Category: Interviste, Recensioni, Riflessioni

Tecnologie e servizi per la condivisione dei dati

di Daniele Frongia e Vincenzo Patruno

Gli Istat Working Papers sono la nuova collana scientifica dell’Istituto nazionale di statistica. Nati con lo scopo di promuovere la diffusione dell’attività svolta all’interno dell’Istat e nell’ambito dell’intero Sistema statistico nazionale, sono dedicati a raccogliere contributi teorici o applicativi di interesse per la statistica ufficiale. Da gennaio 2011 gli Istat Working Papers sostituiscono i Contributi Istat e i Documenti Istat.

 

 

Il numero 3 è un articolo di Daniele Frongia e Vincenzo Patruno del 2009 (poi aggiornato nel 2010, infine pubblicato ora):

 

Tecnologie e servizi per la condivisione dei dati

Abstract


Uno dei fattori che ha contribuito maggiormente al successo di YouTube sta nella porzione di codice all’interno dei tag  <object> e </object> che compare a fianco di ogni video. Copiare e incollare questa riga all’interno di una pagina web ha l’effetto di incorporare il filmato desiderato all’interno di qualunque sito o blog. Queste porzioni di codice così come altri tipi di tecnologie come i feed RSS e le API stanno offrendo delle importanti opportunità di condivisione sia per gli utenti che per aziende e istituzioni. Per queste ultime vedremo il modello di condivisione dei dati nell’ambito del Census Hub Project per la diffusione dei risultati del prossimo Censimento 2011. Valuteremo inoltre le esperienze di alcune organizzazioni internazionali come OCSE e Nazioni Unite, che confermano come l’utilizzo di nuovi servizi e tecnologie online possa costituire un’ottima opportunità per condividere dati e per raggiungere un pubblico più diffuso e partecipe.

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Come fare riunioni di lavoro efficaci

di Concetta Ferruzzi e Daniele Frongia

Le riunioni sono il flagello della società occidentale. Non l’unico, d’accordo. Ma ci fanno perdere un sacco di tempo. (B. Severgnini)

Iniziamo il 2011 con alcuni buoni propositi per l’anno nuovo: perdere meno tempo con attività inutili. Rientrano in questo ambito molte delle riunione non sense in cui siamo quotidianamente coinvolti.

Sprecare tempo significa anche, per le aziende sprecare risorse perché le riunioni hanno costi non marginali. Ma quanto costa una riunione?

Possiamo provare a calcolarlo applicando l’equazione per calcolare il costo di una riunione. Se poi moltiplicassimo questo costo per tutte le riunioni che si svolgono in relazione ad un progetto e aggiungessimo i costi indiretti, quali lo stress da ufficio che generano (ricerca di Icm Research per Canon Europe), sarebbe evidente che costano un bel po’ di soldi.

Appare quindi evidente l’esigenza di conoscere le 10 regole base per l’organizzazione e la gestione di riunioni efficaci e soprattutto riconoscere le riunioni da abolire perché, molto semplicemente…violano i diritti umani.

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Mandragore, contenitore online di immagini della Biblioteca Nazionale di Francia

Mandragore è un servizio della Bibliotèque Nationale de France che permette di accedere online a migliaia di manoscritti che fanno parte delle collezioni del Département des manuscrits et della Bibliothèque de l’Arsenal. Sono materiali preziosissimi che rappresentano, oltre che testimonianze artistiche, una documentazione fondamentale per gli studi iconografici.
La base di dati è interrogabile con la consueta finestra di interrogazione (modello OPAC) ma, per il pubblico di “non esperti”, è più interessante l’esplorazione della classificazione tematica, soprattutto per la parte che riguarda le immagini. A partire da temi generali come Arte, Bibbia e Botanica fino a Scienze sociali, Tecnica e Scienze applicate, Zoologia, si possono seguire le diramazioni ad albero con descrittori in ordine alfabetico che portano alla visualizzazione delle miniature dei manoscritti. E’ consentito il download delle immagini in formato JPEG citando in modo appropriato la BNF e i riferimenti storici e bibliografici.
Questo è uno dei casi esemplari nei quali una digitalizzazione e catalogazione rigorosa permette di rendere accessibile al pubblico materiali artistici e storici che fino a poco tempo fa erano a dispozione solo di una ristretta cerchia di studiosi.

Lo StatCamp alla Decima Conferenza di Statistica

Dopo qualche giorno di forzata inattività del blog dovuta allo StatCamp della Decima Conferenza Nazionale di Statistica, proviamo a raccontare come è andata e focalizzare i principali spunti di ogni intervento.

Nella sessione della mattina si è discusso di DataGov e condivisione dei dati. Vincenzo Patruno ha introdotto i lavori con una breve spiegazione sull’Open Government, una iniziativa essenzialmente legata al principio di trasparenza nell’azione di governo, avviata ufficialmente dal Presidente Obama nel 2009 attraverso il suo “Transparency and Open Government – Memorandum for the Heads of Executive Departments and Agencies” ed il sito data.gov.

Vincenza Spano della Regione Basilicata e Marco Velludo della società ETT solutions hanno parlato di BASIL, il nuovo sistema informativo del lavoro, interamente web-based, realizzato dalla Regione, che elabora circa 900.000 comunicazioni l’anno. Ciò ha messo in evidenza l’importanza e la necessità di una legislazione chiara e in qualche modo “coercitiva” per avere a disposizione dati elementari di fonte amministrativa affidabili, tramite i quali indagare statisticamente i fenomeni di interesse per l’intera collettività. Si è anche parlato della sperimentazione avviata dalla Regione con l’Istat e l’Isfol per quanto riguarda il sistema informativo delle professioni, mettendo ancor più in evidenza l’importanza di contaminare le esperienze fra soggetti pubblici del Sistema Statistico Nazionale e soggetti privati in possesso di adeguato know-how tecnologico.

Roberto Venturini, blogger ed esperto di Internet marketing, ha poi ragionato spannometricamente su alcuni numeri relativi agli utilizzatori di Internet in Italia e sul loro livello di istruzione medio, lanciando divertenti e numerose provocazioni, fra le quali: il 50% degli italiani è in rete solo per guardare le figure. Ha poi consigliato il libro di Darrell Huff, Mentire con le statistiche, per poi rinfrancare il disorientato uditorio dicendo che, piuttosto che contarli, sarà meglio che iniziamo a pesare gli utenti italiani di Internet e capire chi sono e di cosa hanno bisogno.

Francesca Romana Fuxa Sadurny, che all’Istat si occupa di affari giuridici, ci ha introdotti nel complesso mondo del diritto d’autore nel campo dei dati statistici, intesi come prodotto dell’ingegno umano. In particolare, si pone il problema se e come, al di fuori dalle ipotesi di studio e ricerca riconosciuti dalla legislazione (D.Lgs. 322/1989 e successive modifiche e integrazioni), sia possibile acquisire dati statistici e se tali dati possano costituire oggetto di attività che creino valore aggiunto. Infatti, mentre i diritti morali di un’opera sono inalienabili, i diritti di utilizzazione economica sono alienabili. Si apre così la strada alle Licenze d’uso, molto utilizzate in Internet (es. Creative Commons), ma specializzate per il particolare campo delle informazioni contenute in banche dati, come ad esempio la Italian Open Data Licence (IODL), sviluppata dal Formez.

Carlo Amati, del Ministero per lo Sviluppo Economico, Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica, ha portato alcuni esempi concreti di percorsi che una Amministrazione Centrale dello Stato sta compiendo verso l’Open Government. Il primo, VISTO, era relativo al sistema informativo di monitoraggio dei tempi necessari per la realizzazione di un’opera pubblica. Il secondo, relativo alla stima della spesa per investimenti, è un sistema che sfrutta le informazioni disponibili nella Banca Dati dei Bandi di Gara e dell’Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici (AVCP). I Bandi di gara contengono infatti tutte le informazioni (ente attuatore, territorio, spesa) tramite le quali ricostruire a livello aggregato la spesa che si realizzerà in un dato territorio. I sistemi saranno, a breve, fruibili via Internet.

Eleonora Pieralice, dell’Isfort, ha posto l’accento sulla necessità di rispettare sempre il principio della trasparenza dei metodi di elaborazione, da parte di chi utilizza dati e microdati per elaborazioni statistiche, a garanzia di una informazione statistica di qualità e non strumentalizzabile.

Maurizio Firmani, che si occupa di sviluppo software presso l’Istat, ha parlato degli utilizzatori, suddividendoli in professionisti (istituzionali, business, ricercatori) e non (cittadini), proponendo alcune importanti questioni sull’uso dei dati. L’informazione statistica è certamente accessibile ai professionisti, ma si può dire lo stesso dei semplici cittadini? Essi sono in grado di trovare quello che cercano? Le informazioni statistiche messe a disposizione dagli Istituti Nazionali di Statistica, sono “user oriented”? Ha poi tentato di fornire una risposta a queste domande e di stabilire alcuni principi per la facile riusabilità dei dati da parte degli utenti: utilizzo di collezioni di file pubblicate su server accessibili, utilizzo massivo di webservice come modalità di interrogazione dei dati machine-to-machine, adozione di standard come SDMX che consentono lo scambio informatizzato di dati e metadati statistici. Il nodo centrale è quello di evitare di replicare le informazioni, rendendole invece fruibili in modalità diverse per soddisfare esigenze diverse. Le necessità degli utenti sono poi state così sintetizzate: nuove modalità di visualizzazione dei dati, nuove modalità di combinazione dei dati, nuove modalità di analisi dei dati.

Nicola Mattina, blogger e consulente di direzione nel settore della comunicazione d’impresa, ha ripreso i principi dominanti dell’Open Data, ponendo l’accento sulle difficili relazioni fra politica e Open Data. In particolare, sono scarsissime le informazioni che riguardano sia l’entità ed il fine delle spese pubbliche, sia l’entità e le modalità di raccolta dei finanziamenti che arrivano alla politica da entità rappresentanti di (legittimi) interessi. Riguardo a questi temi, gli Open Data “sono un piccolo semino che aumenta la felicità del sistema” e rafforza il senso civico collettivo.

La sessione è stata supportata da spunti e informazioni via Twitter, inseriti dai partecipanti alla conferenza e dagli “inviati speciali”, e si è conclusa con un breve dibattito, in particolare fra il prof. Jacopo di Cocco, della Facoltà di Economia di Bologna, Vincenzo Patruno e Cataldo Scarnera dell’Istat, nel quale è stata ribadita: la necessità di poter integrare dati prodotti da organismi diversi (es. Istat, Università, Regioni); l’importanza delle piattaforme di DataGov per questi fini; la necessità di rivedere le politiche e le modalità di rilascio dei dati statistici e -con tutta probabilità- anche quelle della privacy legate al rilascio dei microdati, uniformandole a quelle di altri paesi.

Nella sessione del pomeriggio si è discusso di Statistica, Information Technology e innovazione. Stefano De Francisci ha introdotto i lavori cedendo poi la parola ai relatori.

Davide Bennato, blogger e professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania, ha parlato di nuovi settori della conoscenza che derivano dalla considerazione che il comportamento di ciascuno di noi, in quanto utente di social media, determina nuovi dati, nuovi comportamenti di gruppo, che possono essere analizzati e visualizzati graficamente. Ha quindi proposto una tassonomia delle forme di condivisione dei dati, portando degli esempi per ciascuna di esse: data sharing, data visualization, personal dataminig, data storytelling. Per il prossimo futuro Bennato vede una grande sviluppo della visual analytics, sopratutto nell’editoria (infografica e mappe interattive), nel marketing (social media monitoring) e nella gestione di processi (dashboarding).

Manuela Ciancilla, visual designer della società VISup, ha parlato della riduzione dell’information overload, attraverso la semplificazione dei processi d’uso delle informazioni. Sono moltissimi i campi nei quali l’information visualization può dare un contributo in termini di ausilio alla rappresentazione e comprensione di fenomeni, dalle piattaforme di social data visualization, alle business dashboard, al knowledge sharing . Il lavoro è tutt’altro che banale, richiede infatti team multidisciplinari che comprendono sviluppatori, visual designer ed esperti di data mining. Un grande passo in avanti in Italia si avrà quando l’editoria elettronica, in particolare i quotidiani online, investirà sul settore data visualization sulle orme del britannico The Guardian.

Carlo Amati, che era già intervenuto in mattinata, ha mostrato DPS eXplorer, uno strumento di esplorazione di dati statistici territoriali che propone alcuni percorsi di analisi predefiniti e una base dati precaricata ma consente anche di importare dei dati-utente e costruire percorsi di analisi personalizzati (storytelling). Il Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica ha inoltre lanciato una “Call for stories” allo scopo di promuovere un patrimonio comune di analisi di dati e indicatori su temi cruciali per le politiche regionali.

Paolo d’Errico, statistico e informatico, ha invece proposto una riflessione critica su statistica, innovazione e information technology. Ha poi evidenziato le qualità necessarie per raggiungere, o quantomeno aspirare al raggiungimento, del benessere economico e sociale: Risorse, Competenza, Cultura, Esperienza, Praticità, Condivisione, Umiltà, Sincerità, Oggettività, Conversione, Adattamento, Tenacia.

Antonino Virgillito, che si occupa di sviluppo software presso l’Istat, ha presentato un lavoro condotto insieme ai colleghi Michele Silvestri (sviluppatore) e Leonardo Tininini (esperto di database). Si tratta di una serie di widget per la visualizzazione dello stato della rilevazione del Censimento dell’Agricoltura. Vengono visualizzati il numero di questionari compilati tramite web, le aziende assegnate ai rilevatori e altre informazioni di sintesi sull’evoluzione del processo, con dettaglio nazionale e regionale e relative mappe geografiche. Tali widget possono essere integrati da chiunque nelle proprie pagine web, semplicemente facendo un copia-incolla della riga di codice messo a disposizione. Al di là dell’aspetto informatico, tali componenti web sono molto interessanti in quanto consentono di rendere visibile una parte del processo, consentono dunque il monitoraggio in tempo reale di ciò che sta avvenendo, in totale sintonia con la logica di trasparenza dell’Open Government.

Vincenzo Patruno ha infine mostrato un plugin ufficiale per WordPress che consente di visualizzare sul proprio sito (realizzato con WordPress) il numero di residenti di qualunque città italiana, collegandosi direttamente alla sito ufficiale Istat di diffusione dei dati della popolazione (demo.istat.it).

Anche in questo caso la sessione è stata supportata da spunti e informazioni via Twitter, inseriti dai partecipanti alla conferenza e dagli “inviati speciali”. Sono poi intervenuti Giulio Barcaroli, statistico metodologo dell’Istat, e Marco Scarnò, ideatore e sviluppatore di software statistici, che hanno riportato allo StatCamp alcune delle idee emerse in mattinata nel corso dell’Agorà “La Statistica ufficiale incontra… la comunità degli sviluppatori di software per la statistica”. In particolare hanno colpito e suscitato un vivo dibattito le idee di Marco Scarnò, che vede un futuro dove i software statistici omnicomprensivi avranno un sempre minore spazio a favore di Apps specializzate da scaricare da Internet all’occorrenza. La modalità d’uso dovrebbe essere estremamente semplificata (si è fatto un parallelo con Minority Report), immaginando che le Apps di analisi possano essere applicate trascinandole sopra degli oggetti dataset ed ottenendo dei nuovi oggetti dataset o immagini e animazioni grafiche.

Lo StatCamp si è chiuso con la premiazione dei migliori Tweet raccolti dagli utenti della Conferenza, sono stati selezionati:

  • Tweet vincitore n.1: “Statistica e IT: il matrimonio con i fichi freschi (gt)”
  • Tweet vincitore n.2: “I dati devono essere trasferiti con grande onestà intellettuale al mondo degli utilizzatori (carmelo fulco)”

I premi (portachiavi-memoria 8 GB Usb) non sono stati ritirati, ma i vincitori possono mettersi in contatto con noi all’ndirizzo statcamp@segnalazionit.org, provvederemo senz’altro a recapitarglieli.

Last but not least, un ringraziamento al Presidente Enrico Giovannini, Patrizia Cacioli e Giovanni A. Barbieri, che ci hanno dato l’opportunità di organizzare lo StatCamp, a Stefano De Francisci, commissario politico e garante dell’ortodossia statistica dello StatCamp, a Micaela Paciello e Anna Stoppa, sacerdotesse degli eventi Istat e garanti dell’ortodossia stilistica dello StatCamp, a Marina Turi, graphic designer dell’Istat, a Silvia Losco, master technician of StatCamp’s hardware, e ai nostri “inviati speciali” che hanno twittato a più non posso, Francesca Loporcaro, Concetta Ferruzzi, Paola Giacchè e Michele Silvestri.

Noi ci siamo divertiti molto e crediamo di essere riusciti ad “alleggerire” un po’ alcuni argomenti di solito piuttosto pesanti per i non addetti ai lavori. Tutti i materiali della giornata sono disponibili all’apposita pagina del blog.

Il successo del Barcamp

Ora possiamo dirlo. Il Barcamp “Sharing Data and Statistical Knowledge” e’ stato un successo. Tanta partecipazione, interventi di ottimo livello, tanto entusiasmo e, alla fine, una grande soddisfazione da parte di tutti per aver partecipato. Ovviamente grande soddisfazione anche da parte di SegnalazionIT, che cosi’ puo’ dire senza alcun dubbio di aver celebrato nel migliore dei modi la “Prima Giornata Mondiale della Statistica”.

Un primo grazie va al Dipartimento di Scienze Statistiche della Sapienza, Universita’ di Roma, alla Societa’ Italiana di Statistica (SIS) e all’Istat che hanno subito creduto in questa idea  e hanno speso il loro nome accanto a quello del nostro Blog.  Un grazie di cuore va a tutti coloro che hanno deciso di portare un intervento e di accettare le regole ferree del format  IGNITE (5 minuti per ogni presentazione, 20 slides che scorrono automaticamente ogni 15 secondi).

Un grazie va poi agli sponsor (Egeria, il catering La Perugina, IBM, SAS) e agli enti e organizzazioni che hanno creduto nel progetto e ci hanno concesso il loro prestigioso patrocinio (Commissione Italiana per l’UNESCO, Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Roma, Gruppo valorizzazione statistiche pubblice SIS, Rante, UnaRete). Ancora grazie al CASPUR per aver curato la diretta streaming e a Uniroma.tv che ha documentato con le sue telecamere quanto avvenuto durante la giornata. (Qui di seguito il servizio)

Un grazie infine a tutti coloro che hanno partecipato a questa giornata e a tutti quelli che ci hanno aiutato e non si sono risparmiati  per l’organizzazione dell’evento.  Con tanti di loro continueremo a sentirci e siamo sicuri  che continueranno a seguirci attraverso le pagine del nostro Blog.

Tutti i materiali del Barcamp saranno via via inseriti nella apposita pagina.

Dall’essere dentro la notizia ad essere la notizia. Flipboard, il primo social magazine dell’era 2.0

Nel mondo della applicazioni per iPad è stato di recente reso disponibile gratuitamente sull’AppStore Flipboard che è già diventato un fenomeno di culto.

Flipboard è il primo social magazine del mondo in quanto integra l’offerta di contenuti con le attività svolte dall’utente sui social network quali Facebook e Twitter ed in futuro anche Flickr, Foursquare, Yelp e LinkedIn. E’ un magazine dinamico, che prende i contenuti dal web sociale, li impagina in un layout elegante e patinato ma al tempo stesso semplice, essenziale, esteticamente più piacevole e ordinato delle home di Facebook e di Twitter e, li trasforma in  parte del sommario della rivista.

A detta degli esperti, Flipboard lascia immaginare un nuovo modo di accedere al web sociale: è una sorta di aggregatore di news simile a Pulse, ma in chiave più individuale e sociale in quanto capisce cosa piace al lettore dal suo flusso di scambi e preferenze sui social network, seleziona temi, articoli e aggiornamenti e li presenta in forma di rivista che può essere sfogliata sul Tablet Apple come un vero e proprio magazine.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=v2vpvEDS00o&feature=player_embedded[/youtube]

All’apertura dell’applicazione, Flipboard mostra una copertina dinamica che si compone di un’immagine presa da internet e un titolo principale, estratti da una delle fonti attive. Girando pagina si trova il sommario, completamente modulare, composto da un insieme di box modificabili dal lettore. Infatti, Flipboard presenta delle sezioni tematiche e delle fonti specifiche e il lettore può scegliere come organizzare l’indice in base alle proprie preferenze di lettura. Quando si sceglie un articolo la pagina si allarga a tutto schermo, e su un lato appaiono tutti i post di Twitter inerenti all’argomento. Per non perdere un articolo, è sufficiente inviarselo per e-mail da Flipboard

Flipboard non si limita ad aggregare le fonti reperibili sul web in quanto richiede, al momento dell’installazione, una selezione dei contenuti tra i blog più autorevoli e di tendenza, divisi per argomenti poiché, come sostiene il fondatore di Flipboard :«non è possibile leggere tutte le informazioni che ci arrivano».  Per gestire in maniera efficace la scelta e l’organizzazione real time delle notizie più rilevanti per i lettori il team ha infatti acquisito Ellerdale.

Le sue caratteristiche innovative hanno contribuito a suscitare un rilevante interesse, a partire dalla segnalazione di Robert Scoble sul suo blog Scobleizer ed interessanti analisi sui modelli di consumo dei contenuti della rete.

La forza innovativa di Flipboard è nel cambiamento che porta alle principali regole del gioco nell’accesso all’informazione (cfr. Bruno Walther).

La prima innovazione riguarda la distribuzione dei contenuti: se un nostro contatto ha condiviso un articolo da un qualsiasi sito, Flipboard lo recupera e lo impagina insieme alle immagini e agli eventuali contenuti multimediali. In questo modo, la diffusione dei contenuti avverrà su Flipboard e non più sul sito dell’editore.

La seconda novità è la capacità di Flipboard di coniugare l’empatia e la ricchezza di esperienza dell’iPad con la potenza dei social network, creando in questo modo un universo creativo orientato agli interessi del lettore/utente.

Il terzo impatto afferisce la limitazione che determina sulle possibilità di effettuare analisi del comportamento degli utenti. Flipboard, di fatto, rende complessa questa attività poiché l’accesso ai contenuti avviene integralmente o quasi all’interno della sua interfaccia e non di quella costruita da chi produce l’informazione: la tracciabilità dei dati web è compromessa, a meno che l’utente non decida di cliccare su un approfondimento o di proseguire la lettura sul sito originario.

Sul piano delle funzionalità, la versione attualmente disponibile – 1.0.1 – non consente di agganciare i contenuti sui social network per non appesantire le performance, ma è disponibile la possibilità di mettersi in lista per un invito via eMail che permetterà di sfruttare a pieno l’App. Al momento inoltre sono presenti alcune sezioni interattive personalizzabili che contengono notizie di varie categorie, esplorabili attraverso un’interfaccia che si adatta perfettamente all’iPad perché consente di leggere solo i primi due paragrafi di ogni articolo e sfiorare il tasto “Guarda sul web” per leggere dalla fonte la versione integrale, una soluzione progettata per rendere l’applicazione più snella e non togliere visibilità ai contenuti originali. Più rilevante tra i difetti appare, al momento, l’impossibilità di scegliere e aggiungere le proprie fonti, ma probabilmente tale limite sarà superato nelle successive versioni.

Il funzionamento di Flipboard pone presenta inoltre significative problematiche legate ai diritti di copyright per effetto dell’appropriazione di contenuti prodotti da terzi. Di fatto, secondo la logica di Flipboard, i lettori potrebbero avere accesso al lavoro altrui bypassando il sito web originale e la pubblicità, a danno degli editori.  Ed a questo proposito molti esperti, tra cui  Joel Johnson su Wired, si chiedono se sia legale.

Nonostante questi limiti tecnici il mondo rella rete considera Flipboard rivoluzionario perché, così come sostenuto da Alex Wilhelm in The Next Web «Trasforma il rumore in un segnale», non aggrega ma valorizza i contenuti. «Flipboard prende i tweet e trasforma quel feed in un contenuto leggibile e coerente. Dai tweet al prodotto, dagli status di Facebook a informazioni ben organizzate, Flipboard prende un testo e ti restituisce un libro». Flipboard realizza, in questo modo,  il passaggio concettuale da essere dentro la notizia ad essere la notizia.

Facebook e i buoni sentimenti

Può emergere la felicità di una nazione nelle pagine di facebook? Pare proprio di si.

Questo almeno è il tentativo portato avanti da alcuni studiosi. Il progetto è ambizioso e fa parte di un più grande e strutturato movimento denominato Gross National Happiness Movement (tradotto suona come Movimento della Felicità Interna Lorda).

Le frasi/emozioni condivise dagli utenti di facebook ogni giorno sulla loro homepage o su quella degli amici sono “piccole finestre sulle attività eseguite quotidianamente” e sono indicatori di come la comunità si sente collettivamente”. La metodologia per cercare la felicità di una nazione è allora molto semplice. I giorni in cui le persone usano molte parole positive (o meno parole negative) nei loro aggiornamenti di stato sono considerati come giorni “più felici” degli altri: tutto ciò è calcolato attraverso un indice, il Gross National Happiness Index (GNH, in italiano FIL, indice della Felicità Interna Lorda).

Il calcolo dell’indice è iniziato già nel settembre 2008 attraverso la raccolta delle parole positive e negative degli utenti di lingua inglese degli Stati Uniti. Ben presto sono stati calcolati anche gli indici per l’UK, l’Australia e il Canada.. La privacy è, come è giusto, tutelata: i calcoli sono affidati unicamente ai calcolatori e le informazioni personali vengono rimosse precedentemente.

Il GNH, a tutt’oggi, è calcolato per 22 nazioni. Le lingue supportate sono l’inglese (9 nazioni), l’olandese (2 nazioni), il tedesco (2 nazioni), l’italiano (solo per l’Italia) e lo spagnolo (8 nazioni). Sono state scelte queste lingue per l’ampio numero di frasi salvate in modo da poter costruire un indice corretto e non affetto da errori sistematici. Alla base dell’indice è presente un dizionario (validato per ogni lingua che riconosce e distingue le parole positive e quelle negative) e un software che esegue la scansione (il software è disponibile a pagamento alla pagina http://www.liwc.net/ dove è anche possibile analizzare gratuitamente un testo in lingua inglese; mentre attraverso il sito http://analyzewords.com/ si può fare una scansione delle parole usate in un profilo Twitter).

Il valore del GNH viene riportato attraverso un grafico nella pagina dell’applicazione di facebook (http://apps.facebook.com/gnh_index/). Sono presenti diversi parametri: l’indice di positività, l’indice di negatività e il GNH. L’indice di positività rappresenta la componente di parole positive usate e l’indice di negatività rappresenta la componente di parole negative usate. Il GNH è calcolato come differenza tra i punteggi positivi e quelli negativi.

Emergono alcune caratteristiche interessanti, forse ovvie ma a cui non si pensa se non stimolati da uno studio di questa portata. Il GNH segue un ciclo più o meno settimanale in tutte le nazioni con picchi positivi o negativi in coincidenza di particolari eventi o festività. Ciclicamente, i giorni con più sentimenti positivi sono il sabato e la domenica. In una analisi di lungo periodo i giorni maggiormente “felici” sono Natale, Capodanno e San Valentino. In Italia risultano particolarmente felici anche il giorno della festa della donna e il periodo di Pasqua. In Spagna il giorno di San Jordi (23 aprile). Negli Stati uniti il giorno del Ringraziamento e il giorno del Super Bowl. La politica, il terrorismo, le catastrofi naturali scuotono i cittadini che manifestano la loro paura anche su facebook. Così sono emersi sentimenti negativi in India in occasione dell’attacco terroristico del novembre 2008, e in Cile dopo il terremoto del febbraio 2010. Anche lo sport influisce in maniera importante sulla “felicità” del giorno: eventi come l’eliminazione dell’Irlanda dai mondiali di calcio o il suicidio di Robert Enke in Germania hanno portato un aumento di sentimenti negativi.

Come avranno reagito gli italiani il 24 giugno dopo l’eliminazione dell’Italia dai mondiali?

Per saperne di più:

http://blog.facebook.com/blog.php?post=387623222130

http://www.nytimes.com/2009/10/12/technology/internet/12link.html?_r=2

Adam D. I. Kramer, An unobtrusive behavioral model of “gross national happiness”, Proc. CHI, 2010, ACM Press

La componente tecnologica nei progetti di dematerializzazione

La dematerializzazione di documenti, flussi documentali ed archivi rappresenta un asset strategico nella prospettiva dell’innovazione della Pubblica Amministrazione italiana, nell’ambito del più ampio obiettivo dello sviluppo complessivo del “Sistema Paese” perseguito dal Piano E-GOV 2012.

In coerenza con la logica GOV 2.0 (l’applicazione delle tecnologie del Web 2.0 alle procedure amministrative) la dematerializzazione supporta l’interoperabilità tra P.A., imprese e cittadini, e contribuisce inoltre alla realizzazione di ingenti risparmi di risorse e di tempo.

Sul fronte normativo il legislatore ha già da anni regolamentato l’utilizzo di sistemi documentali dematerializzati. Eppure, allo stato attuale, nell’ambito della Pubblica Amministrazione, solo in casi rari sono stati realizzati sistemi in grado di sostanziare le normali procedure amministrative, razionalizzare la gestione dell’informazione, gestire i sistemi documentali e gli archivi digitali, garantire le interazioni tra le diverse componenti della P.A. e tra questa e i cittadini.

È, spesso, mancata la governance di questi progetti, determinata anche da un diffuso errore concettuale in fase di progettazione che può essere definito come l’effetto distorsivo della componente tecnologica. In altri termini, l’introduzione di un sistema documentale dematerializzato è stata gestita, in troppe occasioni, come progetto informatico e non di innovazione organizzativa, con riferimento sia ai componenti del team di progetto sia al piano delle attività.

L’effetto distorsivo è ingenerato dalla rilevanza e complessità della componente tecnologica nella realizzazione di tali progetti. Essi richiedono infatti: solide architetture infrastrutturali per la gestione dei flussi documentali; applicazioni certificate per la conservazione della documentazione digitale; rispetto dei requisiti tecnici per la garanzia della produzione, validazione, trasmissione e conservazione di documenti giuridicamente validi; garanzia dell’identificazione e classificazione dei documenti gestiti; accessibilità nel tempo, leggibilità ed intelligibilità della documentazione gestita; garanzia di inalterabilità dei contenuti informativi e metatestuali nella trasformazione del sistema documentario da cartaceo in digitale; automazione delle attività di acquisizione, organizzazione e scambio dei documenti in archivio; integrazione tra flussi amministrativi e documentali; tracciabilità e trasparenza dell’attività amministrativa.

Alcune conseguenze di questo effetto distorsivo sono di seguito sinteticamente rappresentate.

L’obiettivo, ambizioso, di tali tipologie progettuali, nell’ambito della P.A., non è la mera digitalizzazione dei documenti bensì, il più complesso intervento di semplificazione dei processi e di diminuzione delle fasi e dei passaggi del processo decisionale per supportare la corretta gestione del sistema documentario – in tutte le fasi del ciclo di formazione, gestione e conservazione permanente – con la funzione di garantire l’affidabilità dei documenti e conseguentemente la certezza del diritto. L’oggetto della dematerializzazione deve quindi necessariamente coprire: il contenuto dei documenti amministrativi, prevedendo soluzioni in grado di gestire sia i documenti (nativi informatici e cartacei) sia i flussi documentali; la gestione dei contenuti, mediante strumenti in grado di supportare i processi di condivisione della conoscenza e conservazione della memoria [Figura I].

Fig. I – Il contenuto e la gestione del contenuto

In molti casi però l’attenzione è focalizzata sullo sviluppo di singole componenti non integrate del sistema: protocollo elettronico, flussi documentali automatizzati, posta elettronica certificata. Ne consegue la parziale copertura del sistema di gestione documentale che, finisce per essere circoscritto a specifici ambiti settoriali a valenza interna (protocollo elettronico, ordinativo informatico, automazione di alcune fasi di processo, firma digitale, ecc.) o limitatamente con rilevanza esterna (es. domande di concorso). Viene a mancare, pertanto, la visione sistematica che lo renderebbe in grado di supportare le ordinarie procedure amministrative, razionalizzare la gestione dell’informazione, le interazioni tra le diverse componenti della P.A. e tra questa e i cittadini [Figura II], determinando così una vera e propria modificazione degli effetti finali.

Fig. II – Livelli di copertura della gestione documentale

Fonte: E. Massella Ducci Teri [2009] – Cnipa

L’attenzione alla componente tecnologica distoglie, inoltre, l’attenzione all’impatto organizzativo di tali sistemi. Disattenzione che produce effetti sull’efficacia dei progetti, la funzionalità dei sistemi realizzati e la corretta definizione dei rischi di progetto.

Dal punto di vista dell’efficacia dei progetti, la mancata previsione di adeguate iniziative di formazione, comunicazione, di forte leadership e sponsorizzazione, in altri termini di iniziative di gestione dell’innovazione, possono contribuire ad alimentare i naturali meccanismi di resistenza all’innovazione.

Con riferimento alle funzionalità, i sistemi documentali dematerializzati richiedono come presupposto imprescindibile la chiara definizione delle attribuzioni alle strutture organizzative (competenze e responsabilità); la quantificazione dei volumi documentali; l’analisi e la rappresentazione dei flussi documentali interni ed esterni; il ridisegno dei processi organizzativi; la definizione delle procedure di archiviazione e conservazione, individuazione del responsabile della conservazione sostitutiva.

Inoltre, tali carenze producono un ulteriore effetto in termini di errata definizione dei rischi specifici di progetto a causa della sottovalutazione di componenti quali la resistenza al cambiamento e la mancanza di leadership che viceversa, come evidenziato nella Figura III, rappresentano i fattori di rischio con maggiore impatto.

Fig. III – Individuazione del livello del rischio

Fonte: Accenture [2008]

Appare evidente, quindi, come solo una grande attenzione alla componente organizzativa – già a partire dalla fase progettuale – possa influire positivamente sulle probabilità di successo dei progetti di dematerializzazione e sulla efficacia ed efficienza dei sistemi, una volta adottati.

La policromica convertibilità della conoscenza statistica in petabyte

Dal giorno del suo ritrovamento la stele policromica continua a catalizzare l’attenzione dei media e a destare l’interesse di studiosi e commentatori che trovano via via nuovi spunti e nuovi percorsi interpretativi.

Intanto ci propone un paradigma di commensurabilità fra enti che fino a poco tempo prima erano, nel nostro immaginario, così distanti: da un lato la conoscenza statistica, così immateriale e impalpabile, e dall’altro la capacità di storage, così pesantemente fisica e materiale.

La prima convinzione che è posta in discussione da questa scoperta è quella dell’inarrestabilità del progresso informatico, capace sempre e solo di superare se stesso in un progredire senza fine. La seconda è quella della capacità del sapere di essere comunque capace di fluire, aumentare ed adeguarsi ai via via più ampi spazi offerti dalla crescita della rete.

Hal Varian nel 2008 sorprese tutti quando affermò con convinzione che il mestiere dello statistico stava per divenire il lavoro più sexy del nuovo decennio, soppiantando di fatto la grande supremazia degli ingegneri informatici del decennio precedente. Oggi ci è del tutto evidente come lui dovesse essere a conoscenza di fatti dei quali noi tutti allora eravamo tenuti all’oscuro.

Con Daniele Frongia ed Eric Sanna abbiamo sostenuto, in Statistics and Web: Who needs Who?,  lavoro presentato alla XLV Riunione Scientifica della Società Italiana di Statistica 2010 di Padova, la necessità di un maggiore cointeressamento reciproco fra statistici e informatici, pur se ancora ignari di quello che si celava.

Ma allora noi tutti ritenevamo, consapevolmente o inconsapevolmente, che il contributo degli statistici fosse certo importante, ma non a tal punto determinante.

A volte sono eventi apparentemente insignificanti a determinare stravolgimenti che assumono portata storica. Questo è certamente il caso della banale disattenzione, nel quartier generale di Google, che ha portato a conoscenza di tutti la stele policromica con scolpito l’accordo fra le grandi compagnie informatiche. Desta molta sorpresa che proprio l’IT establishment abbia affidato alla pietra il compito di sancire e tramandare il loro fondamentale accordo. Non deve sfuggire però il forte contenuto simbolico di questa scelta, il conteggio e il calcolo sono da sempre una questione strettamente fisica e il termine calcolo deriva proprio dal latino calculus, quindi pietra. Le prime conte della storia furono fatte dai pastori che rappresentavano le pecore con pietre.

A tanti anni di distanza dal Gold standard piombiamo, di fatto, in una Statistical Data epoque. Qualcosa che è capace di sconvolgere dalle fondamenta tutto quello che abbiamo conosciuto fino ad ora, per come lo abbiamo conosciuto.

La stele policromica contiene le tabelle di decodifica e di conversione da petabyte a SKU, l’unità cognitiva statistica standard, definita in base a rigidi criteri, insieme al patto che vincola le grandi compagnie informatiche a detenere in corrispondenza dello storage misurato in petabyte, corrispondenti assets in SKU.

In base a questo accordo le compagnie informatiche non potranno più crescere se non saranno in grado di acquisire o produrre sapere e conoscenza statistica. Pone anche un vincolo allo sviluppo tecnologico complessivo che sarà anch’esso rigidamente legato ad una pari crescita del sapere statistico. Lo stesso messaggio di Hal Varian ben si comprende se si guardano gli alti fattori di conversione da dato statistico a petabyte.

Il dato statistico rappresenta ora la chiave di volta per poter assicurare alla nostra società alti tassi di crescita tecnologica anche nel futuro e, alla luce di queste scoperte, l’impegno congiunto di statistici e informatici per produrre e far fluire dati nella rete è divenuto un obbligo cui nessuno può più esimersi.

…a proposito, giunge ora la notizia che Steve Jobs, per scongiurare una possibile crisi sistemica, sosterrà la crescita tecnologica dei prossimi anni immettendo quantità imponenti di SKU nel sistema. Lancerà il nuovo CensPad già nei prossimi giorni e lo distribuirà ad ogni essere vivente dando così vita al primo censimento continuo planetario

One Book, One Twitter

Jeff Howe, collaboratore di Wired, in un articolo del 2006, conia il termine crowdsourcing e nel 2008 pubblica il libro Crowdsourcing. How the Power of the Crowd Is Driving the Future of Business (la copertina dell’edizione 2008 è il risultato di una gara che Howe ha lanciato su internet per trovare l’idea che meglio rappresentasse il suo libro). Nel 2010 – crowdsourcing è una delle parole chiave del web, è presente in tutte le tag cloud – Howe ha lanciato One Book, One Twitter: un invito alla popolazione mondiale del web a leggere, in contemporanea, un romanzo e a commentarlo su Twitter a colpi di 140 caratteri. Ci sono state le nomination, poi le votazioni e, alla fine, American Gods di Neil Gaiman è diventato l’one book del 2010. L’idea di Jeff Howe non è originale. One Book, One City si svolge a Seattle e a Chicago fin dagli anni Novanta e la Library of Congress – che ospita nelle sue pagine la storia dell’iniziativa – ha censito più di 400 programmi nel 2007. Dal 2001 anche Dublino organizza l’iniziativa che, quest’anno, ha scelto Il ritratto di Dorian Gray come il libro da leggere tutti insieme, contemporaneamente. Originale, dunque, no, ma nuova e divertente si: invece dei cittadini di Chicago ci sono i cittadini del web e invece delle recensioni sui blog, sui siti, su Anobii c’è l’invito a rilasciare impressioni immediate e veloci, da condividere strada facendo – con la preghiera di non rivelare i risvolti e l’andamento della storia, anche se American Gods non è un giallo, ma un romanzo fantastico, dove, come dice Gaiman, nell’Avvertenza per i viaggiatori “…Va da sé che tutte le persone, vive o morte, nominate nel libro, sono frutto della mia immaginazione, oppure usate in modo immaginario. Soltanto gli dèi sono reali”.  E gli dèi, insieme agli uomini, sono protagonisti di una storia avvincente, ricca di colpi di scena, dai risvolti imprevedibili e appassionanti. Insomma, abbinare un libro a Twitter sarà pure una trovata pubblicitaria per vendere più copie – difficile sottrarsi alla tentazione di leggere il libro per partecipare a un esperimento collettivo, mondiale – ma è anche la conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che internet fa leggere più libri, su carta o su ipad non importa, e non ruba tempo alla lettura. Per commentare il libro bisogna avere un account su Twitter e utilizzare la chiave #b1t1