Category: e-Government

Lorenzo Benussi: “Ebbene sì! Una app alla volta, cambieremo l’Italia”

A seguito della chiusura delle sottomissioni per AppsForItaly, la competizione italiana sugli Open Data e in attesa delle proposte vincitrici, ripubblichiamo su autorizzazione dell’autore un articolo di Lorenzo Benussi pubblicato su Chefuturo.it. (http://www.chefuturo.it/2012/05/lorenzo-benussi-ebbene-si-una-app-alla-volta-cambieremo-litalia/)

 

 

Per chi non ne ha mai sentito parlare, open data è un modello di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico. Si tratta di una iniziativa basata sulla possibilità di utilizzare i dati pubblici per migliorare la trasparenza della Pubblica Amministrazione e creare servizi innovativi. Quando si parla di dati pubblici si intendono tutte quelle informazioni prodotte dalla Pubblica Amministrazione nell’espletamento delle sue funzioni: alcuni esempi classici sono i trasporti, l’inquinamento e i dati sulla scuola. Ovvero, informazioni prodotte con i soldi di tutti che oggi possono essere condivise con chiunque grazie ad Internet. Basta volerlo.

Gli open data in Italia stanno aumentando, ma certo il nostro paese non brilla per iniziativa. Le prime amministrazioni locali hanno iniziato a rilasciare o – utilizzando un termine più suggestivo – a liberare i propri dati solo nel 2010 e fino alla fine dell’anno scorso mancava una vera e propria strategia nazionale. Ma anche se l’ambiente era ed è quanto mai complesso e spinoso, Apps4Italy nel suo piccolo ha dimostrato che c’è voglia d’innovazione, bisogno di smuovere le acque e di provare a migliorare le cose. Anche se è difficile.

Il concorso nasce come una provocazione, una sfida all’immobilismo italiano, alla mancanza di budget per progetti innovativi e alla sordità di una parte delle istituzioni. Una prova per dimostrare che la comunità digitale italiana che è superficialmente descritta come pigra o interessata solo agli aspetti ludici e frivoli di Internet, in realtà è attiva e appassionata, forse più che in altri paesi.

Una sfida che, almeno in parte, abbiamo vinto. Perché quasi 200 proposte, di cui almeno 70 sono app già realizzate, costituisco un patrimonio esteso in due direzioni: sono un giacimento di servizi innovativi che ci possono aiutare a immaginare il prossimo futuro e sono un’agenda di lavoro da consegnare a chi ha la possibilità e l’obbligo di decidere come liberare i dati del nostro Paese. Ma il risultato più importante di Apps4Italy sono gli esempi che ha raccolto, proposte concrete che spiegano a cosa servono i dati pubblici, esempi semplici e tangibili in grado di essere capiti da tutti. Perfino da coloro che, per superficialità o malafede, non comprendono il perché sia “giusto” rendere disponibili i dati pubblici. Insomma, se non capisci il principio almeno puoi vederne l’utilità.

Apps4Italy come tutte le sfide ha avuto un percorso travagliato. Il concorso nasce senza soldi, senza dati e senza sponsor, l’unica cosa che mi ha spinto a portare avanti il progetto è stata la certezza che fosse una buona idea, testata all’estero in quasi tutti gli stati e un passaggio naturale all’interno di una strategia open data. Ho cominciato prima con la comunità open data italiana che si è subito aggregata, poi Regione Piemonte e il Consorzio TOP-IX hanno offerto i primi finanziamenti. Alla fine sono arrivati tutti gli altri, sia i grandi sponsor privati, Google, Microsoft e Vodafone sia i Ministri: con Brunetta prima e ora Profumo, entusiasta sostenitore del contest. Nel giro di pochi mesi e grazie al fondamentale contributo di varie associazioni attive nella promozione del modello open data in Italia abbiamo raccolto 45mila euro. Una cifra di tutto rispetto a cui vanno aggiunti i premi in servizi e prodotti. Niente male.

In effetti, a mano a mano che l’idea prendeva forma tutti venivano conquistati. Eppure, fino alla fine non c’è stata la sicurezza che un’iniziativa come questa potesse attecchire veramente nel nostro paese. Lungo il percorso non sono mancati i problemi: due posticipi per cause esterne; i dati dall’Amministrazione che arrivavano a rilento e di certo non abbondavano; le proposte che fino a 10 giorni fa erano solo 30.

Abbiamo tenuto duro, ci siamo preoccupati e occupati, ne abbiamo discusso molto nel comitato organizzatore e ci siamo anche domandati se non avessimo sbagliato tutto. Fortunatamente no, non ci siamo sbagliati.
Certo, bisognerà vedere quali e quante di queste proposte sono effettivamente realizzabili, che capacità avranno di diventare servizi reali e di crescere per arrivare a tutti. Quanti dati richiesti nelle proposte e non ancora disponibili saranno realmente liberati e con che tempi. Ma sono convinto di una cosa: indietro non si torna. Abbiamo raccolto idee concrete per valorizzare il patrimonio informativo pubblico, e ora abbiamo una serie di esempi dell’utilità degli open data. Non resta che collaudarli e portarli a casa dei cittadini e degli utenti.

Perché il vero punto di questo processo è che con Internet cambia tutto. Cambiano gli strumenti di trasparenza a disposizione della PA e cambiano le possibilità di creare nuovi servizi. Cambiano le opportunità che ognuno di noi ha per creare innovazione con la sola forza di un computer e della propria intelligenza. Di conseguenza, cambiano le capacità di incidere su realtà anche complesse come il funzionamento dello stato. Siamo di fronte ad una rivoluzione semplice e silenziosa che è già avvenuta anche se ci vorrebbero far credere il contrario. Perché è evidente a tutti noi, frequentatori della Rete, che i bilanci dovrebbero essere online, che le politiche dovrebbero essere discusse con i cittadini e che i dati sono la base dei servizi del futuro.

Cambia tutto ma non cambiano i problemi, non si modificano le mentalità. Non mutano gli interessi e le resistenze che sono sempre lì a ricordarci che in Italia spesso si oscilla tra una destra reazionaria e una sinistra conservatrice. Ma grazie alle tecnologie digitale si creano nuovi incentivi, nuovi modelli, nuove opportunità di competizione e cooperazione.

E qui arriviamo al punto: io so che i dati pubblici se resi disponibili potrebbero cambiare il rapporto di fiducia tra i cittadini e lo stato; io so quali sono i temi che hanno un reale impatto sulla nostra vita (pensiamo alla sanità, alle spese della politica, agli appalti pubblici); io so che con piccoli budget si potrebbero realizzare grandi risparmi, io so quanto abbiamo bisogno di numeri certi, analisi puntuali e soluzioni efficienti. Io so, e tutti noi sappiamo, chi potrebbe agire – ora e subito – per fronteggiare questa crisi economica e sociale.

Io so ma non ho le prove e non ho nemmeno gli indizi – a questo punto sarà chiara la citazione – ma sono convinto che non possiamo chiedere aiuto a nessuno. Dobbiamo cavarcela da soli e innovare senza permesso. L’esperienza diretta di Apps4Italy e della Discussione Pubblica sull’Agenda Digitale me lo confermano: là fuori c’è una grande energia, basta saperla innescare.

Roma, 4 maggio 2012 LORENZO BENUSSI

Open Data ed Istat: un legame già solido

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Secondo Wikipedia IT «I dati aperti, comunemente chiamati con il termine inglese open data anche nel contesto italiano, sono alcune tipologie di dati liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione… …con la locuzione “open data” si identifica una nuova accezione piuttosto recente e maggiormente legata a Internet come canale principale di diffusione dei dati stessi». Wikipedia EN aggiunge che la tematica ha raggiunto un certo livello di popolarità “especially, with the launch of open-data government initiatives such as Data.gov“.

Le istituzioni pubbliche producono e possiedono una enorme quantità di dati che appartengono alla collettività. Parlare di Open Data con riferimento ai dati della PA significa, quindi, rendere i dati e le informazioni disponibili e accessibili direttamente online, da parte di cittadini ed imprese sia per elaborazioni che per creare applicazioni di pubblica utilità.

L’obiettivo è evidente: rendere più trasparente l’azione pubblica, favorendone il controllo sociale, supportare la partecipazione attiva dei cittadini, la collaborazione tra pubblico e privato. Inoltre, la disponibilità di dati, nell’era dell’economia della conoscenza, significa dare spazio all’innovazione ed alla creatività, chiavi strategiche per supportare lo sviluppo economico avanzato.

In Italia sono state avviate, a livello governativo, delle iniziative come dati.gov.it, che tuttavia non hanno raggiunto i livelli di complessità e ampiezza di dati messi a disposizione ad esempio dalle iniziative americana e del regno unito.

L’Istituto Nazionale di Statistica ha fin da subito percepito l’importanza di essere presente in modo attivo nel dibattito che si è sviluppato attorno agli Open Data, attivando I.Stat, il data warehouse della statistica ufficiale e creando un dialogo fra il mondo delle istituzioni, il mondo scientifico-accademico, la società civile e le diverse community tematiche su Internet.

Già dal 2010 l’Istat è intervenuto in modo ufficiale a diversi eventi che avviavano la riflessione sul tema degli Open Data. Di particolare rilevanza alcune iniziative della X Conferenza Nazionale di Statistica, ad es. l’Agorà La Statistica ufficiale incontra il movimento Open Data, le due sessioni dello StatCamp (Data Gov e condivisione dei dati; Statistica, Information Technology e innovazione), che hanno affrontato temi legati al data sharing, data visualization, open data e datagov. L’Istituto è stato anche presente ad eventi esterni come il convegno Fammi Sapere e il Digital Experience Festival 2011, inoltre ha organizzato, insieme a questo Blog, il BarCamp Sharing Data and Statistical Knowlwdge, in occasione della Prima Giornata Mondiale della Statistica.

Nel 2011, sono stati diversi gli eventi di particolare interesse a cui l’Istat ha partecipato:  Open Data: dalle parole ai fatti,  durante  il ForumPA 2011, in cui è stata annunciata l’iniziativa AppsForItaly, ossia la competizione italiana che prevede la creazione di applicazioni basate su Open Data e di cui l’Istat è stato uno dei primi sostenitori (l’iniziativa si concluderà con la premiazione dei vincitori al prossimo ForumPA 2012). Il convegno internazionale La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti, organizzato da Radio Radicale insieme alle maggiori associazioni italiane che si occupano di trasparenza e dati aperti. Il Workshop Istat Open Official Statistical Data, nel corso della Prima Giornata Italiana della Statistica, dove si sono ritrovati rappresentanti del mondo delle istituzioni, della Commissione Europea, del Ministero della Pubblica Amministrazione, insieme a movimenti, associazioni, fondazioni ed enti locali, a parlare di dati aperti, open government, statistica ufficiale e cultura del dato. L’Internet Governance Forum 2011, infine, ha consolidato la presenza ufficiale dell’Istat all’interno del dibattito culturale italiano sugli Open Data.

Il 2012 si presenta come un anno particolarmente significativo per il consolidamento del legame tra Istat ed Open Data. Nel prossimo mese di Maggio si terrà una iniziativa di assoluta rilevanza: la prima Data Journalism School italiana realizzata da una istituzione. L’Istat ha organizzato l’evento in collaborazione con la Fondazione <Ahref di Trento, curando in prima persona, attraverso la Scuola superiore di statistica e di analisi sociali ed economiche, sia la parte più specificatamente statistica del corso che quella relativa agli Open Data e agli aspetti legali dei dati aperti.

Parlare di Open Data e di Istat non significa però solo aderire ad una “filosofia” portando l’esperienza e la cultura di chi produce dati per mandato istituzionale, ma confrontarsi con altri attori istituzionali centrali e locali, attivare scambi di opinioni e di know-how con le diverse comunità scientifiche e accademiche, interagire a livello internazionale con gli altri produttori di statistiche ufficiali per arrivare a modalità di interscambio e diffusione dati condivise, essere riconosciuti come attori credibili dalla varie community Internet (es. Spaghetti Open Data, Open Knowledge Foundation Italia) che si occupano di aspetti che vanno dalle licenze d’uso dei dati alla loro rintracciabilità e alle modalità tecnologiche con cui vengono resi disponibili sulla Rete. Significa, in altri termini, essere capaci di proporre una visione di sistema nella quale i differenti stakeholder possano riconoscersi.

Il passaggio è significativo perchè richiede l’utilizzo di soluzioni di governance che siano in grado di mettere insieme competenze ed esigenze diverse: strategiche, tecnologiche, giuridiche, di produzione, diffusione, comunicazione, nonchè una capacità di gestire relazioni con tutti gli altri interlocutori con cui “fare Rete”.

E’ questa la grande sfida che l’Istat ha di fronte a se per i prossimi anni sul tema degli Open Data.

Data Journalism School 2012

Da qualche tempo sta crescendo in modo sempre più diffuso la consapevolezza del valore che possono avere i dati. Sta crescendo tra le pubbliche amministrazioni, che pian piano stanno lanciando le proprie iniziative legate agli Open Data rilasciando sui propri siti Web i dati in proprio possesso. Sta crescendo tra i governi, che stanno via via promuovendo i vari “data.gov”, i cataloghi governativi dei dati pubblici. Tutto questo mentre la Commissione Europea colloca gli Open Data all’interno delle iniziative strategiche della Digital Agenda for Europe. E anche chi produce dati per mandato istituzionale sta cogliendo l’occasione per  ridisegnare le proprie politiche di diffusione, rilasciando sulla Rete grandi quantità di dati di alta qualità e con elevate potenzialità nell’utilizzo.

C’è pertanto una grande disponibilità di dati che è possibile ritrovare sulla Rete ma che pone però un problema: sappiamo infatti bene quanto possa essere pericoloso utilizzare i dati senza avere la necessaria dimestichezza ed esperienza. Questo è ancora più vero per chi utilizza i dati per fare informazione. Una informazione di qualità non può infatti prescindere da un corretto utilizzo dei dati.

Ed è sulla base di queste considerazioni che  Istat (tramite la sua Scuola Superiore di Statistica e di Analisi Sociali ed Economiche) e Fondazione <Ahref lanciano la prima edizione della Data Journalism School, un corso di tre giorni in cui i partecipanti avranno la possibilità di capire come poter utilizzare correttamente i dati per fare informazione di qualità  e simulando i tempi di lavoro di una redazione giornalistica.

La Data Journalism School (#DJS12) si terrà dal 24 al 26 Maggio prossimi presso la sede Istat di P.zza Indipendenza 4 a Roma. Per questa prima edizione sono disponibili 20 posti con 4 borse di studio a totale copertura delle spese di iscrizione.  Qui il programma completo dell’iniziativa. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito Web della Fondazione <Ahref o il sito dell’Istat. Vi ricordo infine che le iscrizioni potranno essere accettate a partire dal prossimo lunedì 26 Marzo fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Siamo E-cittadini?

 

Vuoi dare il tuo contributo al programma legislativo dell’Unione Europea?

Dal primo aprile 2012 tutti i cittadini europei potranno farsi promotori di iniziative legislative che la Commissione UE dovrà necessariamente prendere in esame benché, naturalmente, resterà libera di decidere l’adozione dell’atto oggetto dell’iniziativa popolare. A stabilirlo è il Regolamento UE n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011 che definisce nel dettaglio la procedura di ammissione della proposta di iniziativa legislativa.

Direttamente dal sito dell’UE (http://ec.europa.eu/news/eu_explained/120127_it.htm) sarà possibile registrarsi: basteranno sette cittadini di sette Paesi diversi dell’Unione, riuniti in un comitato promotore per attivare l’intero procedimento anche se – qualora il progetto di iniziativa da presentarsi online alla Commissione dovesse superare il vaglio preventivo di ammissibilità – serviranno poi un milione di firme da parte di cittadini residenti in altrettanti Paesi per proporre formalmente alla Commissione di esaminare l’iniziativa legislativa.

Le firme necessarie – ed è questo, probabilmente, l’aspetto più rivoluzionario ed innovativo – potranno, tuttavia, essere raccolte oltre che su carta anche attraverso un apposito sito internet gestito da un software avente specifiche tecniche predeterminate dalla Commissione UE e/o addirittura attraverso un software open source posto gratuitamente a disposizione di tutti i cittadini dell’unione dalla Commissione medesima. [*]

Le materie su cui è possibile intervenire sono le più differenti e indicate dai Trattati europei; si va dall’agricoltura alla giustizia, dagli aiuti umanitari all’ambiente; dalla sicurezza ai trasporti, ecc.

Dal 1° aprile, dunque, per promuovere un’iniziativa legislativa, almeno in Europa, basterà disporre di un PC e di connessione a Internet!



[*] Guido Scorsa, 30.01.2012 – http://www.guidoscorza.it

AppsForItaly, avviso ai naviganti

Come possono essere utilizzati e che cosa è possibile fare con gli Open Data? Probabilmente nessuno meglio dei cittadini, delle community di sviluppatori software indipendenti, dei professionisti, delle aziende, di coloro cioè che i dati li utilizzano puo’ rispondere meglio a questa domanda. Ed e’ proprio grazie a questa considerazione che nasce AppsForItaly, la competizione tutta italiana sui Dati Aperti.

Ricordiamo che gli Open Data sono generalmente dati prodotti dalla Pubblica Amministrazione e che vengono resi pubblici su Web consentendone il riuso. Per avere una idea di quali sono i dati disponibili, è possibile partire da dati.gov.it, il catalogo nazionale degli Open Data, lanciato alcuni mesi fa e che si sta pian piano consolidando per diventare l’”entry point” dei dati pubblici in Italia. Sono attivi anche cataloghi regionali come dati.piemonte.it (il primo portale per il riutilizzo dei dati pubblici in Italia) o dati.emilia-romagna.it. Rilasciano Open Data anche il portale dati.istat.it ma anche www.istat.it e tutti i siti web tematici dell’Istituto Nazionale di Statistica. (Potete trovare una lista piu’ completa qui)

AppsForItaly nasce pertanto con l’obiettivo di stimolare i cittadini a progettare applicazioni Web, Apps per dispositivi mobili, a creare visualizzazioni ed infografiche, a progettare database. Ovviamente non tutti i cittadini sono degli specialisti e hanno quindi le competenze necessarie o magari non tutti gli specialisti hanno il tempo o la possibilita’ di realizzare e mettere a punto le proprie proposte.

E’ questo il motivo per cui la competizione prevede anche la categoria “Idee e Progetti” dove tutti, ma proprio tutti coloro che hanno semplicemente una bella idea o un progetto su come utilizzare i dati possono partecipare.

Ne vale la pena? Ricordo che ad oggi il montepremi è composto da 30.000 euro forniti dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione e da 10.000 euro nonchè da numerosi premi in tecnologia e servizi messi a disposizione dai vari sponsor. Ma non va dimenticato il premio piu’ consistente e cioè quello di avere l’opportunita’ di portare le proprie proposte all’attenzione di aziende, delle community interessate, del mercato, della Pubblica Amministrazione.

Per fare questo, c’è ancora un mese di tempo. E’ infatti fissato per il 10 Febbraio prossimo il termine ultimo per inviare le proposte, che, ricordo, dovranno essere inviate registrandosi nell’apposita sezione del sito Web di AppsForItaly.

E se volete qualche suggerimento, potete “sbirciare” tra le proposte che sono risultate vincitrici ad esempio ad Open Data Challenge o quelle che hanno partecipato ad Apps For Developement.

Tutte le proposte pervenute saranno valutate da una commissione che si sta costituendo proprio in questi giorni, mentre l’evento/premiazione si terra’ presumibilmente durante la prima settimana di Marzo. Stay tuned per tutti gli ulteriori aggiornamenti!

Social Media, cosa accadrà nel 2012

Il 2011 ci ha appena salutato ed eccoci alle prese con un nuovo anno ricco di aspettative sul fronte dei social media.  Tra le numerose previsioni per il 2012 segnaliamo quelle di Angela Denby che ne mette in evidenza 11, di seguito riportate con qualche aggiunta:

1. SITI. I social media verranno sempre più incorporati nei siti delle aziende e delle istituzioni.

2. MOBILE. Assisteremo a un ulteriore e significativo incremento dell’utilizzo dei social media attraverso dispositivi mobili.

3. SITI & MOBILE.  I siti dovranno essere sempre (più) compatibili con i dispositivi mobili.

4. HELP! Aumento dell’utilizzo delle community on line per ottenere un supporto personale o per cause umanitarie.

5. BUSINESS. Aumento della presenza delle aziende e dei loro investimenti sui social media, così come…

6….degli investimenti pubblicitari.

7. GAMING. Ulteriore crescita del fenomeno del social gaming.

8. NEWS. La tipologia delle news sarà sempre più “social”, sia quelle prodotte dai singoli che quelle dei giornali on line, che potremo sempre più commentare, condividere, votare e (ahinoi) laikare.

9. POLITICA. Maggior utilizzo da parte dei politici e della politica dei canali social media.

10. IMPRONTE DIGITALI. L’impronta che lasciamo sui social media crescerà ulteriormente.

11. FACEBOOK. Facebook supererà il miliardo di utenti. Con riferimento all’Italia, Facebook, nel 2012, supererà i 24 milioni di utenti: un italiano su due tra i 10 e gli 80 anni sarà presente su questo social network!

A questi 11 punti aggiungiamo qualche nostra previsione:

12. LEGAL 2.0. Le numerose impronte che, anche inconsapevolmente, lasciamo sui social media imporranno al legislatore uno sforzo ulteriore in termini di aggiornamento e adeguamento delle norme vigenti in materia di privacy, diritto d’autore, amministrazione digitale e utilizzo del Web, nonché di prevenzione dei reati che si consumano on line.

13. TWITTER. Aumento e consolidamento dell’utilizzo di Twitter.  In Italia il 2011 ha segnato l’anno di Twitter, prima con l’utilizzo nelle dirette dei giornali on line e poi con il passaggio al grande pubblico di #ilpiugrandespettacolodopoilweekend. Ma per aziende e PA la strada è lunga e, pur con le dovute eccezioni, siamo ancora in una fase sperimentale.

14. COMUNICAZIONE SOCIAL. Se consideriamo l’importanza nei processi di comunicazione dei nuovi media  (Facebook, Twitter e LinkedIn in primis) ed il punto 11, è evidente la necessità, da parte di aziende e PA, di saper utilizzare e sfruttare al meglio questo canale comunicativo. Ci sono già esperimenti riusciti e realtà molto avanzate, ma il biennio 2012-2013 dovrà essere quello della maturità.

15. SOCIAL MEDIA MANAGER. La figura del Social Media Manager sarà sempre più richiesta dalle aziende. Le offerte di lavoro sono prevalentemente nord-americane e nord-europee, ma qualcosa si sta muovendo anche in Italia.

Continueremo a parlare di social media con un’intervista a due importanti esperti, Davide Bennato e Giovanna Cosenza: stay tuned on SegnalazionIT!

3, 2, 1… Al via AppsForItaly, il contest italiano sugli Open Data

Ha preso il via  ufficialmente AppsForItaly, la competizione tutta italiana sugli Open Data. Un concorso quindi, con tanto di premi in denaro, rivolto ai cittadini, alle communities di sviluppatori, alle aziende e alle associazioni che proporranno le migliori soluzioni per l’utilizzo del patrimonio informativo pubblico.  Il concorso si articola in quattro categorie: Idee e Progetti, Applicazioni, Dataset e Visualizzazioni e potranno essere presentate anche proposte che in passato abbiano già partecipato ad altre competizioni simili.

Il montepremi? Al momento è arrivato a ben 40.000 euro, di cui buona parte messi dal Ministero per la Pubblica Amministrazione  e Innovazione  che ha supportato il lancio dell’iniziativa assieme a ForumPA e Formez e a cui sta subentrando  il MIUR in conseguenza del recente cambio di Governo. Il contest è organizzato dal Comitato AppsForItaly ma va detto che sono partner dell’iniziativa  enti del calibro di Regione Piemonte, ISTAT, Regione Emilia Romagna, ENEL  che mettono a disposizione i propri dati.

C’è una sola regola da seguire: le proposte inviate devono esser basate sui dati pubblici, ma se volete dare una occhiata al regolamento completo potete farlo visitando l’apposita pagina. Il  contest si chiuderà il 10 Febbraio 2012.  A partire da quella data una apposita giuria selezionerà le proposte vincitrici che verranno premiate a fine Febbraio all’interno di un apposito evento. Per il momento buon lavoro a chi avrà intenzione di partecipare e …. vinca il migliore!!

Open Data Roma Workshop

4 Nov 2011 ATTENZIONE! Ci è appena giunta comunicazione che il Convegno ICTQR e il Workshop Open Data sono stati rinviati a data da destinarsi.

Ancora una volta parliamo di Open Data, dopo l’importante settimana che ha visto il tema dell’Open Government e degli Open Data al centro di importanti iniziative istituzionali. E questa volta lo facciamo segnalando l’Open Data Roma Workshop, una iniziativa lanciata dal Comune di Roma all’interno dell’edizione 2011 di ICTQR. Sarà il momento per fare il punto sullo stato dell’arte dell’Information e Communication Technology in Campidoglio, ma anche per partecipare a dibattiti, tavole rotonde,  incontrare aziende partner di Roma Capitale per parlare con loro di tecnologia e di ICT e per  provare i più recenti servizi On-Line progettati per semplificare il rapporto del cittadino con l’amministrazione.   Ma la vera novità di quest’anno saranno gli Open Data. L’Open Data Roma Workshop è infatti la prima tappa di un progetto più ampio chiamato  Roma Capitale Open Data ed è una iniziativa nata con lo scopo di favorire lo sviluppo di applicazioni e servizi basati sui dati pubblici del Comune di Roma che si svolgerà nelle giornate dell’8-9 e 10 Novembre 2011.  Un importante passo per stimolare aziende e cittadini a lavorare su idee, applicazioni, progetti anche in vista di AppsForItaly, la competizione nazionale sugli Open Data lanciata lo scorso 18 Novembre.

Al workshop possono iscriversi aziende, professionisti, singoli sviluppatori, cittadini con massimo di 2 rappresentanti per organizzazione e  che potranno partecipare all’iniziativa secondo due modalità differenti:

  • Partecipando alla sessione live nelle giornate dell’8 e del 9 in cui i presenti saranno divisi in gruppi e collaboreranno alla progettazione di un’idea o un’applicazione con l’aiuto degli esperti presenti.
  • Raccogliendo i dati nella sessione della mattina dell’8 novembre per poi sviluppare il progetto dalla propria azienda/postazione.

In entrambi i casi le proposte che saranno realizzate devono essere inviate entro le 14:00 del 9 novembre.

Le idee e i progetti migliori saranno premiati il 10 novembre in un evento speciale di chiusura lavori. Noi di SegnalazionIT saremo presenti nella giuria che valuterà le idee e i progetti pervenuti.

 

A causa del numero limitato di posti disponibili, è consigliato iscriversi all’evento compilando il form all’indirizzo: www.opendata.comune.roma.it

L’evento si svolgerà presso i locali di Spazio 900, piazza Guglielmo Marconi, 26 a partire dalle 9.30 dell’8 novembre 2011

Open Data, l’Italia s’è desta


La settimana
scorsa è iniziata con l’annuncio della nascita di dati.gov.it e con il lancio di AppsForItaly, la competizione italiana sugli open data. E’ poi continuata con la Giornata Italiana della Statistica dove i protagonisti istituzionali e della società civile che hanno reso possibile questo annuncio, hanno partecipato insieme al primo evento istituzionale sugli Open Data. E all‘Open Government Data Camp 2011 a Varsavia, chi era presente, ha raccontato tutto ciò al mondo.

La scorsa settimana è stata probabilmente una settimana chiave per l’open government e per gli open data in Italia. Cominciamo con la “discesa” in campo del Ministero per la pubblica Amministrazione e Innovazione che in una conferenza stampa a Palazzo Vidoni a Roma ha reso pubblica la strategia italiana sull’open government: Pubblica Amministrazione 2.0, G-Cloud e, soprattutto, Open Data.

Ovviamente un conto è fare un annuncio, un altro continuare a lavorare per far crescere le iniziative proposte e raggiungere gli obiettivi prefissi. Ad ogni modo, sul fronte Open Data abbiamo ora il portale dati.gov.it. L’idea è quella di farlo diventare in breve tempo il catalogo nazionale dei dati aperti della pubblica amministrazione.

E per stimolare da una parte le pubbliche amministrazioni a rendere pubblici i propri dati, e dall’altra i cittadini, le community di sviluppatori e il mercato ad utilizzarli, il Ministero ha deciso di supportare AppsForItaly, la competizione italiana sugli Open Data. […] Apps4Italy è un concorso aperto a cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori e aziende per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici, capaci di mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico.[...]

Ovviamente niente nasce all’improvviso. Se si è arrivati a questo, lo si deve alle tante iniziative che da oltre un anno a questa parte stanno nascendo un po’ ovunque in Italia e al lavoro continuo di associazioni, movimenti, fondazioni, ma anche enti locali ed enti privati che credono nella potenza dei dati aperti ai fini della trasparenza, della democrazia partecipata, dello sviluppo del Paese. Ed è interessante come, iniziative che nascono “dal basso” possano far incontrare l’interesse e il sostegno del mondo istituzionale. Attorno all’Open Data sta incredibilmente accadendo questo: istituzioni e pubbliche amministrazioni che siedono attorno ad un tavolo con associazioni, comitati e movimenti espressione della società civile.

E’ quello che è accaduto lo scorso 20 Ottobre presso l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica. Il Workshop Open Official Statistical Data, inserito nelle celebrazioni della Giornata Italiana della Statistica, è stato il primo appuntamento “istituzionale” dopo l’annuncio della strategia governativa sull’open government. Si è parlato della prospettiva italiana a riguardo dell’Open Data e dell’Open Government, della centralità del dato aperto nell’azione e nella strategia della Commissione Europea, di come la consolidata cultura del dato presente nell’Istat e nell’intero Sistema Statistico Nazionale possa e debba essere un elemento chiave nelle iniziative legate all’Open Data. Si è parlato di alcune esperienze di open data in Italia, e lo si è fatto dando spazio direttamente gli enti locali coinvolti. Si è parlato della iniziativa italiana dati.gov.it e di appsforitaly con i movimenti, le associazioni, le fondazioni che “dal basso” hanno reso possibile tutto ciò.

Le conclusioni di Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, meriterebbero in realtà un post a parte, visto che hanno toccato molti punti diversi, buona parte dei quali degni di essere segnalati. Ad ogni modo ha sottolineato quanto sta facendo l’Istituto per fornire alla società civile, alla Rete e al mercato dati di qualità ad un livello sempre più spinto di disaggregazione.

Ma non finisce qui. Sempre la scorsa settimana è stato lanciato in versione beta Wikitalia, un progetto che “mette in rete una serie di strumenti per la trasparenza della politica, il riutilizzo dei dati pubblici e la partecipazione dei cittadini”.  Si tratta quindi di una piattaforma che si rivolge soprattutto “ai sindaci e alle loro amministrazioni, affinché decidano di far propri la filosofia e gli strumenti dell’Open Government”. Hanno gia’ aderito al progetto i comuni di Firenze, Torino e Matera, mentre altri aderiranno a breve.

Qualcosa  in Italia finalmente sta accadendo. Ed è qualcosa di importante.


La versione in  inglese del post è stata pubblicata sull’Open Knowledge Foundation Blog e su Government in The Lab.


Solo per gli Innovatori: una indagine on-line sull’e-Government

Negli ultimi tempi c’è stato un interesse crescente da parte della Commissione Europea sulle iniziative legate all’open government e all’open data che partono da quelli che possiamo definire gli “innovatori” della società civile. Il consorzio Belga costituito da Tech4i2 e Deloitte & Touche ha avuto l’incarico di effettuare uno studio proprio sulla realizzazione “spontanea” e collaborativa di servizi nell’e-Government.

Per fare ciò, il consorzio ha ideato un questionario on-line rivolto principalmente agli Innovatori e a tutti coloro che hanno realizzato applicazioni o servizi web pubblici  “dal di fuori”. Servizi quindi che nascono da cittadini, associazioni civiche, aziende, che in una lodica di open government e di open data  progettano e implementano servizi di interesse pubblico. Quello che chiamiamo comunemente Civic Hacking.

Potete accedere al questionario on-line cliccando sul seguente link:

https://spreadsheets.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dG9QQXdNeV9sQndCZks2b0llekJVVlE6MQ