</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Intelligenza collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>

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										</div>Oggi vi presentiamo una nuova opportunità per seguire Punto Informatico, la più autorevole testata italiana d’informazione tecnologica su Internet. È disponibile da qualche giorno, infatti, il canale twitter: uno strumento di comunicazione a metà tra micro-blog ed SMS che, in 140 caratteri, consente di segnalare notizie, brevi informazioni, suggerire risorse ai propri contatti, raccogliere dati e [...]]]></description>
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										</div><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://a2.twimg.com/profile_images/1118309798/ICONTWITTER.png" alt="punto informatico" width="88" height="88" />Oggi vi presentiamo una nuova opportunità per seguire <a href="http://www.puntoinformatico.it" target="_blank"><em><em>Punto Informatico</em></em></a><em><em>, </em></em>la più autorevole testata italiana d’informazione tecnologica su Internet. È disponibile da qualche giorno, infatti, il canale twitter<strong>:</strong> uno strumento di comunicazione a metà tra micro-blog ed SMS che, in 140 caratteri, consente di segnalare notizie, brevi informazioni, suggerire risorse ai propri contatti, raccogliere dati e aggiornamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quotidiano online del Gruppo Edizioni Master si arricchisce così di un nuovo mezzo di comunicazione attraverso il quale parlare, comunicare e interagire con i lettori e la sua community.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;indirizzo <strong><a href="http://twitter.com/puntotweet" target="_blank">http://twitter.com/puntotweet</a></strong> si trova l&#8217;account ufficiale di <em><em>Punto Informatico</em></em>, un’altra modalità per seguire le frenetiche attività della Redazione e intercettare la notizia lì dove nasce, ancor prima che sia pubblicata sul portale. È anche possibile comunicare direttamente con la redazione, condividere velocemente risorse importanti dal web e trovare anticipazioni sugli approfondimenti e i temi consueti affrontati giorno per giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il canale è strutturato e gestito per favorire una più fluida comunicazione tra la redazione e i follower di <strong>@puntotweet</strong>, il tutto in tempo reale. I redattori seguono lo sviluppo delle diverse conversazioni, intervengono per fornire risposte alle domande più interessanti, offrono il proprio contributo a chi lo desidera. L’utente, a sua volta, può proporre i temi da trattare sulle pagine di <em><em>Punto Informatico</em></em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se avete voglia di seguire il canale di <em><em>Punto Informatico, </em></em>cliccate su <strong><a href="http://twitter.com/puntotweet" target="_blank">http://twitter.com/puntotweet</a></strong> e sintonizzatevi su <strong><strong>@puntotweet</strong></strong>.</p>
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		<title>Analisi della popolarità dei siti web del Partito Democratico e del Popolo della Libertà</title>
		<link>http://segnalazionit.org/2010/06/analisi-popolarita-posizionamento-siti-partiti-politici/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 23:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Soldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[Indagini]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;">
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										</div>SegnalazionIT si è spesso occupata di analisi delle reti e dei brand online. Questo articolo rappresenta uno studio preliminare della realtà Web del Partito Democratico e del Popolo della Libertà,  utilizzando non solo indicatori di traffico ma anche applicando l&#8217;analisi delle reti sociali alla rete Web e alle sue componenti. L’analisi simula l&#8217;algoritmo implementato dal [...]]]></description>
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										</div><div id="__ss_4377839" style="width: 477px; text-align: justify;">SegnalazionIT si è spesso occupata di <a href="http://segnalazionit.org/category/reti-complesse/">analisi delle reti</a> e dei <a href="http://segnalazionit.org/?s=brand">brand online</a>.</div>
<div style="width: 477px; text-align: justify;"><a href="http://www.slideshare.net/soldifrancesca/analisi-della-popolarit-e-del-posizionamento-dei-siti-pd-e-pdl">Questo articolo</a> rappresenta uno studio preliminare della realtà Web del <strong>Partito Democratico</strong> e del <strong>Popolo della Libertà</strong>,  utilizzando non solo indicatori di traffico ma anche applicando l&#8217;analisi delle reti sociali alla rete Web e alle sue componenti. L’analisi simula l&#8217;algoritmo implementato dal software <a href="http://segnalazionit.org/2010/02/successo-sito-web-blog">CONDOR</a> ed è condotta differenziando le componenti dei network per argomento e tipologia (blog, forum o siti). L’obiettivo è quello di ottenere una visione generale di quali siano i canali (o meglio i legami) attraverso cui le informazioni che riguardano i due partiti sono veicolate e se questi ultimi siano “ben posizionati” su Internet. L&#8217;obiettivo finale è quello di analizzare le differenze nella composizione e, in parte, nella struttura dei due network a seguito di un “evento reale” come quello delle <strong>elezioni regionali del 28 e 29 Marzo 2010</strong>.</p>
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<div style="width: 477px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Analisi Della Popolarità E Del Posizionamento Dei Siti Pd E Pdl" href="http://www.slideshare.net/soldifrancesca/analisi-della-popolarit-e-del-posizionamento-dei-siti-pd-e-pdl">Analisi Della Popolarità E Del Posizionamento Dei Siti Pd E Pdl</a></strong><object id="__sse4377839" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="477" height="510" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/doc_player.swf?doc=analisidellapopolaritedelposizionamentodeisitipdepdl-100601091511-phpapp01&amp;stripped_title=analisi-della-popolarit-e-del-posizionamento-dei-siti-pd-e-pdl" /><param name="name" value="__sse4377839" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse4377839" type="application/x-shockwave-flash" width="477" height="510" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/doc_player.swf?doc=analisidellapopolaritedelposizionamentodeisitipdepdl-100601091511-phpapp01&amp;stripped_title=analisi-della-popolarit-e-del-posizionamento-dei-siti-pd-e-pdl" name="__sse4377839" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
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		<title>Mondiali e Vuvuzelas: qualche consiglio dal web</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 23:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela De Francesco</dc:creator>
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										</div><p style="text-align: justify;"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2010/06/vuvuzela.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4314" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2010/06/vuvuzela.jpg" alt="" width="306" height="229" /></a>A quasi una settimana dall&#8217;inizio dei Mondiali di calcio 2010, un pezzo d&#8217;Africa sembra già più vicina. E se per alcuni la sorpresa più grande è stato vedere un panorama di tifosi infreddoliti, mentre altri fanno ancora fatica a capire perché la vicina di ombrellone si dimena al ritmo di una <a href="http://www.youtube.com/results?search_query=waka+waka+dance&amp;aq=f" target="_blank">danza simil-tribale</a>, l&#8217;elemento &#8220;d&#8217;Africa&#8221; che tutti sono stati costretti a notare è il suono, per molti fastidioso, delle Vuvuzelas. Sottolineo per molti ma non per tutti perché sulla rete c&#8217;è già chi propone di sostituirla ai commenti dei cronisti.</p>
<p style="text-align: justify;">La Vuvuzela, come si <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vuvuzela" target="_blank">legge su Wikipedia</a>, è una tromba da stadio ad aria, lunga un metro, che pare prenda il nome dal suo stesso inconfondibile suono. E&#8217; un po&#8217; il simbolo che caratterizza il calcio africano, anche se per un periodo era stata vietata negli stadi, e sembrerebbe aver preso piede anche in Europa grazie ai Mondiali. A Milano, qualche giorno fa ad esempio, l&#8217;Ente per il Turismo sudafricano ha distribuito gratuitamente oltre 700 Vuvuzelas, lasciando scontente buona parte delle persone in attesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche sul web si moltiplicano le pagine dedicate a questo strumento: molti blogger ne analizzano la storia, tanti si lamentano, un sito permette di <a href="http://www.spitorswallow.co.za/blowme.php" target="_blank">riprodurne il suono</a>, su Facebook i gruppi contro sembrano riscuotere più successo di quelli pro, mentre su Ebay cescono venditori ed offerenti. Noi vi proponiamo l&#8217;articolo di Wired Italia che spiega come <a href="http://www.wired.it/south-africa-2010/archivio/2010-06/15/come-eliminare-il-rumore-delle-vuvuzelas-dalla-tv.aspx" target="_blank">eliminare il suono delle Vuvuzelas dalla tv</a>. Fateci sapere se funziona e l&#8217;effetto che fa.</p>
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		<title>Oggi mi sento bene (o male) e lo scrivo sul blog</title>
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		<pubDate>Sun, 02 May 2010 23:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Baldazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste, Recensioni, Riflessioni]]></category>

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										</div><p style="text-align: justify;"><strong>Yes, I feel fine!</strong> Vi sentite bene, così bene da scriverlo sul vostro blog? Attenzione, sarete contati, copiati e postati negli indicatori del benessere. Proprio così. Esistono più siti che navigando nei blog cercano di cogliere la felicità (happiness) istante per istante delle popolazione di utenti di internet. È il caso del sito <a href="http://www.wefeelfine.org/">www.wefeelfine.org</a>, <em>an exploration of human emotion, in six movements</em> creato da Jonathan Harris e Sep Kamvar. Gli autori lo definiscono “un artwork di tutti, che cresce e cambia come cresciamo e cambiamo noi tutti, mostrando cosa c’è nei nostri blog, nei nostri cuori, nelle nostre menti.”</p>
<p style="text-align: justify;">Fin dall’agosto del 2005 questo sito scandaglia le emozioni umane in un grande numero di blog sul web. Come funziona? Un motore automatico ogni 10 minuti controlla i “sentimenti umani” (feelings) cercando le occorrenze delle frasi “I feel” e “I am feeling”. Se il segmento viene trovato, il sistema cerca l’inizio e la fine della frase e inserisce l’intera frase nel database. Una volta salvata, all’interno della frase, vengono riconosciute quelle parole  che manifestano i sentimenti grazie ad un vocabolario di 5.000 “feelings”. Sul sito è possibile scaricare l’intera lista di feelings con i colori associati. Ad ogni feeling/frase catalogata corrisponde un profilo del blogger che ha scritto la frase: da questo profilo vengono estratte le informazioni strutturali come il sesso, l’età, la nazione, lo stato, la città, il clima. Le fonti dal web sono varie e includono <a href="http://www.livejournal.com/" target="_blank">LiveJournal</a>, <a href="http://spaces.msn.com/" target="_blank">MSN Spaces</a>, <a href="http://www.myspace.com/" target="_blank">MySpace</a>, <a href="http://www.blogger.com/" target="_blank">Blogger</a>, <a href="http://www.flickr.com/" target="_blank">Flickr</a>, <a href="http://www.technorati.com/" target="_blank">Technorati</a>, <a href="http://www.feedster.com/" target="_blank">Feedster</a>, <a href="http://www.icerocket.com/" target="_blank">Ice Rocket</a>, e <a href="http://blogsearch.google.com/" target="_blank">Google</a>. Il processo di raccolta e catalogazione si ripete ogni 10 minuti e assembla dai 15.000 ai 20.000 feelings al giorno. Wefeelfine colleziona soltanto i post liberamente pubblicati e visibili sul web. L’anonimato della frase è sempre garantito, ma se qualcuno, per eccesso di riservatezza, non vuole far comparire i propri sentimenti può inserire nel suo post &lt;script&gt;nofeelings&lt;/script&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna pretesa di significatività statistica, però l’approccio statistico è, in qualche modo, salvaguardato dall’accortezza di contare i feelings (identici) di un blogger una volta sola (e non tutte le volte che riscrive la stessa frase) e dalla presenza di una soglia di almeno 4 occorrenze per definire saliente un sentimento per una popolazione. Gli autori distinguono, infatti, tra i feelings “most Common”, ossia i sentimenti più diffusi in base alle occorrenze calcolate su qualsiasi popolazione, e i feelings “most Salient”, ossia quei sentimenti calcolati su una particolare popolazione e definiti più significativi rispetto al loro scarto dalla media globale.</p>
<p style="text-align: justify;">Fin qui la parte statistico-informatica: la disseminazione delle informazioni avviene, invece, attraverso varie e affascinanti piattaforme artistiche. L’approccio è quello del Listening Post di <a href="http://www.earstudio.com/" target="_blank">Ben Rubin</a> and <a href="http://www.stat.ucla.edu/%7Ecocteau/" target="_blank">Mark Hansen</a> (<a href="http://www.earstudio.com/projects/listeningpost.html">http://www.earstudio.com/projects/listeningpost.html</a> &#8211; il Listening Post è una installazione artistica che raccoglie in tempo reale frammenti di frasi scritte in chat e in forum su internet. Il testo viene letto da un sintetizzatore vocale e simultaneamente videato su 200 piccoli schermi).</p>
<p style="text-align: justify;">Sei sono i movimenti con i quali è possibile esplorare il database: <a href="http://www.wefeelfine.org/movements.html#madness">Madness</a>, <a href="http://www.wefeelfine.org/movements.html#murmurs">Murmurs</a>, <a href="http://www.wefeelfine.org/movements.html#montage">Montage</a>, <a href="http://www.wefeelfine.org/movements.html#mobs">Mobs</a>, <a href="http://www.wefeelfine.org/movements.html#metrics">Metrics</a>, and <a href="http://www.wefeelfine.org/movements.html#mounds">Mounds</a>. È possibile muoversi da un movimento all’altro e metterli in connessione. Il mouse, inoltre, è sempre uno strumento interattivo con i grafici e le figure sullo schermo in tutti e 6 i movimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più interessante è sicuramente  Madness: una massa di 1.500 particelle colorate che ruotano e si muovono sullo schermo, sensibile al passaggio e al click del mouse. Ogni particella rappresenta un feeling postato, di forma rotonda per le frasi, di forma quadrata per le immagini. Ogni colore indica una tonalità di feeling (la felicità è gialla brillante, la tristezza è blu scura, la rabbia è rossa, la serenità è verde….); la grandezza rappresenta la lunghezza della frase. Basta un click per leggere la frase nella sua interezza, o vedere l’immagine associata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.wefeelfine.org/common/movements/madness-full.jpg"></a> <a href="http://www.wefeelfine.org/common/movements/madness-sentence-full.jpg"></a><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2010/05/madness-full1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4069" title="madness-full" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2010/05/madness-full1-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un altro movimento da esplorare è Mounds. Mounds mostra tutti I feelings registrati nel database. Ogni feeling è rappresentato da una montagna colorata. La grandezza della montagna rappresenta la forza di questo sentimento. Così scopriamo che, fino a questo istante, il sentimento più diffuso è “better”, mi sento bene, mi sento meglio, postato da 128.155 persone, seguito da “bad”, mi sento male, mi sento triste, postato da 93.390 persone. Poi seguono “good”, “right”, “guilty”, “sick”, “same”, “shit”, “sorry”, “well” e così via.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.wefeelfine.org/common/movements/mounds-full.jpg"></a><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2010/05/mounds-full.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4070" title="mounds-full" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2010/05/mounds-full-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Gli Europei sono più felici degli Americani? Tra gli uomini e le donne chi manifesta di più i propri sentimenti? Come si sentono in questo istante i newyorkesi? Chi è triste e chi è allegro? Questo è wefellfine. È anche però un modo innovativo e creativo, certamente non esaustivo e convenzionale, per guardare alla felicità e al benessere degli individui.</p>
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		<title>Il successo di un sito web? Non solo una questione di traffico</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 01:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Frongia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogosfera]]></category>
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		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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										</div>Qualche giorno fa SIS Magazine (la rivista online della Società Italiana di Statistica) ha pubblicato il mio articolo Il successo di un sito web? Non solo una questione di traffico: i casi Istat, SIS e Sistan (*) sui nuovi metodi e strumenti per misurare il successo di un sito. Nell&#8217;articolo studio il caso di tre [...]]]></description>
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											</iframe>
										</div><p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa <a href="http://www.sis-statistica.it/magazine/">SIS Magazine</a> (la rivista online della Società Italiana di Statistica) ha pubblicato il mio articolo <strong><em><a href="http://www.sis-statistica.it/magazine/spip.php?article169">Il successo di un sito web? Non solo una questione di traffico: i casi Istat, SIS e Sistan</a> </em></strong><span style="font-size: x-small;">(*)</span> sui nuovi metodi e strumenti per misurare il successo di un sito.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;articolo studio il caso di tre siti che si occupano di statistiche ufficiali e di promozione delle scienze statistiche: l’<a href="http://www.istat.it/">Istituto Nazionale di Statistica</a>, il <a href="http://www.sistan.it/">Sistema Statistico Nazionale</a> e la <a href="http://www.sis-statistica.it/">Società Italiana di Statistica</a>, siti che nel medio periodo verranno profondamente rinnovati. Come? Certamente si arricchiranno di nuovi servizi (in <em>salsa Web 2.0</em> &#8211; lo so, il termine è un po&#8217; inflazionato ma almeno ci capiamo), come ad esempio quelli di cui abbiamo parlato in questo blog e che sono da tempo <a href="http://segnalazionit.org/2009/07/il-web-2-0-e-gli-istituti-di-statistica-12/">in produzione in altri paesi</a>: nuove tecnologie per la <a href="http://segnalazionit.org/2010/01/data-dissemination-e-data-sharing/">diffusione e la condivisione di dati</a>, tool di visualizzazione interattiva (anche esterni al sito, come nel caso di <a href="http://segnalazionit.org/?s=google+publicdata">Google Public data</a>) e altro ancora su cui torneremo nelle prossime settimane.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come misurare e dunque valutare l&#8217;introduzione di un nuovo servizio? Semplicente registrando le variazioni del traffico sul sito? Anche se prodotti per il monitoraggio del traffico come <a href="http://awstats.sourceforge.net/">AWStats</a> e <a href="http://www.google.com/analytics/">Google Analytics</a> offrono informazioni molto importanti (indispensabili), oggi esiste una nuova generazione di strumenti per misurare il successo di un sito che tengono meglio conto della sua natura multidimensionale. In particolare possiamo vedere il successo di un sito in funzione, oltre che del traffico, anche del suo posizionamento nella rete ovvero della sua solidità di carattere &#8220;infrastrutturale&#8221;. Il posizionamento è dunque uno dei presupposti per un successo solido e duraturo del sito e quindi anche per valutare l&#8217;eventuale miglioramento dopo l&#8217;introduzione di nuovi servizi online.</p>
<p style="text-align: justify;">Per <em>misurare il posizionamento e dunque l&#8217;efficacia di un sito, di pagine specifiche, di campagne di comunicazione </em>e anche per l&#8217;<em>analisi della reputazione</em> <em>sul Web</em>, sono disponibili diversi strumenti. Io ho provato ad utilizzare CONDOR (il software del <a href="http://web.mit.edu/">MIT</a> mostrato nell&#8217;articolo) nel 2008, con Francesca Grippa, per <a href="http://segnalazionit.org/2009/02/sul-comportamento-dei-media-durante-le-presidenziali-usa-2008/">monitorare il comportamento dei media</a> durante le elezioni statunitensi, e i risultati sono stati soddisfacenti.  CONDOR consente inoltre di identificare la blogosfera di riferimento di un sito, cioè l’insieme dei blog che citano un determinato sito attraverso un collegamento ipertestuale. La figura seguente mostra la blogosfera del sito Istat.it nel periodo 1-20 settembre 2009.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2010/02/png_blogoSferaIstat.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3579" title="Blogosfera Istat.it" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2010/02/png_blogoSferaIstat.png" alt="Blogosfera Istat.it" width="668" height="319" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per l’analisi di un sito occorre quindi tenere in  considerazione due fattori: il traffico e il posizionamento nella rete.  In questi ultimi anni gli studi di fisici, matematici e sociologi stanno  contribuendo a definire nuovi metodi e strumenti per l’analisi del  posizionamento. Le  potenzialità e le prospettive sono estremamente interessanti, anche per  chi produce statistiche ufficiali e diffonde cultura statistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il successo di un sito non esiste una regola aurea ma,  specialmente in organizzazioni complesse, risultati soddisfacenti possono essere raggiunti solo con lo sforzo congiunto di esperti di comunicazione, informatici e produttori di contenuti, supportati da adeguati strumenti software. Con uno lavoro coordinato tra questi attori è possibile valutare se vengono  intercettate correttamente le aspettative degli  utenti, aumentare la propria rilevanza online e costruire la propria  reputazione di  <em>opinion  leader </em>del settore di appartenenza.<em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">(*) = Ne approfitto per ringraziare i ricercatori che hanno contribuito all&#8217;articolo del SIS Magazine: Matteo Mazziotta, Davide Bennato, Francesca Grippa, Daniela Cocchi e Fabio Crescenzi.</span></p>
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		<title>Il valore dell&#8217;uso collettivo</title>
		<link>http://segnalazionit.org/2009/09/il-valore-delluso-collettivo/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 15:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin segnalazionit.org</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogosfera]]></category>

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										</div>Articolo di Massimo Chiriatti C’è una combinazione di azioni collettive che portano a risultati inaspettati. Spingendoci oltre la legge di Metcalfe, la quale afferma che il valore di una rete è dato dal quadrato degli elementi che la compongono, proviamo a guardare oltre i nodi interconnessi e il loro valore. Si può osservare, allora, che [...]]]></description>
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										</div><p><a href="http://3.bp.blogspot.com/_j0-ibFHlrBc/SrCzSx55O1I/AAAAAAAAAAM/ubzrFxl5r7g/s1600-h/articolo+massimo+chiaratti.JPG" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5381998689922923346" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 250px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_j0-ibFHlrBc/SrCzSx55O1I/AAAAAAAAAAM/ubzrFxl5r7g/s400/articolo+massimo+chiaratti.JPG" border="0" alt="" /></a></p>
<div>Articolo di <a href="http://massimochi.blogspot.com/"><span style="font-weight: bold;">Massimo Chiriatti</span></a></p>
<p><span style="font-family: Verdana;">C’è una combinazione di azioni collettive che portano a risultati inaspettati. Spingendoci oltre la legge di Metcalfe, la quale afferma che il valore di una rete è dato dal quadrato degli elementi che la compongono, proviamo a guardare oltre i nodi interconnessi e il loro valore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Si può osservare, allora, che quando la tecnologia è usata da un gran numero di persone, tale condizione la trasforma in termini qualitativi.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Ed è davvero gratificante –almeno  per gli innovatori- rilevare quali inaspettate conseguenze si possano  ottenere</span><span style="color: #ff0000;font-family:Verdana;font-size:100%;"> </span><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">a partire da fini o scopi che prevedevano tutt’altri  risultati. </span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Riutilizzando gli stessi strumenti per altri fini e ricombinandoli con le azioni collettive, si raggiungono talvolta risultati persino paradossali, non calcolabili né con regole né con l’esperienza. Del tutto imprevedibili, e in antitesi rispetto ai fini originari.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">“<em>Il Principio secondo cui le azioni  umane possono portare al conseguimento di fini diversi da quelli prefissati</em>”  è la descrizione che troviamo nel dizionario De Mauro Paravia alla  voce <em>Eterogenesi dei fini</em>.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Wikipedia articola il concetto facendo riferimento a un campo di fenomeni i cui contorni e caratteri trovano più chiara descrizione nell&#8217;espressione «<em>conseguenze non intenzionali  di azioni intenzionali</em>».</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Tale espressione rende evidente che essa non si riferisce a semplici accadimenti naturali, ma riguarda più specificamente il campo dell&#8217;azione umana, tanto individuale quanto, più spesso, collettiva.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">È facilmente riscontrabile come l’informatica abbia “virtualizzato la mente dell’uomo” nel senso che ha ampliato sia l’orizzonte delle sue opportunità, sia quello delle relazioni sociali; ci ha trasformato da spettatori a utenti attivi, e questo non è un mero fatto tecnologico, ma ha formidabili implicazioni sul nostro futuro. </span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Se la tecnologia è un’estensione o virtualizzazione delle nostre capacità, come afferma il filosofo francese Pierre Lévy, allora queste nuove risorse si potrebbero assimilare a sinapsi appena nate – tra persone vicine ma anche lontane &#8211; con inediti e inattesi livelli cognitivi. </span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Viene allora in mente la blogosfera formata da schegge d’informazione, come i pixel dell’alta definizione. Al pari di un grande mosaico, visto da lontano non se ne vedono le singole tessere bensì una visione d’insieme ricca di colori. Da vicino, invece, ognuno con la propria fantasia, passione e creatività dona una ricchezza di dettagli; alquanto miracolosa considerando la varietà e la complessità dei temi in oggetto. E così i blogger sono diventati parecchi ordini di grandezza più numerosi dei media tradizionali.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Ecco come un fine da raggiungere con la tecnologia (migliorare la comunicazione) sconvolgendo le regole dell’economia (non più solo limitato dagli scambi monetari) potrebbe procurare, in maniera inaspettata, benefìci in termini sociali.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">La chiave di volta per comprendere il motivo del successo di tali strumenti è che essi rispondono a un bisogno fondamentale dell’uomo: comunicare. </span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Ma la tecnologia da sola non ha alcuna possibilità di successo: solo quando si combina e s’interseca con un’alta accessibilità –in termini economici- può sfociare in qualcosa che modifica il modo in cui le persone si relazionano, diventando un bene di massa. E la società non è più la stessa, è mutata, molti credono in meglio, e in ciò sta il significato dell’eterogenesi dei fini.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Oggi viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ha tempi d’adozione esponenziali, basti pensare che per raggiungere 50 milioni di utenti la radio ha impiegato 38 anni, la televisione 13, internet 4, l’ipod 3, Facebook 2 e le conseguenze sono imprevedibili quando tali strumenti sono messi a disposizione della creatività di miliardi di persone. </span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Anche perché le azioni sono correlate ai comportamenti e alle reazioni di altri soggetti, per definizione non lineari ma discontinue e non proporzionali tra causa ed effetto. In un sistema complesso, quindi, tali relazioni non sono mai prevedibili.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Rimaniamo nel frattempo ottimisti lasciando le persone al centro dell’azione; la tecnologia è uno strumento certamente importante e degno di rilievo in questo XXI secolo, ma non possiede una propria azione liberalizzante</span><span style="color: #ff0000;font-family:Verdana;font-size:100%;">.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">D’altra parte la tecnologia non ha niente di naturale, non la troviamo allo stato puro, libera. Ma è solo opera dell’inventiva umana.</span></p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;">Il più grande esempio dei fenomeni descritti è senza dubbio quello che va dall&#8217;idea che ha sviluppato internet alla realizzazione del World Wide Web e le sue applicazioni come le conosciamo oggi. Nessuna impresa avrebbe potuto cooptare migliaia di geni per sviluppare formidabili algoritmi per creare qualcosa di lontanamente comparabile allo sviluppo odierno della rete.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style=";font-family:Verdana;font-size:100%;"> L&#8217;azione dei soggetti attivi nel creare le informazioni da condividere non è stata la risultante ma una precondizione. Non è stata la tecnologia ad assicurare l&#8217;armonia dei risultati, ma sono state le azioni individuali che, eseguite per altri fini, sono state convergenti –per mezzo dei protocolli aperti- verso gli attuali risultati. </span></p>
</div>
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