
Fra i lettori di un blog a cavallo fra Statistica e IT credo sia abituale passare molte ore di fronte ad un computer. Immagino che molti abbiano piacere di ascoltare della buona musica mentre lavorano e che questo avvenga prevalentemente “suonando” dei file MP3 e collegando delle cuffie o degli altoparlanti da scrivania al PC. Visto che in questi casi la musica è solo il sottofondo al nostro lavoro possiamo accontentarci ma, diciamolo, la qualità audio è veramente bassa.
Qualche tempo fa mi sono chiesto come migliorare la qualità del mio ascolto senza lanciarmi nel costosissimo mondo degli audiofili e ho provato a cercare un po’ di informazioni in rete, scoprendo -come ovvio- che migliaia di persone prima di me avevano avuto la stessa esigenza, che centinaia di informatici e tecnici avevano cercato una risposta e che decine di aziende vendevano appositi prodotti. Un fenomeno noto come “liquid music”, musica liquida.
Il tutto è ben canonizzato:
- il punto di partenza è una collezione di file audio digitali su un computer
- questi file devono poter essere gestiti, letti e “suonati” da un programma, anch’esso sul computer
- il flusso audio generato, che è digitale, deve “uscire” dal computer…
- deve essere trasformato in formato analogico da un apposito convertitore (DAC)…
- deve essere amplificato (gli amplificatori pilotano i diffusori tramite un segnale analogico, ecco il perchè del DAC)…
- e finalmente può essere ascoltato tramite le cuffie o i diffusori
Come detto, qualunque scheda audio di un PC è in grado di fare tutto ciò, cerchiamo però di capire come ottenere un risultato drammaticamente superiore senza spendere cifre troppo elevate.
I file audio digitali (sui quali si dovrebbe fare un deciso approfondimento, ma non è lo scopo di questo post), semplificando, possono essere di tre tipi: con perdita di informazione rispetto alla registrazione originale (es. MP3), senza perdita di informazione (“lossless”, es. FLAC, M4A), contenuti negli AudioCD. E’ buona norma “rippare” gli AudioCD trasformando le tracce audio in essi contenute in file lossless (anche qui non entro nel merito vista la complessità dell’argomento), in maniera tale da non perdere in qualità audio, non avendo al contempo parti meccaniche in movimento durante la riproduzione (hard disk a parte, si intende).
I programmi per gestire, leggere e “suonare” sono molto diffusi e vanno da iTunes per Mac, a Foobar per Win, a VLC sia per Linux che per Win. Tutti questi programmi consentono anche di “rippare” gli AudioCD. In ogni caso sono in grado di generare un flusso audio in uscita dal PC.
Il punto fondamentale è intercettare tale flusso audio e amplificarlo fuori dal PC. Il primo stadio, come detto, è il DAC, il convertitore digitale-analogico. La modalità più diffusa e meno costosa è quella di collegare il DAC alla porta USB del computer, in quanto, in generale, il sistema operativo del computer riconosce il DAC analogamente alle schede audio standard, senza necessità di installare appositi driver. Nella figura più sotto è mostrato come fare, in Windows, ad indirizzare il flusso audio sulle porte USB anzichè sulla scheda audio interna.

Una volta che il flusso audio, ancora digitale, è uscito dal PC deve essere interpretato e convertito dal DAC. Esistono moltissimi tipi di DAC, giusto per avere un’idea si va dai circa 100 euro dei modelli base alle migliaia di euro di quelli professionali. Il DAC in genere fornisce due uscite, una per le cuffie ed una per il segnale da passare all’amplificatore.
A questo punto il flusso audio è diventato analogico e può essere trattato da un comune amplificatore stereo collegandolo ad esempio all’entrata AUX. Volendo acquistare anche l’amplificatore si entrerebbe in un vastissimo mondo, segnalo solo che, a partire da circa 200 euro di costo, si è affermata una nuova tipologia di amplificatori integrati (D-class, T-class) dotati di un unico ingresso (l’uscita del DAC, appunto), un pulsante di accensione/spegnimento, un’unica manopola per il volume, l’uscita per una coppia di diffusori.


Le potenze erogate non sono elevate (circa 15+15 Watt su 8 Ohm) ma la qualità è assoluta e questi sono perfettamente in grado di pilotare dei diffusori c.d. da libreria (anche in questo casi si trovano dei buoni modelli hi-fi entro i 150 euro).

In alternativa si può puntare su un amplificatore hi-fi con DAC integrato. Ne esistono pochissimi e, entro i 250 euro, allo stato attuale credo esista solo l’Aeron A2 II, un amplificatore hi-fi entry level di concezione italiana, con caratteristiche costruttive e audio assolutamente analoghe a quelle dei molto più blasonati Onkyo/Denon (che però non hanno il DAC):


Avendo già amplificatore e diffusori sarebbe bene ovviamente investire qualche soldo in più nel DAC e in un hard disk da dedicare esclusivamente ai file audio digitali.
Anche il mondo della musica liquida sta evolvendo per soddisfare le esigenze dei più sfrenati audiofili, con computer unicamente dedicati alla riproduzione, hard disk a stato solido per evitare qualunque meccanica in movimento, cavi di trasmissione del segnale dedicati, morsetteria placcata in oro e via dicendo. Le cifre salgono, spesso non proporzionalmente alla qualità percepibile dai normali fruitori di musica.
Per un orecchio “normale”, con una spesa di 500 euro, si può acquistare un completo set di riproduzione di musica liquida, costituito da DAC, amplificatore e diffusori. Se invece la sezione amplificazione/diffusione esiste già, con 150 euro si può acquistare il solo DAC. Ci sono poi da mettere in conto altri 20-30 euro di cavi di collegamento vari.
Buon ascolto.