Category: Istat

Saldo migratorio nei comuni italiani – parte II

In questo post abbiamo copiato/incollato l’”embed code” di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente. In realta’ il codice e’ un po’ diverso in quanto nel frattempo ho realizzato una versione parziale in italiano dell’applicazione per la visualizzazione del saldo migratorio. Il codice utilizzato e’ pertanto il seguente:




Ovviamente se gestite un Blog o un Sito Web, potete anche voi copiare/incollare il codice all’interno della pagina. Quello che apparira’ lo potete vedere qui di seguito:

Saldo migratorio nei comuni italiani – parte I

Questo  e’ un esempio di come e’ possibile, con un semplice Copia/Incolla, condividere sul Web una intera applicazione. In questo caso, i dati visualizzati provengono in tempo reale dal sito Istat per la diffusione dei dati sulla popolazione (demo.istat.it)

Istruzioni:

1) Aprire “WordPad” o “Blocco Note” sul vostro PC.  (No Windows? Ovviamente qualunque Editor di  testo va bene)

2) Copiareincollare il seguente “embed code”

3) Salvare sul Desktop il documento con estensione .html (es. saldo.html)

4) Doppio Click  sull’icona “saldo.html” che sara’  apparsa sul Desktop

Ovviamente potete incollare il codice anche su qualunque pagina Web o su qualunque Blog.

Il successo di un sito web? Non solo una questione di traffico

Qualche giorno fa SIS Magazine (la rivista online della Società Italiana di Statistica) ha pubblicato il mio articolo Il successo di un sito web? Non solo una questione di traffico: i casi Istat, SIS e Sistan (*) sui nuovi metodi e strumenti per misurare il successo di un sito.

Nell’articolo studio il caso di tre siti che si occupano di statistiche ufficiali e di promozione delle scienze statistiche: l’Istituto Nazionale di Statistica, il Sistema Statistico Nazionale e la Società Italiana di Statistica, siti che nel medio periodo verranno profondamente rinnovati. Come? Certamente si arricchiranno di nuovi servizi (in salsa Web 2.0 – lo so, il termine è un po’ inflazionato ma almeno ci capiamo), come ad esempio quelli di cui abbiamo parlato in questo blog e che sono da tempo in produzione in altri paesi: nuove tecnologie per la diffusione e la condivisione di dati, tool di visualizzazione interattiva (anche esterni al sito, come nel caso di Google Public data) e altro ancora su cui torneremo nelle prossime settimane.

Ma come misurare e dunque valutare l’introduzione di un nuovo servizio? Semplicente registrando le variazioni del traffico sul sito? Anche se prodotti per il monitoraggio del traffico come AWStats e Google Analytics offrono informazioni molto importanti (indispensabili), oggi esiste una nuova generazione di strumenti per misurare il successo di un sito che tengono meglio conto della sua natura multidimensionale. In particolare possiamo vedere il successo di un sito in funzione, oltre che del traffico, anche del suo posizionamento nella rete ovvero della sua solidità di carattere “infrastrutturale”. Il posizionamento è dunque uno dei presupposti per un successo solido e duraturo del sito e quindi anche per valutare l’eventuale miglioramento dopo l’introduzione di nuovi servizi online.

Per misurare il posizionamento e dunque l’efficacia di un sito, di pagine specifiche, di campagne di comunicazione e anche per l’analisi della reputazione sul Web, sono disponibili diversi strumenti. Io ho provato ad utilizzare CONDOR (il software del MIT mostrato nell’articolo) nel 2008, con Francesca Grippa, per monitorare il comportamento dei media durante le elezioni statunitensi, e i risultati sono stati soddisfacenti.  CONDOR consente inoltre di identificare la blogosfera di riferimento di un sito, cioè l’insieme dei blog che citano un determinato sito attraverso un collegamento ipertestuale. La figura seguente mostra la blogosfera del sito Istat.it nel periodo 1-20 settembre 2009.

Blogosfera Istat.it

Per l’analisi di un sito occorre quindi tenere in considerazione due fattori: il traffico e il posizionamento nella rete. In questi ultimi anni gli studi di fisici, matematici e sociologi stanno contribuendo a definire nuovi metodi e strumenti per l’analisi del posizionamento. Le potenzialità e le prospettive sono estremamente interessanti, anche per chi produce statistiche ufficiali e diffonde cultura statistica.

Per il successo di un sito non esiste una regola aurea ma,  specialmente in organizzazioni complesse, risultati soddisfacenti possono essere raggiunti solo con lo sforzo congiunto di esperti di comunicazione, informatici e produttori di contenuti, supportati da adeguati strumenti software. Con uno lavoro coordinato tra questi attori è possibile valutare se vengono intercettate correttamente le aspettative degli utenti, aumentare la propria rilevanza online e costruire la propria reputazione di opinion leader del settore di appartenenza.

(*) = Ne approfitto per ringraziare i ricercatori che hanno contribuito all’articolo del SIS Magazine: Matteo Mazziotta, Davide Bennato, Francesca Grippa, Daniela Cocchi e Fabio Crescenzi.

Data Dissemination e Data Sharing

Innanzitutto Buon Anno a tutti. Parliamo ancora una volta di dati statistici. In particolare, questa volta parleremo di come si sia evoluto nel tempo il concetto di “diffusione dati” negli Enti e nelle Organizzazioni che questi dati li producono.

Cercare di comprendere, studiare, conoscere fenomeni sociali ed economici anche complessi di un Paese o di un territorio è possibile grazie al lavoro quotidiano di Enti che fanno indagini, rilevano dati e li elaborano, diffondendone i risultati. La “diffusione” è il momento in cui tali Enti e Organizzazioni consegnano dati alla Comunità Scientifica, ai Governi, agli Enti Locali, alle Aziende, ai Professionisti, alla Politica e ai Cittadini. Che utilizzano questi dati per analizzare e capire cosa sta accadendo, per prendere coscienza della realtà del territorio, per prendere provvedimenti legislativi, per decidere i contenuti della prossima manovra Finanziaria.

L’avvento di Internet è stato “devastante” in tantissimi campi e settori della vita moderna. Con Internet nulla è più stato come prima, e questo è stato particolarmente vero per chi fa informazione, per chi produce dati, per i produttori di software. Ossia di tutto ciò che può essere consegnato a destinazione mediante la Rete stessa. Posso gestire attraverso Internet un ordine per, chessò, un monitor per PC o quello per l’acquisto di una cassa di vini pregiati. Ma resta comunque il problema di come farli arrivare a destinazione. Internet infatti non risolve questo tipo di problema, che invece può essere risolto affidandosi a ditte specializzate in spedizioni. Non è ovviamente così per i dati, la conoscenza, per il software, a cui la Rete ha dato una straordinaria opportunità: quella di poter circolare liberamente e di arrivare in modo istantaneo a destinazione senza intermediari e senza oneri o costi aggiuntivi.

Con Internet e con il Web, quelle che erano pubblicazioni “tradizionali” fatte di carta e inchiostro e che erano la modalità con cui venivano resi pubblici i dati e le tavole di dati statistici, si sono via via trasformate in “elettroniche”. Un link sul sito Web dell’Ente, un click da parte dell’utente e la pubblicazione veniva scaricata (a pagamento o meno) dal sito Web sul PC dell’utente. Che così ne poteva utilizzare a suo piacimento il contenuto, in genere tavole di dati. I dati venivano diffusi principalmente all’interno di documenti HTML, file Word e tavole Excel (con buona pace dei formati aperti). Ma anche mediante file di testo e file PDF. Un approccio di questo tipo delega all’Ente produttore tutte le decisioni a riguardo di che tipo di dati diffondere. Un certo numero di tavole vengono decise “a priori” a tavolino e l’utente quando andrà a scaricare il relativo file, si troverà “quelle” tavole e non altre. Questo è un approccio sicuramente molto facile da implementare da parte dell’Ente produttore di dati, ma ha un forte limite nel fatto che la pubblicazione va comunque fatta e le tavole di dati vanno comunque preparate, oltre al fatto che l’utente non può intervenire in nessun modo per ottenere i dati a cui è realmente interessato. E’ costretto a scaricarli e poi vedere se tra questi ci sono quelli desiderati.

Queste (e altre) ragioni hanno costituito la base per il successo nella diffusione dati (o “Data Dissemination”) dei cosiddetti “Data Warehouse” statistici. Organizzare cioè i dati in modo adeguato all’interno di Data Base per consentire all’utente di generare tavole in tempo reale. Non più dunque tavole predefinite ma tavole di dati generate a “run-time” sulla base di scelte fatte dall’utente. In questo caso è l’utente che decide, selezionando gli opportuni parametri, il tipo di dato a cui è interessato, l’anno di riferimento, il livello territoriale (ad esempio se vuole dati provinciali, regionali, comunali, …) e così via. In questo caso non ci sarà alcun limite al numero di tavole pubblicabili in quanto ognuna sarà generata in tempo reale sulla base dei parametri di input decisi dall’utente. Capite bene come i Data Warehouse su Web hanno generato una abbondanza di informazione inimmaginabile fino a qualche anno prima. E infatti, se fino a poco prima realizzare una pubblicazione (anche elettronica) contenente ad esempio i dati sulla popolazione o su qualunque altra cosa a livello comunale avrebbe richiesto 8100 pagine (il numero di Comuni in Italia) riducibili a 4050 pagine (supponendo di scrivere piccolo e di mettere due tavole per pagina), realizzare un Web Warehouse con i dati demografici di tutti i comuni italiani significa di fatto implementare un data base di piccole dimensioni.

Ora tutti gli Enti e le Organizzazioni più importanti diffondono i propri dati per mezzo di un ”Data Warehouse” più o meno sofisticato. Lo scrivo tra virgolette e in corsivo in quanto il termina viene utilizzato molto spesso in maniera impropria per indicare un qualunque data base per la diffusione dati, indipendentemente da come è stato progettato. (Diciamocela tutta: “Data Warehouse” è un termine più “figo”!)

Ma chi è l’utente dei dati? Sia che si tratti di pubblicazioni o di file contenenti tavole di dati, sia che si tratti di sistemi di Warehouse per la generazione a run-time di tavole l’utente è sempre stato visto come il punto finale del processo di diffusione. Questa è però una idea “storica” di utente che trova una collocazione sempre più marginale all’interno del Web. L’utente ha infatti cessato da tempo di essere un “lettore” o un “utilizzatore” del Web per diventarne invece protagonista. Un protagonista che a sua volta veicola l’informazione, la contestualizza, la condivide, la discute, la promuove, la valorizza. In questo nuovo contesto l’idea stessa di “diffusione dati” descritta fino ad ora diventa improvvisamente inadeguata. Questi nuovi scenari sono infatti il terreno ideale per quella che va sotto il nome di “condivisione dei dati” (Data Sharing) . E non è ovviamente un dettaglio lessicale, in quanto il “Data Sharing” ha delle forti implicazioni sia a livello tecnologico che a quello relativo ai comportamenti dell’”utente protagonista”.

In questo caso i dati non vengono più scaricati (e quindi replicati) sul PC dell’utente per poter essere utilizzati, ma vengono rilasciati attraverso modalità tali da consentire di essere facilmente “incorporati” in altri Blog e in altri siti Web oppure visualizzati on line attraverso sistemi di visualizzazione avanzati o ancora utilizzati direttamente da applicazioni e sistemi Web.

DEMO, il sistema che ISTAT utilizza per la diffusione dei dati demografici. Dal 1999, anno del suo rilascio ad oggi è diventato quello che a me piace chiamare un “sistema interconnesso”.

Fin dal suo esordio, sono stati “diffusi” dati in modo che ora definiremmo “tradizionale” attraverso il download di tavole predefinite, di file di dati o mediante i semplici Web Warehouse implementati. (es. Bilancio Demografico)

Ora mi scuso in anticipo con chi da tempo segue SegnalazionIT visto che gli esempi che seguono sono già comparsi in passato in altri articoli. Ma credo che raggrupparli ora tutti assieme possa servire a spigare meglio quanto detto fin’ora.

Nella figura seguente un output “classico” (con layout e stile di dieci anni fa :-) ) di quelli che si possono ottenere connettendosi a DEMO e interrogando il sistema. I dati in tabella sono quelli che riguardano il Bilancio Demografico per l’anno 2008 del comune di Roma.

demo.istat.it - Bilancio Demografico

Supponiamo poi di connetterci con il nostro BlackBerry o con il nostro Nokia N70 a istat.mobi (o mobile.istat.it). Seguendo i link riguardanti il Bilancio Demografico e selezionando il comune di Roma, troveremmo che

mobile.istat.it -  Bilancio Demografico

Ancora, dal sito ufficiale dell’Istat, inserendo il comune di Roma nell’apposito box in Home Page avremmo che

www.istat.it -  Home Page

www.istat.it - Bilancio Demografico

E se volessimo vedere come come questi dati possono essere utilizzati per la realizzazione di una applicazione mash-up con i dati di Google Maps, possiamo connetterci a http://cheapguru.org/comuni,  e ottenere il risultato in figura.

Google Maps e Bilancio Demografico

Oppure possiamo semplicemente copiareincollare il seguente codice su un qualunque blog/sito web

per incorporare all’interno del blog/sito la seguente tabella

Ovviamente gli esempi fatti non sono casuali. I dati infatti sono esattamente gli stessi. E provengono tutti dalle API pubbliche di DEMO. In nessun caso c’è stata una replicazione di dati. I dati sono stati semplicemente condivisi con altre applicazioni, su altri sistemi e attraverso l’utilizzo del codice di “embedding”. DEMO pertanto è stato “agganciato” tramite API agli altri siti web, diventandone parte integrante e condividendo con questi ultimi la parte dati.

In realtà i sistemi e i siti Web che condividono i dati di DEMO secondo queste logiche sono molti di più. Quando a Giugno 2010 saranno disponibili i dati del Bilancio 2009, DEMO e tutti i sistemi interconnessi di cui abbiamo parlato prima nonchè tutti i blog/siti che già hanno e quelli che nel frattempo avranno incorporato l’”embedded code” per la chart o la tabella del comune desiderato presenteranno istantaneamente i nuovi dati. Istantaneamente e senza intermediari. Dal “Data Dissemination” al “Data Sharing”.

L’Istat verso il Web 2.0: da fenomeno episodico a sistema

Il Forum Pa 2009 è stato l’occasione per l’Istat per discutere dell’utilizzo delle nuove tecnologie Web 2.0 e del rapporto tra produttori e fruitori dell’informazione statistica

di Stefano De Francisci / Daniele Frongia / Giulia Mottura (Giornale del Sistan 41/2009)

web 2.0 istat sistan

Innovare il modo di rendere disponibile l’informazione statistica, migliorare il dialogo tra chi produce contenuti e chi ne fruisce, favorire il processo di condivisione della conoscenza. Con questi obiettivi gli Istituti nazionali di statistica si muovono nell’universo dei servizi online in direzione del Web 2.0. Ne sono un esempio l’esperienza dell’Ocse (Swivel e IBM Many Eyes per la condivisione di dataset e la rappresentazione grafica interattiva, Wikigender per dare visibilità al tema dell’uguaglianza di genere, in modalità wiki) e quella dell’Unece (Metis-wiki per condividere idee sui metadati statistici).
Tra le novità più rilevanti si segnalano inoltre il nuovo Google Public Data sperimentato dallo U.S. Bureau of Labor Statistics, il servizio Zoho per creare e condividere documenti di testo a carattere scientifico, alcuni tool per la creazione rapida e semplice di questionari online, piattaforme wiki per la gestione di progetti e software per la creazione di mappe mentali.

Ma cos’è il Web 2.0? Si tratta di uno stato di evoluzione di Internet caratterizzato dal passaggio da un insieme di siti statici collegati fra loro a un ambiente globale nel quale piattaforme online con potenti interfacce grafiche offrono contenuti ampi e una stretta interazione tra gli utenti che – ed è questa la vera novità – forniscono valore aggiunto all’informazione originaria. Solo in Italia i servizi 2.0 più noti (YouTube, Wikipedia, Google, Flickr ecc.) vengono utilizzati da oltre 10 milioni di utenti. Anche l’Istat sperimenta l’utilizzo delle tecnologie Web 2.0 tramite strumenti di lavoro cooperativo (wiki, l’espressione forse più democratica di diffusione della conoscenza attraverso la tecnologia) e di visualizzazione interattiva (Gapminder, Google Motion Chart), sito per smartphone e motori di ricerca (soluzioni enterprise Google); inoltre, è in corso il riadattamento in chiave 2.0 del sito web http://www.istat.it con l’introduzione di web services e mashup, forniture in XML, RSS e widgets (per approfondimenti su questi temi è disponibile una biblio/sitografia su http://www.wiki.istat.it/doku.php/ forumpaweb20: webografia).

Il Forum Pa 2009, che si è tenuto a Roma lo scorso maggio, è stato l’occasione per presentare riflessioni ed esperienze sulle applicazioni Web 2.0 in Istat e sul contributo delle nuove tecnologie per la statistica. L’obiettivo che l’Istituto si pone è trasformare il Web 2.0 da fenomeno episodico a sistema governato e orientato all’utenza, selezionando le opportunità 2.0 più utili per la produzione e la comunicazione statistica. Quest’ultima, in particolare, può trarre indubbi vantaggi dall’evoluzione del web, giocando un ruolo chiave nel rapporto tra produttore e fruitore dell’informazione. Del resto, individuare nuovi canali e modalità di risposta alla dilatazione della domanda di informazione statistica è importante al fine di incidere sull’aumento di un’audience partecipe e motivata.

La sfida che l’Istat oggi si trova ad affrontare consiste nel rendere identificabile la statistica ufficiale rispetto alla grande quantità di dati immessi in rete, riuscendo a comunicarne le caratteristiche di qualità. E per orientare l’utente, divenuto coprotagonista nella produzione dell’informazione, è fondamentale una chiara strategia di comunicazione. L’interpretazione sociale della rete determina, infatti, una stringente concorrenza dal basso che può generare ridondanza e perdita di controllo sull’informazione pubblicata: la fonte dei dati diventa difficilmente individuabile e aumenta il rischio di degenerazione della statistica online. Come la comunicazione della statistica ufficiale possa incidere su tale contesto tramite le opportunità del Web 2.0, resta un argomento di dibattito aperto.

Un primo approccio è stato avviato da alcuni Istituti di statistica con il monitoraggio della blogosfera, la realizzazione di prodotti editoriali ipertestuali in modalità wiki, l’animazione di community di settore e di blog tematici e la pubblicazione di video per la formazione online.
Certo è che l’introduzione di strumenti di collaborazione con siti esterni e l’apertura all’uso diretto dei dati sono elementi fortemente attesi dall’utenza. Per questo motivo l’integrazione dei propri sistemi informativi attraverso le tecnologie 2.0 è un’altra sfida fondamentale per l’Istat. L’Istituto è attualmente impegnato nello sviluppo di sistemi basati su nuovi modelli di disegno, condivisione e integrazione di conoscenza e di architettura dell’informazione. Elemento saliente di tale approccio è costituito dalla centralità degli utilizzatori, non più solo destinatari finali ma parte attiva dei sistemi informativi. Ciò avviene, da una parte, coinvolgendo i diversi segmenti di utenti in modo mirato tramite la costruzione di ambienti collaborativi, e dall’altra adeguando i sistemi informativi alla molteplicità di linguaggi, esigenze e modalità di interazione caratteristici degli utilizzatori.

Lo sviluppo di ambienti di ricerca specializzati, capaci di integrare simultaneamente informazioni statistiche a vari livelli di strutturazione (da testi liberi a dati formattati e rigidamente strutturati), l’adozione di sistemi aperti di classificazione dell’informazione, la costruzione di glossari tematici vicini al linguaggio di varie tipologie di utenti, sono al centro di tali esperienze. Questo approccio, sostenuto dal riuso di software generalizzato e di strumenti standard proposti in ambito internazionale per la condivisione e la visualizzazione, si propone come modello innovativo per migliorare i livelli di servizi offerti dall’Istituto e forte incentivo verso l’ottimizzazione delle risorse.

Le esperienze che l’Istat sta conducendo in ambito Web 2.0 stanno dimostrando come l’informazione statistica può trarre diretto beneficio ed arricchirsi ulteriormente dalla convergenza e integrazione dei nuovi concetti, metodi, sistemi e tecnologie di organizzazione, condivisione, rappresentazione e visualizzazione della conoscenza, costituendo una delle più significative innovazioni per la statistica del Paese.

Google Public data e i dati italiani

Google Public data, di cui abbiamo parlato sei mesi fa al ForumPA e su questo blog, torna con interessanti novità per i dati italiani.

Lo scopo del servizio Public data è così presentato da Google:

I dati statistici pubblici, come ad esempio il tasso di disoccupazione o i numeri della popolazione, non devono essere né difficili da trovare né, cosa ancora più importante, difficili da comprendere. Google sta rendendo più facile trovare e utilizzare i dati statistici prodotti  da governi e da istituzioni ufficiali. Questi dati vengono poi inclusi nei risultati di ricerca di Google.com e visualizzati sotto forma di grafici interattivi che è possibile personalizzare e condividere con gli altri.

I dati quindi vengono mostrati non sul sito di chi produce i dati, ma direttamente nella pagina dei risultati della ricerca, al primo posto, così:

google public data

google public data

[the worlds life expectancy]

Come dicono gli sviluppatori del servizio, anche le persone che normalmente rifuggono dalle statistiche dovrebbero trovare questi grafici dinamici facili da usare e capire.

E ci sono novità anche i per i dati italiani, inseriti dalla Banca Mondiale.  I risultati sono molto interessanti, anche se limitati a Google.com (se inseriamo le stesse parole su Google.it non otteniamo nulla):


Cosa aspettiamo ad inserire dati Istat a livello regionale o comunale su Google.it Public data?

Il Web 2.0 e gli istituti di statistica (2/2)

Prosegue la traduzione del capitolo 11 dell’Annual Report 2009 dell’UNECE (United Nations Economic Commission for Europe).
Dopo il primo post ecco di seguito la seconda ed ultima parte.

Buona lettura
Eric Sanna & Daniele Frongia

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STATISTICS 2.0: ESEMPI DI APPLICAZIONI WEB 2.0 PER LE STATISTICHE
Una rassegna dei siti web suggerisce che, fatta eccezione per gli RSS, sia molto limitato l’uso pubblico del Web 2.0 da parte degli istituti di statistica. Ciò è stato confermato da un’indagine informale fra gli esperti di comunicazione e diffusione dell’informazione statistica, condotta dall’UNECE nel luglio 2008. Come illustra la figura 3, l’uso corrente o considerato di vari strumenti Web 2.0 è basso. Le ragioni delle limitate attività in questo settore comprendono la necessità di essere prudenti al fine di mantenere la credibilità pubblica, limitate risorse a disposizione e attenzione concentrata sui prossimi censimenti.


Fig. 3 – Uso corrente di Strumenti Web 2.0 da parte degli istituti di statistica

Nonostante queste sfide, è chiaro dalle risposte dell’indagine che molti istituti di statistica stanno seguendo con attenzione le tendenze del Web 2.0 e non escludono il suo potenziale per interagire con i clienti e le parti interessate. Esempi di applicazioni in corso di Web 2.0 da parte di organizzazioni statistiche sono forniti di seguito.

Blog

Statistically Speaking è un “blog per bibliotecari ed altri professionisti dell’informazione per presentare le ultime informazioni, notizie, suggerimenti e notizie relative all’Australian Bureau of Statistics” (ABS) (http://abs4libraries.blogspot.com). Online dal maggio del 2007, questo blog informativo fornisce aggiornamenti sulla disponibilità e l’uso dei prodotti statistici rilasciati da ABS.

Blogstats (http://blogstats.wordpress.com/) è un blog non ufficiale creato nel 2006 da Armin Grossenbacher (Swiss Federal Statistical Office (FSO)), come piattaforma per lo scambio di informazioni online rivolta ai professionisti della diffusione e comunicazione statistica. Inteso come un blog multi-autore, Blogstats fornisce le ultime notizie e informazioni in merito agli sviluppi del comunicare statistiche sul web.

Altri esempi di blog correlati alle statistiche comprendono:

  • il National Center for Health Statistics degli Stati Uniti (NCHS), che pubblica NCHS Press Room Blog (http://nchspressroom.wordpress.com), un “progetto non ufficiale” creato dall’ufficio stampa del centro. Online dall’aprile 2007, offre brevi articoli sulle statistiche sulla salute, spesso legati a soggetti attualmente presenti nei mezzi di comunicazione.
  • il Simon Johnson’s IMF Research Blog (http://blog-research.imf.org), che è stato istituito come piattaforma di discussione e di informazione circa gli incontri annuali del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Ha funzionato tra l’ottobre 2007 e maggio 2008, fornendo commenti e favorendo la discussione tra i lettori del World Economic Outlook del FMI.
Quando si parla della presenza degli istituti di statistica nella blogosfera, vi è un altro punto di vista da considerare: i post o i commenti scritti da altre persone sui prodotti o le organizzazioni. Il monitoraggio della blogosfera e di altri mezzi di comunicazione online dovrebbe essere considerato parte di una completa strategia di monitoraggio dei media. Statistics Denmark ha riportato in una recente riunione UNECE di controllare sistematicamente la blogosfera per scoprire i post più rilevanti, registrarli in un database e rispondere dove e quando necessario.

Wiki

La maggior parte degli istituti di statistica utilizzano il wiki limitatamente all’organizzazione o a gruppi chiusi di specialisti. La distribuzione in un ambiente controllato sembra essere la forza dei sistemi wiki, in quanto i wiki pubblici richiedono un rigoroso monitoraggio per garantire che le modifiche al contenuto siano accettabili per la pubblicazione.

La divisione statistica dell’UNECE ha portato avanti una sperimentazione dell’uso dei wiki per collegare gruppi di esperti e supportarli nelle loro creazioni e nei loro sforzi. Ad esempio, METIS-wiki (http://www.unece.org/stats/metis/wiki), è una raccolta di studi di caso sulla gestione dei metadati in istituti di statistica. Le pagine possono essere lette da tutti, ma solo gli utenti autorizzati possono commentare, modificare o aggiungere contenuti. Altre applicazioni wiki utilizzate da UNECE, con accesso limitato ai gruppi di lavoro designati, si stanno dimostrando preziose e capaci di far risprmiare tempo, supportando gli sforzi per passare da una semplice raccolta di contributi e commenti inviati tramite e-mail alla generazione di più dirette attività tra i membri.

Comunità online e condivisione dei dati

Swivel (http://www.swivel.com), Many Eyes (http://www.many-eyes.com), DataPlace (http://www.dataplace.org) e MapTube (http://www. maptube.org) sono esempi di siti web che hanno lo scopo di creare una comunità intorno alla condivisione e alla discussione delle informazioni statistiche. Questi siti rappresentano potenziali partner per gli istituti di statistica, in quanto forniscono un canale alternativo per la diffusione e la comunicazione dei dati statistici. Una indagine UNECE sull’attuale utilizzo del Web 2.0 ha rivelato una ridottissima partecipazione attiva degli istituti di statistica su tali siti web.

  • Many Eyes include i dati statistici e le domande relative alla disponibilità e all’uso delle informazioni statistiche ufficiali. Il livello di interazione fra le organizzazioni statistiche ed i propri clienti attraverso il sito sembra essere minimo.
  • Organizzazioni come OECD, UNESCO Institute for Statistics, UNECE, United States Census Bureau e United States Department of Agriculture hanno aderito a Swivel e la considerano una fonte ufficiale.
  • DataPlace, attualmente rilevante solo per gli Stati Uniti, “mira ad essere la vostra sorgente one-stop per l’edilizia abitativa ed i dati demografici della vostra comunità, regione e nazione” (http://www.dataplace.org/about_us.html ). Mette insieme una serie di statistiche ufficiali e non, per fornire una panoramica completa della situazione socio-economica di ogni località scelta dall’utente.
  • MapTube, sviluppato dal Centro di analisi spaziale avanzata dell’University College London, permette agli utenti di condividere e di sovrapporre mappe per confrontare visivamente diversi insiemi di dati.
La condivisione di video attraverso siti come YouTube (http://www.youtube.com) e Google Video (http://video.google.com) è limitata, con soli tre istituti di statistica che segnalano l’uso di questi strumenti. I tipi di contenuti che vengono caricati dagli istituti di statistica includono video di formazione, conferenze stampa e riprese di seminari e riunioni.

Social Bookmarking

Il senso di comunità creato dal Web 2.0 può essere utilizzato per aumentare il posizionamento e la popolarità di siti web aziendali attraverso strumenti di social bookmarking (condivisione online di segnalibri), come Digg (http://www.digg.com) e Del.icio.us (http://www.delicious.com). Apposite barre degli strumenti che prevedono il pulsante “Add This” sono disponibili gratuitamente e possono essere aggiunte ai template (modelli) dei siti web, come è stato fatto recentemente dall’Australian Bureau of Statistics. Incoraggiare gli utenti a memorizzare bookmark, link a pagine Web e condividerle può attrarre visitatori, nuovi e di ritorno, sui siti.

Podcast

L’uso di podcast da parte delle organizzazioni statistiche appare minima, anche se alcuni si avvantaggiano di questo canale per ampliare la propria offerta di materiale audio. Il United States Census Bureau offre due feed audio, un notiziario quotidiano sia in inglese che in spagnolo e un Statistical Abstract of the United States (http://www.census.gov/main/www/feeds.html). Il United States National Agricultural Statistics Service offre un podcast della sue news nazionali e locali (http://www.nass.usda.gov/Newsroom/Syndication/index.asp).

Mashup

Un mashup è “un’applicazione Web che combina dati provenienti da più fonti in un unico strumento integrato” (Wikipedia 2008): per esempio Statistics Netherlands ha sovrapposto i propri dati con una mappa di Google Earth (http://www.cbs.nl/en-GB/menu/themas/dossiers/nederland-regionaal/cijfers/cartografische-toegang/gearth.htm).

Really Simple Syndication

Molti istituti di statistica, se non la maggior parte, utilizzano i feed RSS per notificare le loro informazioni più recenti. L’offerta varia da un singolo feed di notizie a fornire aggiornamenti per argomento o per regione. I tipi di informazioni trasmessi da RSS includono:

  • Titoli di notizie e comunicati stampa
  • Avvisi di rilascio di prodotti e pubblicazioni
  • Calendari di uscita dei comunicati
  • Prossimi convegni e seminari
  • Opportunità di lavoro
  • Aggiornamenti delle funzioni del sito
Utili fonti di informazioni sugli utilizzi di RSS da parte di istituti di statistica e governi sono:
  • Sintesi degli attuali feed RSS del Sistema statistico europeo, curata da Eurostat (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page?_pageid=2453,1&_dad=portal&_schema=PORTAL)
  • Biblioteca del Governo degli Stati Uniti (http://www.usa.gov/Topics/Reference_Shelf/Libraries/RSS_Library.shtml)
  • News Centre del governo canadese (ttp://news.gc.ca/web/view/en/index.jsp?categoryid=12)

QUESTIONI DA PRENDERE IN CONSIDERAZIONE

Prima di intraprendere il viaggio nel mondo del Web 2.0, le organizzazioni necessitano di avere una chiara idea dei costi e dei benefici. Ci saranno grandi differenze a seconda che la tecnologia venga presa in considerazione per l’uso all’interno o all’esterno dell’organizzazione. Le seguenti questioni dovrebbero essere prese in considerazione al momento di considerare applicazioni Web 2.0 esterne.

Per le statistiche ufficiali e le organizzazioni del settore pubblico, mantenere la reputazione e la credibilità è essenziale. Se le informazioni pubblicate sono aperte a modifiche o commenti, ciò richiede la presenza di persone per monitorare la situazione e reagire di conseguenza. Le organizzazioni che decidono di inviare rappresentanti in reti sociali, comunità online o mondi virtuali, di solito lo fanno solo attraverso il supporto della propria dirigenza. La maggior parte dei siti Web 2.0 dovrebbe soddisfare le persone esterne piuttosto che le organizzazioni, questo presenta alcune difficoltà (ad esempio, chi sarà il portavoce e come sarà realizzata questa funzione di rappresentanza). La risoluzione di questi problemi richiede la definizione di politiche, tempo e fatica. Come hanno dimostrato le limitate attività realizzate fino ad oggi, è probabile che questo sia un ostacolo per l’ingresso.

Il guru dell’usabilità del Web, Jakob Nielsen, mette in guardia le organizzazioni dei pericoli di investire sull’inclusione di funzionalità Web 2.0 nel proprio sito web. Egli suggerisce che “la maggior parte delle attività delle imprese sono troppo noiose per le caratteristiche della comunità” e queste tecnologie sono più adatte a piattaforme interne dove la comunità di utenti è impegnato e affidabile. Nielsen afferma che mentre una minore “infusione” delle caratteristiche del Web 2.0 può portare benefici, le risorse potrebbero essere meglio spese per migliorare le caratteristiche di base e la fruibilità dei siti web esistenti.

L’impatto negativo sulla produttività dei dipendenti che utilizzano i siti di social networking durante l’orario di lavoro è stato un problema, cosicchè il divieto all’accesso a questi siti è una realtà per molti cittadini e organizzazioni del settore privato. Tuttavia, studi recenti di Gartner Inc e Huddle mettono in guardia le organizzazioni contro il rapido divieto di utilizzare questi siti. Essi suggeriscono che le organizzazioni dovrebbero prendere in considerazione, invece, se tali applicazioni possano essere utili per l’organizzazione e sviluppare una politica chiara, basata sulla fiducia, per il loro uso nell’ambiente di lavoro.

Le organizzazioni che decidono di offrire i servizi del Web 2.0 dovrebbe avere un quadro chiaro del proprio gruppo di riferimento e fare in modo che questi servizi siano soddisfacenti per le esigenze dei propri utenti. Se le caratteristiche del Web 2.0 iniziano a dominare il complesso di prodotti offerti, vi è il rischio di aumentare il gap tra gli utenti che hanno familiarità con Internet e quelli con limitato accesso o ridotta capacità di operare in questo ambiente.

POTENZIALE FUTURO

Ad oggi, gli istituti di statistica sono stati seguaci, piuttosto che leader nell’adozione di tecnologie Web 2.0. Ciò è probabilmente dovuto alla relativa novità del Web 2.0. Secondo il Gartner hype cycle (http://en.wikipedia.org/wiki/Hype_cycle), che rappresenta l’andamento delle nuove tecnologie dalla prima apparizione sul mercato, attraverso il successivo picco e fino alla maturità (per quelle che ci arrivano), il Web 2.0 ha superato il “picco delle aspettative gonfiate” nel 2006 ed è ormai prossimo alla “valle del disincanto”. Ciò indica che la tecnologia non è ancora arrivata a mostrare il rendimento degli investimenti e si trova in pericolo di essere abbandonata dalla stampa popolare.
Wiki e corporate blogging sono rappresentati separatamente sul Gartner hype cycle, e in una posizione più favorevole. Sembra che siano più vicini a diventare strumenti ampiamente apprezzati per aumentare la produttività sul posto di lavoro.

Che dire del Web 3.0?

Il Web è in continua evoluzione e ci sono molta speculazioni su ciò che sarà nel futuro. Nel 2006, John Markhoff del The New York Times, ha introdotto per la prima volta il termine “Web 3.0″ per descrivere ciò che è conosciuto anche come il “Semantic Web“. Anche se è ancora da venire, il Semantic Web dovrebbe trarre vantaggio dallo scambio di informazioni strutturate per fornire una più significativa e personalizzata esperienza. Tecnologie e standard come data-mining, Web Ontology Language (OWL) e il Resource Description Framework (RDF) dovrebbero fornire uno strato intelligente per il Web, rendendo possibile anticipare le esigenze di informazione degli utenti.

Il diagramma seguente illustra la natura interdisciplinare del nuovo campo denominato Web Science.

Fig. 4 – Fonte: http://webscience.org/

Per orientare gli studi in questo settore e il futuro del Web in generale, accademici come Tim Berners-Lee, co-inventore del Web, si stanno adoperando per l’istituzione di un nuovo campo interdisciplinare chiamato Web Science. Come illustrato nella figura 4, la Web Science combina molte differenti discipline. Apparentemente la statistica non è una delle principali.

Future applicazioni del Web 2.0 da parte degli istituti di statistica

Le idee che gli istituti di statistica possono prendere in considerazione per il futuro comprendono:

  • Utilizzo di siti di social networking Web 2.0 e mondi virtuali per sviluppare programmi di formazione con scuole e università. Si tratta di un evidente obiettivo di gruppo da sviluppare attraverso il Web 2.0, in quanto queste tecnologie sono generalmente più popolari fra i giovani.
  • Creazione di un punto di riferimento su Second Life o realizzazione di un censimento in SL, eventualmente come gioco istruttivo o esercizio in classe.
  • Promozione di un censimento o educazione statistica attraverso iniziative su pagine Facebook, comunità online e mondi virtuali.
  • Misurazione della domanda di statistiche attraverso siti come Uservoice ed invito ad inviare proposte per nuove collezioni di dati.

Fino ad ora, gli istituti di statistica sono stati prudenti ad avventurarsi nell’utilizzo di tecnologie Web 2.0. I vantaggi dovuti all’essere facilmente in grado di comunicare e collaborare con i propri utenti attraverso il Web devono ancora essere realizzati. È importante che gli istituti di statistica continuino a considerare il Web 2.0 come una possibilità di marketing e che l’interazione online continui ad espandersi. La condivisione di ricerche, di esperienze e di informazioni attraverso incontri internazionali o strumenti di collaborazione come Blogstats costituiscono una parte essenziale di questo processo.

Jessica Gardner (UNECE)

Il Web 2.0 e gli istituti di statistica (1/2)

Quella che segue è una traduzione del capitolo 11 dell’Annual Report 2009 dell’UNECE (United Nations Economic Commission for Europe).

L’autrice è Jessica Gardner, gli argomenti trattati stanno molto a cuore a questo blog e descrivono una realtà che ben conosciamo in quanto anche italiana.

Nonostante il panorama descritto non sia confortante bisogna tener presente che il Rapporto fa riferimento alla prima metà del 2008 e risente particolarmente della bolla Second Life, oggi completamente rientrata.

Nel frattempo, almeno per quanto riguarda l’Istituto Nazionale di Statistica, la Società Italiana di Statistica, diverse facoltà di Statistica, l’opportunità offerta del Web 2.0 è ormai chiara e ci si inizia a muovere decisamente in questa direzione. Che poi è la direzione di una statistica moderna e veramente utile per i cittadini.

Vista la lunghezza abbiamo suddiviso la traduzione del report in due post, di seguito la prima parte.

Buona lettura
Eric Sanna & Daniele Frongia

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BLOG, WIKI E STATISTICHE UFFICIALI:
Nuove prospettive di utilizzo del Web 2.0 da parte degli istituti di statistica
Jessica Gardner

INTRO

Blog e wiki sono ormai conosciuti e largamente utilizzati, ma non è stato scritto molto su come gli Istituti e le Agenzie di statistica li utilizzino e potrebbero utilizzarli per comunicare informazioni statistiche e monitorarne l’utilizzo. Cosa sta accadendo oggi nel mondo dei blog, wiki, social networking e altre applicazioni Web 2.0? Come incidono questi strumenti nelle statistiche ufficiali e cosa dovremo attenderci per il futuro?

WEB 2.0 OGGI

In parole povere, il termine “Web 2.0” è usato per descrivere una nuova ondata di tecnologie Internet che consente agli utenti di fare di più che un semplice accesso alle informazioni online: si possono aggiungere, modificare o influenzare i contenuti Web. Anche conosciuto con il termine di “social computing”, “user generated content” (contenuti generati dagli utenti) o “partecipative web” (web partecipativo), il termine “Web 2.0″ è stato originariamente coniato nel 2004 da Tim O’Reilly, il Chief Executive Officer di O’Reilly Media. Il termine indicava originariamente la struttura del Web emersa dopo il disastro delle dot-com nel 2001, sulla base del fatto che “nuove applicazioni e siti nascono con sorprendente regolarità” (http://oreilly.com/web2/archive/what-is-web-20.html). Il dibattito sul significato e sull’appropriato uso del termine è ancora in corso e le numerose definizioni esistenti consentono poco di chiarire ciò che è e ciò che non è Web 2.0. Tuttavia, il Web è chiaramente diventato un luogo dove le persone si incontrano e interagiscono e dove chiunque può creare contenuti online.

Esempi di ciò che possiamo considerare strumenti e applicazioni Web 2.0 sono intorno a noi: blog, wiki, condivisione foto e video, i siti di social networking, folksonomie, mashup e mondi virtuali. RSS (Really Simple Syndication), podcast e servizi Web possono anche essere considerati come parte della famiglia del Web 2.0, ma come strumenti a senso unico, dal momento che i consumatori possano utilizzarli ma non alterare il loro contenuto. Mano mano che le applicazioni Web 2.0 crescevano in popolarità, il potenziale di marketing e di comunicazione attraverso queste piattaforme è stato riconosciuto da parte di imprese e governi di tutto il mondo. Le organizzazioni statistiche stanno prestando particolare attenzione al Web 2.0, ma un informale sondaggio suggerisce che gli attuali esempi del suo uso siano piuttosto limitati. Le applicazioni più comuni si trovano di solito all’interno delle organizzazioni, ma esistono chiaramente opportunità per interagire con i clienti esterni e gli utenti di informazioni statistiche.

COME I GOVERNI E LE IMPRESE UTILIZZANO LE TECNOLOGIE WEB 2.0

Nella loro ultima indagine sull’e-Government, le Nazioni Unite hanno rilevato che il Web 2.0 sta fornendo un incentivo per i governi a “sviluppare una comunicazione bidirezionale con i cittadini”, anche se l’adozione di queste tecnologie è stata finora incerta. L’avanzata nel settore privato sembra più veloce e si è diffuso il termine “Enterprise 2.0” a sintetizzare il modo in cui le organizzazioni hanno declinato il Web 2.0 al proprio interno, per comunicare, gestire la conoscenza, aumentare l’efficienza e incoraggiare l’innovazione. Il Web 2.0 è anche utilizzato per costruire i rapporti esterni con i clienti e raccoglierne i feedback. Una indagine del 2008 che ha coinvolto 1988 dirigenti ha rivelato un aumento significativo nelle imprese dell’uso di blog, wiki e RSS negli ultimi 12 mesi (figura 1).


Fig. 1 – Fonte: McKinsey Global Survey Results, The McKinsey Quarterly, July 2008.

Blog

Dal 2006, il numero dei blog ha continuato a crescere notevolmente, i più recenti report indicano ulteriori 20 milioni di blog creati nel corso degli ultimi due anni, portando il totale a più di 70 milioni. Anche se la qualità del contenuto del blog e l’esistenza di splogs (spam blogs) rimane un problema, i rapporti indicano che la blogosfera sta crescendo, con il numero di blog nella top 100 dei siti più popolari in aumento dal 12 al 22 per l’ultimo trimestre del 2006.

I Blog possono essere utilizzati all’interno e all’esterno delle organizzazioni per comunicare le informazioni e gestire la conoscenza. Il software per il blogging è relativamente poco costoso ed i benefici del blogging diffuso possono includere un aumento dell’interesse e del page rank (importanza delle pagine) nei motori di ricerca. Un ampio studio sull’aumento del blogging nel settore pubblico degli Stati uniti suggerisce che questo mezzo sia più popolare anche fra i politici ed i rappresentanti eletti, i quali individuano nel blogging un modo per impegnarsi con i loro referenti.

Le imprese ed i governi stanno utilizzando i blog in diversi modi:
  • Education.au (http://blogs.educationau.edu.au/) è una organizzazione non-profit finanziata dal governo australiano per sviluppare soluzioni tecnologiche a sostegno di istruzione, formazione e carriera. E’ composta da circa 100 agenti, in prima linea nello sviluppo di servizi Web per la comunità australiana, appassionati sostenitori della tecnologia Web 2.0. Education.au aiuta gli utenti a trovare, registrare e condividere le informazioni, fornisce inoltre uno strumento per la creazione di una discussione tra colleghi e lettori esterni. E’ anche un modo per costruire una base di dati del proprio lavoro e delle proprie ricerche, classificando le informazioni con tag, il che rende facile agli utenti ritrovarle.
  • I dipendenti dell’Ufficio dei Servizi al Cittadino e Comunicazioni (US General Services Administration) hanno creato un blog chiamato GovGab (http://blog.usa.gov/roller/) per condividere le informazioni sui servizi del governo federale ai cittadini. Per gestire la regolarità dei post, necessaria per un buon blog, hanno un team di cinque blogger e ciascuno è assegnato ad un giorno della settimana. I loro post sono informativi scritti con toni umoristici e personali.
  • Twitter (http://www.twitter.com) è un servizio Web che permette il micro-blogging (messaggi fino a 140 caratteri). Questi brevi messaggi possono essere inviati e ricevuti sia online sia tramite telefono cellulare, e sono quindi un metodo rapido ed economico per l’invio di aggiornamenti o messaggi al proprio gruppo di riferimento. Ad esempio, la Croce Rossa Americana utilizza Twitter per fornire agli abbonati frequenti aggiornamenti durante le calamità naturali (http://twitter.com/RedCross). Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon mantiene un feed Twitter non ufficiale, per mantenere aggiornati gli interessati sugli appuntamenti di un dato giorno (http://twitter.com/secgen).
Wiki

Un wiki è un sito costruito su una piattaforma software che consente agli utenti di aggiungere, modificare o eliminare il contenuto. L’esempio più noto è Wikipedia, multilingue, gratuito, l’enciclopedia online che si è sviluppata attraverso i contributi degli utenti di includere migliaia di articoli (http://www.wikipedia.org).

Per le imprese e il governo, i wiki sono particolarmente preziosi come strumenti di gestione della conoscenza interna. Secondo McKinsey sono molte le organizzazioni che li utilizzano per incoraggiare i propri dipendenti a documentare e condividere le informazioni. Gli esempi includono:
  • la comunità di intelligence degli Stati Uniti, che ha creato Intellipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Intellipedia), un wiki per la condivisione di informazioni tra i lavoratori del settore. Fondata nel 2006, ora vanta 35.000 articoli e 37.000 utenti.
  • il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti utilizza Diplopedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Diplopedia) per condividere in modo efficiente informazioni sulla diplomazia e le relazioni internazionali tra la sue comunità degli uffici di affari esteri.

Varie organizzazioni utilizzano anche wiki pubblici per favorire l’interscambio su temi particolari. Un esempio è Wikigender, lanciata dal Centro di Sviluppo dell’OCSE (http://www.wikigender.org) sulla Giornata internazionale della donna nel marzo 2008. Il sito da allora è cresciuto fino a comprendere 291 articoli di 302 collaboratori. L’aggiunta o modifica dei contenuti è semplice come creare un account. Vi è un sistema di controllo della qualità in grado di proteggere contro lo spam, monitorare i cambiamenti e applicare politiche che assicurano agli utenti di creare contenuti appropriati.

Social networking e “crowdsourcing”

Man mano che i siti di social networking come Facebook, MySpace e LinkedIn crescono in popolarità (figura 2), contribuiscono ad incrementare il bacino di ascolto per le imprese e il governo. Università, politici e organizzazioni non-profit approfittano di questo potenziale, utilizzando siti come Facebook per creare gratuitamente “pagine business” per promuovere le loro iniziative. Facebook offre anche la possibilità, per le organizzazioni, di effettuare campagne pubblicitarie, condurre sondaggi e creare social application per impegnarsi con i propri gruppi di riferimento (http://www.facebook.com/business).

Fig. 2 – Nota: il numero di account MySpace è tratto da un articolo di USA Today del 10 febbraio 2008 (http://www.usatoday.com/money/industries/technology/2008-02-10-social-networking-global_N.htm), il numero di utenti di Facebook e LinkedIn sono stati presi dalle statistiche pubblicate sui rispettivi siti web, al 5 agosto 2008.
Applicazioni crowdsourcing (multisorgente) come Wikipedia incoraggiano un ampio input pubblico, aderendo ad un disegno presumibilmente fondato sul tema “La saggezza delle folle”. Un altro esempio di crowdsourcing è InnoCentive (www.innocentive.com), un sito dove i “seekers” (cercatori) indirizzano complessi problemi ad una comunità online di “solvers” (solutori), con un premio monetario per chi elabora soluzioni reali. Fra gli attuali problemi disponibili da risolvere è inclusa anche la modalità per migliorare il sistema di assistenza sanitaria degli Stati Uniti (10.000$ di ricompensa) o il modo di sviluppare metodi statistici per prevedere risposte a casi clinici (10.000$ di ricompensa).

Fix My Street (http://www.fixmystreet.com) è un’iniziativa sviluppata da mysociety.org, un progetto sociale del Regno Unito specializzato nella creazione di siti web che collegano i cittadini con il governo. La semplice interfaccia incoraggia i cittadini a segnalare i loro problemi locali, ad esempio graffiti, buche nella strada, illuminazione stradale guasta, segnando la posizione del problema su una mappa, inserendo una breve descrizione e, opzionalmente, caricando una fotografia. Il sito, automaticamente, invia una e-mail alle istituzioni locali che poi si occupano del problema e aggiorna il sistema una volta che il problema è stato risolto.

Gli strumenti Web 2.0 stanno aiutando le aziende a raccogliere i suggerimenti sulle future strategie e prodotti. Un esempio è My Starbucks Idea (http://mystarbucksidea.force.com), che incoraggia i clienti Starbucks a suggerire le proprie idee per un nuovo prodotto o funzione de attivare nel locale. Gli utenti registrati del sito possono votare e commentare le idee. Un team di “Ideas Partner” (dipendenti Starbucks) rivedere ciò che è stato inviato, valuta l’idea più popolare, innovativa e sostenibile e la presenta ai dirigenti per l’azione. Le organizzazioni che desiderano provare questa modalità possono prendere in considerazione la creazione di una pagina Uservoice (http://www.uservoice.com): il software uservoice consente agli utenti di presentare le idee, discutere e votare su di esse. Un rappresentante dell’organizzazione può quindi dare una risposta ufficiale sullo stato del suggerimento.

Mondi virtuali

I mondi virtuali sono un fenomeno che si è sviluppato nell’ambito dei giochi online. Esistono vari esempi, il più popolare è Second Life (SL). Costituito nel 2003, oggi ci sono più di 14,5 milioni di “residenti” SL, di cui circa 455.000 sono attualmente attivi (cioè si sono collegati negli ultimi sette giorni). I residenti viaggiano attraverso SL in forma di avatar, personaggi animati dalla computer grafica, interagiscono l’uno con l’altro e realizzano un mondo condiviso attraverso la creazione di imprese e l’acquisto di terreni, case, giardini, vestiti e altri oggetti virtuali. SL ha una propria economia basata sui Linden dollars (L$), con tassi di cambio ufficiali che oscillando intorno a 266L$ per un dollaro americano. Questa economia online, ha sollevato una serie di questioni di politica e affari, che possono essere seguite su siti come http://metanomics.net/.

Diverse aziende del mondo reale, tra cui H&R Block, IBM, Cisco e Reuters, hanno stabilito una presenza in SL e alcuni stanno trovando il successo. Secondo le statistiche economiche di SL, ci sono stati 61.136 residenti che hanno conclusi il luglio 2008 con una positiva nota finanziaria, con più di 202 persone che in quel mese hanno guadagnato l’equivalente di 5.000$. I tipi di imprese stabilite in SL comprendono: partiti e agenzie matrimoniali, guide turistiche, guardie del corpo, architetti del paesaggio, stilisti, speculatori immobiliari e creatori di animali.

Il settore pubblico, l’istruzione e le organizzazioni non-profit utilizzano anche SL per attrarre i propri gruppi di riferimento. Nel mese di ottobre 2007, la Banca mondiale ha lanciato il suo report “Doing Business 2008″ con una relazione di presentazione, una sessione di domande e risposte e un dopo-party con la partecipazione di 700 residenti SL ed ulteriori 1000 sintonizzati per il flusso audio. Secondo Daria Khalif, membro del team Doing Business, il lancio in SL è stato un successo, raggiungendo il maggiore pubblico di sempre per un singolo evento in SL.

La Svezia è stata uno dei primi paesi a creare un ambasciata virtuale in SL (Maldive ed Estonia l’hanno fatto anche loro). Costruito e gestito dalla Istituto Svedese, l’ambasciata virtuale offre un servizio presidiato per 20 ore a settimana e la riproduzione di Radio Svezia in background (http://secondhouseofsweden.com/). L’ambasciata virtuale offre schede informative sulla Svezia, immagini a titolo gratuito del paese, mostre d’arte, cibo virtuale svedese (comprese le ricette) e un auditorium per lo svolgimento di eventi. Il progetto ha avuto un bilancio iniziale di 400.000 corone svedesi (circa 65.000$) ed è considerato all’altezza della spesa sostenuta.

Le organizzazioni possono anche creare i propri mondi virtuali utilizzando il software Second Life Grid per tenere riunioni virtuali, condurre formazione per i dipendenti o incontrarsi con i clienti in un ambiente virtuale. Il sito web di Second Life Grid (http://secondlifegrid.net/) fornisce informazioni e studi di caso di organizzazioni come Intel Corporation, Global Junior Inc. e Ohio University che hanno utilizzato con successo la piattaforma per impegnarsi e occuparsi dei propri gruppi di riferimento.

(1/2 – continua…)

Web 2.0 per la Statistica al FORUM PA 2009

La prossima settimana la nuova fiera di Roma ospiterà l’edizione 2009 del FORUM PA (Al centro dell’innovazione). Anche quest’anno si parlerà di Web 2.0. E anche stavolta, dopo l’esperienza delle città digitali del 2008, proverò a dare un piccolo contributo. Con un’importante novità: insieme ad altri colleghi daremo vita allo speaker’s corner dello stand dell’Istat.

L’intervento Soluzioni Web 2.0 per la statistica si ripeterà ogni giorno per quattro giorni (come gli antibiotici, ma ad orari diversi):

Mercoledì 13 maggio ore 14.00 – Daniele Frongia

(Gli orari riportati sul sito del FORUM sono errati)

Ci sarà anche poi l’atteso Barcamp innovatoriPA, con la partecipazione di oltre cento blogger e del Ministro Renato Brunetta.

Insomma il FORUM PA 2009 ha le carte in regola per essere un evento interessante. O per lo meno, di non essere soporifero :)

Le indagini statistiche ai tempi del Web Sociale

Ringrazio Guido Arata per aver rivisto e riadattato l’articolo pubblicato su il Sole 24 ORE (inserto Nòva24, 11 dicembre 2008) per il nostro blog.


Le indagini statistiche ai tempi del Web Sociale

Oggi più che mai si fa largo utilizzo di espressioni quali ‘Web Sociale’ e ‘Web partecipativo’, al fine di enfatizzare due degli aspetti principali attorno ai quali ruota quel grande meccanismo comunemente chiamato Internet: la facilità con la quale gli internauti riescono ad interagire tra loro ed il potere che ciascun utente ha di produrre contenuti (user generated content).

Questi ultimi, presentati nelle forme multimediali del momento (testo, audio, video), contengono una grande mole di informazioni relative al loro autore; è il cosiddetto ‘bias dell’informazione’, secondo il quale chiunque dia vita ad un contenuto non può esimersi dal corredarlo di tracce personali. Molto importante è poi la tendenza alla creazione di reti sociali virtuali, in grado di mettere in contatto persone dalle caratteristiche affini; ciò richiede specifiche piattaforme (i social network) e la completa disposizione dell’utente a fornire informazioni genuine su di se, che aggregate permettono la creazione di un profilo accessibile a chiunque e necessario per la riuscita del ‘gioco’.

Entrambi questi aspetti fanno sì che in Rete vi sia un inesauribile flusso di dati personali (talora sensibili), alcuni volutamente condivisi, altri ingenuamente creduti al sicuro, che ne fanno un interessantissimo laboratorio per le indagini statistiche. Ma chi ha la possibilità di registrarli ed elaborarli? Principalmente i proprietari delle piattaforme web, gli unici in grado di tracciare ed in seguito analizzare il comportamento dei propri utenti.

Questi enormi concentrati di informazioni personali attraggono i centri di studio statistici ed i gruppi di marketing, che per potervi accedere devono però pagare i proprietari delle piattaforme; nasce così il mercato dei dati aggregati, fondato sul commercio dei dati personali quotidianamente lasciati in Rete. Tra le piattaforme in grado di immagazzinare il maggior flusso di informazioni è leader Facebook, che ha il grande vantaggio di essere generalista, il che gli permette di ospitare un’utenza eterogenea e di disporre quindi di ogni sorta di dati sensibili.

Un vantaggio che, racconta Daniele Frongia (informatico Istat e coautore di SegnalazionIT), non nasconde di voler sfruttare. L’obiettivo è infatti quello di mappare le relazioni tra individui mediante un’avanzata ricerca sociale, al fine di creare un grafo delle relazioni umane. Una ricerca dall’alto contenuto informativo, che diviene preoccupante se pensata totalmente nelle mani di un’unica azienda (Facebook, appunto).

La possibilità di reperire dati personali in Rete non si esaurisce con i social network: come spiega Davide Bennato (Docente di sociologia della ricerca e innovazione all’Università ‘La Sapienza’ di Roma e autore di Tecnoetica) sono sempre di più i portali che chiedono agli utenti pareri e previsioni in merito a qualcosa (film, attore, presidente, governo) con l’obiettivo di aggregare le loro risposte e dar vita a previsioni ed indagini culturali. Per indurre gli utenti a partecipare al meccanismo vengono sfruttati i più articolati stratagemmi: da premi virtuali a coloro le quali previsioni si rivelano veritiere, a vere e proprie ricompense in denaro; tra questi fece scalpore il portale che chiedeva agli iscritti di scommettere denaro sulla zona del Medio Oriente che nei mesi a venire sarebbe stata colpita da un attentato. Un servizio dietro il quale non si celava sadismo, bensì la volontà di comprendere quali fossero le zone più a rischio secondo il parere popolare, per poi prendere le dovute precauzioni.

All’obiezione secondo la quale indagini statistiche incentrate su dati raccolti in Rete non abbiano valore universale risponde Chris Anderson, direttore di Wired: con il trascorrere del tempo la coda lunga della Rete sarà in grado di fornire quantità di dati enorme a tal punto da poter essere definita universale. Ciò sancirà la scomparsa del metodo scientifico di campionamento che tuttora sta alla base degli studi statistici, sostituito dal data mining di queste gigantesche quantità di informazioni.

Oggi la tendenza è di riconoscere l’aspetto ’social’ della Rete come un valore aggiunto per le indagini statistiche, sebbene i centri di statistica tradizionali (Istat, Eurostat, OCSE), per loro stessa ammissione, non facciano ancora diretto utilizzo di questa tipologia di dati, dal momento che richiedono una tecnica di reperimento che esula dai rigidi standard ai quali da tempo sono soliti fare affidamento. Questa, sempre secondo Bennato, si articola in diretta o indiretta. Nel primo caso si tiene conto delle classifiche, delle votazioni, delle preferenze che gli internauti manifestano apertamente, nel secondo l’obiettivo è la creazione di un profilo per ciascun utente generato dall’analisi delle caratteristiche, degli elementi ricorrenti e di altri aspetti distintivi presenti negli user generated content (siano essi con fini divulgativi, personali o altro).

Esistono inoltre studi statistici che per mezzo di Robot, software silenziosi installati su computer di utenti-campione, ne registrano ogni attività in Rete; sfruttando così la tendenza culturale alla socializzazione ed alla condivisione, possono reperire ingenti quantità di informazioni bypassando le piattaforme. A rallentare l’insediamento dei Robot si oppongono lampanti problematiche legate alla privacy, che rapportate però al mercato dei dati aggregati ed alle analisi antropologiche sui rapporti umani, rischiano di passare in secondo piano.

Guido Arata http://www.delfinsblog.it