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Mondiali e Vuvuzelas: qualche consiglio dal web
A quasi una settimana dall’inizio dei Mondiali di calcio 2010, un pezzo d’Africa sembra già più vicina. E se per alcuni la sorpresa più grande è stato vedere un panorama di tifosi infreddoliti, mentre altri fanno ancora fatica a capire perché la vicina di ombrellone si dimena al ritmo di una danza simil-tribale, l’elemento “d’Africa” che tutti sono stati costretti a notare è il suono, per molti fastidioso, delle Vuvuzelas. Sottolineo per molti ma non per tutti perché sulla rete c’è già chi propone di sostituirla ai commenti dei cronisti.
La Vuvuzela, come si legge su Wikipedia, è una tromba da stadio ad aria, lunga un metro, che pare prenda il nome dal suo stesso inconfondibile suono. E’ un po’ il simbolo che caratterizza il calcio africano, anche se per un periodo era stata vietata negli stadi, e sembrerebbe aver preso piede anche in Europa grazie ai Mondiali. A Milano, qualche giorno fa ad esempio, l’Ente per il Turismo sudafricano ha distribuito gratuitamente oltre 700 Vuvuzelas, lasciando scontente buona parte delle persone in attesa.
Anche sul web si moltiplicano le pagine dedicate a questo strumento: molti blogger ne analizzano la storia, tanti si lamentano, un sito permette di riprodurne il suono, su Facebook i gruppi contro sembrano riscuotere più successo di quelli pro, mentre su Ebay cescono venditori ed offerenti. Noi vi proponiamo l’articolo di Wired Italia che spiega come eliminare il suono delle Vuvuzelas dalla tv. Fateci sapere se funziona e l’effetto che fa.
Il futuro è mobile

Prendete nota e segnatevi da qualche parte l’anno 2013. E’ ormai considerato da tutti i maggiori osservatori e protagonisti degli scenari IT un anno chiave per il Web. In quell’anno si stima infatti che il numero di PC nel mondo raggiungerà gli 1,78 miliardi mentre gli smartphone e gli altri dispositivi mobili saranno qualcosa come 1 miliardo e 820 milioni (fonte Gartner). In altre parole, il 2013 viene ormai indicato come l’anno del “sorpasso”. L’anno cioè in cui il numero di dispositivi “mobili” supererà il numero dei PC “tradizionali”. Da quel momento in poi, il loro numero continuerà a crescere inesorabilmente. Una buona parte di questi saranno smartphone. A questo proposito, sempre Gartner evidenzia come solo nel primo trimestre del 2010 la vendita di questo tipo di dispositivi sia cresciuta di ben il 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Lo stesso Google, per bocca di John Herlihy, (Vice Presidente, Global Ad Operations) ha in più occasioni sottolineato che “Tra tre anni, i PC desktop saranno irrilevanti. In Giappone, la maggior parte delle ricerche su Web è fatta utilizzando gli smartphone, non i PC”.
In ogni caso, la tendenza è ormai chiara. I dispositivi mobili saranno sempre più il mezzo attraverso il quale il mondo intero consumerà l’informazione e l’intrattenimento. E questo ci porta a fare alcune considerazioni.
La prima è che ormai non ha più senso pensare ai siti Web soltanto in chiave Desktop. I nuovi siti Web devono necessariamente essere progettati in modo tale da essere “multichannel”, in modo che servizi e contenuti possano essere accessibili indifferentemente sia da PC che da dispositivi mobili. Questo ovviamente vale anche per i siti Web esistenti che dovranno in qualche modo convergere inevitabilmente anche verso soluzioni “mobile”. Per fare ciò bisognerà tenere conto di alcune caratteristiche intrinseche di questi dispositivi, come ad esempio le dimensioni ridotte dello schermo, il fatto che non è previsto il mouse e il fatto che l’interazione con l’utente avviene sempre più attraverso i display “touch screen”. Non ultima la questione, ancora aperta, che riguarda le diverse posizioni dei vari produttori sul fatto di supportare o meno le applicazioni Flash.
I dispositivi mobili “aprono” poi ad una interessante categoria di applicazioni. Buona parte degli smartphone sono infatti dotati di antenna GPS. Sono pertanto dispositivi che possono rilevare la loro posizione e sulla base di questa agire in modo adeguato con l’utente (Location Sensing). L’applicazione per Iphone “AroundMe” consente di cercare alberghi, ristoranti, ospedali, taxi o altri servizi che si trovano nelle vicinanze del luogo in cui ci troviamo in quel momento. Ma possiamo andare oltre e immaginare, perchè no, applicazioni che ci fanno conoscere ad esempio la popolazione o alcuni indicatori economici del posto dove ci troviamo. L’informazione statistica che così viene “spezzata” per diventare informazione “di massa” ed essere resa facilmente fruibile da tutti. La questione è piuttosto interessante e articolata. Mi riprometto di ritornare su questo punto con un articolo ad hoc.
Nel frattempo, se avete con voi un iPhone o un BlackBerry, provate a collegarvi a SegnalazionIT.
I social media nell’era di Obama

Cosa sono i social media?
Social media è un termine generico che indica tecnologie e pratiche online che gli utenti adottano per condividere contenuti testuali, immagini, video e audio. I social media rappresentano fondamentalmente un cambiamento nel modo in cui la gente apprende, legge e condivide informazioni e contenuti. In essi si verifica una fusione tra sociologia e tecnologia che trasforma il monologo (da uno a molti) in dialogo (da molti a molti) ed ha luogo una democratizzazione dell’informazione che trasforma le persone da fruitori di contenuti ad editori. I social media sono diventati molto popolari perché permettono alla gente di connettersi con il mondo on line per stabilire relazioni di tipo personale o lavorativo. (Wikipedia)
E’ quindi chiaro che nei Social media rientrano forum, blog, wiki, podcast, immagini, video ecc e che le applicazioni più note sono Facebook, Twitter e tutti gli altri servizi online che compongono l’universo del Web 2.0.
In realtà, la locuzione Social media è più “giovane” di quella di Web 2.0: prima, infatti, si parlava più diffusamente di Social network. Chi ha contribuito a questo cambiamento? Sicuramente l’amministrazione Obama. Scrive a tal proposito Marco Pratellesi:
Il Dipartimento di Stato Usa ha sostituito il temine “social network” con “Social Media” per riferirsi a quell’insieme di piattaforme web che vanno da Facebook a Twitter. Non è un cambiamento di poco conto poiché sta a significare che per l’amministrazione del presidente Barack Obama questi sono i nuovi mezzi di comunicazione di massa ai quali guardare per l’informazione del futuro. “Il mondo sta cambiando velocemente e noi vogliamo cogliere tutte le opportunità di questa rivoluzione”, ha detto Alec Ross, responsabile per l’innovazione nell’ufficio del Segretario di Stato Hillary Clinton.
Anche in ambito statistico Obama sta sfruttando queste opportunità: qualche giorno fa su questo blog abbiamo parlato del Census2010 e, dall’interesse che ha suscitato (oltre 1000 letture in pochissimo tempo), verrebbe da pensare che anche in Italia sia maturo il tempo per iniziare a fare certe riflessioni.
Pratellesi continua così la sua analisi sui social media:
Il cambiamento è radicale: fino a pochi anni fa essere in internet voleva dire aprire un sito web e aspettare che gli utenti interessati, per un motivo o per l’altro, arrivassero a visitarlo. Oggi la Casa Bianca ha ribaltato quella prospettiva: se le persone stanno principalmente altrove (i social network) non si può attendere che vengano da noi, ma dobbiamo muoverci portando noi i contenuti dove gli utenti si aspettano di trovarli (i social media). “Dobbiamo portare l’informazione, i nostri atti amministrativi dove le persone vivono e discutono, perché questa è la strada per ampliare ed arricchire la nostra presenza ed avere una relazione diretta con la gente”, spiega Katie Dowd, new media director.
E in Italia, qualcosa si muove? Nella PA pochissimo. Qualcosa accade invece nelle aziende. Ne hanno parlato qualche giorno fa allo SMAU di Roma Stefano Mizzella ed Emanuele Quintarelli, con un’interessante riflessione su Enterprise 2.0 (il Web 2.0 applicato alle logiche di business) e Social Media Marketing.
Analisi della popolarità dei brand online – seconda parte
Il caso dei brand dell’alta moda
Qualche giorno fa abbiamo proposto un nuovo metodo per determinare la popolarità di un brand in Rete (Online Brand Popularity Index). In questo secondo post mettiamo alla prova il nostro indice applicandolo ad alcune marche dell’alta moda, per analizzare il loro posizionamento sul Web a partire dalla visibilità dei loro siti ufficiali. I brand scelti sono: Versace, Gucci, Prada, Louis Vuitton, Dolce&Gabbana, Armani, Roberto Cavalli e Valentino. Per ciascuno di essi, in questa prima fase abbiamo considerato il solo sito ufficiale internazionale (quello .com, per intenderci), in modo tale da non dover circoscrivere la nostra analisi ad un contesto locale. Per semplicità e per poter operare un confronto significativo, abbiamo selezionato dei marchi appartenenti ad uno stesso settore merceologico, con una valenza in termini di diffusione e di riconoscibilità sufficientemente equivalente. Detto questo, l’Online Brand Popularity Index può essere applicabile anche per la valutazione della popolarità online di brand appartenenti ad ambiti di mercato differenti tra loro.
Metodologia
I dati sono stati rilevati il 28/03/2010, tranne l’indicatore YouTube (02/04/2010). L’indice sintetico Online Brand Popularity Index è calcolato come media ponderata degli indicatori standardizzati (ovviamente Alexa è stato invertito cambiando segno al valore standardizzato). Nel computo dell’indice non sono stati esclusi indicatori tra loro correllati per non trascurare una ridondanza che, in questo ambito, riteniamo positiva. Non tutti gli indicatori sono uguali, né per qualità né per disponibilità di dati; per questo abbiamo assegnato pesi diversi a diversi indicatori. Agli indicatori principali, Google PageRank, Facebook e Link in entrata, abbiamo assegnato il valore 1; a Wikipedia e Alexa abbiamo assegnato il valore 0.75; agli indicatori i cui valori non erano disponibili per tutti i brand abbiamo assegnato il valore 0.5.
Confronto tra brand dell’alta moda: i risultati
Il nostro studio ha mostrato una certa omogeneità tra le otto case di moda analizzate, anche se con alcune significative discordanze. Il PageRank si attesta su una media del 6 diffusa, indicando uno stato non ottimale dei siti web ufficiali, che andrebbero migliorati e resi più efficaci. Ci sono poi delle forti divergenze sia per quanto riguarda il numero dei collegamenti a ciascun sito da Wikipedia, sia rispetto al numero di fan delle pagine ufficiali su Facebook. Abbiamo notato che alcuni brand (Versace, Roberto Cavalli e Valentino) non hanno un canale ufficiale su YouTube, mentre altre marche non hanno un profilo ufficiale su Twitter. Tra queste ultime ci sono Gucci, Louis Vuitton e Prada, che invece dominano il ranking complessivo, attestandosi, rispettivamente, al primo, al secondo e al terzo posto. A favore di Gucci e Prada gioca il PageRank, dato che i loro siti web ufficiali sono gli unici a “meritare” un 7. I siti ufficiali del terzetto di testa si distinguono anche per un maggior numero di link in entrata e per una maggiore presenza su Delicious. Per quanto riguarda il numero di fan su Facebook, invece, accanto a Vuitton e a Gucci primeggia Dolce&Gabbana, mentre Prada si attesta solo al quarto posto. I rimanenti 4 brand presentano un andamento decisamente più discontinuo, con valori generalmente più bassi. Nel caso specifico di Roberto Cavalli, che si colloca in fondo alla nostra “classifica”, ci troviamo di fronte ad un sito ufficiale con un PageRank di appena 5: troppo poco per un brand così importante.
Online Brand Popularity Index: i prossimi passi
Il metodo che abbiamo sperimentato è in grado di fornire un indice complessivo della popolarità sul Web di un brand e può essere esteso a qualsiasi settore, merceologico o meno. Per poter determinare il successo online, che è funzione sia della popolarità che della reputazione, in un futuro ci occuperemo di reputazione e di Social Media Monitoring, completando l’analisi quantitativa con una qualitativa, in modo da analizzare non solo “quanto” un marchio sia presente sul web, ma anche “come” sia presente. Nestlé ad esempio è “popolarissima” su Facebook, ma andando ad osservare la sua pagina fan ufficiale un po’ più da vicino ci si accorge che alcuni dei commenti presenti non sono per nulla positivi. Da adesso in poi, quindi, il nostro progetto si concentrerà sugli aspetti qualitativi della presenza online dei brand, e potrebbe presto tradursi in un nuovo post.
[Questo articolo è parte di un progetto di analisi dei brand online a cura di Alice Cetorelli, Simona Chiocchio, Cesare Deisori, Daniele Frongia, Eleonora Lisi, Lisa Vagnozzi]
Ecosia: il motore di ricerca ecologico
È attivo dallo scorso dicembre il motore di ricerca online ecosostenibile Ecosia. Eocosia lavora come tutti gli altri motori di ricerca, ma a differenza di loro dona il ricavato dei link sponsorizzati per proteggere le foreste pluviali il cui progetto di protezione della foresta è curato dal WWF (e localizzato nella fattispecie nel Juruena National Park in Amazzonia). Gli utenti di Ecosia possono salvare fino a 2 m² di foresta pluviale per ogni ricerca effettuata.
Navigate e fate le vostre valutazioni!
TED parla anche in Italiano
TED parla anche italiano
di Simone Magnani
Lo scopo che si prefigge questa comunità è davvero altisonante: unire il sapere per contribuire a rendere il mondo migliore.
Questo slogan è stato preso alla lettera TED è cresciuto ed è diventato un punto di riferimento per il nuovo mondo globale. Il gruppo che si è unito attorno al progetto organizza conferenze che sono animate da oratori che spesso sono considerati delle leggende viventi, nei loro campi. Bill Gates, Isabel Allende, Al Gore, Nicholas Negroponte, Chris Anderson e tantissimi altri protagonisti della cultura contemporanea.
E tutte queste conferenze sono state messe online su internet. E il web le rende disponibili in modo veloce e gratuito.
Per rendere ancora più fruibile questo sapere, è stato lanciato da poco un progetto di traduzione delle conferenze.
Nella sezione in italiano è già disponibile una buona scelta di contenuti. I traduttori sono una comunità di volontari. Ma nonostante il carattere volontaristico, il numero garantisce una discreta velocità nelle traduzioni. Le traduzioni, poi sono controllate con cura prima di essere pubblicate. Questo nell’interesse di non svilire o perdere il valore delle conferenze con traduzioni affrettate.
Questa novità rende davvero molto più facile arrivare ai contenuti e rappresenta un importante passo in avanti nell’ambizioso obiettivo di rendere il sapere disponibile per migliorare il mondo.
Wired Italia
AGGIORNAMENTO.
Per onestà di cronaca riporto le parole di Riccardo Luna, il direttore di Wired Italia, pubblicate su ManteBlog: “vorrei chiarire alcune cose. Intanto preferisco non parlare del sito: è gestito da un’altra società, in un’altra città, in un altro paese, da un’altra redazione e da un altro direttore. A wired.it faccio i migliori auguri e assicuro piena collaborazione ma non tocca a me difenderli da eventuali critiche.“
Sul comportamento dei media durante le presidenziali USA 2008
Molti i relatori di spicco: Albert-László Barabási, di cui abbiamo parlato recentemente nell’intervista a Ginestra Bianconi, e Phillip Bonacich, i cui studi sulla centralità sono un punto di riferimento per molti campi di applicazione dell’analisi delle reti.
Anche gli italiani faranno la loro parte. Il team di BayesFor (di cui abbiamo parlato in un precedente post), Francesca Grippa (eBMS-ISUFI),Toby Bazarnick (sociometrics group) e Daniele Frongia (Istat) – il sottoscritto – saranno presenti alla conferenza con una ricerca di cui vi riporto l’abstract in italiano.
Media Behavior During 2008 US Presidential Election: A Web Content Analysis
Autori: Matteo Zandi, Toby Bazarnick, Alessandro Bonazzi, Paolo Brunori, Daniele Frongia, Riccardo Govoni, Francesca Grippa
Questo articolo presenta un’analisi empirica del contenuto delle news pubblicate su Internet durante la campagna presidenziale negli Stati Uniti d’America nel 2008. L’analisi si basa su un campione rappresentativo di fonti di notizie online, monitorate su base giornaliera, durante e immediatamente dopo la campagna.
I dati sono stati raccolti dai 38 siti web degli organi di informazione cartacea, audiotelevisiva e online più popolari negli USA. In particolare il campione è stato scelto tra i siti online e le fonti di contenuto collegati ai più diffusi quotidiani e periodici statunitensi, nonché tra i canali televisivi via cavo americani (Nielsen, 6 / 08). Il contenuto online di tali fonti mediatiche è stato considerato come uno specchio per riflettere il contenuto e il tono delle corrispondenti versioni cartacee e radiotelevisive.
Le parole chiave sono state identificate sia dai discorsi di accettazione di Obama e McCain quali candidati presidenziali sia dai tre dibattiti presidenziali. Le parole chiave sono state scelte tra le parole più rilevanti identificate nella trascrizione di questi eventi.
Uno degli obiettivi delle analisi è stato quello di capire come i diversi media abbiano presentato ciascuno dei candidati e quali siano stati gli argomenti maggiormente discussi.
Un secondo obiettivo è stato quello di analizzare e visualizzare la rete i cui nodi sono le parole chiave e i candidati, mentre gli archi rappresentano la co-occorrenza dei nodi nelle pagine monitorate. La lunghezza degli archi è inversamente proporzionale alla frequenza della co-occorrenza.
Per studiare il comportamento dei media e le tendenze nel corso della campagna sono stati quindi utilizzati diversi strumenti di analisi di rete. In particolare ad un sottoinsieme di nodi di tale rete è stato applicato un insieme di misure di centralità (Freeman, Bonacich) ad intervalli periodici di tempo.
In futuro tale linea di ricerca potrebbe includere modelli previsionali, l’analisi delle tendenze, l’applicazione di una tassonomia pesata alle parole chiave, il collegamento tra parole chiave e il calcolo delle distanze tra le parole chiave all’interno delle pagine web.
Ad alta voce

Ad alta voce è un programma di Radio 3 Rai che propone delle letture a puntate di classici della letteratura italiana e straniera.
L’ascolto è piacevole e riposante e avviene tramite un player che si attiva automaticamente ma richiede di aver installato Real Player sul proprio PC.
Dopo Sardegna Digital Library, un altro buon esempio di come si possa veicolare cultura e memoria attraverso il web.
Di seguito i titoli disponibili ad oggi.
Buon ascolto!
>> Il circolo di Pickwik >> Orgoglio e pregiudizio >> La coscienza di Zeno >> Moby Dick >> Delitto e castigo >> I Buddenbrook >> Lord Jim >>L’isola del tesoro >> Memorie di Adriano >> Il processo >> Madame Bovary >> Padri e figli >> Giuoco perle di vetro >> Se questo é un uomo >> Il Gattopardo >> Il conte di Montecristo >> Per chi suona la campana >> Il Mulino sulla Floss >> I Malavoglia >> I mandarini >> I racconti di Kolyma >> Il richiamo della foresta >> I duellanti >>I dolori del giovane Werther >> I Vicerè >> David Copperfield >> Lessico famigliare >> Una questione privata >> Lolita >> La Storia >> Il deserto dei Tartari >> La cripta dei cappuccini >> Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde >> Opinioni di un clown >> Piccole donne >> Il Maestro e Margherita >> Il rosso e il nero >> Il ritratto di Dorian Gray >> L’educazione sentimentale >> Giro di vite >> Pinocchio >> Gli indifferenti >> Il fu Mattia Pascal >> Le avventure di Tom Sawyer >> Emma >> Il piacere >> Resurrezione >> Con gli occhi chiusi >> I tre moschettieri>> Il codice di Perelà >> Tre uomini in barca >> I ragazzi della via Pal>> Il mare non bagna Napoli >> Il giardino dei Finzi Contini >> Tre camere a Manhattan >> Il bell’Antonio >> Camera con vista >> La vita agra >> Bel-Ami >> Le memorie di Barry Lyndon >> Canne al vento >> Un anno sull’Altipiano >> Il barone rampante
PS
Alcuni testi sono stati ridotti ed adattati per la lettura via radio.
PS2
Consiglio “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lussu, un monumento alla stupidità della guerra.





