Category: Intelligenza collettiva

AppsForItaly, avviso ai naviganti

Come possono essere utilizzati e che cosa è possibile fare con gli Open Data? Probabilmente nessuno meglio dei cittadini, delle community di sviluppatori software indipendenti, dei professionisti, delle aziende, di coloro cioè che i dati li utilizzano puo’ rispondere meglio a questa domanda. Ed e’ proprio grazie a questa considerazione che nasce AppsForItaly, la competizione tutta italiana sui Dati Aperti.

Ricordiamo che gli Open Data sono generalmente dati prodotti dalla Pubblica Amministrazione e che vengono resi pubblici su Web consentendone il riuso. Per avere una idea di quali sono i dati disponibili, è possibile partire da dati.gov.it, il catalogo nazionale degli Open Data, lanciato alcuni mesi fa e che si sta pian piano consolidando per diventare l’”entry point” dei dati pubblici in Italia. Sono attivi anche cataloghi regionali come dati.piemonte.it (il primo portale per il riutilizzo dei dati pubblici in Italia) o dati.emilia-romagna.it. Rilasciano Open Data anche il portale dati.istat.it ma anche www.istat.it e tutti i siti web tematici dell’Istituto Nazionale di Statistica. (Potete trovare una lista piu’ completa qui)

AppsForItaly nasce pertanto con l’obiettivo di stimolare i cittadini a progettare applicazioni Web, Apps per dispositivi mobili, a creare visualizzazioni ed infografiche, a progettare database. Ovviamente non tutti i cittadini sono degli specialisti e hanno quindi le competenze necessarie o magari non tutti gli specialisti hanno il tempo o la possibilita’ di realizzare e mettere a punto le proprie proposte.

E’ questo il motivo per cui la competizione prevede anche la categoria “Idee e Progetti” dove tutti, ma proprio tutti coloro che hanno semplicemente una bella idea o un progetto su come utilizzare i dati possono partecipare.

Ne vale la pena? Ricordo che ad oggi il montepremi è composto da 30.000 euro forniti dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione e da 10.000 euro nonchè da numerosi premi in tecnologia e servizi messi a disposizione dai vari sponsor. Ma non va dimenticato il premio piu’ consistente e cioè quello di avere l’opportunita’ di portare le proprie proposte all’attenzione di aziende, delle community interessate, del mercato, della Pubblica Amministrazione.

Per fare questo, c’è ancora un mese di tempo. E’ infatti fissato per il 10 Febbraio prossimo il termine ultimo per inviare le proposte, che, ricordo, dovranno essere inviate registrandosi nell’apposita sezione del sito Web di AppsForItaly.

E se volete qualche suggerimento, potete “sbirciare” tra le proposte che sono risultate vincitrici ad esempio ad Open Data Challenge o quelle che hanno partecipato ad Apps For Developement.

Tutte le proposte pervenute saranno valutate da una commissione che si sta costituendo proprio in questi giorni, mentre l’evento/premiazione si terra’ presumibilmente durante la prima settimana di Marzo. Stay tuned per tutti gli ulteriori aggiornamenti!

Intervista a Sardinia Open Data

Ci sono persone che con le loro iniziative portano quell’innovazione che può cambiare (in meglio) un territorio. SegnalazionIT ha intervistato Andrea Zedda,  specialista nell’elaborazione dati e promotore del progetto Sardinia Open Data.

D. Come nasce Sardinia Open Data?

R. L’idea del progetto nasce essenzialmente nella rete e precisamente nel social network Statistica.ning del quale sono membro da diverso tempo. Agli inizi di settembre, un mio amico, Marco Calderisi, (con il quale stiamo fondando una piccola società molto interessante denominata [Kode], ma questa è un’altra storia…) pubblica un post riguardante Datawithoutborders, un’iniziativa nata negli USA, dove statistici volontari aiutano in maniera completamente gratuita le ONG presenti nel territorio per quanto riguarda l’elaborazione dei dati in loro possesso.  Avendo  continue esperienze di collaborazione con l’Osservatorio delle politiche sociali della provincia di Cagliari, ho iniziato a pensare che un’iniziativa del genere potesse essere rivolta al mondo delle associazionismo locale e che, con le opportune modifiche, fosse una cosa attuabile anche qui da noi.
Poi è successo che ho partecipato al corso “Web e statistica” a Pisa, organizzato dalla SIS dove ho avuto modo di approfondire, tra le altre cose, le tematiche dell’open data e quindi di prendere maggiore consapevolezza dell’enorme importanza che l’intelligenza collettiva e la condivisione della conoscenza hanno e avranno  sempre di più nel nostro mondo. Ho così deciso che l’open data sarebbe stato al centro del nuovo progetto che avevo in mente.
Il corso mi ha poi dato la possibilità di conoscere molte persone estremamente interessanti, sia tra i docenti che tra gli studenti, e ho potuto interagire con un ambiente aperto alle innovazioni e alla creatività. Tutti questi fattori hanno fatto si  che le idee che mi frullavano in testa si trasformassero in convinzioni. Così tornato in Sardegna ho iniziato a parlarne un po’ in giro e ho trovato subito l’appoggio e l’ entusiasmo di alcune persone, tutte donne, molto capaci e determinate (colgo l’occasione per citarle, sono Alessandra Murgia, Alessandra Peddis, Claudia Mocci e Cinzia Pusceddu) con le quali si è deciso di fondare l’associazione Sardinia Open Data, e grazie alle quali il progetto è diventato qualcosa di più concreto e molto ambizioso.

 

D. Quali sono le iniziative e i progetti che Sardinia Open Data sta supportando?

R. Attualmente portiamo avanti due progetti. Il primo è “OnData”, un progetto che ha tre finalità. La finalità primaria, che prende appunto ispirazione da Datawithoutborders, è il sostegno al mondo dell’associazionismo no-profit. Siamo partiti dalla considerazione che le associazioni, pur potendo spesso disporre di basi dati interessanti, non hanno di solito le risorse per sfruttarle, oppure non sono consapevoli del potenziale nella gestione di tali informazioni in termini di sviluppo organizzativo e strategico. Abbiamo così deciso di mettere a disposizione di queste associazioni la nostra esperienza nel campo della raccolta, dell’elaborazione e della presentazione dei dati, oltre che un supporto logistico, il tutto in maniera completamente gratuita.
Al contempo abbiamo intenzione di ricorrere all’aiuto di giovani volontari ai quali offriamo la possibilità di avere una prima esperienza pratica sul campo, quindi di sporcarsi le mani con dati reali e con esperienze concrete per quanto riguarda le varie fasi di un’indagine statistica.
La terza finalità del progetto consiste nel rendere il risultato di questo lavoro il più aperto possibile nel pieno rispetto della filosofia open data. L’obiettivo è in sostanza avviare un’apertura dei dati non calata dall’alto delle organizzazioni pubbliche ma un’informazione proveniente direttamente dal basso, e di incentivarne il riutilizzo in modo che questi dati acquistino un valore che vada oltre il contesto nel quale sono stati raccolti.
Un secondo progetto molto interessante è la partecipazione al concorso Appsforitaly. Intediamo partecipare sia nella categoria datasets che nella categoria applicazioni. Per quanto riguarda il dataset abbiamo già siglato un accordo di collaborazione con l’Ente parco di Molentargius, per cui contribuiremo all’apertura dei dati ambientali, di flora e forse anche fauna sotto licenza IODL.
Su quei dati abbiamo poi qualche idea su come svilupparci una app per smartphone o una webapp. Per ora stiamo ancora valutando se questa parte del progetto sia fattibile, c’è ancora da definire un modello, e per la parte dello sviluppo applicativo contiamo sull’aiuto di alcune aziende condotte da persone con le quali ho avuto modo di collaborare in passato, e che si sono rivelate estremamente disponibili ed interessate al nostro progetto.
Infine abbiamo intenzione di portare avanti una campagna continua di promozione dell’open data presso i vari enti e la società, attuata attraverso incontri diretti face to face o anche piccole presentazioni pubbliche.

 

D. La Pubblica Amministrazione Locale: gioie o dolori sulla questione Open Data?

R. Lavorando per diversi anni nella pubblica amministrazione (anche se solamente come collaboratore ultra-precario), ho preso parte alla progettazione e all’attuazione di diverse indagini e ricerche sociali, e posso dire che ho vissuto direttamente sulla mia pelle il problema della mancanza di consapevolezza per quanto riguarda l’importanza che dovrebbe avere il dato statistico presso le amministrazioni pubbliche. Le difficoltà purtroppo non si limitano alla sola apertura dei dati alla società, ma addirittura è la trasmissione di questi tra i diversi enti e tra i diversi dipartimenti che risulta essere una barriera difficile da superare. Manca l’idea dell’utilizzo di uno standard condiviso, e vige ancora una sorta di gelosia tra i vari uffici, i cui funzionari spesso si comportano come se fossero gli effettivi detentori del dato e per cui sono restii a condividere determinate informazioni addirittura con gli altri organismi pubblici che ne fanno richiesta. Per esperienza posso dire che nel momento in cui una struttura come un osservatorio avvia una raccolta dati rivolgendosi ad altre amministrazioni o ad altri uffici dell’ente a cui appartiene, quando va bene le informazioni vengono trasmesse tramite disordinati fogli di calcolo e la casistica più frequente sono dei file pdf blindati e file doc, per non parlare di chi preferisce ancora utilizzare il fax e il materiale cartaceo!
Per questo crediamo che la promozione e la sensibilizzazione presso la PA locale verso un approccio più aperto e consapevole riguardo l’importanza sociale ed economica che hanno le informazioni condivise, possa in un certo modo indicare la giusta via che porta ad una maggiore efficienza e ad una maggiore produttività nel settore pubblico.

 

D. Open data e trasparenza. E’ un binomio praticabile in Sardegna?

Oltre alle difficoltà che ho appena citato, posso dire che in Sardegna esistono anche realtà estremamente positive e in rapida ascesa. Un chiaro esempio di Open Data trasparente è il portale della Provincia di Carbonia Iglesias (e di recente quello del Comune di Sestu) che, primo in Italia, ha reso liberi i dati dei propri atti amministrativi in modalità semantica. In questo modo non ci sono intermediari tra la produzione del dato e i possibili fruitori esterni, sia che siano cittadini o aziende che vogliano sfruttarli per le loro applicazioni. L’iniziativa fa parte di un progetto Open Source più ampio che si chiama ontologiapa.it e che fa leva su una piattaforma Drupal 7 per la PA denominata “LinkedPA“. Questo è sicuramente il binomio perfetto tra Open Data e trasparenza e fa piacere dire che la nostra Regione faccia scuola per tutto il paese.

 

D. La Sardegna ha giovani brillanti e capaci. Può l’Open Data essere una opportunita’?

R.La Sardegna è una piccola isola nel contesto globale, oltre al turismo abbiamo poche risorse naturali da sfruttare, e ovviamente ormai è chiaro che non possiamo competere con la forza produttiva dei colossi mondiali nel settore manifatturiero. Per cui si tratta di investire tutto nel capitale umano. Sposare il concetto di Open data significherebbe poter disporre di una nuova risorsa praticamente a costo zero, perché si tratterebbe solo di aprire gli archivi già esistenti e di adottare nuovi standard per la loro diffusione. In questo modo, chiunque abbia idee e competenze avrebbe la possibilità di integrare i servizi offerti dal settore pubblico o inventarne di nuovi, il tutto senza che le amministrazioni debbano spendere ulteriori risorse. Quindi una grossa opportunità per i giovani che con l’open data avrebbero a disposizione un solido punto di partenza sul quale far fruttare le proprie idee e la propria creatività.

 

D. Come vedi il ruolo di Sardinia Open Data nelle due domande precedenti?

R. Per ora siamo solo una piccola associazione, certamente una delle prime realtà nell’Isola a portare avanti questo tipo di iniziative. Ci sentiamo delle specie di pionieri anche se bisogna dire che abbiamo diversi punti di riferimento nel territorio nazionale. Vedremo come si andrà avanti, quel che è certo è che l’entusiasmo e l’intraprendenza non ci mancano.
Per seguire le nostre iniziative o contattarci è possibile visitare il nostro sito web http://sardiniaopendata.org/ ma siamo presenti anche su Facebook, Twitter e Google+.

Musica per le mie orecchie

stereomood - emotional internet radioParto da una semplice domanda: può una radio interpretare i miei sentimenti e selezionare proprio la musica adatta a me? A volte succede, è un caso, un momento magico: come d’incanto, la radio passa proprio quella canzone che volevo, quel sound che mi serviva per ricaricarmi. Sarebbe bello se potesse succedere sempre così, che non fosse una possibilità su un milione. Sarebbe bello avere uno strumento che mi capisse! Potrei sempre chiamare una radio, quelle dove puoi chiedere una canzone, magari mandare anche una dedica; ma non sempre ho un telefono a disposizione, una chat, oppure non so come collegarmi, la risposta non è mai immediata e soprattutto non è certa. E poi dovrei manifestare i miei sentimenti. È una strada, ma non va bene per tutti. Spesso i sentimenti e le emozioni sono private, non vanno e non devono essere condivise. E allora?

Può uno strumento freddo come il pc, l’iPad o l’iPhone, interpretare il mio stato d’animo, capire di cosa ho bisogno e miracolosamente accontentarmi? Non basta una lista di canzoni preferite, non basta la stessa radio sintonizzata da una vita, ho bisogno di cose nuove, di risposte ogni volta diverse. Già altre volte questo blog si è occupato di radio e già altre volte ho parlato di sentimenti (qui e qui), ma questa volta, nella mia navigazione alla ricerca dei sentimenti in Internet, ho trovato qualcosa di più. Mi lascio guidare dagli ideatori di questa internet radio emozionale:

Dietro ogni canzone c’è sempre un’emozione, non sappiamo perché ma forse è per questo che amiamo la musica. Così abbiamo creato un modo per suggerire brani che seguono i vostri sentimenti: Stereomood è la Internet radio emozionale, che offre musica che meglio si adatta al vostro umore e alle vostre attività.

www.stereomood.com, l’internet radio emozionale, mi capisce e mi mette a disposizione tante categorie di canzoni. Devo soltanto rispondere a due domande: Come mi sento? Cosa sto facendo ora? E lei mi seguirà nei miei sentimenti e nelle mie attività, passandomi la mia musica! Oggi sono “happy”, prima però ero “dreamy”, ieri mi sentivo un po’ “melancholy”, ma fra un’ora avrò una “CANDLELIT DINNER”, infatti sono in pieno “COOKING TIME”, domani mi toccheranno le “SPRING CLEANING”, speriamo che non “IT’S RAINING” ma che sia un “SUNNY DAY”. Insomma, emozioni (scritte in corsivo minuscolo) e attività (scritte in stampatello maiuscolo) per tutti i gusti.

Lo scopo è di ascoltare musica secondo l’umore e le attività che si stanno svolgendo, scegliendo le canzoni in modo casuale o con un ordine prestabilito, ma si può anche ascoltare un’ autore specifico, una canzone: tutte le opzioni di ricerca a cui siamo abituati sono aperte. Si possono escludere delle canzoni che non piacciono e fare emergere quelle più belle per noi (con un tag). Ci si può registrare, crearsi delle playlist personali, che si possono condividere con gli amici. Da ragazzi, per le feste, si preparavano le cassette con le musiche da ballare, ora è possibile preparare delle playlist per ogni occasione speciale. Le canzoni provengono da una selezione dei miglior blog di musica internazionale, ma è possibile per ogni utente registrato inserire un brano (con estensione .mp3). Le playlist sono generate a partire dai tag degli utenti: più ascolto e taggo il brano (il sentimento, l’attività) più il brano (il sentimento, l’attività) sarà “comune”: i brani sono ordinati in base alla media dei tag e i sentimenti e le attività appaiono più in evidenza nella tagcloud.

Alcune sorprese mi attendono. Al momento in cui scrivo, nell’ultima settimana il sentimento “calm” ha avuto 438.000 ascolti seguito da “dreamy” con 420.610 ascolti e dall’”happy” con 382.407 ascolti. Tra le attività “RELAX” ha avuto 480.547 ascolti, “CHILLOUT” 397.730 ascolti e “STUDYING” 342.557 ascolti. L’immagine che mostriamo su Internet è sempre più positiva della realtà: forse siamo migliori di quanto pensiamo?

La radio emozionale è una applicazione sociale: posso condividere le mie playlist, conoscere quelle degli altri e soprattutto, “riconoscere” gli utenti che sono più vicini al mio stato d’animo e navigare nel loro profilo e ascoltare le loro canzoni. I sentimenti comuni ci accomunano. La radio emozionale è stata creata ed è gestita da un gruppo di amici italiani (http://wiki.startupbusiness.it/Stereomood). Grazie a Domenico per avermi fatto conoscere questa radio.

3, 2, 1… Al via AppsForItaly, il contest italiano sugli Open Data

Ha preso il via  ufficialmente AppsForItaly, la competizione tutta italiana sugli Open Data. Un concorso quindi, con tanto di premi in denaro, rivolto ai cittadini, alle communities di sviluppatori, alle aziende e alle associazioni che proporranno le migliori soluzioni per l’utilizzo del patrimonio informativo pubblico.  Il concorso si articola in quattro categorie: Idee e Progetti, Applicazioni, Dataset e Visualizzazioni e potranno essere presentate anche proposte che in passato abbiano già partecipato ad altre competizioni simili.

Il montepremi? Al momento è arrivato a ben 40.000 euro, di cui buona parte messi dal Ministero per la Pubblica Amministrazione  e Innovazione  che ha supportato il lancio dell’iniziativa assieme a ForumPA e Formez e a cui sta subentrando  il MIUR in conseguenza del recente cambio di Governo. Il contest è organizzato dal Comitato AppsForItaly ma va detto che sono partner dell’iniziativa  enti del calibro di Regione Piemonte, ISTAT, Regione Emilia Romagna, ENEL  che mettono a disposizione i propri dati.

C’è una sola regola da seguire: le proposte inviate devono esser basate sui dati pubblici, ma se volete dare una occhiata al regolamento completo potete farlo visitando l’apposita pagina. Il  contest si chiuderà il 10 Febbraio 2012.  A partire da quella data una apposita giuria selezionerà le proposte vincitrici che verranno premiate a fine Febbraio all’interno di un apposito evento. Per il momento buon lavoro a chi avrà intenzione di partecipare e …. vinca il migliore!!

Competizione multimediale della Società Italiana di Statistica, ecco i vincitori!

Ecco i vincitori della Competizione Multimediale “La statistica e la professione di statistico: idee per la promozione e la diffusione” della Società Italiana di Statistica:

1° classificato
“Il calendario statistico”
di: Daniele Durante, Davide Vidotto e Sabrina Vettori. Se avete uno smartphone o un tablet con Android, scaricatevi subito la app! (guarda il contributo)

2° classificato
“Lo Statistico e la Statistica: questi sconosciuti”
di: Giada Adelfio, Giovanni Boscaino, Marco Enea, Rossella Onorati e Mariangela Sciandra (guarda il contributo)

3° classificato
“Se la statistica non esistesse”
di: Daniela De Francesco. Daniela collabora con noi di SegnalazionIT, perdonateci se ci complimentiamo doppiamente con lei :-) e riportiamo anche il suo contributo (con la colonna sonora) su YouTube, ripreso oggi anche dal sito de la Repubblica  (guarda il contributo)

4° classificato
Roberto Matteotti (guarda il contributo)

5° classificato
Stefania Caporaso, Pasquale Dello Stritto, Alfonso D’Agnese, Graziano Fresiello, Danilo Fusco, Nadia Inglese, Antonietta Perrone e Mariagiovanna Zavallone (guarda il contributo)

Complimenti a tutti (anche ai componenti della commissione, Maria Gabriella Grassia, Davide Bennato e Fabio Crescenzi) e arrivederci alla prossima edizione del concorso.

Open Data, l’Italia s’è desta


La settimana
scorsa è iniziata con l’annuncio della nascita di dati.gov.it e con il lancio di AppsForItaly, la competizione italiana sugli open data. E’ poi continuata con la Giornata Italiana della Statistica dove i protagonisti istituzionali e della società civile che hanno reso possibile questo annuncio, hanno partecipato insieme al primo evento istituzionale sugli Open Data. E all‘Open Government Data Camp 2011 a Varsavia, chi era presente, ha raccontato tutto ciò al mondo.

La scorsa settimana è stata probabilmente una settimana chiave per l’open government e per gli open data in Italia. Cominciamo con la “discesa” in campo del Ministero per la pubblica Amministrazione e Innovazione che in una conferenza stampa a Palazzo Vidoni a Roma ha reso pubblica la strategia italiana sull’open government: Pubblica Amministrazione 2.0, G-Cloud e, soprattutto, Open Data.

Ovviamente un conto è fare un annuncio, un altro continuare a lavorare per far crescere le iniziative proposte e raggiungere gli obiettivi prefissi. Ad ogni modo, sul fronte Open Data abbiamo ora il portale dati.gov.it. L’idea è quella di farlo diventare in breve tempo il catalogo nazionale dei dati aperti della pubblica amministrazione.

E per stimolare da una parte le pubbliche amministrazioni a rendere pubblici i propri dati, e dall’altra i cittadini, le community di sviluppatori e il mercato ad utilizzarli, il Ministero ha deciso di supportare AppsForItaly, la competizione italiana sugli Open Data. […] Apps4Italy è un concorso aperto a cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori e aziende per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici, capaci di mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico.[...]

Ovviamente niente nasce all’improvviso. Se si è arrivati a questo, lo si deve alle tante iniziative che da oltre un anno a questa parte stanno nascendo un po’ ovunque in Italia e al lavoro continuo di associazioni, movimenti, fondazioni, ma anche enti locali ed enti privati che credono nella potenza dei dati aperti ai fini della trasparenza, della democrazia partecipata, dello sviluppo del Paese. Ed è interessante come, iniziative che nascono “dal basso” possano far incontrare l’interesse e il sostegno del mondo istituzionale. Attorno all’Open Data sta incredibilmente accadendo questo: istituzioni e pubbliche amministrazioni che siedono attorno ad un tavolo con associazioni, comitati e movimenti espressione della società civile.

E’ quello che è accaduto lo scorso 20 Ottobre presso l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica. Il Workshop Open Official Statistical Data, inserito nelle celebrazioni della Giornata Italiana della Statistica, è stato il primo appuntamento “istituzionale” dopo l’annuncio della strategia governativa sull’open government. Si è parlato della prospettiva italiana a riguardo dell’Open Data e dell’Open Government, della centralità del dato aperto nell’azione e nella strategia della Commissione Europea, di come la consolidata cultura del dato presente nell’Istat e nell’intero Sistema Statistico Nazionale possa e debba essere un elemento chiave nelle iniziative legate all’Open Data. Si è parlato di alcune esperienze di open data in Italia, e lo si è fatto dando spazio direttamente gli enti locali coinvolti. Si è parlato della iniziativa italiana dati.gov.it e di appsforitaly con i movimenti, le associazioni, le fondazioni che “dal basso” hanno reso possibile tutto ciò.

Le conclusioni di Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, meriterebbero in realtà un post a parte, visto che hanno toccato molti punti diversi, buona parte dei quali degni di essere segnalati. Ad ogni modo ha sottolineato quanto sta facendo l’Istituto per fornire alla società civile, alla Rete e al mercato dati di qualità ad un livello sempre più spinto di disaggregazione.

Ma non finisce qui. Sempre la scorsa settimana è stato lanciato in versione beta Wikitalia, un progetto che “mette in rete una serie di strumenti per la trasparenza della politica, il riutilizzo dei dati pubblici e la partecipazione dei cittadini”.  Si tratta quindi di una piattaforma che si rivolge soprattutto “ai sindaci e alle loro amministrazioni, affinché decidano di far propri la filosofia e gli strumenti dell’Open Government”. Hanno gia’ aderito al progetto i comuni di Firenze, Torino e Matera, mentre altri aderiranno a breve.

Qualcosa  in Italia finalmente sta accadendo. Ed è qualcosa di importante.


La versione in  inglese del post è stata pubblicata sull’Open Knowledge Foundation Blog e su Government in The Lab.


Imparare con Twitter

(Questo articolo, rivisto e aggiornato, farà parte del volume Induzioni. Demografia, probabilità, statistica a scuola – ISSN 1120-690X- N. 42)

Twitter

Su questo blog abbiamo già parlato di Twitter: oggi riprendo l’argomento pensando al suo utilizzo nel campo della formazione svolta da università, scuole, PA e aziende. Per chi fosse a digiuno dell’argomento, consiglio l’imperdibile articolo introduttivo di @danieladef.  Se siete troppo pigri per un clic, ecco un veloce ripasso: Twitter è un sistema di microblogging che consente agli utenti di creare una rete di relazioni basata sui tweet, messaggi di testo di al più 140 battute. Twitter ha superato i 200 milioni di utenti i quali generano altrettanti messaggi ogni giorno: non a caso si parla di Twitter come di un sistema di SMS di Internet. In Italia il servizio conta circa un milione e mezzo di utenti e viene sempre più utilizzato nel marketing, nella comunicazione, nella formazione, nel social recruiting (come fa Twitter stessa), nella gestione degli eventi e più in generale nelle conversazioni on line.

Il potere delle parole chiave

La ricchezza dello strumento dipende anche dalla possibilità di utilizzare una specifica sintassi che consente di citare altri utenti, discutere argomenti, creare conversazioni, seguire in diretta eventi e molto altro. La chiocciola (@) serve a rimandare a utenti specifici, mentre il cancelletto (#) precede invece una parola chiave, che su Twitter si chiama hashtag e che viene utilizzata per seguire una conversazione e coinvolgere altre persone. Ad esempio, il mio tweet di qualche tempo fa:

Sono al #forumcom2011 alla sessione della #pa: ottimo l’intervento di @nicolamattina

ha generato le seguenti azioni:

1) Le persone che mi “seguono” (follower) vedono il messaggio sul mio profilo e nella loro home.
2) Nicola Mattina riceve una “menzione” e il tweet sarà visibile a chi cerca informazioni su @nicolamattina.
3) Tutti quelli che seguono la conversazione sul Forum della Comunicazione (che ha definito l’hashtag ufficiale #forumcom2011) mi leggono e possono interagire con me e tra di loro.
4) Stessa cosa accade per chi segue i discorsi sulla Pubblica Amministrazione (#pa)
5) Tramite computer, portatili, tablet e smartphone, gli utenti che pubblicano tweet durante il Forum, utilizzando #forumcom2011, possono porre domande ai relatori.
6) I relatori, utilizzando un computer connesso, possono proiettare, con un apposito widget, la conversazione in tempo reale, comprese le domande dalla platea.

E’ evidente il potenziale virale di uno strumento del genere: questo tweet apparentemente innocente ha raggiunto migliaia di utenti in tempo reale!

Potenzialità in ambito didattico

Anche per la formazione, le potenzialità di questo semplice strumento sono elevate. E’ infatti possibile:

  • Promuovere un corso utilizzando opportuni hashtag e coinvolgendo in discussioni persone interessate all’argomento proposto.
  • Mettere in contatto i partecipanti e i docenti prima del corso: per le presentazioni, un brainstorming iniziale, la definizione puntuale del corso, la condivisione di informazioni logistiche etc.
  • Migliorare la comunicazione tra partecipanti e docenti durante il corso, con numerosi vantaggi aggiuntivi rispetto a una semplice messaggistica istantanea.
  • Assegnare task e collezionare appunti individuali e collettivi.
  • Coinvolgere esperti esterni al corso.
  • Offrire delle pillole (un documento su SlideShare, un’immagine su Flickr, un video su YouTube) ai follower.
  • Organizzare delle sessioni di follow-up, raccogliere feedback etc.
  • Organizzare dei contest, sia durante che dopo il corso.

E ancora, ecco alcune buone ragioni per utilizzare Twitter tratte dal post Twitter for Academia:

  • Comunità di classe: Una volta che gli studenti hanno cominciato a twittare (voce del verbo…), hanno sviluppato un senso dell’altro come persona al di là del ristretto spazio della classe.
  • Il senso del mondo che ci circonda: Alcuni studenti guardano spesso e volentieri la  Public Timeline di Twitter che è la pagina dove vengono postati tutti i messaggi pubblici di Twitter. Il tasso di rumore di fondo qui è altissimo, ma ci dà il senso della varietà delle persone.
  • Tenere traccia di un termine, di una parola, di una conferenza: Attraverso Twitter è possibile tenere traccia di parole e termini sottoscrivendo poi il feed a tutti i post contenenti quella determinata parola.
  • Feedback istantaneo: Twitter è sempre connesso, e ti invia i messaggi anche sul telefonino, è quindi ottimo per ricevere un feedback immediato.
  • Massimizzazione del momento didattico: È spesso difficile insegnare in determinati contesti limitati nello spazio e nel tempo, Twitter ti permette di farlo al di là dei limiti della lezione.

Costi e privacy

Se Twitter vi spaventa ancora, provo a tranquillizzarvi ulteriormente:
1) L’utilizzo di Twitter richiede un periodo di apprendimento piuttosto contenuto.  Se opportunamente informati e stimolati, docenti e partecipanti impareranno rapidamente e apprezzeranno la novità. Senza un’adeguata informazione preventiva, l’operazione Twitter non può che fallire.
2) Il servizio è gratuito.
3) Al termine del corso è possibile cancellare (definitivamente) i tweet creati, oppure di proteggerli con un sistema di accesso controllato o lasciare le conversazioni aperte e pubbliche.

Integrazione e complementarità di Twitter

Twitter non può né vuole rappresentare un’alternativa a un sito o a una piattaforma di e-Learning, ma un arricchimento in termini di partecipazione, coinvolgimento e condivisione dei partecipanti.
E’ infatti possibile inserire su un blog/sito/piattaforma web un widget con gli aggiornamenti “live” di un profilo o di una ricerca su Twitter, come ormai fanno molti quotidiani on line.

E’ possibile utilizzare Twitter anche in piattaforme di e-learning, come ad esempio Moodle. La procedura è molto semplice e immediata. Più in generale, è possibile inserire un modulo di Twitter su una qualsiasi sito che consenta l’aggiunta di un blocco HTML.

Opportunità e rischi della didattica con Twitter

Twitter è uno strumento e come tale, se maneggiato senza cura, può essere anche dannoso.
I principali rischi (e opportunità) dell’adozione di Twitter in un intervento formativo sono gli stessi che riguardano un qualsiasi Social Network, e che sono riportati nello schema di Caterina Policaro:



In altre parole, come per tutti gli strumenti informatici, la soluzione non è nella loro adozione “punto e basta” ma in una chiara definizione del contesto di utilizzo e in una solida e coerente progettazione dell’intervento formativo.
Può essere utile poi conoscere i trucchetti e i suggerimenti degli esperti: a questo proposito, l’articolo 100 suggerimenti su come utilizzare Twitter nella didattica è certamente un ottimo punto di partenza.

Per concludere: se siete in bilico tra Facebook e Google+, date una chance anche a Twitter. Potrebbe sorprendervi e darvi un bel po’ di soddisfazioni.

@danielefrongia

Imparare con Twitter http://tinyurl.com/3eatg38 con contributi di @danieladef @ti_effe @mbeo @catepol @elisondo #corsi #formazione #didattica

IT: non di soli Steve Jobs si vive

Si è molto parlato, nei giorni scorsi, dell’addio di Steve Jobs alla sua Apple. C’è chi lo rimpiange, chi pensa di essere uno Steve Jobs nel suo piccolo, chi dice che la Apple non sarà più la stessa cosa, chi crede che la Apple continuerà ad essere un punto di riferimento per la tecnologia ed il software di questa prima parte del secolo.

Ma il punto non è questo e credo che il vero fulcro della questione l’abbia individuato Luca De Biase con alcuni post sul suo blog, che vi invito a leggere.

Il genio, la capacità e il carisma personale di Steve Jobs non si discutono, ma se veramente vogliamo rendere onore a qualcosa di grande non è a lui che dobbiamo guardare, ma a ciò che è riuscito a costruire: il gruppo che De Biase definisce “iTeam”.

E ora guardiamoci intorno: quante persone conosciamo che, nel loro ambito, siano riuscite a costruire una squadra motivata e capace che continui il lavoro che loro hanno iniziato? Quante che abbiano mantenuto la barra dritta quando tutti intorno non gli davano ascolto? Quante che abbiano rinunciato al proprio incarico pur di non lasciarsi andare a opportunismi e compromessi?

Altra considerazione: troppo spesso di una organizzazione compare solo l’Amministratore Delegato o il Presidente, facendoci dimenticare che quell’organizzazione lavora e produce soprattutto grazie ad una squadra di persone capaci, leali, motivate, tese verso un comune obiettivo.

Guardiamoci ancora una volta intorno: quanti AD o Presidenti conosciamo che, pur avendo grandi capacità di marketing rispetto al loro mercato di riferimento, siano in grado di condurre all’interno l’operazione di creazione di una squadra, di una identità, di un metodo di lavoro condiviso, di una cultura?

La forte leadership interna, l’autorevolezza, è basata sullo sviluppo del potenziale umano dell’organizzazione e non si deve necessariamente aver bisogno del proprio personal Steve Jobs per fare bene. Basta crederci, puntare sulla crescita delle persone giuste e rispettare il loro lavoro, come ci ricordava anche Vincenzo Patruno nel suo post.

Nel campo dell’Information Technology, strategico per l’esistenza delle moderne organizzazioni, tutto ciò è molto più che urgente: costituisce la differenza fra il continuare a esistere e lo scomparire.

Il giusto valore ai link in Rete (divagazioni estive)

memetics on segnalazionit

Il giusto compenso per il traffico in Rete” era il titolo di un articolo uscito su un quotidiano qualche mese fa,  nel quale si discuteva di investimenti per costruire reti di nuova generazione e se fosse corretto chiedere investimenti  a chi genera traffico in Rete con milioni di visitatori al giorno (es. Google).
Per chi invece crede ancora che Internet sia importante soprattutto per la conoscenza e il progresso umano, può trovare interessante un’esperienza nuova che si sta diffondendo in Rete tra chi, con il proprio sito o blog, genera traffico  e cioè  propone argomenti, nuove idee o semplici suggerimenti “linkando”, termine utilizzato per definire l’azione quotidiana di effettuare un link, ossia un collegamento, ad un’altra risorsa sulla rete. Vediamo di cosa si tratta.

Il Global Multimedia Protocols Group propone un modo abbastanza semplice per convogliare traffico in Rete e definirne la qualità attraverso l’ XFN™ (XHTML Friends Network) :

XFN™ (XHTML Friends Network) is a simple way to represent human relationships using hyperlinks. In recent years, blogs and blogrolls have become the fastest growing area of the Web. XFN enables web authors to indicate their relationship(s) to the people in their blogrolls simply by adding a ‘rel‘ attribute to their <a href> tags.

In cosa consiste? Semplicemente nel definire meglio i nostri link, associando un aggettivo, in termini tecnici un attributo (di seguito la lista di attributi: relationship metadata profile).
Gli aspetti positivi a livello tecnico nel seguire questa tendenza ci sono ma l’aspetto sociale è forse ben più rilevante.

Ma l’aspetto sociale è forse ben più rilevante: i link non sono più solo indirizzi da seguire per reperire le risorse, ma diventano relazioni sociali di diversa profondità e spessore.

“The web is more a social creation than a technical one. I designed it for a social effect — to help people work together — and not as a technical toy. The ultimate goal of the Web is to support and improve our weblike existence in the world”,  sostiene Tim Berners-Lee in  Weaving The Web.

Questa è l’evoluzione del Web che viviamo quotidianamente con i social network, con la diffusione degli strumenti di collaborazione, di cui noi diveniamo utenti, fruitori, quasi senza accorgercene,  trascinati dalla forza dell’onda; dare un aggettivo a un link è quindi solo un pretesto (o la ciligina sulla torta) per arrivare a una consapevolezza di come ci stiamo evolvendo.

Evoluzione? E allora torniamo, per un momento, agli studi sociologici che misurano l’evoluzione della società. Passare da un concetto all’altro attraverso relazioni di vario tipo è come seguire una catena:  si parla infatti di “meme chain”. Ma a questo punto ci occorre una definizione:  cos’è un meme?

Un meme è una riconoscibile entità di informazione relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria, per esempio un libro, ad un’altra mente o supporto. (Wikipedia)

Un metameme è una meta di un meme, una metafora o se preferite un’idea di ingegneria memetica, per cui un meme è una “metafora“ di un meme, ma il concetto di un meme è esso stesso un meme.
Potrebbe sembrare un gioco di parole ma non lo è: la memetica è una teoria di contenuti mentali basata su un’analogia con la teoria dell’evoluzione Darwiniana, originata da Richard Dawkins nel 1976 con il libro The Selfish Gene.
Questa teoria rappresenta un approccio ai modelli evolutivi della trasmissione dell’informazione culturale. Un meme, analogamente a un gene, è essenzialmente un’unità culturale. I metameme possono essere così utilizzati per misurare l’evoluzione di una società, nella (ormai sempre più consolidata) consapevolezza che come la società si evolve, così è.

In conclusione, sebbene un link sia qualcosa di meno concettuale rispetto ad un metameme ma allo stesso tempo anche più tangibile, non sarebbe utile dare un valore più profondo ai link per avere una consapevolezza della nostra evoluzione e di quello che abbiamo intorno? L’ XFN™ (XHTML Friends Network)  sembra darci una valida risposta in questo senso.

Concorso della Società Italiana di Statistica

Giornata Italiana della Statistica – 20 Ottobre 2011

Concorso della Società Italiana di Statistica

La statistica e la professione di statistico: idee per la promozione e la diffusione. Competizione multimediale: testi, immagini, suoni e video

La Società Italiana di Statistica (SIS), al fine di aumentare l’utilizzazione della Statistica in Italia e la sua diffusione e valorizzare la figura dello statistico nel mercato del lavoro italiano, organizza e promuove la competizione multimediale “La statistica e la professione di statistico: idee per la promozione e la diffusione“.

Informazioni su regolamento, iscrizione e premi su http://contest.sis-statistica.org/