Category: Indagini

Sempre più in chat sul luogo di lavoro. Ma siamo sicuri di saperle gestire?

Dal Secondo Rapporto sull’Instant Messaging in Italia, realizzato da Microsoft e Nextplora (gennaio 2009), emergono dati interessanti sul binomio chat e lavoro.
Crescono infatti gli intervistati che utilizzano la messaggistica istantanea sul luogo di lavoro (dal 28% del Primo Rapporto al 37%), i colleghi si inseriscono tra i contatti principali della chatroom (subito dopo gli amici) e nel 27% dei casi inoltre “parlare di lavoro” rappresenta la finalità della conversazione.
L’Instant Messaging (IM), secondo i promotori del Rapporto, è diventato a tutti gli effetti “uno strumento utile per la propria attività”.

Ma come cambia la comunicazione di lavoro e sul lavoro nelle “chiacchierate” on line?
Tra i punti di forza delle chatroom (non solo aziendali) rientra sicuramente la possibilità di aprire conversazioni a due (o più utenti) in modo parallelo ed in tempo reale. Anche se in questo caso conta molto l’abilità di sapere gestire più finestre di conversazione, tenendo presente che all’aumentare delle finestre il rischio di scrivere ad uno quello che era destinato ad un altro è sempre più elevato, soprattutto quando i contenuti dei messaggi istantanei sono un po’ bollenti e tendenti allo “spettegolio”.
E qui rientra il secondo punto di forza delle chatroom: la capacità di sapere disinibire. Quante cose scritte su Messenger sarebbero state dette off line ai propri colleghi o superiori? Forse molte di meno e sicuramente in modo meno diretto di quanto avviene in chat, dove a volte la necessità di sintesi prevale sulla volontà di approfondire il “concetto” e la mancanza di un contatto diretto, vis a vis, spinge anche i più riservati a lanciarsi in affermazioni un po’ troppo azzardate.

Insomma meglio aderire alle chatroom aziendali per non essere esclusi e per non perdersi “il meglio” dei propri colleghi, anche se usarle con cautela sembra più di una prescrizione.

Indagini online, pacchetti più avanzati

Termina qui la sommaria traduzione dell’articolo A Few Good Online Survey Tools iniziata con il post Indagini on line, pochi strumenti ma buoni e proseguita con Indagini on line, soluzioni integrate a basso costo. Questa è la terza parte, che si occupa dei pacchetti avanzati per le indagini online (e quindi per realizzare questionari).

Indagini online, pacchetti più avanzati (#3/3)

Se state cercando di condurre una ricerca su più ampia scala, progetti di marketing e analisi del feedback, un più potente pacchetto di indagine potrebbe fornire le funzionalità necessarie. Questi strumenti offrono modalità sensibilmente più avanzate per porre le domande, per la gestione della logica di indagine e per l’analisi dei dati. Tuttavia le funzionalità più complesse rendono più difficile l’uso senza una adeguata formazione, soprattutto per coloro che sono privi di esperienza di progettazione di indagini.

SurveyZ (www.surveyz.com)
SurveyZ, creato da Qualtics, fornisce una logica avanzata di indagine e analisi mirate alle indagini di ricerca, con una particolare attenzione per le istituzioni accademiche. Le associazioni nonprofit qualificate possono accedere ad un vero affare: un account gratuito di tipo “consultant” per un anno, che consente fino a 1000 risposte al mese e due indagini contemporanee. L’account di tipo aziendale costa 10.000$/anno. Esso fornisce il supporto per l’analisi cross-tabulation dei dati, conjoint analysis, subgroup analysis, analisi di serie temporali e molto altro ancora.

QuestionPro (www.questionpro.com)
QuestionPro spazia da pacchetti limitati a basso costo a versioni più avanzate da 250$-850$/mese a seconda delle opzioni. Il pacchetto consente di riutilizzare le domande da una indagine alla successiva, o di utilizzare le domande presenti nella biblioteca dei modelli di indagini standard. Il più avanzato -e costoso- pacchetto offre salti condizionali, piping, casualità delle domande, una logica di indagine più avanzata, così come il supporto multilingue e multimediale. Vengono inoltre offerte le API per lo scambio di dati con applicazioni esterne, compreso un modulo per l’integrazione con Salesforce.com.

LimeSurvey (www.limesurvey.org)
E’ un potente pacchetto per indagini, gratuito e open source, appropriato per associazioni nonprofit che sono alla ricerca di funzionalità avanzate di logica di indagine e di analisi, e che possono disporre di un buon supporto tecnologico. La gamma di funzioni include la piena personalizzazione “look and feel” del sondaggio, il supporto per 40 lingue diverse, piping, salti condizionali della logica, una libreria predefinita di domande, potenti funzioni di e-mail. Lo strumento dispone di un ampio sostegno della comunità open-source e viene sviluppato continuamente. Questo pacchetto può essere scaricato gratuitamente, installato sul proprio server web e personalizzato in base alle esigenze da uno sviluppatore con conoscenze di PHP/MySQL. Anche se lo strumento in sé è gratuito, bisogna essere pronti a sostenere in proprio i costi per il web hosting e il tempo necessario per installare correttamente, configurare, personalizzare e supportare questo prodotto.

Key Survey (www.keysurvey.com)
Questo è il più “robusto” degli strumenti avanzati di indagine di cui si parla nel presente articolo. I prezzi degli abbonamenti vanno da 1.950$ a 5.950$ all’anno per singolo utente. Esso offre una serie completa di funzionalità, tra cui molte inusuali e avanzate come, ad esempio, l’integrazione con LDAP per il single-sign-on nell’ambito di grandi organizzazioni, le autorizzazioni basate sul ruolo delle persone, il supporto per indagini “insegnante/allievo”, domande multimediali e molto altro. Sono disponibili anche delle API per lo scambio di dati con applicazioni esterne, compreso un modulo per l’integrazione Salesforce.com.

La scelta del corretto strumento di indagine

Iniziate a pensare alle vostre esigenze. Se state solo cercando di “bagnarvi i piedi” con un’indagine, è probabile che uno strumento gratuito o a basso costo funzioni bene. In effetti un pacchetto di indagine più sofisticato è probabile che possa essere notevolmente più difficile da usare. D’altra parte, se siete alla ricerca di un software di indagine per il supporto ad una rigorosa ricerca, sarà più probabile che il più avanzato dei pacchetti possa avere tutte le caratteristiche di cui avete bisogno.

Qualunque tipo di pacchetto abbia un senso per voi, approfittate di tutte le versioni gratuite per un “giro di prova” prima di adottare gli strumenti. Generalmente molte delle funzioni avanzate non sono disponibili nei software di prova, ma il venditore potrebbe essere in grado di fornirvi comunque un accesso a queste funzioni.

Con un po’ di cura, si può scegliere il pacchetto che vi renderà più semplice la raccolta e l’analisi dei dati. Quando arriverà il momento della prossima cena annuale o del nuovo progetto di ricerca, non dovrete porvi il problema di cosa la gente stia pensando, potrete scoprirlo per tempo!

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Questo articolo è stato scritto con Zoho Writer ed inviato direttamente alla piattaforma Blogger per la pubblicazione su http://segnalazionit.org, è disponibile su Internet all’indirizzo http://writer.zoho.com/public/eric.sanna/OnlineTools_3/.
I precedenti articoli sullo stesso argomento sono invece disponibili a questi indirizzi: http://writer.zoho.com/public/eric.sanna/OnlineTools_1/ e
http://writer.zoho.com/public/eric.sanna/OnlineTools_2/.
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Indagini on line, soluzioni integrate a basso costo

Continua la sommaria traduzione dell’articolo A Few Good Online Survey Tools iniziata con il post Indagini on line, pochi strumenti ma buoni. Questa è la seconda parte, che si occupa di soluzioni integrate a basso costo.

Indagini on line, soluzioni integrate a basso costo (#2/3)

Ci sono un certo numero di soluzioni poco costose che includono funzionalità aggiuntive alle indagini e ai sondaggi di base. Queste possono essere molto utili se l’indagine ha l’esigenza, come accade spesso, di funzionalità aggiuntive come ad esempio la necessità di inviare email. Tuttavia, nonostante le funzionalità aggiuntive, le indagini con questi strumenti integrati tendono ad essere abbastanza elementari ed è improbabile che possano soddisfare le esigenze di coloro che sono alla ricerca di funzionalità avanzate di logica o di analisi.

Constant Contact (www.constantcontact.com)
Sebbene noto principalmente come uno strumento di marketing via e-mail, Constant Contact offre “Listen-Up”, uno strumento di indagine che presenta interessanti vantaggi. Nonostante Constant Contact non offra una opzione gratuita, i suoi pacchetti a pagamento sono competitivi rispetto ad offerte di costo inferiore proposte da altre società; vanno da circa 10$ a 150$/mese, a seconda del numero di intervistati che potrà rispondere alle indagini. Constant Contact offre più di 40 modelli predefiniti di indagini, con diverse possibilità di personalizzarle. Le indagini possono includere salti condizionali della logica e possono essere programmate in anticipo. Lo strumento offre anche una serie servizi di gestione delle e-mail, compresa l’importazione, l’elenco, la segmentazione e gestione di base dei contatti. I report sono di livello base, ma i dati possono essere esportati per l’analisi tramite un altro strumento.

FormSite (www.formsite.com)
FormSite offre uno strumento per la costruzione di moduli (forms) da pubblicare su siti web, dai semplici “contattaci” ai moduli di valutazione. Sebbene la loro attenzione si concentri sui moduli di feedback, FormSite offre una serie di funzioni di indagine e può essere utile per coloro che cercano di raccogliere molti tipi diversi di informazioni tramite moduli web. Le caratteristiche includono indagini su più pagine, casualità delle domande, funzionalità di base per i salti condizionali della logica e per il piping. I sondaggi possono essere personalizzati per adattarli al vostro sito web intervenendo sul linguaggio HTML. FormSite offre una varietà di prezzi, compreso un limitato account gratuito, il costo dei pacchetti va da $10/mese a $100/mese.

Moodle (www.moodle.org)
Moodle è un potente pacchetto software per la gestione di corsi, principalmente mirato a scuole e università. Integra un sito web per la gestione dei contenuti e per la gestione dei corsi on-line, gestisce i test e le soluzioni dei test. Gli strumenti di indagine, ormai ampiamente impiegati e verificati, sono utilizzati anche per la raccolta di feedback da parte degli studenti, finalizzati alla valutazione dei metodi di insegnamento. Moodle può essere utile per associazioni nonprofit che forniscono programmi di formazione o per le scuole che sono alla ricerca di un’unica soluzione web per la gestione integrata dei corsi, dei test, delle indagini di valutazione. Il pacchetto si può scaricare liberamente, ma sono richieste notevoli conoscenze tecniche per installarlo, configurarlo, personalizzarlo e supportarlo.

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Questo articolo è stato scritto con Zoho Writer ed inviato direttamente alla piattaforma Blogger per la pubblicazione su http://segnalazionit.org, è disponibile su Internet all’indirizzo http://writer.zoho.com/public/eric.sanna/OnlineTools_2/.
Il precedente articolo sullo stesso argomento è invece disponibile a questo indirizzo: http://writer.zoho.com/public/eric.sanna/OnlineTools_1/.

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Indagini online, pochi strumenti ma buoni

Come affermato da loro stessi, il sito IdealWare presenta parecchie approfondite ed informali analisi, rapporti, recensioni e articoli sui software di interesse per le organizzazioni non profit. Attraverso la comparazione di prodotti, consigli, studi di casi e notizie sui software, Idealware consente a tali organizzazioni di prendere decisioni ragionate sui software da utilizzare per essere più efficaci nelle proprie attività.

Nel caso particolare dei software o servizi per effettuare indagini on-line il nostro sito aveva già pubblicato tre post (Strumenti per creare un questionario online, On-line Survey Software #2 e Questionari online, che strumenti usi?) ormai datati.

Visto però che l’argomento riveste sempre grande importanza per la comunità scientifica, torniamo ancora una volta sull’argomento, proponendo una parziale (e rapida) traduzione dell’ articolo A Few Good Online Survey Tools pubblicato nell’Ottobre 2008 da IdealWare.

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Indagini online, pochi strumenti ma buoni (#1/3)



Le indagini online possono essere di grande aiuto nella comprensione del vostro modo di pensare e dei motivi di successo dei vostri programmi e attività, senza costi aggiuntivi per il progetto.

Ci sono un certo numero di strumenti a disposizione, ma come confrontarli? Idealware nonprofit ne ha discusso con tre membri del proprio staff che hanno una vasta esperienza di indagini, ha consultato i post pubblicati su un vasto numero di siti nonprofit, ha cercato di renderli confrontabili valutandone alcune caratteristiche. Il risultato riportato di seguito potrebbe essere utile anche per voi.

Cosa consentono di fare questi strumenti?

Qualsiasi strumento di indagine on-line vi permette di definire molto bene e facilmente le domande e le possibili risposte utilizzando un’interfaccia online, poi invia agli interessati un link ad un sito per rispondere on-line. Alcuni offrono funzionalità più sofisticate, che possono essere molto utili se avete in programma qualcosa di più di un semplice sondaggio. Quali tipi di funzioni possono essere utili?

  • Aspetto grafico e funzioni flessibili e configurabili. Un sondaggio fatto attraverso uno strumento online focalizzato sui colori e sul marchio di chi lo offre, piuttosto che su quelli dell’organizzazione che lo sta eseguendo, può essere controproducente e diminuire il tasso di risposta. Un pacchetto che consente di aggiornare i colori e font, la grafica e l’intestazione può aiutarvi a far corrispondere il sondaggio al brand del vostro sito e della vostra organizzazione.
  • Salti condizionali della logica. Quando si progettano indagini più complesse è spesso utile, per alcuni rispondenti, far saltare una intera sezione di domande che non si applicano ad essi. I salti condizionali consentono di definire, per esempio, che coloro che rispondono “no” alla domanda 10 dovrebbero passare alla domanda 15.
  • Piping. Il piping permette di incanalare risposte da una sezione di una indagine ad un altra. Ad esempio, se qualcuno dice in una risposta di abitare a New York, si può allora chiedere loro in un follow-up, “Qual è l’aspetto migliore del vivere a New York City”, compilando il nome della città dalla domanda precedente. I pacchetti più sofisticati consentono di combinare salti condizionali e piping per personalizzare ulteriormente le indagini.
  • Casualità. L’ordine di una serie di domande, o la serie di risposte ad una determinata domanda, possono incidere spesso sulle risposte e quindi sulla qualità dei dati. La caratteristica di offrire in modo casuale l’ordine delle domande o delle risposte può contribuire ad evitare questo problema.
  • Integrazione nel sito web. Mentre molti di questi pacchetti consentono di creare sondaggi nel proprio sito web, alcuni consentono di incorporarli nel vostro sito web esistente. Questo può essere un utile modo da fare velocemente indagini ad unica risposta (polls) o di raccogliere opinioni dai visitatori web in una indagine più lunga.
  • L’analisi dei dati. Una delle principali differenze tra pacchetti gratuiti o poco costosi e più costosi loro fratelli è la capacità di questi ultimi di aiutare ad analizzare i dati e capire il significato dei risultati. La maggior parte dei pacchetti forniscono semplici relazioni di sintesi delle risposte a ciascuna domanda, molti consentono di scaricare un file in Excel o in un altro strumento per ulteriori analisi. Molti pacchetti più avanzati permettono di effettuare la cross-tabulation per visualizzare le relazioni fra i dati di diversi tipi di domande, o di fare complesse analisi statistiche.

Occorre tener presente che nessun software può fare il lavoro di progettazione per garantire che il sondaggio raccoglierà dati efficaci e di elevata qualità. Mentre è facile mettere insieme una serie di domande, la progettazione di una indagine che cattura i dati di cui si ha bisogno in un modo rigoroso è complicata, è probabile che sia vantaggioso consultare qualcuno con una certa esperienza di progettazione di indagini.


Strumenti di base per le indagini

Un certo numero di strumenti on-line a basso costo fornisce semplici interfacce per la costruzione di indagini e la visualizzazione on-line dei risultati. Questi pacchetti possono essere adattati e utilizzati per semplici indagini, nelle quali non sono richiesti tipi avanzati di domande, gestione della logica di indagine, analisi dei risultati.

SurveyMonkey ( www.surveymonkey.com ) offre un popolare sondaggio on-line che funziona bene per indagini di base. La versione gratuita potrebbe essere molto utile per le piccole e informali indagini, ma permette di personalizzare molto poco l’aspetto del sondaggio, non consente il download di report o di dati e può raccogliere solo 100 risposte al sondaggio. La versione Pro – circa 20$/mese o 200$/anno – offre la possibilità di creare indagini multi-pagina e di definire la logica. La struttura delle cartelle e la “ricerca per titolo” sono caratteristiche che rendono facile navigare attraverso numerose indagini. I report sono minimi, ma permettono di esportare i risultati verso un’altra applicazione e fare analisi più serie.

Zoomerang ( www.zoomerang.com ) è simile a SurveyMonkey in molti aspetti, ma offre in generale un pacchetto un po’ più potente che costa poco di più. Come SurveyMonkey, viene offerto un pacchetto gratuito molto limitato; un più utile pacchetto avanzato è offerto ai clienti non profit a 350$ all’anno per un numero illimitato di sondaggi, domande e rispondenti. Gli strumenti per la costruzione di indagine non sono abbastanza intuitivi come SurveyMonkey’s, dunque possono essere un po’ più difficili da imparare. Tuttavia, Zoomerang offre una più ampia reportistica rispetto a SurveyMonkey, con uno strumento di cross-tabulation che consente agli amministratori di indagine vedere le relazioni tra i dati, incrociando ogni serie di domande.

SurveyGizmo ( www.surveygizmo.com ) offre una soluzione a basso costo con alcune funzioni avanzate. La versione gratuita supporta 250 risposte al mese, ma è disponibile anche una gamma di pacchetti più avanzati da 20$/mese a 160$/mese. A tutti i livelli, SurveyGizmo offre la funzionalità di piping, la completa personalizzazione del sondaggio (look and feel), la capacità di incorporare immagini e video ospitati sul vostro sito web. Livelli più avanzati offrono molte opzioni di casualità (opzioni delle domande, domande per pagina dell’indagine, ordine delle pagine stesse), di salto condizionale della logica e molto altro ancora. SurveyGizmo offre una API per l’integrazione delle funzionalità di indagine in siti web, blog e altre applicazioni, compresa l’integrazione con Salesforce.com.

PollDaddy ( www.polldaddy.com ) offre indagini e sondaggi che possono essere facilmente integrati in siti esterni e applicazioni. L’onnipresente pacchetto gratuito consente un massimo di 10 domande e 100 risposte per sondaggio. Versioni più avanzate costano fra i 20$/mese e i 100$/ mese. La indagini hanno caratteristiche più limitate di alcune delle altre opzioni di questa categoria, senza alcun salto condizionale o piping, ma gli amministratori dell’indagine hanno diverse possibilità di scelta riguardo l’aspetto, selezionando dei modelli pre-progettati o personalizzando completamente il modello editando il codice del foglio di stile. I sondaggi possono essere visualizzati in finestre pop-up ed i risultati possono essere monitorati tramite feed RSS.

AGGIORNAMENTO

Survs ( www.survs.com ). Alla lista degli strumenti di base aggiungerei l’ottimo Survs, ancora in beta test ma molto molto promettente: buona grafica, gradevole ed immediata interfaccia di gestione, facilità di progettazione e modifica dei questionari, salti condizionali, invito multicanale ai rispondenti (web link, codice html, email), lingua italiana non presente ma inedita e interessante possibilità di personalizzare/tradurre tutte le parole utilizzate per la gestione del questionario (es. parole nei pulsanti e nei link dell’interfaccia). Di costi ancora non si parla.

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Questo articolo è stato scritto con Zoho Writer ed inviato direttamente alla piattaforma Blogger per la pubblicazione su http://segnalazionit.org, è disponibile su Internet all’indirizzo http://writer.zoho.com/public/eric.sanna/OnlineTools_1/.
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AGGIORNAMENTO 2
Potete trovare la seconda puntata della traduzione a questo indirizzo:
Indagini online, soluzioni integrate a basso costo (#2/3)

Ricercatori all’italiana: tanti output e un concorso…

Le possibilità e le capacità di un territorio di produrre innovazione sono misurabili attraverso specifici indicatori riconosciuti a livello internazionale. Nella classificazione di questi indicatori vengono spesso richiamate due categorie: indicatori di innovation inputs ed indicatori di innovation outputs. Il primo gruppo riguarda l’insieme degli investimenti materiali ed immateriali a favore dell’innovazione (come la spesa in Ricerca & Sviluppo pubblica e privata, il bacino di ricercatori, di laureati in discipline tecnico-scientifiche, o ancora il livello di accesso all’istruzione e alle nuove tecnologie, ecc.) mentre gli indicatori di innovation outputs vanno a rappresentare il prodotto finale dell’innovazione (come il numero di brevetti o delle pubblicazioni scientifiche, i riconoscimenti a livello internazionale, ecc.). Input e output quindi come categorie distinte ma necessariamente complementari: è più facile infatti immaginare che territori con un elevato livello di investimenti in ricerca producano più innovazione. O forse è possibile anche l’esatto contrario?
Osservando i risultati italiani nelle principali classifiche internazionali la seconda ipotesi non sembra poi tanto lontano dalla realtà. Tra i paesi OCSE, l’Italia si inserisce infatti al 24° posto in termini di investimenti in R&S (l’1,1% del PIL – anno 2005 – dati OCSE) e al 28° rapportando i ricercatori al totale degli occupati (3,4 per 1.000). Anche per quanto riguarda la remunerazione annuale dei ricercatori gli italiani si distanziano dai colleghi di molti altri Paesi. L’Italia sale invece al 10° posto della classifica internazionale considerando i brevetti depositati in un anno (716 nel 2005 – secondo i dati dei Patent Office europeo, americano e giapponese) e al 4° posto tra i paesi europei con il maggior numero di pubblicazioni scientifiche (il 4,5% di quelle mondiali – anno 2004 – dati Observa). Gli output della ricerca italiana sembrano quindi eccellere più dei suoi input, almeno in termini statistici.
Nell’anno europeo della creatività e della innovazione, un ulteriore aiuto alla visibilità della ricerca è dato dall’AIR (Associazione Italiana per la Ricerca) che ha indetto un concorso tra i ricercatori che operano nel nostro Paese, chiamati ad inviare entro il 31 marzo 2009 una presentazione della propria attività di studio, con l’obiettivo di pubblicare i contributi migliori in un libro che verrà diffuso sul territorio nazionale, dando la possibilità di partecipare anche ad altre iniziative editoriali. Maggiori informazioni sul concorso sono disponibili sul sito dell’AIR.

Sul comportamento dei media durante le presidenziali USA 2008

Quest’anno la Sunbelt (Sunbelt Social Networks Conference), conferenza ufficiale dell’International Network for Social Network Analysis (INSNA), si terrà dal 9 al 15 marzo a San Diego.

Molti i relatori di spicco: Albert-László Barabási, di cui abbiamo parlato recentemente nell’intervista a Ginestra Bianconi, e Phillip Bonacich, i cui studi sulla centralità sono un punto di riferimento per molti campi di applicazione dell’analisi delle reti.

Anche gli italiani faranno la loro parte. Il team di BayesFor (di cui abbiamo parlato in un precedente post), Francesca Grippa (eBMS-ISUFI),Toby Bazarnick (sociometrics group) e Daniele Frongia (Istat) – il sottoscritto – saranno presenti alla conferenza con una ricerca di cui vi riporto l’abstract in italiano. 


Media Behavior During 2008 US Presidential Election: A Web Content Analysis

Autori: Matteo Zandi, Toby Bazarnick, Alessandro Bonazzi, Paolo Brunori, Daniele Frongia, Riccardo Govoni, Francesca Grippa

Questo articolo presenta un’analisi empirica del contenuto delle news pubblicate su Internet durante la campagna presidenziale negli Stati Uniti d’America nel 2008. L’analisi si basa su un campione rappresentativo di fonti di notizie online, monitorate su base giornaliera, durante e immediatamente dopo la campagna.

I dati sono stati raccolti dai 38 siti web degli organi di informazione cartacea, audiotelevisiva e online più popolari negli USA. In particolare il campione è stato scelto tra i siti online e le fonti di contenuto collegati ai più diffusi quotidiani e periodici statunitensi, nonché tra i canali televisivi via cavo americani (Nielsen, 6 / 08). Il contenuto online di tali fonti mediatiche è stato considerato come uno specchio per riflettere il contenuto e il tono delle corrispondenti versioni cartacee e radiotelevisive. 

Le parole chiave sono state identificate sia dai discorsi di accettazione di Obama e McCain quali candidati presidenziali sia dai tre dibattiti presidenziali. Le parole chiave sono state scelte tra le parole più rilevanti identificate nella trascrizione di questi eventi.
Uno degli obiettivi delle analisi è stato quello di capire come i diversi media abbiano presentato ciascuno dei candidati e quali siano stati gli argomenti maggiormente discussi. 

Un secondo obiettivo è stato quello di analizzare e visualizzare la rete i cui nodi sono le parole chiave e i candidati, mentre gli archi rappresentano la co-occorrenza dei nodi nelle pagine monitorate. La lunghezza degli archi è inversamente proporzionale alla frequenza della co-occorrenza.
Per studiare il comportamento dei media e le tendenze nel corso della campagna sono stati quindi utilizzati diversi strumenti di analisi di rete. In particolare ad un sottoinsieme di nodi di tale rete è stato applicato un insieme di misure di centralità (Freeman, Bonacich) ad intervalli periodici di tempo.

In futuro tale linea di ricerca potrebbe includere modelli previsionali, l’analisi delle tendenze, l’applicazione di una tassonomia pesata alle parole chiave, il collegamento tra parole chiave e il calcolo delle distanze tra le parole chiave all’interno delle pagine web.

Perchè si apre un blog? Visualizzazione dati con Many Eyes

Il nostro precedente post Perché si apre un blog? La parola ai blogger italiani, realizzato da Daniela De Francesco raccogliendo informazioni tramite un questionario, ci offre l’occasione per mostrarvi come utilizzare alcuni strumenti web 2.0 finalizzati alla visualizzazione di dati strutturati.
In particolare abbiamo usato le funzioni messe a disposizione dal servizio Many Eyes creato dal Visual Communication Lab di IBM. La procedura è piuttosto semplice:
  • Le informazioni raccolte nel corso dell’indagine sono state trasformate in vari dataset contenenti le variabili qualitative rilevate
  • Tali dataset sono stati caricati sul sito (è richiesta la registrazione)
  • A partire da questi dataset sono state scelte delle modalità di visualizzazioni dei dati
  • Le visualizzazioni sono state pubblicate e rese disponibili a tutti su Internet

E’ importante notare come la visualizzazione sia interattiva, ovvero una volta scelto il dataset e il tipo di visualizzazione (Matrix Chart nella fattispecie) le variabili da visualizzare possono essere selezionate cliccando direttamente negli appositi combobox e radiobutton (i riquadri rossi in figura).

Fra le molte possibili visualizzazioni del fenomeno osservato ne abbiamo preparato sette (cliccate sulle immagini per la connessione alle visualizzazioni interattive); vi invitiamo a provare le altre direttamente sul sito.

1. Categorie e numerosità dei blog per tempo di attività

2. Motivi di apertura dei blog per tempo di attività

Le domande riguardanti le categoria di appartenenza del blog ed il motivo di apertura del blog ammettevano risposte multiple senza esprimere una preferenza o un ordine, dunque le risposte multiple sono state considerate come osservazioni differenti. Ciò ha generato dei dataset, quello del tempo-categorie-numerosità e quello del tempo-motivo, con un numero di record superiori al numero di rispondenti al questionario, a cui fanno capo le visualizzazioni 1. e 2. sopra riportate.

3. Età dei blogger per genere

4. Titolo di studio dei blogger per genere

5. Tempo di attività del blog per genere

6. Titolo di studio dei blogger per condizione professionale

7. Area geografica dei blogger per condizione professionale

Le visualizzazioni dalla 3. alla 7. fanno riferimento al dataset tempo-personal.

Tutti i diagrammi hanno una elevata resa grafica, però presentano -a mio avviso- alcune pecche:
  • Non è possibile modificare l’ordine di visualizzazione delle variabili nei diagrammi, nè viene seguito l’ordine alfabetico
  • Una volta creati, non è possibile modificare i diagrammi (scegliendo ad esempio una visualizzazione in percentuale anzichè una in valori assoluti) e salvare le nuove impostazioni
  • I diagrammi Matrix Chart computano e visualizzano delle percentuali di riga ma non delle percentuali assolute

Nonostante ciò il sito Many Eyes si è dimostrato intuitivo, veloce, funzionale e può senz’altro aiutare ad ottenere visualizzazioni efficaci e professionali dei dati.

Perchè si apre un blog? La parola ai blogger italiani

Qualche mese fa sfogliando un noto mensile di psicologia vengo colpita da un articolo che afferma: “Spesso un blog viene aperto in un momento di crisi… Viene in soccorso al trentenne giù di corda per l’ennesimo fallimento sentimentale, al futuro papà, al dirigente licenziato…”. I blog vengono descritti come “uno strumento di sviluppo personale” che in alcuni casi possono diventare dei veri e propri percorsi terapeutici (Psychologies magazine di dicembre).
La questione mi incuriosisce così decido di raccogliere un po’ di dati sui motivi e gli eventi che si legano all’apertura di un blog e non trovando statistiche recenti scelgo di lanciarmi in una breve indagine tra blogger.

Il primo risultato della ricerca è sicuramente una conferma delle infinite opportunità della Rete e di come i suoi frequentatori più attivi siano soddisfatti di farne parte. In meno di una settimana di lavoro (a tempo perso) sono riuscita infatti a raggiungere via mail 200 blogger, estratti, escludendo i pochi conosciuti, tra quelli che avevano lasciato una traccia recente sul web (attraverso Google Blog Search). Tra questi 200, hanno partecipato all’indagine in 85, palesando in numerosi casi un forte interesse a partecipare (e chi ha somministrato o somministra questionari sa che non è facile trovare qualcuno “contento” di essere intervistato).

Per quanto riguarda le caratteristiche dei blogger che hanno aderito, si rileva una prevalenza della componente maschile (il 73%), della fascia d’età “giovane-adulta” (il 40% ha tra i 30-42 anni e il 21% tra i 43-55 anni) e di laureati (il 53% rispetto al 44% dei diplomati e il 3% con un titolo di studio meno elevato), mentre una distribuzione più omogenea si presenta per l’area geografica di residenza (33 blogger vivono nel Nord Italia, 26 al Centro e 26 al Sud). I 2/3 degli intervistati infine è occupato (il 38% è un lavoratore dipendente e il 33% un libero professionista), il 21% è uno studente e il restante 8% si divide tra blogger in cerca di occupazione, un pensionato e una casalinga.

Oltre la metà degli intervistati è sulla rete da 1-3 anni (52%) gestendo principalmente un solo blog (il 65%). Piuttosto articolata risulta la tipologia di blog raggiunti: il 32% definisce il proprio spazio web un blog personale, il 22% come un blog di informazione mentre l’11% si inserisce in entrambe le categorie; il 14% cura un blog politico (che in alcuni casi vuole essere anche un diario personale o uno spazio di informazione); non mancano infine blog a tema dedicati allo sport, all’informazione locale, alla produzione artistica o alla cucina.

Sui motivi che hanno spinto gli intervistati ad avviare un blog prevale in modo evidente il desiderio di comunicare e di scambiare opinioni (il 66% degli intervistati – risposte multiple), seguito dalla volontà di lasciare una propria “traccia” (30%) e dalla possibilità di coltivare un proprio tema/hobby (30%). Meno diffusa ma comunque rilevante nell’apertura di un blog è la spinta ad essere in Rete (12%) e ancora meno quella di individuare nuovi contatti (6%).

Più di un terzo degli intervistati (31 su 85) associa l’apertura del blog ad un evento particolare/specifico. Tra questi la sfera pubblica prevale su quella privata e gli eventi positivi su quelli negativi. In particolare, sono i cambiamenti professionali/lavorativi i più determinanti (il 36%) individuati soprattutto in un percorso di crescita più che di crisi. Significativi sono i casi in cui la nascita del blog si riconduce all’avvio di una esperienza politica, artistica o sportiva (19%) o ancora ad una esperienza didattica dedicata alle nuove tecnologie (12% sia come alunno che come insegnante). Più ridotti infine sono gli eventi legati alla sfera emotiva (13%), tra cui colpisce il blog dedicato alla nascita di un figlio attraverso la fecondazione assistita.

Come al mio solito lascio “traccia” di tanti numeri e di un’esperienza, quella di intervistare blogger, piacevole e inaspettatamente facile e che nel prossimo post di Eric Sanna sarà completata da una visualizzazione interattiva dei dati rilevati.

Quanti in rete?

Su tutti i giornali in questi giorni è uscito l’annuncio che più di un miliardo di persone usano internet (o l’internet): la notizia è di Comscore.

In effetti gli utenti dovrebbero essere molti di più: uno dei siti più affidabili (Internet World Stats) dice che siamo oltre un miliardo e mezzo.

La valutazione di Comscore in effetti conta solo gli utenti da case ed uffici, escludendo gli utenti mobili e quelli degli internet cafè.

Come giustamente riflette TechCrunch: “In any case, only between 15 and 22 percent of the world’s population is on the Internet. We have a long way to go.”

Le indagini statistiche ai tempi del Web Sociale

Ringrazio Guido Arata per aver rivisto e riadattato l’articolo pubblicato su il Sole 24 ORE (inserto Nòva24, 11 dicembre 2008) per il nostro blog.


Le indagini statistiche ai tempi del Web Sociale

Oggi più che mai si fa largo utilizzo di espressioni quali ‘Web Sociale’ e ‘Web partecipativo’, al fine di enfatizzare due degli aspetti principali attorno ai quali ruota quel grande meccanismo comunemente chiamato Internet: la facilità con la quale gli internauti riescono ad interagire tra loro ed il potere che ciascun utente ha di produrre contenuti (user generated content).

Questi ultimi, presentati nelle forme multimediali del momento (testo, audio, video), contengono una grande mole di informazioni relative al loro autore; è il cosiddetto ‘bias dell’informazione’, secondo il quale chiunque dia vita ad un contenuto non può esimersi dal corredarlo di tracce personali. Molto importante è poi la tendenza alla creazione di reti sociali virtuali, in grado di mettere in contatto persone dalle caratteristiche affini; ciò richiede specifiche piattaforme (i social network) e la completa disposizione dell’utente a fornire informazioni genuine su di se, che aggregate permettono la creazione di un profilo accessibile a chiunque e necessario per la riuscita del ‘gioco’.

Entrambi questi aspetti fanno sì che in Rete vi sia un inesauribile flusso di dati personali (talora sensibili), alcuni volutamente condivisi, altri ingenuamente creduti al sicuro, che ne fanno un interessantissimo laboratorio per le indagini statistiche. Ma chi ha la possibilità di registrarli ed elaborarli? Principalmente i proprietari delle piattaforme web, gli unici in grado di tracciare ed in seguito analizzare il comportamento dei propri utenti.

Questi enormi concentrati di informazioni personali attraggono i centri di studio statistici ed i gruppi di marketing, che per potervi accedere devono però pagare i proprietari delle piattaforme; nasce così il mercato dei dati aggregati, fondato sul commercio dei dati personali quotidianamente lasciati in Rete. Tra le piattaforme in grado di immagazzinare il maggior flusso di informazioni è leader Facebook, che ha il grande vantaggio di essere generalista, il che gli permette di ospitare un’utenza eterogenea e di disporre quindi di ogni sorta di dati sensibili.

Un vantaggio che, racconta Daniele Frongia (informatico Istat e coautore di SegnalazionIT), non nasconde di voler sfruttare. L’obiettivo è infatti quello di mappare le relazioni tra individui mediante un’avanzata ricerca sociale, al fine di creare un grafo delle relazioni umane. Una ricerca dall’alto contenuto informativo, che diviene preoccupante se pensata totalmente nelle mani di un’unica azienda (Facebook, appunto).

La possibilità di reperire dati personali in Rete non si esaurisce con i social network: come spiega Davide Bennato (Docente di sociologia della ricerca e innovazione all’Università ‘La Sapienza’ di Roma e autore di Tecnoetica) sono sempre di più i portali che chiedono agli utenti pareri e previsioni in merito a qualcosa (film, attore, presidente, governo) con l’obiettivo di aggregare le loro risposte e dar vita a previsioni ed indagini culturali. Per indurre gli utenti a partecipare al meccanismo vengono sfruttati i più articolati stratagemmi: da premi virtuali a coloro le quali previsioni si rivelano veritiere, a vere e proprie ricompense in denaro; tra questi fece scalpore il portale che chiedeva agli iscritti di scommettere denaro sulla zona del Medio Oriente che nei mesi a venire sarebbe stata colpita da un attentato. Un servizio dietro il quale non si celava sadismo, bensì la volontà di comprendere quali fossero le zone più a rischio secondo il parere popolare, per poi prendere le dovute precauzioni.

All’obiezione secondo la quale indagini statistiche incentrate su dati raccolti in Rete non abbiano valore universale risponde Chris Anderson, direttore di Wired: con il trascorrere del tempo la coda lunga della Rete sarà in grado di fornire quantità di dati enorme a tal punto da poter essere definita universale. Ciò sancirà la scomparsa del metodo scientifico di campionamento che tuttora sta alla base degli studi statistici, sostituito dal data mining di queste gigantesche quantità di informazioni.

Oggi la tendenza è di riconoscere l’aspetto ‘social’ della Rete come un valore aggiunto per le indagini statistiche, sebbene i centri di statistica tradizionali (Istat, Eurostat, OCSE), per loro stessa ammissione, non facciano ancora diretto utilizzo di questa tipologia di dati, dal momento che richiedono una tecnica di reperimento che esula dai rigidi standard ai quali da tempo sono soliti fare affidamento. Questa, sempre secondo Bennato, si articola in diretta o indiretta. Nel primo caso si tiene conto delle classifiche, delle votazioni, delle preferenze che gli internauti manifestano apertamente, nel secondo l’obiettivo è la creazione di un profilo per ciascun utente generato dall’analisi delle caratteristiche, degli elementi ricorrenti e di altri aspetti distintivi presenti negli user generated content (siano essi con fini divulgativi, personali o altro).

Esistono inoltre studi statistici che per mezzo di Robot, software silenziosi installati su computer di utenti-campione, ne registrano ogni attività in Rete; sfruttando così la tendenza culturale alla socializzazione ed alla condivisione, possono reperire ingenti quantità di informazioni bypassando le piattaforme. A rallentare l’insediamento dei Robot si oppongono lampanti problematiche legate alla privacy, che rapportate però al mercato dei dati aggregati ed alle analisi antropologiche sui rapporti umani, rischiano di passare in secondo piano.

Guido Arata http://www.delfinsblog.it