Category: Open Data

Lorenzo Benussi: “Ebbene sì! Una app alla volta, cambieremo l’Italia”

A seguito della chiusura delle sottomissioni per AppsForItaly, la competizione italiana sugli Open Data e in attesa delle proposte vincitrici, ripubblichiamo su autorizzazione dell’autore un articolo di Lorenzo Benussi pubblicato su Chefuturo.it. (http://www.chefuturo.it/2012/05/lorenzo-benussi-ebbene-si-una-app-alla-volta-cambieremo-litalia/)

 

 

Per chi non ne ha mai sentito parlare, open data è un modello di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico. Si tratta di una iniziativa basata sulla possibilità di utilizzare i dati pubblici per migliorare la trasparenza della Pubblica Amministrazione e creare servizi innovativi. Quando si parla di dati pubblici si intendono tutte quelle informazioni prodotte dalla Pubblica Amministrazione nell’espletamento delle sue funzioni: alcuni esempi classici sono i trasporti, l’inquinamento e i dati sulla scuola. Ovvero, informazioni prodotte con i soldi di tutti che oggi possono essere condivise con chiunque grazie ad Internet. Basta volerlo.

Gli open data in Italia stanno aumentando, ma certo il nostro paese non brilla per iniziativa. Le prime amministrazioni locali hanno iniziato a rilasciare o – utilizzando un termine più suggestivo – a liberare i propri dati solo nel 2010 e fino alla fine dell’anno scorso mancava una vera e propria strategia nazionale. Ma anche se l’ambiente era ed è quanto mai complesso e spinoso, Apps4Italy nel suo piccolo ha dimostrato che c’è voglia d’innovazione, bisogno di smuovere le acque e di provare a migliorare le cose. Anche se è difficile.

Il concorso nasce come una provocazione, una sfida all’immobilismo italiano, alla mancanza di budget per progetti innovativi e alla sordità di una parte delle istituzioni. Una prova per dimostrare che la comunità digitale italiana che è superficialmente descritta come pigra o interessata solo agli aspetti ludici e frivoli di Internet, in realtà è attiva e appassionata, forse più che in altri paesi.

Una sfida che, almeno in parte, abbiamo vinto. Perché quasi 200 proposte, di cui almeno 70 sono app già realizzate, costituisco un patrimonio esteso in due direzioni: sono un giacimento di servizi innovativi che ci possono aiutare a immaginare il prossimo futuro e sono un’agenda di lavoro da consegnare a chi ha la possibilità e l’obbligo di decidere come liberare i dati del nostro Paese. Ma il risultato più importante di Apps4Italy sono gli esempi che ha raccolto, proposte concrete che spiegano a cosa servono i dati pubblici, esempi semplici e tangibili in grado di essere capiti da tutti. Perfino da coloro che, per superficialità o malafede, non comprendono il perché sia “giusto” rendere disponibili i dati pubblici. Insomma, se non capisci il principio almeno puoi vederne l’utilità.

Apps4Italy come tutte le sfide ha avuto un percorso travagliato. Il concorso nasce senza soldi, senza dati e senza sponsor, l’unica cosa che mi ha spinto a portare avanti il progetto è stata la certezza che fosse una buona idea, testata all’estero in quasi tutti gli stati e un passaggio naturale all’interno di una strategia open data. Ho cominciato prima con la comunità open data italiana che si è subito aggregata, poi Regione Piemonte e il Consorzio TOP-IX hanno offerto i primi finanziamenti. Alla fine sono arrivati tutti gli altri, sia i grandi sponsor privati, Google, Microsoft e Vodafone sia i Ministri: con Brunetta prima e ora Profumo, entusiasta sostenitore del contest. Nel giro di pochi mesi e grazie al fondamentale contributo di varie associazioni attive nella promozione del modello open data in Italia abbiamo raccolto 45mila euro. Una cifra di tutto rispetto a cui vanno aggiunti i premi in servizi e prodotti. Niente male.

In effetti, a mano a mano che l’idea prendeva forma tutti venivano conquistati. Eppure, fino alla fine non c’è stata la sicurezza che un’iniziativa come questa potesse attecchire veramente nel nostro paese. Lungo il percorso non sono mancati i problemi: due posticipi per cause esterne; i dati dall’Amministrazione che arrivavano a rilento e di certo non abbondavano; le proposte che fino a 10 giorni fa erano solo 30.

Abbiamo tenuto duro, ci siamo preoccupati e occupati, ne abbiamo discusso molto nel comitato organizzatore e ci siamo anche domandati se non avessimo sbagliato tutto. Fortunatamente no, non ci siamo sbagliati.
Certo, bisognerà vedere quali e quante di queste proposte sono effettivamente realizzabili, che capacità avranno di diventare servizi reali e di crescere per arrivare a tutti. Quanti dati richiesti nelle proposte e non ancora disponibili saranno realmente liberati e con che tempi. Ma sono convinto di una cosa: indietro non si torna. Abbiamo raccolto idee concrete per valorizzare il patrimonio informativo pubblico, e ora abbiamo una serie di esempi dell’utilità degli open data. Non resta che collaudarli e portarli a casa dei cittadini e degli utenti.

Perché il vero punto di questo processo è che con Internet cambia tutto. Cambiano gli strumenti di trasparenza a disposizione della PA e cambiano le possibilità di creare nuovi servizi. Cambiano le opportunità che ognuno di noi ha per creare innovazione con la sola forza di un computer e della propria intelligenza. Di conseguenza, cambiano le capacità di incidere su realtà anche complesse come il funzionamento dello stato. Siamo di fronte ad una rivoluzione semplice e silenziosa che è già avvenuta anche se ci vorrebbero far credere il contrario. Perché è evidente a tutti noi, frequentatori della Rete, che i bilanci dovrebbero essere online, che le politiche dovrebbero essere discusse con i cittadini e che i dati sono la base dei servizi del futuro.

Cambia tutto ma non cambiano i problemi, non si modificano le mentalità. Non mutano gli interessi e le resistenze che sono sempre lì a ricordarci che in Italia spesso si oscilla tra una destra reazionaria e una sinistra conservatrice. Ma grazie alle tecnologie digitale si creano nuovi incentivi, nuovi modelli, nuove opportunità di competizione e cooperazione.

E qui arriviamo al punto: io so che i dati pubblici se resi disponibili potrebbero cambiare il rapporto di fiducia tra i cittadini e lo stato; io so quali sono i temi che hanno un reale impatto sulla nostra vita (pensiamo alla sanità, alle spese della politica, agli appalti pubblici); io so che con piccoli budget si potrebbero realizzare grandi risparmi, io so quanto abbiamo bisogno di numeri certi, analisi puntuali e soluzioni efficienti. Io so, e tutti noi sappiamo, chi potrebbe agire – ora e subito – per fronteggiare questa crisi economica e sociale.

Io so ma non ho le prove e non ho nemmeno gli indizi – a questo punto sarà chiara la citazione – ma sono convinto che non possiamo chiedere aiuto a nessuno. Dobbiamo cavarcela da soli e innovare senza permesso. L’esperienza diretta di Apps4Italy e della Discussione Pubblica sull’Agenda Digitale me lo confermano: là fuori c’è una grande energia, basta saperla innescare.

Roma, 4 maggio 2012 LORENZO BENUSSI

Competizione sul debito pubblico italiano

Duccio Schiavon, già fondatore di Stat Project e ora di Statistica Ning, ha ideato un nuovo progetto molto interessante: una competizione sul debito pubblico italiano, nell’ambito di una serie di iniziative di Giornalismo Analitico Collettivo (G.A.C.), un metodo di redazione e pubblicazione di notizie basato sull’elaborazione di dati estratti da diverse fonti e sulla partecipazione di una collettività di autori analisti. Insomma qualcosa di utile e interessante per i molti che si stanno occupando di Data journalism e di Open Data.

In cosa consiste questa competizione?

Il primo progetto consiste nella raccolta di una serie di visualizzazioni (semplici grafici, infografiche, diagrammi, ecc.) sul debito pubblico italiano. L’obiettivo è descriverne l’evoluzione, i principali responsabili, la dinamica e le cause, al fine di creare un “documento definitivo” che possa rappresentare il principale punto di riferimento divulgativo sull’argomento dal momento della sua pubblicazione in poi.

Perché partecipare 

Chi parteciperà al progetto godrà di un livello di visibilità proporzionato alla qualità del lavoro svolto e potrà beneficiare delle opportunità secondo quanto previsto dalle regole del G.A.C.. Aggiunge inoltre Schiavon: “mi auguro che questo progetto possa diventare una delle più eccitanti esperienze analitiche mai vissute in ambito statistico. Personalmente farò tutto il possibile perché il prodotto finale realizzato con i vostri contributi divenga in breve tempo un vero e proprio riferimento conclusivo sul debito pubblico italiano, e affinché ognuno dei suoi autori possa ritenersi orgoglioso per il proprio coinvolgimento nel progetto”.

Come funziona la competizione 

Le visualizzazioni dovranno essere realizzate attraverso l’utilizzo del software gratuito Tableau Public, uno dei più avanzati strumenti di visualizzazione e condivisione dei dati attualmente disponibili su web. Per la realizzazione delle rispettive creazioni grafiche si consiglia ai partecipanti di prendere visione delle numerose rappresentazioni disponibili alla gallery di visualizzazioni d’esempio di Tableau.

La scadenza della competizione è prevista per il 30 giugno 2012, data entro la quale i partecipanti dovranno inviare un messaggio al profilo di Stat Project comunicando l’URL del proprio lavoro pubblicato sul server web di Tableau Software. Per partecipare è inoltre indispensabile iscriversi inviando un messaggio al profilo di Stat Project o un’e-mail a info@stat-project.com entro e non oltre il 20 aprile 2012 in cui siano specificati nome, cognome ed una brevissima auto-presentazione del partecipante (5 righe).

Approfondimenti e ulteriori informazioni su http://statistica.ning.com/page/giornalismo-analitico

SegnalazionIT, che farà parte della giuria, è orgogliosa di partecipare e promuovere il progetto!

Open Data ed Istat: un legame già solido

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Secondo Wikipedia IT «I dati aperti, comunemente chiamati con il termine inglese open data anche nel contesto italiano, sono alcune tipologie di dati liberamente accessibili a tutti, senza restrizioni di copyright, brevetti o altre forme di controllo che ne limitino la riproduzione… …con la locuzione “open data” si identifica una nuova accezione piuttosto recente e maggiormente legata a Internet come canale principale di diffusione dei dati stessi». Wikipedia EN aggiunge che la tematica ha raggiunto un certo livello di popolarità “especially, with the launch of open-data government initiatives such as Data.gov“.

Le istituzioni pubbliche producono e possiedono una enorme quantità di dati che appartengono alla collettività. Parlare di Open Data con riferimento ai dati della PA significa, quindi, rendere i dati e le informazioni disponibili e accessibili direttamente online, da parte di cittadini ed imprese sia per elaborazioni che per creare applicazioni di pubblica utilità.

L’obiettivo è evidente: rendere più trasparente l’azione pubblica, favorendone il controllo sociale, supportare la partecipazione attiva dei cittadini, la collaborazione tra pubblico e privato. Inoltre, la disponibilità di dati, nell’era dell’economia della conoscenza, significa dare spazio all’innovazione ed alla creatività, chiavi strategiche per supportare lo sviluppo economico avanzato.

In Italia sono state avviate, a livello governativo, delle iniziative come dati.gov.it, che tuttavia non hanno raggiunto i livelli di complessità e ampiezza di dati messi a disposizione ad esempio dalle iniziative americana e del regno unito.

L’Istituto Nazionale di Statistica ha fin da subito percepito l’importanza di essere presente in modo attivo nel dibattito che si è sviluppato attorno agli Open Data, attivando I.Stat, il data warehouse della statistica ufficiale e creando un dialogo fra il mondo delle istituzioni, il mondo scientifico-accademico, la società civile e le diverse community tematiche su Internet.

Già dal 2010 l’Istat è intervenuto in modo ufficiale a diversi eventi che avviavano la riflessione sul tema degli Open Data. Di particolare rilevanza alcune iniziative della X Conferenza Nazionale di Statistica, ad es. l’Agorà La Statistica ufficiale incontra il movimento Open Data, le due sessioni dello StatCamp (Data Gov e condivisione dei dati; Statistica, Information Technology e innovazione), che hanno affrontato temi legati al data sharing, data visualization, open data e datagov. L’Istituto è stato anche presente ad eventi esterni come il convegno Fammi Sapere e il Digital Experience Festival 2011, inoltre ha organizzato, insieme a questo Blog, il BarCamp Sharing Data and Statistical Knowlwdge, in occasione della Prima Giornata Mondiale della Statistica.

Nel 2011, sono stati diversi gli eventi di particolare interesse a cui l’Istat ha partecipato:  Open Data: dalle parole ai fatti,  durante  il ForumPA 2011, in cui è stata annunciata l’iniziativa AppsForItaly, ossia la competizione italiana che prevede la creazione di applicazioni basate su Open Data e di cui l’Istat è stato uno dei primi sostenitori (l’iniziativa si concluderà con la premiazione dei vincitori al prossimo ForumPA 2012). Il convegno internazionale La Politica della Trasparenza e dei Dati Aperti, organizzato da Radio Radicale insieme alle maggiori associazioni italiane che si occupano di trasparenza e dati aperti. Il Workshop Istat Open Official Statistical Data, nel corso della Prima Giornata Italiana della Statistica, dove si sono ritrovati rappresentanti del mondo delle istituzioni, della Commissione Europea, del Ministero della Pubblica Amministrazione, insieme a movimenti, associazioni, fondazioni ed enti locali, a parlare di dati aperti, open government, statistica ufficiale e cultura del dato. L’Internet Governance Forum 2011, infine, ha consolidato la presenza ufficiale dell’Istat all’interno del dibattito culturale italiano sugli Open Data.

Il 2012 si presenta come un anno particolarmente significativo per il consolidamento del legame tra Istat ed Open Data. Nel prossimo mese di Maggio si terrà una iniziativa di assoluta rilevanza: la prima Data Journalism School italiana realizzata da una istituzione. L’Istat ha organizzato l’evento in collaborazione con la Fondazione <Ahref di Trento, curando in prima persona, attraverso la Scuola superiore di statistica e di analisi sociali ed economiche, sia la parte più specificatamente statistica del corso che quella relativa agli Open Data e agli aspetti legali dei dati aperti.

Parlare di Open Data e di Istat non significa però solo aderire ad una “filosofia” portando l’esperienza e la cultura di chi produce dati per mandato istituzionale, ma confrontarsi con altri attori istituzionali centrali e locali, attivare scambi di opinioni e di know-how con le diverse comunità scientifiche e accademiche, interagire a livello internazionale con gli altri produttori di statistiche ufficiali per arrivare a modalità di interscambio e diffusione dati condivise, essere riconosciuti come attori credibili dalla varie community Internet (es. Spaghetti Open Data, Open Knowledge Foundation Italia) che si occupano di aspetti che vanno dalle licenze d’uso dei dati alla loro rintracciabilità e alle modalità tecnologiche con cui vengono resi disponibili sulla Rete. Significa, in altri termini, essere capaci di proporre una visione di sistema nella quale i differenti stakeholder possano riconoscersi.

Il passaggio è significativo perchè richiede l’utilizzo di soluzioni di governance che siano in grado di mettere insieme competenze ed esigenze diverse: strategiche, tecnologiche, giuridiche, di produzione, diffusione, comunicazione, nonchè una capacità di gestire relazioni con tutti gli altri interlocutori con cui “fare Rete”.

E’ questa la grande sfida che l’Istat ha di fronte a se per i prossimi anni sul tema degli Open Data.

Data Journalism School 2012

Da qualche tempo sta crescendo in modo sempre più diffuso la consapevolezza del valore che possono avere i dati. Sta crescendo tra le pubbliche amministrazioni, che pian piano stanno lanciando le proprie iniziative legate agli Open Data rilasciando sui propri siti Web i dati in proprio possesso. Sta crescendo tra i governi, che stanno via via promuovendo i vari “data.gov”, i cataloghi governativi dei dati pubblici. Tutto questo mentre la Commissione Europea colloca gli Open Data all’interno delle iniziative strategiche della Digital Agenda for Europe. E anche chi produce dati per mandato istituzionale sta cogliendo l’occasione per  ridisegnare le proprie politiche di diffusione, rilasciando sulla Rete grandi quantità di dati di alta qualità e con elevate potenzialità nell’utilizzo.

C’è pertanto una grande disponibilità di dati che è possibile ritrovare sulla Rete ma che pone però un problema: sappiamo infatti bene quanto possa essere pericoloso utilizzare i dati senza avere la necessaria dimestichezza ed esperienza. Questo è ancora più vero per chi utilizza i dati per fare informazione. Una informazione di qualità non può infatti prescindere da un corretto utilizzo dei dati.

Ed è sulla base di queste considerazioni che  Istat (tramite la sua Scuola Superiore di Statistica e di Analisi Sociali ed Economiche) e Fondazione <Ahref lanciano la prima edizione della Data Journalism School, un corso di tre giorni in cui i partecipanti avranno la possibilità di capire come poter utilizzare correttamente i dati per fare informazione di qualità  e simulando i tempi di lavoro di una redazione giornalistica.

La Data Journalism School (#DJS12) si terrà dal 24 al 26 Maggio prossimi presso la sede Istat di P.zza Indipendenza 4 a Roma. Per questa prima edizione sono disponibili 20 posti con 4 borse di studio a totale copertura delle spese di iscrizione.  Qui il programma completo dell’iniziativa. Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito Web della Fondazione <Ahref o il sito dell’Istat. Vi ricordo infine che le iscrizioni potranno essere accettate a partire dal prossimo lunedì 26 Marzo fino ad esaurimento dei posti disponibili.

AppsForItaly, avviso ai naviganti

Come possono essere utilizzati e che cosa è possibile fare con gli Open Data? Probabilmente nessuno meglio dei cittadini, delle community di sviluppatori software indipendenti, dei professionisti, delle aziende, di coloro cioè che i dati li utilizzano puo’ rispondere meglio a questa domanda. Ed e’ proprio grazie a questa considerazione che nasce AppsForItaly, la competizione tutta italiana sui Dati Aperti.

Ricordiamo che gli Open Data sono generalmente dati prodotti dalla Pubblica Amministrazione e che vengono resi pubblici su Web consentendone il riuso. Per avere una idea di quali sono i dati disponibili, è possibile partire da dati.gov.it, il catalogo nazionale degli Open Data, lanciato alcuni mesi fa e che si sta pian piano consolidando per diventare l’”entry point” dei dati pubblici in Italia. Sono attivi anche cataloghi regionali come dati.piemonte.it (il primo portale per il riutilizzo dei dati pubblici in Italia) o dati.emilia-romagna.it. Rilasciano Open Data anche il portale dati.istat.it ma anche www.istat.it e tutti i siti web tematici dell’Istituto Nazionale di Statistica. (Potete trovare una lista piu’ completa qui)

AppsForItaly nasce pertanto con l’obiettivo di stimolare i cittadini a progettare applicazioni Web, Apps per dispositivi mobili, a creare visualizzazioni ed infografiche, a progettare database. Ovviamente non tutti i cittadini sono degli specialisti e hanno quindi le competenze necessarie o magari non tutti gli specialisti hanno il tempo o la possibilita’ di realizzare e mettere a punto le proprie proposte.

E’ questo il motivo per cui la competizione prevede anche la categoria “Idee e Progetti” dove tutti, ma proprio tutti coloro che hanno semplicemente una bella idea o un progetto su come utilizzare i dati possono partecipare.

Ne vale la pena? Ricordo che ad oggi il montepremi è composto da 30.000 euro forniti dal Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione e da 10.000 euro nonchè da numerosi premi in tecnologia e servizi messi a disposizione dai vari sponsor. Ma non va dimenticato il premio piu’ consistente e cioè quello di avere l’opportunita’ di portare le proprie proposte all’attenzione di aziende, delle community interessate, del mercato, della Pubblica Amministrazione.

Per fare questo, c’è ancora un mese di tempo. E’ infatti fissato per il 10 Febbraio prossimo il termine ultimo per inviare le proposte, che, ricordo, dovranno essere inviate registrandosi nell’apposita sezione del sito Web di AppsForItaly.

E se volete qualche suggerimento, potete “sbirciare” tra le proposte che sono risultate vincitrici ad esempio ad Open Data Challenge o quelle che hanno partecipato ad Apps For Developement.

Tutte le proposte pervenute saranno valutate da una commissione che si sta costituendo proprio in questi giorni, mentre l’evento/premiazione si terra’ presumibilmente durante la prima settimana di Marzo. Stay tuned per tutti gli ulteriori aggiornamenti!

Intervista a Sardinia Open Data

Ci sono persone che con le loro iniziative portano quell’innovazione che può cambiare (in meglio) un territorio. SegnalazionIT ha intervistato Andrea Zedda,  specialista nell’elaborazione dati e promotore del progetto Sardinia Open Data.

D. Come nasce Sardinia Open Data?

R. L’idea del progetto nasce essenzialmente nella rete e precisamente nel social network Statistica.ning del quale sono membro da diverso tempo. Agli inizi di settembre, un mio amico, Marco Calderisi, (con il quale stiamo fondando una piccola società molto interessante denominata [Kode], ma questa è un’altra storia…) pubblica un post riguardante Datawithoutborders, un’iniziativa nata negli USA, dove statistici volontari aiutano in maniera completamente gratuita le ONG presenti nel territorio per quanto riguarda l’elaborazione dei dati in loro possesso.  Avendo  continue esperienze di collaborazione con l’Osservatorio delle politiche sociali della provincia di Cagliari, ho iniziato a pensare che un’iniziativa del genere potesse essere rivolta al mondo delle associazionismo locale e che, con le opportune modifiche, fosse una cosa attuabile anche qui da noi.
Poi è successo che ho partecipato al corso “Web e statistica” a Pisa, organizzato dalla SIS dove ho avuto modo di approfondire, tra le altre cose, le tematiche dell’open data e quindi di prendere maggiore consapevolezza dell’enorme importanza che l’intelligenza collettiva e la condivisione della conoscenza hanno e avranno  sempre di più nel nostro mondo. Ho così deciso che l’open data sarebbe stato al centro del nuovo progetto che avevo in mente.
Il corso mi ha poi dato la possibilità di conoscere molte persone estremamente interessanti, sia tra i docenti che tra gli studenti, e ho potuto interagire con un ambiente aperto alle innovazioni e alla creatività. Tutti questi fattori hanno fatto si  che le idee che mi frullavano in testa si trasformassero in convinzioni. Così tornato in Sardegna ho iniziato a parlarne un po’ in giro e ho trovato subito l’appoggio e l’ entusiasmo di alcune persone, tutte donne, molto capaci e determinate (colgo l’occasione per citarle, sono Alessandra Murgia, Alessandra Peddis, Claudia Mocci e Cinzia Pusceddu) con le quali si è deciso di fondare l’associazione Sardinia Open Data, e grazie alle quali il progetto è diventato qualcosa di più concreto e molto ambizioso.

 

D. Quali sono le iniziative e i progetti che Sardinia Open Data sta supportando?

R. Attualmente portiamo avanti due progetti. Il primo è “OnData”, un progetto che ha tre finalità. La finalità primaria, che prende appunto ispirazione da Datawithoutborders, è il sostegno al mondo dell’associazionismo no-profit. Siamo partiti dalla considerazione che le associazioni, pur potendo spesso disporre di basi dati interessanti, non hanno di solito le risorse per sfruttarle, oppure non sono consapevoli del potenziale nella gestione di tali informazioni in termini di sviluppo organizzativo e strategico. Abbiamo così deciso di mettere a disposizione di queste associazioni la nostra esperienza nel campo della raccolta, dell’elaborazione e della presentazione dei dati, oltre che un supporto logistico, il tutto in maniera completamente gratuita.
Al contempo abbiamo intenzione di ricorrere all’aiuto di giovani volontari ai quali offriamo la possibilità di avere una prima esperienza pratica sul campo, quindi di sporcarsi le mani con dati reali e con esperienze concrete per quanto riguarda le varie fasi di un’indagine statistica.
La terza finalità del progetto consiste nel rendere il risultato di questo lavoro il più aperto possibile nel pieno rispetto della filosofia open data. L’obiettivo è in sostanza avviare un’apertura dei dati non calata dall’alto delle organizzazioni pubbliche ma un’informazione proveniente direttamente dal basso, e di incentivarne il riutilizzo in modo che questi dati acquistino un valore che vada oltre il contesto nel quale sono stati raccolti.
Un secondo progetto molto interessante è la partecipazione al concorso Appsforitaly. Intediamo partecipare sia nella categoria datasets che nella categoria applicazioni. Per quanto riguarda il dataset abbiamo già siglato un accordo di collaborazione con l’Ente parco di Molentargius, per cui contribuiremo all’apertura dei dati ambientali, di flora e forse anche fauna sotto licenza IODL.
Su quei dati abbiamo poi qualche idea su come svilupparci una app per smartphone o una webapp. Per ora stiamo ancora valutando se questa parte del progetto sia fattibile, c’è ancora da definire un modello, e per la parte dello sviluppo applicativo contiamo sull’aiuto di alcune aziende condotte da persone con le quali ho avuto modo di collaborare in passato, e che si sono rivelate estremamente disponibili ed interessate al nostro progetto.
Infine abbiamo intenzione di portare avanti una campagna continua di promozione dell’open data presso i vari enti e la società, attuata attraverso incontri diretti face to face o anche piccole presentazioni pubbliche.

 

D. La Pubblica Amministrazione Locale: gioie o dolori sulla questione Open Data?

R. Lavorando per diversi anni nella pubblica amministrazione (anche se solamente come collaboratore ultra-precario), ho preso parte alla progettazione e all’attuazione di diverse indagini e ricerche sociali, e posso dire che ho vissuto direttamente sulla mia pelle il problema della mancanza di consapevolezza per quanto riguarda l’importanza che dovrebbe avere il dato statistico presso le amministrazioni pubbliche. Le difficoltà purtroppo non si limitano alla sola apertura dei dati alla società, ma addirittura è la trasmissione di questi tra i diversi enti e tra i diversi dipartimenti che risulta essere una barriera difficile da superare. Manca l’idea dell’utilizzo di uno standard condiviso, e vige ancora una sorta di gelosia tra i vari uffici, i cui funzionari spesso si comportano come se fossero gli effettivi detentori del dato e per cui sono restii a condividere determinate informazioni addirittura con gli altri organismi pubblici che ne fanno richiesta. Per esperienza posso dire che nel momento in cui una struttura come un osservatorio avvia una raccolta dati rivolgendosi ad altre amministrazioni o ad altri uffici dell’ente a cui appartiene, quando va bene le informazioni vengono trasmesse tramite disordinati fogli di calcolo e la casistica più frequente sono dei file pdf blindati e file doc, per non parlare di chi preferisce ancora utilizzare il fax e il materiale cartaceo!
Per questo crediamo che la promozione e la sensibilizzazione presso la PA locale verso un approccio più aperto e consapevole riguardo l’importanza sociale ed economica che hanno le informazioni condivise, possa in un certo modo indicare la giusta via che porta ad una maggiore efficienza e ad una maggiore produttività nel settore pubblico.

 

D. Open data e trasparenza. E’ un binomio praticabile in Sardegna?

Oltre alle difficoltà che ho appena citato, posso dire che in Sardegna esistono anche realtà estremamente positive e in rapida ascesa. Un chiaro esempio di Open Data trasparente è il portale della Provincia di Carbonia Iglesias (e di recente quello del Comune di Sestu) che, primo in Italia, ha reso liberi i dati dei propri atti amministrativi in modalità semantica. In questo modo non ci sono intermediari tra la produzione del dato e i possibili fruitori esterni, sia che siano cittadini o aziende che vogliano sfruttarli per le loro applicazioni. L’iniziativa fa parte di un progetto Open Source più ampio che si chiama ontologiapa.it e che fa leva su una piattaforma Drupal 7 per la PA denominata “LinkedPA“. Questo è sicuramente il binomio perfetto tra Open Data e trasparenza e fa piacere dire che la nostra Regione faccia scuola per tutto il paese.

 

D. La Sardegna ha giovani brillanti e capaci. Può l’Open Data essere una opportunita’?

R.La Sardegna è una piccola isola nel contesto globale, oltre al turismo abbiamo poche risorse naturali da sfruttare, e ovviamente ormai è chiaro che non possiamo competere con la forza produttiva dei colossi mondiali nel settore manifatturiero. Per cui si tratta di investire tutto nel capitale umano. Sposare il concetto di Open data significherebbe poter disporre di una nuova risorsa praticamente a costo zero, perché si tratterebbe solo di aprire gli archivi già esistenti e di adottare nuovi standard per la loro diffusione. In questo modo, chiunque abbia idee e competenze avrebbe la possibilità di integrare i servizi offerti dal settore pubblico o inventarne di nuovi, il tutto senza che le amministrazioni debbano spendere ulteriori risorse. Quindi una grossa opportunità per i giovani che con l’open data avrebbero a disposizione un solido punto di partenza sul quale far fruttare le proprie idee e la propria creatività.

 

D. Come vedi il ruolo di Sardinia Open Data nelle due domande precedenti?

R. Per ora siamo solo una piccola associazione, certamente una delle prime realtà nell’Isola a portare avanti questo tipo di iniziative. Ci sentiamo delle specie di pionieri anche se bisogna dire che abbiamo diversi punti di riferimento nel territorio nazionale. Vedremo come si andrà avanti, quel che è certo è che l’entusiasmo e l’intraprendenza non ci mancano.
Per seguire le nostre iniziative o contattarci è possibile visitare il nostro sito web http://sardiniaopendata.org/ ma siamo presenti anche su Facebook, Twitter e Google+.

3, 2, 1… Al via AppsForItaly, il contest italiano sugli Open Data

Ha preso il via  ufficialmente AppsForItaly, la competizione tutta italiana sugli Open Data. Un concorso quindi, con tanto di premi in denaro, rivolto ai cittadini, alle communities di sviluppatori, alle aziende e alle associazioni che proporranno le migliori soluzioni per l’utilizzo del patrimonio informativo pubblico.  Il concorso si articola in quattro categorie: Idee e Progetti, Applicazioni, Dataset e Visualizzazioni e potranno essere presentate anche proposte che in passato abbiano già partecipato ad altre competizioni simili.

Il montepremi? Al momento è arrivato a ben 40.000 euro, di cui buona parte messi dal Ministero per la Pubblica Amministrazione  e Innovazione  che ha supportato il lancio dell’iniziativa assieme a ForumPA e Formez e a cui sta subentrando  il MIUR in conseguenza del recente cambio di Governo. Il contest è organizzato dal Comitato AppsForItaly ma va detto che sono partner dell’iniziativa  enti del calibro di Regione Piemonte, ISTAT, Regione Emilia Romagna, ENEL  che mettono a disposizione i propri dati.

C’è una sola regola da seguire: le proposte inviate devono esser basate sui dati pubblici, ma se volete dare una occhiata al regolamento completo potete farlo visitando l’apposita pagina. Il  contest si chiuderà il 10 Febbraio 2012.  A partire da quella data una apposita giuria selezionerà le proposte vincitrici che verranno premiate a fine Febbraio all’interno di un apposito evento. Per il momento buon lavoro a chi avrà intenzione di partecipare e …. vinca il migliore!!

Open Data Roma Workshop

4 Nov 2011 ATTENZIONE! Ci è appena giunta comunicazione che il Convegno ICTQR e il Workshop Open Data sono stati rinviati a data da destinarsi.

Ancora una volta parliamo di Open Data, dopo l’importante settimana che ha visto il tema dell’Open Government e degli Open Data al centro di importanti iniziative istituzionali. E questa volta lo facciamo segnalando l’Open Data Roma Workshop, una iniziativa lanciata dal Comune di Roma all’interno dell’edizione 2011 di ICTQR. Sarà il momento per fare il punto sullo stato dell’arte dell’Information e Communication Technology in Campidoglio, ma anche per partecipare a dibattiti, tavole rotonde,  incontrare aziende partner di Roma Capitale per parlare con loro di tecnologia e di ICT e per  provare i più recenti servizi On-Line progettati per semplificare il rapporto del cittadino con l’amministrazione.   Ma la vera novità di quest’anno saranno gli Open Data. L’Open Data Roma Workshop è infatti la prima tappa di un progetto più ampio chiamato  Roma Capitale Open Data ed è una iniziativa nata con lo scopo di favorire lo sviluppo di applicazioni e servizi basati sui dati pubblici del Comune di Roma che si svolgerà nelle giornate dell’8-9 e 10 Novembre 2011.  Un importante passo per stimolare aziende e cittadini a lavorare su idee, applicazioni, progetti anche in vista di AppsForItaly, la competizione nazionale sugli Open Data lanciata lo scorso 18 Novembre.

Al workshop possono iscriversi aziende, professionisti, singoli sviluppatori, cittadini con massimo di 2 rappresentanti per organizzazione e  che potranno partecipare all’iniziativa secondo due modalità differenti:

  • Partecipando alla sessione live nelle giornate dell’8 e del 9 in cui i presenti saranno divisi in gruppi e collaboreranno alla progettazione di un’idea o un’applicazione con l’aiuto degli esperti presenti.
  • Raccogliendo i dati nella sessione della mattina dell’8 novembre per poi sviluppare il progetto dalla propria azienda/postazione.

In entrambi i casi le proposte che saranno realizzate devono essere inviate entro le 14:00 del 9 novembre.

Le idee e i progetti migliori saranno premiati il 10 novembre in un evento speciale di chiusura lavori. Noi di SegnalazionIT saremo presenti nella giuria che valuterà le idee e i progetti pervenuti.

 

A causa del numero limitato di posti disponibili, è consigliato iscriversi all’evento compilando il form all’indirizzo: www.opendata.comune.roma.it

L’evento si svolgerà presso i locali di Spazio 900, piazza Guglielmo Marconi, 26 a partire dalle 9.30 dell’8 novembre 2011

Open Data, l’Italia s’è desta


La settimana
scorsa è iniziata con l’annuncio della nascita di dati.gov.it e con il lancio di AppsForItaly, la competizione italiana sugli open data. E’ poi continuata con la Giornata Italiana della Statistica dove i protagonisti istituzionali e della società civile che hanno reso possibile questo annuncio, hanno partecipato insieme al primo evento istituzionale sugli Open Data. E all‘Open Government Data Camp 2011 a Varsavia, chi era presente, ha raccontato tutto ciò al mondo.

La scorsa settimana è stata probabilmente una settimana chiave per l’open government e per gli open data in Italia. Cominciamo con la “discesa” in campo del Ministero per la pubblica Amministrazione e Innovazione che in una conferenza stampa a Palazzo Vidoni a Roma ha reso pubblica la strategia italiana sull’open government: Pubblica Amministrazione 2.0, G-Cloud e, soprattutto, Open Data.

Ovviamente un conto è fare un annuncio, un altro continuare a lavorare per far crescere le iniziative proposte e raggiungere gli obiettivi prefissi. Ad ogni modo, sul fronte Open Data abbiamo ora il portale dati.gov.it. L’idea è quella di farlo diventare in breve tempo il catalogo nazionale dei dati aperti della pubblica amministrazione.

E per stimolare da una parte le pubbliche amministrazioni a rendere pubblici i propri dati, e dall’altra i cittadini, le community di sviluppatori e il mercato ad utilizzarli, il Ministero ha deciso di supportare AppsForItaly, la competizione italiana sugli Open Data. […] Apps4Italy è un concorso aperto a cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori e aziende per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici, capaci di mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico.[...]

Ovviamente niente nasce all’improvviso. Se si è arrivati a questo, lo si deve alle tante iniziative che da oltre un anno a questa parte stanno nascendo un po’ ovunque in Italia e al lavoro continuo di associazioni, movimenti, fondazioni, ma anche enti locali ed enti privati che credono nella potenza dei dati aperti ai fini della trasparenza, della democrazia partecipata, dello sviluppo del Paese. Ed è interessante come, iniziative che nascono “dal basso” possano far incontrare l’interesse e il sostegno del mondo istituzionale. Attorno all’Open Data sta incredibilmente accadendo questo: istituzioni e pubbliche amministrazioni che siedono attorno ad un tavolo con associazioni, comitati e movimenti espressione della società civile.

E’ quello che è accaduto lo scorso 20 Ottobre presso l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica. Il Workshop Open Official Statistical Data, inserito nelle celebrazioni della Giornata Italiana della Statistica, è stato il primo appuntamento “istituzionale” dopo l’annuncio della strategia governativa sull’open government. Si è parlato della prospettiva italiana a riguardo dell’Open Data e dell’Open Government, della centralità del dato aperto nell’azione e nella strategia della Commissione Europea, di come la consolidata cultura del dato presente nell’Istat e nell’intero Sistema Statistico Nazionale possa e debba essere un elemento chiave nelle iniziative legate all’Open Data. Si è parlato di alcune esperienze di open data in Italia, e lo si è fatto dando spazio direttamente gli enti locali coinvolti. Si è parlato della iniziativa italiana dati.gov.it e di appsforitaly con i movimenti, le associazioni, le fondazioni che “dal basso” hanno reso possibile tutto ciò.

Le conclusioni di Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, meriterebbero in realtà un post a parte, visto che hanno toccato molti punti diversi, buona parte dei quali degni di essere segnalati. Ad ogni modo ha sottolineato quanto sta facendo l’Istituto per fornire alla società civile, alla Rete e al mercato dati di qualità ad un livello sempre più spinto di disaggregazione.

Ma non finisce qui. Sempre la scorsa settimana è stato lanciato in versione beta Wikitalia, un progetto che “mette in rete una serie di strumenti per la trasparenza della politica, il riutilizzo dei dati pubblici e la partecipazione dei cittadini”.  Si tratta quindi di una piattaforma che si rivolge soprattutto “ai sindaci e alle loro amministrazioni, affinché decidano di far propri la filosofia e gli strumenti dell’Open Government”. Hanno gia’ aderito al progetto i comuni di Firenze, Torino e Matera, mentre altri aderiranno a breve.

Qualcosa  in Italia finalmente sta accadendo. Ed è qualcosa di importante.


La versione in  inglese del post è stata pubblicata sull’Open Knowledge Foundation Blog e su Government in The Lab.


Prima giornata italiana della Statistica

La Società Italiana di Statistica, insieme all’Istituto Nazionale di Statistica, alla Banca d’Italia, alle Facoltà di Scienze statistiche e ad alcuni Dipartimenti universitari italiani, hanno proposto di istituire, ogni 20 ottobre, la «Giornata italiana della Statistica», rivolta a docenti, studiosi, alunni e cultori della disciplina.

Il 20 ottobre 2011, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, sarà celebrata per la prima volta la Giornata Italiana della Statistica, sulla scia della Giornata mondiale della Statistica dello scorso 20.10.2010. In occasione delle celebrazioni, che si protrarranno fino al 21 ottobre, l’Istat, la SIS e il Dipartimento Scienze Statistiche della Sapienza, organizzano alcune iniziative a Roma.

20 Ottobre
Istat, Aula Magna, Via Cesare Balbo 14

11.30 – 13.30  Celebrazione della Giornata Italiana della Statistica
15.00 – 16.30  Workshop – Open Official Statistical Data
16.30 – 17.00  Tavola Rotonda

Scopo della manifestazione è rafforzare la visibilità della statistica in Italia, e la fiducia dei cittadini in una Scienza che possa rispondere alle esigenze tecniche di oggettività e trasparenza, di conoscenza e partecipazione democratica, come scritto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata mondiale della Statistica del 20.10.2010.

Per confermare l’adesione inviare una e-mail a: eventi@istat.it

21 Ottobre
Dipartimento Scienze Statistiche, Sapienza Università di Roma, P.le Aldo Moro 5

09.30 – 14.00  Incontro dei giovani statistici
15.00 – 16.30  Riunione per la costituzione del Gruppo Permanente dei giovani statistici
15.00 – 17.30  Workshop – Statistica per innovare: la storia e le prospettive

Scopo della manifestazione è valorizzare le professionalità dei giovani statistici italiani, ovvero di diplomati, laureandi o laureati che si stanno inserendo nel mercato del lavoro o operano in ambito statistico da meno di 10 anni. Inoltre la Società Italiana di Statistica insieme all’Istat intendono favorire la costituzione del Gruppo permanente dei Giovani Statistici al fine di permettere di parlare delle loro esperienze e delle loro ricerche in un clima amichevole. In questa manifestazione sarà anche analizzato il  mercato del lavoro degli statistici italiani.

Per confermare l’adesione inviare una e-mail a: eventi@sis-statistica.org

21 Ottobre
Sala Odeion – Museo dell’arte classica, Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma, P.le Aldo Moro 5

9.00 – 12.00  Incontro - Statistica a Scuola

—[ E' possibile scaricare qui la brochure completa con tutti gli eventi in programma ]—