Come possono essere utilizzati e che cosa è possibile fare con gli Open Data? Probabilmente nessuno meglio dei cittadini, delle community di sviluppatori software indipendenti, dei professionisti, delle aziende, di coloro cioè che i dati li utilizzano puo’ rispondere meglio a questa domanda. Ed e’ proprio grazie a questa considerazione che nasce AppsForItaly, la competizione tutta italiana sui Dati Aperti.
Ricordiamo che gli Open Data sono generalmente dati prodotti dalla Pubblica Amministrazione e che vengono resi pubblici su Web consentendone il riuso. Per avere una idea di quali sono i dati disponibili, è possibile partire da dati.gov.it, il catalogo nazionale degli Open Data, lanciato alcuni mesi fa e che si sta pian piano consolidando per diventare l’”entry point” dei dati pubblici in Italia. Sono attivi anche cataloghi regionali come dati.piemonte.it (il primo portale per il riutilizzo dei dati pubblici in Italia) o dati.emilia-romagna.it. Rilasciano Open Data anche il portale dati.istat.it ma anche www.istat.it e tutti i siti web tematici dell’Istituto Nazionale di Statistica. (Potete trovare una lista piu’ completa qui)
AppsForItaly nasce pertanto con l’obiettivo di stimolare i cittadini a progettare applicazioni Web, Apps per dispositivi mobili, a creare visualizzazioni ed infografiche, a progettare database. Ovviamente non tutti i cittadini sono degli specialisti e hanno quindi le competenze necessarie o magari non tutti gli specialisti hanno il tempo o la possibilita’ di realizzare e mettere a punto le proprie proposte.
E’ questo il motivo per cui la competizione prevede anche la categoria “Idee e Progetti” dove tutti, ma proprio tutti coloro che hanno semplicemente una bella idea o un progetto su come utilizzare i dati possono partecipare.
Ne vale la pena? Ricordo che ad oggi il montepremi è composto da 30.000 euro forniti dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione e da 10.000 euro nonchè da numerosi premi in tecnologia e servizi messi a disposizione dai vari sponsor. Ma non va dimenticato il premio piu’ consistente e cioè quello di avere l’opportunita’ di portare le proprie proposte all’attenzione di aziende, delle community interessate, del mercato, della Pubblica Amministrazione.
Per fare questo, c’è ancora un mese di tempo. E’ infatti fissato per il 10 Febbraio prossimo il termine ultimo per inviare le proposte, che, ricordo, dovranno essere inviate registrandosi nell’apposita sezione del sito Web di AppsForItaly.
E se volete qualche suggerimento, potete “sbirciare” tra le proposte che sono risultate vincitrici ad esempio ad Open Data Challenge o quelle che hanno partecipato ad Apps For Developement.
Tutte le proposte pervenute saranno valutate da una commissione che si sta costituendo proprio in questi giorni, mentre l’evento/premiazione si terra’ presumibilmente durante la prima settimana di Marzo. Stay tuned per tutti gli ulteriori aggiornamenti!
Il 2011 ci ha appena salutato ed eccoci alle prese con un nuovo anno ricco di aspettative sul fronte dei social media. Tra le numerose previsioni per il 2012 segnaliamo quelle di Angela Denby che ne mette in evidenza 11, di seguito riportate con qualche aggiunta:
1. SITI. I social media verranno sempre più incorporati nei siti delle aziende e delle istituzioni.
2. MOBILE. Assisteremo a un ulteriore e significativo incremento dell’utilizzo dei social media attraverso dispositivi mobili.
3. SITI & MOBILE. I siti dovranno essere sempre (più) compatibili con i dispositivi mobili.
4. HELP! Aumento dell’utilizzo delle community on line per ottenere un supporto personale o per cause umanitarie.
5. BUSINESS. Aumento della presenza delle aziende e dei loro investimenti sui social media, così come…
6….degli investimenti pubblicitari.
7. GAMING. Ulteriore crescita del fenomeno del social gaming.
8. NEWS. La tipologia delle news sarà sempre più “social”, sia quelle prodotte dai singoli che quelle dei giornali on line, che potremo sempre più commentare, condividere, votare e (ahinoi) laikare.
9. POLITICA. Maggior utilizzo da parte dei politici e della politica dei canali social media.
10. IMPRONTE DIGITALI. L’impronta che lasciamo sui social media crescerà ulteriormente.
11. FACEBOOK. Facebook supererà il miliardo di utenti. Con riferimento all’Italia, Facebook, nel 2012, supererà i 24 milioni di utenti: un italiano su due tra i 10 e gli 80 anni sarà presente su questo social network!
A questi 11 punti aggiungiamo qualche nostra previsione:
12. LEGAL 2.0. Le numerose impronte che, anche inconsapevolmente, lasciamo sui social media imporranno al legislatore uno sforzo ulteriore in termini di aggiornamento e adeguamento delle norme vigenti in materia di privacy, diritto d’autore, amministrazione digitale e utilizzo del Web, nonché di prevenzione dei reati che si consumano on line.
13. TWITTER. Aumento e consolidamento dell’utilizzo di Twitter. In Italia il 2011 ha segnato l’anno di Twitter, prima con l’utilizzo nelle dirette dei giornali on line e poi con il passaggio al grande pubblico di #ilpiugrandespettacolodopoilweekend. Ma per aziende e PA la strada è lunga e, pur con le dovute eccezioni, siamo ancora in una fase sperimentale.
14. COMUNICAZIONE SOCIAL. Se consideriamo l’importanza nei processi di comunicazione dei nuovi media (Facebook, Twitter e LinkedIn in primis) ed il punto 11, è evidente la necessità, da parte di aziende e PA, di saper utilizzare e sfruttare al meglio questo canale comunicativo. Ci sono già esperimenti riusciti e realtà molto avanzate, ma il biennio 2012-2013 dovrà essere quello della maturità.
15. SOCIAL MEDIA MANAGER. La figura del Social Media Manager sarà sempre più richiesta dalle aziende. Le offerte di lavoro sono prevalentemente nord-americane e nord-europee, ma qualcosa si sta muovendo anche in Italia.
Continueremo a parlare di social media con un’intervista a due importanti esperti, Davide Bennato e Giovanna Cosenza: stay tuned on SegnalazionIT!
Ha preso il via ufficialmente AppsForItaly, la competizione tutta italiana sugli Open Data. Un concorso quindi, con tanto di premi in denaro, rivolto ai cittadini, alle communities di sviluppatori, alle aziende e alle associazioni che proporranno le migliori soluzioni per l’utilizzo del patrimonio informativo pubblico. Il concorso si articola in quattro categorie: Idee e Progetti, Applicazioni, Dataset e Visualizzazioni e potranno essere presentate anche proposte che in passato abbiano già partecipato ad altre competizioni simili.
C’è una sola regola da seguire: le proposte inviate devono esser basate sui dati pubblici, ma se volete dare una occhiata al regolamento completo potete farlo visitando l’apposita pagina. Il contest si chiuderà il 10 Febbraio 2012. A partire da quella data una apposita giuria selezionerà le proposte vincitrici che verranno premiate a fine Febbraio all’interno di un apposito evento. Per il momento buon lavoro a chi avrà intenzione di partecipare e …. vinca il migliore!!
4 Nov 2011 ATTENZIONE! Ci è appena giunta comunicazione che il Convegno ICTQR e il Workshop Open Data sono stati rinviati a data da destinarsi.
Ancora una volta parliamo di Open Data, dopo l’importante settimana che ha visto il tema dell’Open Government e degli Open Data al centro di importanti iniziative istituzionali. E questa volta lo facciamo segnalando l’Open Data Roma Workshop, una iniziativa lanciata dal Comune di Roma all’interno dell’edizione 2011 di ICTQR. Sarà il momento per fare il punto sullo stato dell’arte dell’Information e Communication Technology in Campidoglio, ma anche per partecipare a dibattiti, tavole rotonde, incontrare aziende partner di Roma Capitale per parlare con loro di tecnologia e di ICT e per provare i più recenti servizi On-Line progettati per semplificare il rapporto del cittadino con l’amministrazione. Ma la vera novità di quest’anno saranno gli Open Data. L’Open Data Roma Workshop è infatti la prima tappa di un progetto più ampio chiamato Roma Capitale Open Data ed è una iniziativa nata con lo scopo di favorire lo sviluppo di applicazioni e servizi basati sui dati pubblici del Comune di Roma che si svolgerà nelle giornate dell’8-9 e 10 Novembre 2011. Un importante passo per stimolare aziende e cittadini a lavorare su idee, applicazioni, progetti anche in vista di AppsForItaly, la competizione nazionale sugli Open Data lanciata lo scorso 18 Novembre.
Al workshop possono iscriversi aziende, professionisti, singoli sviluppatori, cittadini con massimo di 2 rappresentanti per organizzazione e che potranno partecipare all’iniziativa secondo due modalità differenti:
Partecipando alla sessione live nelle giornate dell’8 e del 9 in cui i presenti saranno divisi in gruppi e collaboreranno alla progettazione di un’idea o un’applicazione con l’aiuto degli esperti presenti.
Raccogliendo i dati nella sessione della mattina dell’8 novembre per poi sviluppare il progetto dalla propria azienda/postazione.
In entrambi i casi le proposte che saranno realizzate devono essere inviate entro le 14:00 del 9 novembre.
Le idee e i progetti migliori saranno premiati il 10 novembre in un evento speciale di chiusura lavori. Noi di SegnalazionIT saremo presenti nella giuria che valuterà le idee e i progetti pervenuti.
A causa del numero limitato di posti disponibili, è consigliato iscriversi all’evento compilando il form all’indirizzo: www.opendata.comune.roma.it
L’evento si svolgerà presso i locali di Spazio 900, piazza Guglielmo Marconi, 26 a partire dalle 9.30 dell’8 novembre 2011
La settimana scorsa è iniziata con l’annuncio della nascita di dati.gov.it e con il lancio di AppsForItaly, la competizione italiana sugli open data. E’ poi continuata con la Giornata Italiana della Statistica dove i protagonisti istituzionali e della società civile che hanno reso possibile questo annuncio, hanno partecipato insieme al primo evento istituzionale sugli Open Data. E all‘Open Government Data Camp 2011 a Varsavia, chi era presente, ha raccontato tutto ciò al mondo.
La scorsa settimana è stata probabilmente una settimana chiave per l’open government e per gli open data in Italia. Cominciamo con la “discesa” in campo del Ministero per la pubblica Amministrazione e Innovazione che in una conferenza stampa a Palazzo Vidoni a Roma ha reso pubblica la strategia italiana sull’open government: Pubblica Amministrazione 2.0, G-Cloud e, soprattutto, Open Data.
Ovviamente un conto è fare un annuncio, un altro continuare a lavorare per far crescere le iniziative proposte e raggiungere gli obiettivi prefissi. Ad ogni modo, sul fronte Open Data abbiamo ora il portale dati.gov.it. L’idea è quella di farlo diventare in breve tempo il catalogo nazionale dei dati aperti della pubblica amministrazione.
E per stimolare da una parte le pubbliche amministrazioni a rendere pubblici i propri dati, e dall’altra i cittadini, le community di sviluppatori e il mercato ad utilizzarli, il Ministero ha deciso di supportare AppsForItaly, la competizione italiana sugli Open Data. […] Apps4Italy è un concorso aperto a cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori e aziende per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici, capaci di mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico.[...]
Ovviamente niente nasce all’improvviso. Se si è arrivati a questo, lo si deve alle tante iniziative che da oltre un anno a questa parte stanno nascendo un po’ ovunque in Italia e al lavoro continuo di associazioni, movimenti, fondazioni, ma anche enti locali ed enti privati che credono nella potenza dei dati aperti ai fini della trasparenza, della democrazia partecipata, dello sviluppo del Paese. Ed è interessante come, iniziative che nascono “dal basso” possano far incontrare l’interesse e il sostegno del mondo istituzionale. Attorno all’Open Data sta incredibilmente accadendo questo: istituzioni e pubbliche amministrazioni che siedono attorno ad un tavolo con associazioni, comitati e movimenti espressione della società civile.
E’ quello che è accaduto lo scorso 20 Ottobre presso l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica. Il Workshop Open Official Statistical Data, inserito nelle celebrazioni della Giornata Italiana della Statistica, è stato il primo appuntamento “istituzionale” dopo l’annuncio della strategia governativa sull’open government. Si è parlato della prospettiva italiana a riguardo dell’Open Data e dell’Open Government, della centralità del dato aperto nell’azione e nella strategia della Commissione Europea, di come la consolidata cultura del dato presente nell’Istat e nell’intero Sistema Statistico Nazionale possa e debba essere un elemento chiave nelle iniziative legate all’Open Data. Si è parlato di alcune esperienze di open data in Italia, e lo si è fatto dando spazio direttamente gli enti locali coinvolti. Si è parlato della iniziativa italiana dati.gov.it e di appsforitaly con i movimenti, le associazioni, le fondazioni che “dal basso” hanno reso possibile tutto ciò.
Le conclusioni di Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, meriterebbero in realtà un post a parte, visto che hanno toccato molti punti diversi, buona parte dei quali degni di essere segnalati. Ad ogni modo ha sottolineato quanto sta facendo l’Istituto per fornire alla società civile, alla Rete e al mercato dati di qualità ad un livello sempre più spinto di disaggregazione.
Ma non finisce qui. Sempre la scorsa settimana è stato lanciato in versione beta Wikitalia, un progetto che “mette in rete una serie di strumenti per la trasparenza della politica, il riutilizzo dei dati pubblici e la partecipazione dei cittadini”. Si tratta quindi di una piattaforma che si rivolge soprattutto “ai sindaci e alle loro amministrazioni, affinché decidano di far propri la filosofia e gli strumenti dell’Open Government”. Hanno gia’ aderito al progetto i comuni di Firenze, Torino e Matera, mentre altri aderiranno a breve.
Qualcosa in Italia finalmente sta accadendo. Ed è qualcosa di importante.
Negli ultimi tempi c’è stato un interesse crescente da parte della Commissione Europea sulle iniziative legate all’open government e all’open data che partono da quelli che possiamo definire gli “innovatori” della società civile. Il consorzio Belga costituito da Tech4i2 e Deloitte & Touche ha avuto l’incarico di effettuare uno studio proprio sulla realizzazione “spontanea” e collaborativa di servizi nell’e-Government.
Per fare ciò, il consorzio ha ideato un questionario on-line rivolto principalmente agli Innovatori e a tutti coloro che hanno realizzato applicazioni o servizi web pubblici “dal di fuori”. Servizi quindi che nascono da cittadini, associazioni civiche, aziende, che in una lodica di open government e di open data progettano e implementano servizi di interesse pubblico. Quello che chiamiamo comunemente Civic Hacking.
Potete accedere al questionario on-line cliccando sul seguente link:
Intervista a Guido Romeo ed Elisabetta Tola, progetto iData
Avete lanciato iData, in che cosa consiste il progetto e chi lo finanzia?
Idata è un progetto della Fondazione Ahref, avviata alla fine dell’anno scorso a Trento, per lo sviluppo della prima piattaforma italiana open source e non profit per il giornalismo basato sui dati. L’idea di iData è nata guardando a ciò che oltreatlantico fanno già molte testate, da ProPublica al NewYork Times e oltremanica, ad esempio il DataBlog del Guardian o in Francia dove sono attive Owni e Médiapart. Lo scopo è mettere a disposizione della comunità giornalistica, ma anche della società civile italiana, gli strumenti gratuiti e già disponibili per la raccolta, l’elaborazione e la visualizzazione dei dati; svilupparne di nuovi con interfacce accessibili ai non addetti ai lavori; lanciare una serie di inchieste per sperimentare questo approccio direttamente nei media italiani. I nostri progressi sono tutti raccontati nel blog Open Data.
Qual’è l’innovazione del data-journalism o giornalismo dei dati rispetto alle tecniche tradizionali?
I giornalisti si sono sempre cibati di dati, ma la disponibilità di potenza di calcolo, grandi database di informazioni elettroniche e capacità di manipolarle nei prossimi anni può radicalmente cambiare il ruolo dei giornalisti e, spero, anche rilanciare la loro importanza sociale, che negli ultimi anni è stata certamente erosa dalla diffusione della Rete e da un atteggiamento eccessivamente corporativistico. Tra gli esempi più importanti di che cosa si può fare con un approccio di data journalism vanno senz’altro citate inchieste come “Dollars for Docs”, che ha visto un team di informatici e reporter di ProPublica creare un database senza precedenti su oltre 17mila medici che avevano ricevuto lauti pagamenti da sette grandi case farmaceutiche produttrici di farmaci prescritti nella loro area di competenza. Si trattava di dati in parte già pubblicati grazie a una sentenza dei tribunali americani, ma mai organizzati in maniera sistematica e praticamente impossibili da consultare non solo per i cittadini, ma anche per gli addetti ai lavori. Il risultato del lavoro di ProPublica è un archivio online di migliaia di specialisti nei quali ogni paziente può verificare se il proprio medico ha un eventuale conflitto di interesse. Lo strumento messo a punto da ProPublica è stato poi utilizzato da decine di giornalisti di varie testate locali per andare a fare delle inchieste sui medici attivi sul proprio territorio e quindi dare strumenti di valutazione e di giudizio al pubblico anche attraverso i media locali.
Un altro esempio di data journalism di altissimo livello è proprio l’ultimo Premio Pulitzer per il giornalismo investigativo assegnato a Paige St. John, del Sarasota Herald-Tribune per il suo bellissimo lavoro sulla fragilità dei fondi assicurativi della Florida che mette a rischio la qualità della vita di milioni di residenti dello stato. L’inchiesta della St. John è durata due anni e, oltre a una serie di articoli molto solidi e approfonditi, ha prodotto anche un database accessibile e utile a capire il comportamento di molti fondi assicurativi. Una risorsa che gli informatici dell’Herald hanno saputo valorizzare sviluppando una serie di applicazioni interattive utilissime per i lettori che permettono di capire cosa fa l’istituzione con la quale hanno firmato, ma anche il mercato generale, per esempio nel caso di rischio di distruzione da uragano della propria area di residenza. Dal data journalism, insomma, possono nascere prodotti editoriali di alto valore giornalistico ma con in più un importante valore aggiunto economico. In qualche caso, infatti, questi strumenti possono non solo generare nuove inchieste ma anche diventare risorse da proporre ai lettori come app o servizio premium. E questo, in un momento di crisi e trasformazione dell’editoria non è certamente poco.
Il data journalism, come dicevate, è molto sviluppato in Usa e Gran Bretagna. C’è spazio anche in Italia? E a che cosa servirebbe qui?
In Italia c’è molto spazio e certamente anche molto bisogno. Personalmente crediamo si possano fare cose di grande impatto. Nonostante la tradizionale ritrosia dei media italiani a innovare (da noi si discute ancora se i giornalisti dell’online abbiano pari dignità contrattuale di quelli della carta stampata) credo che prevarrà la legge del “content is king”. Se l’approccio del data journalism consentirà di avere prodotti nuovi e appetibili ai lettori, la domanda di professionalità ad hoc inevitabilmente salirà. E sarà un bene per tutti. C’è però un po’ di strada da fare perché non si tratta semplicemente di importare dei format sviluppati all’estero. Con Ahref lavoriamo su due fronti: uno, sperimentale, sulla raccolta ed elaborazione dei dati in collaborazione con una rete di citizen journalists e uno più didattico per lo sviluppo di competenze e team che sappiano lavorare su questi progetti che sono tipicamente multidisciplinari perchè non coinvolgono solo giornalisti, ma anche sviluppatori di software, statistici e designer dell’informazione.
Come sapete, lavoro in Istat: pensate che ci possa essere una qualche forma di collaborazione tra iData e il nostro Istituto?
Francamente lo speriamo molto. Abbiamo avuto occasione di apprezzare il lavoro che Giovannini ha svolto all’OCSE e guardiamo con molto interesse a ciò che vorrà fare con Istat, soprattutto sul fronte del design dei database e dei metadati che vorrà mettere a disposizione. Il nostro obiettivo, come giornalisti, a lungo termine è aumentare la trasparenza della nostra società, da un lato, e del lavoro dei media, dall’altro, anche per potenziare il controllo che la società può e deve esercitare su chi amministra fondi pubblici e privati prendendo decisioni che hanno poi delle ricadute sulla qualità della vita di molti. Il mezzo per fare ciò sono i nuovi strumenti che stiamo introducendo nella cassetta degli attrezzi non solo dei giornalisti, ma anche dei cittadini, siano essi singolo o associazioni, interessati a una migliore qualità dell’informazione. Credo che in questa prospettiva il coinvolgimento delle istituzioni, ma anche dei cittadini sarà fondamentale. Per questo, la piattaforma di iData si sta collegando a un ventaglio di community intenzionate a collaborare per la raccolta, produzione ed elaborazione dei dati. I dati potranno provenire da database pubblici, da fonti di dominio pubblico o venire preparati ad hoc dalle community. Negli ultimi mesi si sono infatti moltiplicati in Italia le iniziative di “open data” per facilitare l’accesso dei cittadini ai dati pubblici (e.g.: dati.piemonte.it e openpolis.it). Resta però ancora molto da fare sul fronte di altri tipi di dati come quelli relativi all’ambiente e alla salute, a causa delle limitazioni normative e della scarsa abitudine della Pubblica amministrazione a rilasciare dati ai quali i cittadini avrebbero, sulla carta, già diritto di accedere.
La buzzword “Open Data” sta diventando sempre più comune e utilizzata per indicare iniziative legate alla trasparenza e alla condivisione di conoscenza. In particolare, nel settore pubblico di tutta Europa, il tema dei dati governativi aperti è spesso in primo piano nelle agende digitali, anche in virtù della direttiva europea sulla cosiddetta Public Sector Information.
Ma cosa sono effettivamente gli Open Data? Come si definiscono? Come si applicano? In altre parole, cosa si deve fare per “aprire” i propri dati?
A questa e ad altre domande prova da tempo a rispondere la Open Knowledge Foundation (OKFn), un ente no profit britannico che si occupa di promuovere la conoscenza aperta nell’era digitale. Oltre a creare standard come la Open Definition, l’OKFn cerca di organizzare eventi di sensibilizzazione sui temi dei dati aperti. Durante l’Open Government Data Camp tenutosi a Londra a novembre 2010, una serie di interviste a “guru” e sostenitori degli Open Data per raccogliere le loro esperienze e le loro speranze sul presente e futuro dei dati aperti.
Da un efficace montaggio di tali interviste è nato il primo video (o film) sul tema degli Open Data:
Il video si concentra prevalentemente sul tema degli Open Government Data, con contributi di chi sta promuovendo questi temi in UK, USA, Canada, Olanda, Irlanda. Chi volesse contribuire alla traduzione in italiano dei sottotitoli, può volontarizzarsi qui: http://bit.ly/ogdfilm-translate.
Il tema non può di certo considerarsi esaurito, come dimostrano tante discussioni in atto negli Stati Uniti per evitare il taglio dei fondi all’iniziativa data.gov. Ma il video dell’OKFn è un piccolo ma efficace strumento di sensibilizzazione e di comunicazione su temi tanto importanti per la trasparenza e la condivisione della conoscenza, dentro e fuori la pubblica amministrazione.
Lunedì 18 a Roma, alle 18.30 al Mokarabia di Piazza Fiume, si terrà il primo Spaghetti Data Drink, un incontro informale e a basso tasso alcolico di preparazione spirituale all’evento principale del giorno successivo. L’incontro è aperto a tutti, chi c’è c’è.
Martedì 19, sempre a Roma, questa volta nella cornice istituzionale della Camera dei Deputati, Sala delle Colonne, si terrà l’evento “La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti“, organizzato da Agorà Digitale insieme alle maggiori associazioni italiane che si occupano di trasparenza e dati aperti.
Saranno presenti importanti ospiti nazionali e internazionali secondo un programma molto intenso:
SESSIONE DI APERTURA – 9.30/11.30
Introduce: Luca Nicotra, Segretario di Agorà Digitale
Moderatore: Sergio Rizzo, Corriere della Sera
Emma Bonino, Vicepresidente del Senato
Ben Brandzel, cofondatore di Avaaz.org, già Direttore delle campagne online di MoveOn.org e Obama
Enrico Giovannini, Presidente Istat
Jonathan Gray, Open Knowledge Foundation
Francesco Pizzetti, Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali
Simon Rogers, Direttore Datablog e Datastore del quotidiano The Guardian
PER UN’ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI ELETTI, DEI NOMINATI E DELLA PA – 11.45/13.00
Moderatore: Diego Galli, Radio Radicale
Rita Bernardini, Deputato radicale eletto nel Pd
Maria Teresa Brassiolo, Presidente Transparency Italia
Giacomo D’Arrigo, Coordinatore Naz. Anci Giovani
Peter Gomez, Direttore de ilfattoquotidiano.it
Antonio Martone, Presidente della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche
Mario Staderini, Segretario Radicali Italiani
TRASPARENZA E ACCESSIBILITÀ DEI BILANCI PUBBLICI – 14.00/15.15
Moderatore: Aline Pennisi, Ministero dell’economia e delle finanze
Vittorio Alvino, OpenPolis
Rocco Berardo, Consigliere regionale Regione Lazio Lista Bonino Pannella
Stefano Costa, Open Knowledge Foundation Italia
Simona De Luca, Ministero per lo sviluppo economico
Giancarlo Miele, Presidente Commissione sviluppo economico, ricerca, innovazione e turismo, Consiglio regionale Regione Lazio
Marco Stradiotto, Senatore del Partito Democratico
IL VALORE ECONOMICO DEGLI OPEN DATA – A cura di Linked Open Data Italia – 15.30/16.45
Moderatore: Andrea Di Benedetto, Presidente associazione Linked Open Data Italia
Lorenzo Benussi, Top-IX
Stefano Bertolo, European Commission DG Information Society and Media
Tito Bianchi, Independence public policy professional
Raimondo Iemma, Fondazione Rosselli
Giuseppe Ragusa, Docente presso LUISS
Guido Carli e membro dell’Associazione Rena
LA TRASPARENZA E I DATI PUBBLICI: OBIETTIVI ED AZIONI PER L’IMMEDIATO – 17.00/18.00
Moderatore: Guido Romeo, Wired
Michele Barbera, Linked Open Data Italia
Ernesto Belisario, Associazione italiana per l’OpenGovernment
Alberto Cottica, Spaghetti Open Data
Ettore di Cesare, OpenPolis
Luca Nicotra, Segretario di Agorà Digitale
Marco Scaloni, Informaetica
nella sala delle colonne non è possibile introdurre macchine fotografiche e altri dispositivi di registrazione audio/video. Sono ammessi i telefoni cellulari, mentre chi intende portare un pc portatile è obbligato a comunicarne il modello durante la registrazione online dell’evento
per accedere alla Camera dei deputati gli uomini sono obbligati a indossare la giacca
L’avventura degli Open Data in Italia è agli inizi e si intreccia, fra le altre, con le norme sulla trasparenza dell’azione amministrativa contenute nel c.d. Decreto Brunetta (D.Lgs. n. 150/2009). Un piccolo esempio può dimostrare come, pur rispondendo pienamente alle norme di legge sulla trasparenza e pubblicando i dati richiesti dal Decreto, si possa essere ancora ben lontani dall’effettiva creazione di Open Data, ovvero di “dati pubblici in formato aperto, in modo da renderne facile l’accesso e il riuso” (definizione di Spaghetti Open Data).
Prendiamo in considerazione la sezione Trasparenza del sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche: http://www.dcp.cnr.it/Trasparenza.asp. Supponiamo di voler costruire un prospetto o tracciare un grafico dell’andamento delle percentuali di assenza del personale del CNR nel corso del 2010, suddiviso per struttura organizzativa.
Andiamo dunque nella sottosezione “Tassi di assenza”, i dati sono ovviamente disponibili e aggiornati, ma sono veramente utili e facilmente riutilizzabili da tutti?
Se l’ intento è quello di costruire una tavola o un grafico dovranno esistere, come minimo, dei dati in un formato testo importabile da qualunque software di analisi di dati, o almeno in formato libero o proprietario importabile in un foglio di calcolo (es. OpenOffice Calc oppure Microsoft Excel).
I dati del CNR sono disponibili in formato .pdf, suddivisi per mese, e ogni pagina presenta i dati ed un grafico relativo alle presenze e assenze per struttura organizzativa, vediamo dunque di capire come utilizzarli.
Per prima cosa effettuiamo il download di tutti i dati sul PC e utilizziamo il comodo servizio http://www.pdftoexcelonline.com che effettua l’upload di un file .pdf e spedisce via email il relativo file .xls. Fatto questo abbiamo a disposizione 12 file Excel, il grafico iniziale non è stato convertito ma i dati sì, anche se i numeri sono interi e non decimali (es. 2158 anziché 21,58 che rappresenta il tasso di assenza della Direzione Generale nel mese di Gennaio). A questo punto sono necessarie svariate operazioni manuali per ottenere dei dati utilizzabili da un software di analisi o di visualizzazione dati: riportare su uno stesso foglio Excel tutti i dati, eliminare le righe di intestazione di ogni mese, inserire un codice per identificare il mese, applicare una trasformazione per far ridiventare decimali tutti i numeri interi, verificare i dati duplicati (es. per il mese di Luglio i dati della struttura 603.030 sono riportati due volte) e prendere in considerazione solo quelli più plausibili, depurare ciascuna riga dagli “a capo” derivanti dalle operazioni di trasformazione. Salviamo infine i dati in formato Excel e testo delimitato da tabulazione.
Siamo pronti per passare alla fase di analisi dei dati, utilizziamo per comodità Excel, in particolare le tabelle pivot, ed otteniamo finalmente la tabella dell’andamento annuale delle percentuali di assenza, suddivise per struttura organizzativa.
Il tempo impiegato finora per ottenere il file .xls ed file .csv del 2010 a partire dai singoli file .pdf mensili è di 40 minuti e nonostante la difficoltà di queste operazioni sia bassa per chi si occupa di dati, è a mio avviso al di fuori della portata della maggioranza dei navigatori di Internet.
Volendo poi effettuare un minimo di data visualization su tali dati, e magari renderla disponibile su Internet, si può utilizzare ad esempio il notevolissimo servizio Tableau Public (al quale verrà dedicato un successivo post per spiegarne il funzionamento). Il risultato è visibile a questi indirizzi:
In alternativa è possibile utilizzare la modalità widget, che consente di incorporare i risultati ottenuti su qualunque sito Internet o blog. Ecco di seguito le tavole ed i grafici ottenuti.
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Tabulazione delle percentuali di assenza 2010 per mese e struttura organizzativa.
Grafico delle percentuali di assenza 2010 per mese e struttura organizzativa (facendo click sul nome della struttura viene evidenziato il corrispondente grafico e la relativa serie di dati).
Grafico dell’andamento delle percentuali di assenza 2010 per ciascuna struttura organizzativa (facendo click sul nome della struttura viene evidenziato il corrispondente grafico e la relativa serie di dati).
Questa seconda parte dedicata alla data visualization ha richiesto circa 60 minuti per essere completata, ma era la prima volta che utilizzavo Tableau Public.
Tramite l’apposita barra posta nella parte bassa di ciascuna visualizzazione è possibile esportare i dati in formato .csv, aderendo pienamente alla filosofia degli Open Data.
Ulteriormente, essendo Tableau Public un servizio offerto da uno stesso data center, ogni modifica ai dati e alle visualizzazioni fatta sul repository centrale viene immediatamente recepita dai vari widget sparsi per tutta Internet, senza ripubblicare manualmente alcunchè.
Facendo un po’ di conti, chi avesse voluto cimentarsi nel trasformare in Open Data dei dati disponibili in formato chiuso e rilasciati per singolo mese, avrebbe dovuto impiegare oltre 1h30′ del suo tempo e possedere un po’ di dimestichezza nel trattare i dati e nell’utilizzare qualche tool di visualizzazione. Questo tipo di risorse sono in genere largamente disponibili negli Istituti, Enti, Amministrazioni Centrali o Locali (es. Regioni, grandi Comuni) che producono quei dati ma difficilmente disponibili per le singole persone che accedono a quei dati.
Allora, pur avendo considerato un esempio limitato a dei dati gestionali-amministrativi, penso di essere riuscito a far capire come la strada per gli Open Data, in Italia, sia ancora lunga. Non manca a mio avviso l’impegno di Enti, Istituzioni e Amministrazioni italiane, sono infatti sicuro che il CNR impiegherebbe le stesse risorse per fornire i dati in formato aperto e cumulativo piuttosto che in formato .pdf e mensile. Quello che forse manca è la cultura del servizio, il provare a mettersi nei panni di chi dovrebbe utilizzare quei dati e immaginare di cosa avrebbe bisogno e di quali dovrebbero essere le modalità di rilascio più utili per una vera disponibilità, accessibilità e riuso dei dati.