Da Network a Comunità
Internet 1, quella odierna, è basata sull’inclusione. Il professore di Harvard, Robert Putnam, direbbe bridging per sottolineare l’intento di mettere insieme gruppi sociali eterogenei. Internet è per l’appunto un network sul quale si sono sviluppati il web, le comunità e i social network. Al contrario di un’azienda o di una società statale, una comunità non può svilupparsi se non c’è il singolo membro che vuole donare volontariamente qualcosa di suo, sia pur la semplice partecipazione passiva.
Ma dobbiamo distinguere la partecipazione nei network e nelle comunità: in quest’ultime ci sono sempre doveri e responsabilità condivise su un obiettivo comune. Nel network, invece, ci si può scollegare e ricollegare a piacimento, non ci sono vincoli e si è più liberi. Pertanto esso è inferiore da questo punto di vista alla comunità. In altre parole, la priorità tra appartenenza e identità è invertita. Nel network c’è prima di tutto l’identità, poi l’appartenenza. Esattamente il contrario nella comunità.
È purtroppo facile ipotizzare che possano nascere a breve criteri basati sull’esclusione. La discriminazione può presentarsi con taglio tecnico o economico (tariffe) e così, se avviene in un qualsiasi punto della rete tra due utenti, s’invalida il principio della neutralità della rete.
Consideriamo i tre punti chiave dell’architettura web:
- html per comunicare con open standard
- url per farsi raggiungere con un indirizzo pubblico
- http e sip per il trasporto delle informazioni
e i tre probabili attacchi alla rete sottostante:
- Le Telecom che filtrano i dati
- Gli Over the Top (Google, Facebook, etc.) che isolano gli utenti dal web
- I Governi che controllano il contenuto
Il primo punto esprime il concetto “classico” della neutralità della rete, quello tecnico. Per fini speculativi, il passaggio all’IPv6 potrebbe essere un’occasione unica per iniziare a differenziare un utente dall’altro, inoltre oggi il tipo di protocollo che occupa più banda subisce una limitazione, data l’esigua quantità a disposizione.
Il secondo punto rappresenta il fatto che purtroppo esistono anche altre minacce oltre quella tecnica, per esempio l’effetto rete e il conseguente lock-in degli utenti. Alcune società sono infatti interessate a veicolare tutte le informazioni riguardanti o di interesse dei propri utenti sulle proprie infrastrutture tecnologiche.
Sull’ultimo punto, dobbiamo essere consapevoli del controllo da parte dei governi contro coloro che usano la rete per legittime istanze di rinnovamento democratico. Gli esempi della primavera araba hanno visto la rete come uno strumento di controllo oppressivo (cfr. un maestro sul tema: Evgeny Morozov, i suoi scritti focalizzano un pericolo per noi semi sconosciuto).
Internet 2, quella di domani, potrà essere basata sul bonding, dove si aggregano gruppi sociali omogenei e quindi essere basata sull’esclusione. Il più grande dei sociologi viventi, Zygmunt Bauman afferma che: «Una comunità è tale finché gli appartenenti non sono consapevoli di esserlo, mentre gli “adepti” di Facebook fanno parte appunto di una “Rete”». Proprio per questo dobbiamo vigilare, e agire per cambiare il nostro approccio da network a comunità.



Una questione fondamentale è come possa emergere un comportamento intelligente che vede l’azione coordinata di migliaia di individui se manca una mente unica capace di comprendere il problema nella sua globalità e di impartire alla colonia le necessarie istruzioni. Una possibile risposta è che il sistema sia auto organizzante ed a questo tipo di intelligenza collettiva viene dato il nome di intelligenza dello sciame o “swarm intelligence”. L’auto organizzazione è un meccanismo attraverso cui si realizzano strutture a livello globale a partire da interazioni tra componenti di livello più basso. Le regole che guidano l’interazione di queste componenti sono basate solo sull’informazione a livello locale senza alcun riferimento al comportamento globale che emerge come una proprietà del sistema. L’auto organizzazione si basa su quattro presupposti:


