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	<title>SegnalazionIT &#187; Social network</title>
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	<description>Segnalazioni, approfondimenti e tendenze del mondo IT</description>
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		<title>La crescente privatizzazione del Web</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 23:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eric Sanna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste, Recensioni, Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>

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										</div>Qualche giorno fa daily.wired.it ha pubblicato il post Come sopravvivere alla privatizzazione della Rete, una &#8220;intervista&#8221; a Jacob Appelbaum e Dmytri Kleiner, noti sostenitori di un Web più aperto e non soggetto a controlli. Secondo la loro analisi, il Web Si fonda sulla sorveglianza e il controllo del comportamento degli utenti e i social network [...]]]></description>
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										</div><p><img class="aligncenter" src="http://www3.varesenews.it/blog/educazione/wp-content/uploads/2010/12/prigione.jpg" alt="privatizzazione" width="170" height="175" /></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa <a href="http://daily.wired.it" target="_blank">daily.wired.it</a> ha pubblicato il post <a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/05/04/re-publica-appelbaum-kleiner-rete-privacy-69421.html" target="_blank">Come sopravvivere alla privatizzazione della Rete</a>, una &#8220;intervista&#8221; a Jacob Appelbaum e Dmytri Kleiner, noti sostenitori di un Web più aperto e non soggetto a controlli.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la loro analisi, il Web</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Si fonda sulla sorveglianza e il controllo del comportamento degli utenti e i social network sono la massima rappresentazione di questo sistema.<br />
&#8230;<br />
Secondo i due speaker, Facebook, YouTube, Twitter e con loro tutta l&#8217;attuale fase di Internet avrebbero nella sorveglianza e nel controllo dei dati il loro core business e il loro successo su scala mondiale sarebbe la conferma del loro perfetto funzionamento.<br />
&#8230;<br />
l Web è andato incontro a un processo di progressiva privatizzazione che ne ha modificato nel profondo la struttura, la finalità e le ragioni di esistenza. Ai suoi albori la Rete era già un social media dove gli utenti potevano scambiarsi dati e informazioni su una base paritaria e neutra. Poi qualcosa è cambiato.<br />
&#8230;<br />
E quegli spazi di condivisione che un tempo erano liberi e a disposizione degli utenti, sono ora spazi privati, gestiti da aziende valutate milioni di dollari la cui esistenza si fonda sulla raccolta dei dati che i loro clienti, inconsciamente, regalano. E che possono essere utilizzati per scopi commerciali o politici.<br />
&#8230;<br />
Molte forme di sorveglianza digitale sono legali e socialmente accettate: la privatizzazione della Rete ha infatti consentito la nascita di monopoli privati e commerciali dove possibilità che il Web offriva senza interferenze, come la condivisione di file o informazioni, si sono trasformate in servizi offerti da company private che esercitano sui loro spazi un controllo serrato e incontestabile. &#8220;E noi siamo stati ben felici che questo avvenisse&#8221;, ha chiosato Appelbaum.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Partendo da questa base viene avanzata qualche ipotesi di ritorno alle origini, ad un anonimato più spinto, all&#8217;utilizzo estensivo di piattaforme <em>peer-to-peer</em>. Il livello di approfondimento dell&#8217;articolo di Wired non è tale da argomentare in maniera convincente queste ipotesi di superamento dell&#8217;attuale situazione, tuttavia l&#8217;analisi esposta dai due mi è parsa largamente condivisibile.</p>
<p>La conclusione dell&#8217;articolo:</p>
<blockquote><p>&#8220;Internet era una piazza pubblica, ora è un centro commerciale sorvegliato&#8221;.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">è invece una considerazione a mio avviso esagerata, proverò dunque a fare qualche ragionamento sulla crescente privatizzazione del Web a partire dagli argomenti proposti da Appelbaum e Kleiner, prendendo in considerazione alcuni servizi di condivisione, comunicazione, social networking <em>in the cloud</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Innanzitutto si potrebbe provare a distinguere tra i fruitori dei social network ed i fruitori del Web. I primi sono senz&#8217;altro un sottoinsieme dei secondi, nel senso che non è detto che qualunque frequentatore del Web debba necessariamente essere attivo su un social network.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Per avere qualche idea degli utenti del Web in Italia possiamo rifarci ai dati pubblicati da <a href="http://www.audiweb.it" target="_blank">Audiweb</a> (è necessaria la registrazione) e relativi al mese di Marzo 2012: 39,4 mln su una popolazione di 54,6 mln, con circa 27,7 mln di utenti attivi nel mese. Per avere invece un&#8217;idea degli utenti dei social network in Italia possiamo rifarci alle analisi di Vincenzo Cosenza riportate sul suo <a href="http://vincos.it/osservatorio-facebook/" target="_blank">Osservatorio Social Media</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Più che la quantificazione, mi sembra molto più interessante porsi qualche domanda di natura psicologica/sociologica/antropologica sui social network: cosa spinge milioni di persone ad accedere ad un sottoinsieme privato del Web per condividere le proprie idee, convinzioni, impressioni, stati d&#8217;animo, letture, amici, ecc.? Perchè non comunicano le stesse informazioni direttamente sul Web, ad esempio tramite un proprio blog, ma sono disposte a farlo su un suo sottoinsieme gestito da una multinazionale?</p>
<p style="text-align: justify;">Credo che una naturale propensione alla socialità del genere umano si sia incontrata con un buon marketing e ciò abbia prodotto, in milioni di persone (generalmente dotate di conoscenze minime, dal punto di vista tecnologico), la convinzione che la richiesta di user e password consentisse loro di accedere ad un&#8217;area personale ed intima, dove la condivisione fosse riservata ad un ristretto gruppo di amici. E qui l&#8217;inganno è sottile: è vero che l&#8217;area è personale e intima (per quanto possa lasciare perplessi il definire intimo l&#8217;avere decine e decine di &#8220;amici&#8221; Facebook) ma è comunque sotto il controllo di una entità privata, costituita da sconosciuti, che dichiara esplicitamente di voler utilizzare per fini commerciali tutte le informazioni che gli vengono fornite, sia pure anonimizzate e trattate statisticamente. E ciò vale per i social network ma vale anche per Gmail e simili.</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamo che è un accordo che presenta dei vantaggi per entrambe le parti: ambiente protetto, spazio di memorizzazione, servizi di ottimo livello e -sopratutto- gratuità, contro cessione di informazioni personali ai fini di analisi statistico-economiche dalle quali il fornitore dei servizi ricaverà un utile. Non bisognerebbe però dimenticare che i termini di fornitura dei servizi gratuiti sono molto penalizzanti per i fruitori degli stessi e che la possibilità di usufruirne (e dunque di essere presenti sul Web) è quasi completamente in mano ai fornitori, come dimostra la spiacevole esperienza di <a href="http://webeconoscenza.net/">webeconoscenza.net</a> di Gianluigi Cogo raccontata da <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2012/05/01/tech-law-wordpress-com-spegne-senza-motivo-webeconoscenza-e-questa-la-rete-che-vogliamo/" target="_blank">Ernesto Belisario</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ragionando in questi termini forse è più evidente il legame perverso fra il miglioramento dei servizi offerti dalle grandi società di Internet (Facebook, Google, ecc.) e la &#8220;naturale&#8221; tendenza alla privatizzazione del Web: più sofisticati ed utili sono i servizi offerti dai network privati, maggiori sono gli utenti che utilizzano i social network e dunque maggiori sono le informazioni tramite le quali generare profitti. Ovviamente non è solo una questione di ottenere nuovi utenti ma anche di fidelizzare quelli esistenti, dunque esiste una tendenza evolutiva ad offrire sempre maggiori servizi: se l&#8217;utente trova facilmente all&#8217;interno del social network anche altre informazioni di cui ha bisogno, es. motori di ricerca, pagine dell&#8217;azienda da cui è solito acquistare libri, collezioni di fotografie, musica, libri, possibilità di videochiamare le persone con le quali interagisce abitualmente, la sua necessità di navigare al di fuori degli spazi protetti del social network si riduce notevolmente.</p>
<div style="text-align: justify;">Alcuni ulteriori -pericolosi- passaggi &#8220;logici&#8221;, nella logica perversa di cui si è detto, potrebbero essere i seguenti:</div>
<div style="text-align: justify;">
<ul>
<li>che non essere presenti sui social network, in particolare su Facebook, diventi sinonimo di poca visibilità, di poca raggiungibilità, di scarso interesse all&#8217;interazione con i propri clienti o utenti;</li>
<li>che non solo i servizi ma gran parte del Web venga &#8220;ri-mappato&#8221; dentro i social network e questa venga fatta passare come una normale tendenza evolutiva del Web;</li>
<li>che i navigatori meno accorti privilegino la sola presenza sui social network, magari con pagine private e dunque raggiungibili solo da altri utenti di quel social network, anziché da tutto il Web.</li>
</ul>
</div>
<p style="text-align: justify;">Queste sono tendenze già in atto, largamente reversibili a mio avviso, ma comunque da non sottovalutare in quanto indotte dal marketing e finalizzate unicamente al profitto di pochissime multinazionali IT che lavorano su scala mondiale e che investono milioni di dollari per mantenere la propria posizione dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">Come superare tale situazione? Escludendo gli integralismi di <a href="http://stallman.org/facebook.html" target="_blank">Richard Stallman</a> (che pure vi invito a leggere) o forme di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Neo-Luddism" target="_blank">neo luddismo</a>, io credo che l&#8217;obiettivo sia raggiungibile solo tramite l&#8217;azione combinata di vari fattori, me ne vengono in mente alcuni:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">le riflessioni sulle parti meno note delle tendenze in atto nel Web iniziano a farsi largo nella società e una maggiore consapevolezza degli utenti potrebbe far sperare in una loro progressiva diminuzione di attività nell&#8217;ambito di piattaforme chiuse;</li>
<li style="text-align: justify;">è immaginabile che l&#8217;evoluzione, da parte degli utenti del Web, del livello di comprensione di alcune logiche di funzionamento dei sistemi informatici e di alcune logiche macro e microeconomiche delle multinazionali IT, li indirizzi verso il pagamento di servizi personalizzati sulle proprie necessità e che garantiscano la propria privacy e la propria presenza sul Web, piuttosto che sulla fruizione gratuita di servizi invasivi;</li>
<li style="text-align: justify;">è auspicabile una presa di posizione forte da parte di entità nazionali (es. Authority della privacy) e sovranazionali (es. Commissione Europea) per la definizione di norme chiare sulla possibilità di generare profitti utilizzando i dati personali degli utenti;</li>
<li style="text-align: justify;">sarebbe doveroso un impegno delle istituzioni per introdurre nei programmi scolastici lo studio dei principali paradigmi di funzionamento del Web, di Internet e dei sistemi informatici in genere, in maniera tale da formare persone capaci di decidere con cognizione di causa a quali servizi aderire e a quali no.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Insomma, il panorama attuale non è confortante ma, a mio avviso, nemmeno drammatico. Siamo alla fase del Web di massa, in cui i social network contribuiscono ad aumentare considerevolmente il numero di utenti attivi e in cui l&#8217;azione (condividere, taggare, twittare, postare, ecc.) prevale sulla riflessione; probabilmente, come in ogni fenomeno di massa, esaurita la forte spinta iniziale, si arriverà ad un uso più misurato e consapevole del Web. Il Web è in continua evoluzione, nuovi soggetti, nuovi utenti, nuove idee saranno sempre in grado di scalzare le vecchie, è solo una questione di tempo. I social network non sono destinati a scomparire nel breve periodo, ma certo è necessaria una azione mirata a favorire un loro utilizzo consapevole, ragionato e limitato alle effettive necessità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nuovi software e servizi, nuove modalità di creare e ricevere informazioni, nuove banche dati, nuove modalità di interazione sociale e civile, tutto ciò che può far evolvere e innovare l&#8217;attuale situazione, necessita di cittadini informati e di un Web libero e aperto.</p>
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		<title>Scadenza Apps4Italy e gare creative Zooppa</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 22:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Frongia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee ed eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;">
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										</div>Nel Giorno della Terra, celebrato dall&#8217;immancabile Doodle HTML5 di Google, vogliamo ricordare un&#8217;importante scadenza, quella di Apps4Italy, un concorso per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici, capaci di mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico. Potete inviare le vostre proposte fino al 30 aprile 2012 nella sezione Registrati. [...]]]></description>
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										</div><p style="text-align: center;"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/04/apps4it052.png"><img class="size-full wp-image-7027 alignnone" title="apps4it05" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/04/apps4it052.png" alt="" width="121" height="114" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel <a href="https://www.google.it/#q=Giorno+della+Terra&amp;ct=earthday12-hp&amp;oi=ddle&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.r_qf.,cf.osb&amp;fp=f8524a8ddb62bbe2">Giorno della Terra</a>, celebrato dall&#8217;immancabile <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Earth-Day-Google-festeggia-il-Giorno-della-Terra-con-un-doodle-di-fiori_313231066707.html">Doodle HTML5 di Google</a>, vogliamo ricordare un&#8217;importante scadenza, quella di <a href="http://www.appsforitaly.org/">Apps4Italy</a>, un concorso per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici, capaci di mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico.<br />
Potete inviare le vostre proposte <strong>fino al 30 aprile 2012</strong> nella sezione <a href="http://www.appsforitaly.org/blog/registrati/">Registrati</a>. Se siete ancora indecisi, pensate al monte premi: <a href="http://www.appsforitaly.org/blog/i-premi-in-palio/">45.000 euro</a>!</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-7023"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Per chi fosse interessato a &#8220;competere&#8221; (anche dopo la chiusura di Apps4Italy, e non solo su progetti riguardanti i dati) segnaliamo che, sulla piattaforma di social advertising </span><a style="text-align: justify;" href="http://zooppa.it">Zooppa</a><span style="text-align: justify;">,  sono in corso </span><a style="text-align: justify;" href="http://zooppa.it/contests/global">gare creative</a><span style="text-align: justify;"> sponsorizzate da famosi brand ma anche da pubbliche amministrazioni, eccone qualcuna:</span></p>
<p><a href="http://zooppa.it/contests/paccoweb/brief">Poste Italiane</a> vi chiede di realizzare:</p>
<ul>
<li>un contenuto VIDEO della durata massima di 60 secondi;</li>
<li>una grafica pubblicitaria;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Grafiche e video dovranno promuovere il prodotto PaccoWeb, un servizio nuovo che non è ancora stato promosso. I contenuti potranno fornire spunti e idee creative per la futura comunicazione del servizio.</p>
<p>Premi da 1000 a 5000 $.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<a href="http://zooppa.it/contests/turismo-fvg/brief">Agenzia per lo sviluppo del Turismo del Friuli Venezia Giulia</a> si rivolge a Zooppa per promuovere l’offerta turistica del proprio territorio. Gli utenti sono invitati e stimolati alla realizzazione di contenuti video dai quali emerga in modo creativo e originale un aspetto tipico di uno dei quattro capoluoghi di provincia della regione:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.turismofvg.it/Localita/Trieste">Trieste</a></li>
<li><a href="http://www.turismofvg.it/Localita/Udine">Udine</a></li>
<li><a href="http://www.turismofvg.it/Localita/Pordenone">Pordenone</a></li>
<li><a href="http://www.turismofvg.it/Localita/Gorizia">Gorizia</a></li>
</ul>
<p>Premi da 1000 a 3000 $.</p>
<p>Il <a href="http://zooppa.it/contests/registro-it/brief">Registro .it</a> (<a href="http://www.cnr.it/sitocnr/home.html">CNR</a>) vi chiede di realizzare dei contenuti VIDEO che raccontino le attività della struttura e ne celebrino i 25 anni di attività.</p>
<p>Premi da 2000 a 4000 $.</p>
<p><em>In bocca al lupo!</em></p>
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		<title>La rete e la sfida della cultura digitale</title>
		<link>http://segnalazionit.org/2012/03/la-rete-e-la-sfida-della-cultura-digitale/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 00:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[ ]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste, Recensioni, Riflessioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Social network]]></category>
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		<category><![CDATA[rete]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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										</div>La diffusione della rete insieme all’innovazione tecnologica stanno producendo importanti cambiamenti sui modelli di comunicazione e sui linguaggi adottati. Cambiamenti oggetto di un diffuso dibattito non solo tra ricercatori ma anche tra i professionisti dell’informazione. Di questo tema parliamo con Serena Danna, giornalista del Corriere della Sera, dove si occupa di nuovi linguaggi e culture [...]]]></description>
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										</div><p style="text-align: justify;">La diffusione della rete insieme all’innovazione tecnologica stanno producendo importanti cambiamenti sui modelli di comunicazione e sui linguaggi adottati. Cambiamenti oggetto di un diffuso dibattito non solo tra ricercatori ma anche tra i professionisti dell’informazione.</p>
<p>Di questo tema parliamo con <a href="http://27esimaora.corriere.it/author/serena-danna/">Serena Danna</a>, giornalista del Corriere della Sera, dove si occupa di nuovi linguaggi e culture digitali per l’inserto culturale “<a href="http://www.corriere.it/cultura/">La Lettura</a>”.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/03/La-lettura-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6900" title="La-lettura-1" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/03/La-lettura-1-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Dott.ssa Danna, perché “<a href="http://www.corriere.it/cultura/">La Lettura</a>”, l’inserto domenicale del <a href="http://www.corriere.it/">Corriere della Sera</a>, ha deciso di offrire così ampio spazio ai nuovi linguaggi? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La scelta del Corriere della Sera di aprirsi alle culture digitali dimostra un cambiamento di atteggiamento dell’editoria nei confronti del mondo dei new media, che non è campo esclusivo di riviste tecniche o scientifiche. Le nuove tecnologie non riguardano più solo prodotti e servizi, sono entrate nella nostra quotidianità sia sul piano pratico sia su quello teorico aprendo un dibattito pubblico molto animato.  La scelta di una istituzione del giornalismo come il Corriere di dare ampio spazio alla riflessione sulle conseguenze culturali delle nuove tecnologie è un segno di coraggio ma anche la dimostrazione della centralità dei new media nel dibattito culturale. Temi quali privacy, copyright, censura,  apparentemente di natura tecnica, sono in realtà di interesse per tutti. La sfida, accettata dal Corriere, è quella di tradurre linguaggi e contenuti apparentemente tecnici, rendendoli appetibili e chiari per un pubblico generalista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Cosa sono i linguaggi digitali?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’insieme dei contenuti e delle teorie che passano attraverso le nuove tecnologie. Internet ha la sua grammatica precisa: il termine linguaggio indica la rete dove si intrecciano le teorie digitali e la nostra quotidianità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Quale è il rapporto tra il linguaggio e la rete?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente i new media stanno avendo un impatto rilevante sul modo di comunicare delle persone. È uno dei temi su cui la riflessione è molto attiva. Qualche tempo fa sulla Lettura abbiamo affrontato un tema molto interessante:  la capacità del Web  di salvare lingue in via di estinzione, e di diffondere lingue inventate per i film di fantascienza (<a href="http://lettura.corriere.it/le-lingue-salvate-e-inventate-dalla-rete/">le lingue salvate ed inventate dalla Rete</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Quali sono i rischi dell’impatto di Internet sulla comunicazione? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fino a qualche anno fa, la scrittura era uno strumento per addetti ai lavori. Oggi la prospettiva è ribaltata: tutti scrivono. Il rischio di un impoverimento del linguaggio deriva dalle caratteristiche stesse degli strumenti di comunicazione, basati come sono su velocità e immediatezza. L’esigenza di semplificazione che prevede l’utilizzo di pochi, ripetuti, vocaboli, sacrifica spesso la ricchezza della lingua. Altro rischio di primaria importanza riguarda la lotta in atto per accaparrarsi l’attenzione dei lettori. Nel marasma di parole e immagini il sensazionalismo e il populismo sono sempre in agguato mentre dovrebbe valere il contrario: l’attenzione dovrebbe essere catturata con la qualità. Infine, c’è il problema della sicurezza in termini di conservazione della memoria. Un <a href="http://www.theatlantic.com/technology/archive/12/02/a-year-after-the-egyptian-revolution-10-of-its-social-media-documentation-is-already-gone/253163/">recente articolo</a> testimonia, ad esempio, che ad un solo anno dalla primavera araba, il 10% degli archivi digitali sui social media risulta già irrimediabilemento perso.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>D. Quali sono viceversa i vantaggi dell’impatto di Internet sulla comunicazione? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo la partecipazione. I social media sono uno strumento fondamentale per comunicare con le persone, diffondere idee e notizie. Creano opportunità enormi anche per chi non ha solide istituzioni alle spalle (es. il progetto di crowfunding per l’inchiesta di Claudia Vago  &#8211; <a href="http://www.twitter.com/tigella">@tigella</a> &#8211;  su <a href="http://www.produzionidalbasso.com/pdb_887.html">#occupychicago</a>) a vantaggio delle fonti tradizionali che, pertanto, non devono vivere il web come una minaccia ma come una grande opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>D. La rete potrà generare un linguaggio universale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Credo che internet sia già un linguaggio universale. Non è possibile parlare di lingua universale, anche le cosiddette lingue commerciali faticano a decollare, perché la lingua riproduce significati, cultura, espressioni territoriali. Viceversa, il linguaggio digitale è un linguaggio unificante, che spinge verso l’innovazione. La prova è data dalla sua diffusione globale. In tutti i Paesi in cui arriva, “sfonda” perché crea connessione tra persone a prescindere da spazio e tempo, apre finestre su mondi lontani, a volte addirittura negati (un caso su tutti: lo scrittore israeliano Ron Leshem che ha conosciuto l’Iran &#8211; decidendo di ambientare nel paese di Ahmadinejadi il suo romanzo <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/19/scrittore_israeliano_Leshem_ricostruito_Iran_co_9_090919076.shtml">Nilufar</a> &#8211; attraverso Facebook).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Infine, ha qualche consiglio per chi, lavora in Istituzioni ed Enti di Ricerca e deve comunicare con i cittadini attraverso i social media?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo è importante che i cittadini si sentano coinvolti in quello che succede. Quindi, piuttosto che fare soloinformazione di servizio, è importante privilegiare la comunicazione partecipativa, far sentire i cittadini parte attiva della gestione della cosa pubblica. Il cittadino non deve avere la sensazione di parlare con un ufficio stampa ma con  istituzione “aperta” e disponibile che è sempre capace di fornire &#8211; a supporto delleinformazioni – i dati che le hanno generate.  Al tempo stesso, le Istituzioni dovrebbero mantenere rigore ed ruolo istituzionale. Il <em>citizen journalist</em> è sicuramente un’opportunità per il mondo della comunicazione ma, costituisce un valore solo se avviene in un ambito regolamentato in cui è chiaro il ruolo del moderatore: partecipazione e condivisione non significano delega.Questo implica che gli uffici di comunicazione delle Istituzioni devono avere un chiaro modello organizzativo, regole rigorose di gestione oltre che padronanza degli strumenti e del linguaggio.  Il messaggio di fondo dovrebbe essere: c’è un’istituzione che lavora per i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Cosa viene dopo i social network?</title>
		<link>http://segnalazionit.org/2012/02/cosa-viene-dopo-i-social-network/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 00:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Silvestri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social network]]></category>

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		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;">
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										</div>Bella domanda, a cui soprattutto mi piacerebbe dare una risposta! Oggi i social network hanno numeri da capogiro migliaia, milioni, miliardi di utenti sparsi in tutto il pianeta. E&#8217; un fenomeno imponente oserei definire impressionante, le rivoluzioni del XXI secolo sembrano aver avuto la scintilla proprio dai social network, sempre più imprese credono in queste [...]]]></description>
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										</div><p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/sentiment_analysis.png"><img class="alignnone size-full wp-image-6780" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/sentiment_analysis.png" alt="" width="600" height="320" /></a><br />
Bella domanda, a cui soprattutto mi piacerebbe dare una risposta!<br />
Oggi i social network hanno numeri da capogiro migliaia, milioni, miliardi di utenti sparsi in tutto il pianeta. E&#8217; un fenomeno imponente oserei definire impressionante, le rivoluzioni del XXI secolo sembrano aver avuto la scintilla proprio dai social network, sempre più imprese credono in queste nuove opportunità e poi alle persone i social network piacciono e divertono!<br />
Diventa allora importante, direi strategico, strumento di conoscenza la <strong>sentiment analysis</strong>!<br />
Che voi vogliate monitorare il sentimento di una popolazione, le emozioni dei vostri clienti o come si sente un vostro amico, quale migliore analisi può venirvi in aiuto!</p>
<p>Allora perchè non valutare anche gli effetti positivi generati dalla vostra azione/messaggio?</p>
<p>Si può iniziare analizzando il vostro messaggio attraverso 4 semplici concetti chiave:<br />
<em>reach</em>: quanti utenti sono raggiunti dal vostro messaggio;<br />
<em>passion</em>: quanti commenti sono suscitati dal vostro messaggio;<br />
<em>sentiment</em>: quanti sono i commenti positivi al vostro messaggio, si misura la positività!;<br />
<em>strength</em>: quanto influite, dovrebbe essere il sentiment/reach.</p>
<p>Uno dei tool disponibile gratuitamente in rete per effettuare questo tipo di analisi è <a href="http://socialmention.com/" rel="">socialmention</a>.  Per chi vuole fare da se può utilizzare un <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Naive_Bayesian_classification" rel="">algoritmo</a> (o questo o un&#8217;altro) mettendo insieme a queste formule un vocabolario tipo <a href="http://nodebox.net/code/index.php/Linguistics" rel="">nodebox</a> (disponibile solo versione inglese).</p>
<p><em>&#8220;When consumers hear about a product today, their first reaction is ‘Let me search online for it.’Today you are not behind your competition. You are not behind the technology. You are behind your consumer.”</em> <em>- Rishad Tobaccowala<br />
</em><br />
Avendo chiaro che marketing e IT sono due funzioni diverse, in continua evoluzione e non sempre integrate, la vera domanda che emerge è: ce la facciamo a stare dietro ai nostri cittadini, clienti o amici?</p>
<p>Possiamo provarci con la sentiment analysis, quindi con un algoritmo, attraverso i computer. Ma può un computer o un algoritmo &#8220;robot&#8221; effettivamente registrare i continui e repentini cambiamenti di idee e sentimenti degli uomini?  Essere più affidabile di un uomo?</p>
<p>La sentiment analysis è sicuramente difficile, ma con l&#8217;evolversi delle tecnologie le analisi saranno sempre più precise o almeno così ci piace credere, perchè crediamo nel progresso tecnologico.</p>
<p>E chissà che un giorno un robot non possa essere migliore di un uomo.</p>
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		<title>Tecnologia ed emozioni in 140 caratteri</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 05:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste, Recensioni, Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>
		<category><![CDATA[live tweeting]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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										</div>I social media stanno influenzando i modelli di comunicazione? Possono incidere sugli orientamenti sociali e politici? Se e come sta cambiando la comunicazione per effetto dei nuovi media, e di Twitter in particolare? Ne discutiamo con la prof.ssa Giovanna Cosenza (che ringraziamo per la disponibilità), docente di  Semiotica dei nuovi media presso il Dipartimento di Discipline della Comunicazione [...]]]></description>
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										</div><p>I social media stanno influenzando i modelli di comunicazione? Possono incidere sugli orientamenti sociali e politici? Se e come sta cambiando la comunicazione per effetto dei nuovi media, e di Twitter in particolare?</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/Twitter-Logo.png"><img class="aligncenter  wp-image-6792" title="Twitter-Logo" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/Twitter-Logo.png" alt="" width="178" height="191" /></a></p>
<p>Ne discutiamo con la <strong>prof.ssa Giovanna Cosenza</strong> (che ringraziamo per la disponibilità), docente di  <strong><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/03/15/che-cose-la-semiotica-dei-nuovi-media/">Semiotica dei nuovi media</a></strong><strong> </strong>presso il <strong><a href="http://www.dsc.unibo.it/DisciplineDellaComunicazione/default.htm" target="_blank">Dipartimento di Discipline della Comunicazione</a></strong> dell’Università di Bologna, autrice di  <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/">DIS.AMB.IGUANDO</a>, un blog «per studiare, fare, disfare comunicazione», e responsabile, con Arianna Ciccone<strong> di <a title="Valigia Blu, Nasce OsservatorioTivvù..." href="http://www.valigiablu.it/doc/675/nasce-osservatoriotivv-tutto-fa-politica-a-nostra-insaputa.htm" target="_blank">Valigia Blu</a>, </strong>del progetto <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/12/15/nasce-osservatoriotivvu-vuoi-partecipare/">OsservatorioTivvù</a>, un ricerca finalizzata al monitoraggio delle modalità di uso della televisione per strategie di comunicazione politica, diretta ed indiretta, a medio e lungo termine<strong>.</strong></p>
<p><strong>D. Prof.ssa Cosenza, secondo lei, Twitter sta influenzando il modo di comunicare?</strong></p>
<p>R. Questa domanda si ripropone ogni volta che esplode un nuovo strumento di comunicazione. La caratteristica principale di Twitter è il numero limitato di caratteri disponibili: 140. Dal punto di vista della tecnologia della scrittura il cambiamento già si verificò quando si diffuse l’uso degli SMS. Ormai da quasi quindici anni siamo abituati a usare i messaggi brevi per comunicare. Quindi, tornando alla domanda: se si riferisce alla scrittura in senso stretto, la risposta è «no», Twitter non ha portato grandi cambiamenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Quindi comunicare con l’SMS è come comunicare con Twitter?</strong></p>
<p>Ovviamente no. Inviare SMS e scrivere tweet comporta solo alcune somiglianze, legate al fatto che il numero ridotto di caratteri limita lo spazio per i contenuti espliciti, il che vuol dire che si moltiplicano gli impliciti e di conseguenza anche le possibilità di essere ambigui o vaghi, e perciò di generare fraintendimenti. Ma l’SMS è principalmente uno strumento di comunicazione personale e riservata, mentre la comunicazione con Twitter implica la mescolanza tra dimensione pubblica e privata. Infatti, con lo strumento della cosiddetta «menzione» (l’uso del simbolo @ ) si può comunicare in maniera diretta con una persona, ma lo si fa sapendo che chiunque potrà leggere quel messaggio. Il messaggio è dunque nello stesso tempo sia personale (<em>ad personam</em>) sia pubblico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Twitter può essere considerato un modello di comunicazione emozionale?</strong></p>
<p>R. Non necessariamente. Twitter è uno strumento e, come tutti gli strumenti, assume funzioni, valori e connotazioni diverse in base alle modalità con cui i singoli e le comunità lo usano. Gli strumenti non sono in sé né emotivi né razionali, ma possono essere usati in maniera razionale o emozionale: dipende, ovviamente,  da chi, come e per quali scopi si usano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D.  Una delle modalità attraverso cui si comunica su Twitter è il live-tweeting. Di cosa si tratta?</strong></p>
<p>R. Il live tweeting è il racconto in diretta di un evento da parte di un soggetto o di un gruppo di soggetti che usano Twitter. Può essere fatto in maniera organizzata: pensiamo all’uso che ne fanno i componenti del comitato organizzatore di un evento o di una manifestazione pubblica per dare informazioni logistiche ai partecipanti; pensiamo all’uso che ne possono fare gli stessi partecipanti o spettatori di un evento: da una manifestazione di piazza a uno spettacolo televisivo. Poi però chiunque può seguire il live tweeting grazie ad un  hashtag specifico (il simbolo # che precede un’espressione che contraddistingue l’evento); dunque ai tweet organizzati si aggiungono quelli spontanei di coloro che decidono di unirsi alla conversazione collettiva seguendo lo stesso hashtag.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Il live-tweeting può influenzare i commenti e le opinioni rispetto ai fenomeni raccontati?</strong></p>
<p>R.  Il live tweeting ha certi effetti e significati mentre viene prodotto, anche  per il coinvolgimento emotivo che si ha mentre si vive una certa situazione, ma li perde completamente se si legge la strisciata di commenti a distanza dalla diretta. Ma in certi casi il live tweeting può anche essere usato come esercizio per distanziarsi dalle emozioni. Annotare cosa accade mentre qualcosa accade, infatti, comporta in parte un distacco emotivo dall’evento. In questo senso usare il live tweeting in contesti di ricerca è interessante proprio perché consente al ricercatore di mettere un filtro tra il sé che osserva e narra ciò che osserva, e l’evento osservato e narrato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Perché la semiotica dei nuovi media studia il live tweeting?</strong></p>
<p>Dal punto di vista semiotico, la pratica del live tweeting è interessante proprio perché implica lo smontaggio analitico di una situazione (la semiotica è una disciplina analitica): chi fa live tweeting è costretto a selezionare solo alcuni aspetti di una situazione, di un contesto o un evento per raccontarli in 140 caratteri su Twitter, evidenziando aspetti che altrimenti non sarebbero evidenziati, e cancellandone altri che invece sono presenti. Ma questi altri aspetti possono essere selezionati da un altro partecipante all’evento su cui si sta facendo live tweeting, e così via. Mettere assieme tutte queste selezioni, combinarle e confrontarle può essere uno strumento di analisi a posteriori molto potente. Non a caso, con il diffondersi dei social media, i live tweeting sono usati anche dalla polizia scientifica come strumenti d’indagine. Occorre però ricordare sempre, nel trattare i live tweeting come strumento di ricerca, che, proprio perché composti di messaggi brevissimi, in cui il non detto supera sempre di molto il detto, i live tweeting, una volta privati del contesto, sono ad altissimo rischio di fraintendimento, e come tali possono essere piegati a interpretazioni manipolatorie. E possono, in certi casi, dire tutto e il contrario di tutto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Una recente applicazione a fini di ricerca del live-tweeting è stata realizzata da Dino Amenduni  <a href="http://twitter.com/doonie">(@doonie</a>) con riferimento al programma tv Kalispera. Quale era l’obiettivo?</strong></p>
<p>R. In questo caso, che rientra nel più ampio progetto di ricerca di <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/12/15/nasce-osservatoriotivvu-vuoi-partecipare/">OsservatorioTivvù</a>, che sto seguendo insieme ad Arianna Ciccone <strong>di <a title="Valigia Blu, Nasce OsservatorioTivvù..." href="http://www.valigiablu.it/doc/675/nasce-osservatoriotivv-tutto-fa-politica-a-nostra-insaputa.htm">Valigia Blu</a></strong>, uno degli obiettivi del live tweeting era proprio ottenere una certa distanza dal racconto della trasmissione. Nello stesso tempo, l’osservazione in contemporanea e in diretta, da parte di altri studiosi, sia della trasmissione, sia del live tweeting che Amenduni stava facendo, ci ha permesso di rilevare lo scarto fra la componente emozionale, che viveva chi <em>non</em> stava twittando ma guardava la trasmissione, e l’effetto di raffreddamento che invece si produceva col live tweeting. Ciò ha permesso al gruppo di ricerca di ottenere una lettura della trasmissione che avesse la “giusta distanza” dall’evento raccontato: non troppo coinvolti e presi dalla trasmissione, ma nemmeno troppo distanti, perché la componente emozionale è fondamentale nella costruzione delle trasmissioni televisive e perdersela a priori, per eccesso di distanza legato alla posizione neutra che un ricercatore deve assumere di principio, sarebbe un errore grave. Il secondo obiettivo era, naturalmente, comunicare che avevamo avviato la ricerca: twittare in diretta era come dire a tutti «stiamo lavorando».</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/doonie.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6795" title="doonie" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/doonie-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p><strong>D. In cosa consiste di preciso la ricerca a cui state lavorando?</strong></p>
<p>R. Il progetto <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/12/15/nasce-osservatoriotivvu-vuoi-partecipare/">OsservatorioTivvù</a> sarà realizzato da una quindicina di volontari, coordinati da me e da Arianna Ciccone e selezionati fra persone che già lavorano con noi da tempo e altri che invece hanno risposto alla nostra richiesta di collaborazione inviando il loro cv. I volontari vengono sia dal mondo accademico (laureandi, neolaureati, giovani ricercatori) sia dal mondo del giornalismo (giornalisti e blogger), perché da un lato vogliamo superare le difficoltà che a volte la ricerca accademica ha nel comunicare fuori dal suo mondo i risultati di ciò che fa, dall’altro vogliamo dotare i giornalisti di una metodologia scientifica per l’approfondimento. Useremo in modo combinato metodologie di tipo sia qualitativo sia quantitativo, per cui ad esempio alla fine otterremo il calcolo esatto dei minuti in cui in due mesi è apparso il politico x rispetto a y, i tempi di parola che gli sono stati concessi, il numero delle interruzioni, e così via. L’analisi qualitativa avrà invece come obiettivo principale quello di far emergere la narrazione soggiacente alle varie trasmissioni televisive e di evidenziarne la temperatura emotiva, per far comprendere il significato profondo del racconto. È chiaro che incontreremo difficoltà innanzi tutto nel definire e condividere fra noi il significato delle parole che useremo  (es. paura, speranza, patriottismo) e in secondo luogo nel combinare gli aspetti qualitativi della ricerca con quelli quantitativi, nel difficile tentativo di semplificare senza mai banalizzare. Ma confido che riusciremo a trovare il punto di equilibrio e a comunicarlo anche all’esterno.</p>
<p><strong><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/osservatoriotivvu.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-6793" title="osservatoriotivvu" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/osservatoriotivvu.png" alt="" width="300" height="99" /></a></strong></p>
<p><strong>D. Che trasmissioni saranno oggetto della ricerca?</strong></p>
<p>R. Tutte le trasmissioni in cui la politica, l’informazione e lo spettacolo si mescolano in dosi diverse a favore dell’uno o dell’altro elemento. Dunque non solo i talk show come Ballarò, L’infedele, In Onda, in cui i politici sono normalmente ospiti, ma anche trasmissioni che in apparenza fanno solo intrattenimento, ma in realtà spesso veicolano messaggi politici più o meno evidenti. Oggi si parla infatti di <em>infotainment</em> (mix fra informazione e intrattenimento) e di <em>politainemt</em> (mix tra politica e spettacolo). I dosaggi fra i vari ingredienti di spettacolo, politica e informazione possono essere diversi, ma sono tutti comunque rilevanti per la comunicazione politica a breve, medio e lungo termine.</p>
<p><strong>D. Quando saranno presentati i risultati? </strong></p>
<p>R. Presenteremo i primi risultati  al prossimo <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/">Festival del giornalismo</a> che si svolgerà a Perugia, 25/29 aprile 2012. Ma la ricerca proseguirà oltre, se i volontari ci aiuteranno.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>D.  Ritorniamo a Twitter, sono presenti sempre più  VIP, politici e personaggi con ruoli pubblici. Come comunicano?</strong></p>
<p>R. Anche in questo caso, dipende da chi comunica e dagli obiettivi che ha: ognuno rappresenta sé stesso e il proprio brand. Da questo punto di vista le star dello spettacolo non si distinguono dai leader politici. Ho fatto in occasione del Natale <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/12/27/natale-i-politici-e-gli-auguri-su-twitter/">un’analisi degli auguri</a> su Twitter fatti dai politici, che evidenziava notevoli differenze di stile: dagli auguri per così dire più “istituzionali” a quelli “personali”. Lo stesso potrei dire del modo in cui hanno fatto gli auguri le star dello spettacolo, da Fiorello a Federica Panicucci a Gerry Scotti: ognuno col suo stile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D. Quali rischi sono tipici della comunicazione via Twitter?</strong></p>
<p>R. i rischi sono connessi alle caratteristiche stesse dello strumento: velocità e brevità. La brevità dello spazio disponibile può generare fraintendimenti, perché come ho detto nei messaggi brevi il non detto supera di molto il detto. La velocità invece può portare a semplificare in modo eccessivo pensieri e stati d’animo, quindi il rischio onnipresente è la superficialità: sia nella scrittura che nell’interpretazione. Tutto ciò spiega per esempio le polemiche che spesso nascono.   C’è poi il rischio di esagerare con atteggiamenti di narcisismo e protagonismo: la comunicazione su Twitter può essere vissuta da alcuni come una sorta di “speakers’ corner” da cui sputare sentenze in 140 caratteri alla propria platea di follower. Ma anche questo dipende dalla persona e dalla comunità di follower in cui è inserita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sociologia dei media digitali: intervista a Davide Bennato</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 00:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Frongia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogosfera]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste, Recensioni, Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
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										</div><p style="text-align: justify;"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/2011_12_14_sociologia-dei-media-digitali.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6770" title="sociologia-dei-media-digitali" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/2011_12_14_sociologia-dei-media-digitali-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E’ uscito da poche settimane il nuovo libro di <a href="http://www.tecnoetica.it/davide-bennato/">Davide Bennato</a>, professore all’Università di Catania di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, intitolato “Sociologia dei media digitali”, Editori Laterza. Il manuale è ben lungi dall’essere una “chiaccherata informale” sui vari Facebook, Twitter e dintorni: è un testo molto ben strutturato, documentato (20 pagine di bibliografia!), con approfondimenti sociologici e tecnologici anche complessi, insomma un ottimo strumento per chi lavora con e sui social media. Abbiamo dunque pensato di intervistare Davide, che ringraziamo per la sua disponibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Prima di tutto grazie per averlo intitolato social media e non new media. Era ora, non trovi?<br />
R. Era ora sì! Infatti occupandomi di media digitali da molto tempo, ero un po’ seccato del fatto che nelle istituzioni accademiche si continui ad usare il desueto “new media” che io considero errato da due punti di vista. Errato cronologicamente perché ormai i media come internet non sono più nuovi, ma sufficientemente integrati nella vita quotidiana da essere media tout court. Errato ideologicamente perché i media digitali scontano moltissimo la retorica del nuovismo.<br />
Dal mio punto di vista il fatto che i social media siano recenti non vuol dire che siano nuovi.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Tra le tue riflessioni e l&#8217;analisi di quelle condotte da altri studiosi negli ultimi decenni, riporti quella, celebre, di Klapper (1963), secondo cui la ricerca deve chiedersi non cosa i media fanno alle persone, ma cosa le persone fanno con i media. Non è questa la migliore risposta a chi vede il Diavolo nei social media?<br />
R. Ne sono convinto. Se tu studi i social media dal punto di vista dell’impatto sulla società rischi sempre di cadere nella dicotomia apocalittico/integrato o tecnopessimista/cyberentusiasta. Se studi i social media dal punto di vista di cosa ne fanno le persone, hai una tale variabilità di pattern d’utilizzo che impedisce qualunque banalizzazione del rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Un altro argomento molto interessante per chi lavora in un’impresa o in una PA, e che riguarda il nuovo modo di interagire tra utenti, è quello del groundswell (onda anomala), ci potresti spiegare cosa intendevano con questo termine Li e Bernoff?<br />
R. Il rapporto fra aziende e consumatori è sempre stato guidato da una rigida separazione. Le aziende producono, i consumatori acquistano e &#8211; se insoddisfatti &#8211; non acquistano. Oggi invece se un consumatore è insoddisfatto non solo non acquista ma grazie ai social media può influenzare i comportamenti d’acquisto di altri come lui, creando un processo a catena incontrollabile che si comporta come un’onda anomala e che ha delle conseguenze non da poco sulle aziende. La questione non è impedire questo processo &#8211; sarebbe impossibile farlo &#8211; ma governarlo nel miglior modo possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Nel tuo libro scrivi che quello che è interessante dei blog è la miscela di componente tecnologica, netiquette e dinamiche relazionali che ne fa dei veri e propri archetipi della comunicazione del web partecipativo. Come vedi, in futuro, il rapporto tra blog e social media come ad esempio Facebook e Twitter?<br />
R. I rapporti saranno di specializzazione di comportamenti comunicativi. I blog continueranno ad essere spazi di riflessione, Facebook uno strumento di discussione e di conversazione, Twitter un network di accesso a notizie e informazioni. Pertanto si rafforzerà il ciclo comunicativo dei social media secondo cui si esprime un’opinione argomentata sui blog, la si diffonde su Twitter e la si discute in Facebook.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Nel libro parli di un termine molto interessante, “social informatics”, ci puoi dire qualcosa di più? E’ una disciplina?<br />
R. Sì, è un settore di ricerca che si pone lo scopo di progettare l’applicazione delle ICT all’interno di contesti sociali professionali, partendo dal presupposto che l’ingresso di una tecnologia non è mai neutrale, ma ha sempre delle conseguenze soprattutto relazionali. Lo scopo di questa disciplina è dare indicazioni concrete a chi deve pensare come rendere le tecnologie strumenti in grado di interagire simbioticamente col contesto sociale e culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">D. In Italia, nel 2012, avremo quasi 25 milioni di utenti su Facebook. E i social media saranno sempre più integrati con siti e dispositivi mobili e viceversa. Chiaramente ciò impone ad aziende e istituzioni di rivedere la propria comunicazione on line. Secondo te a che punto siamo?<br />
R. Secondo me anche in Italia qualcosa sta cambiando, anche se sempre più spesso l’uso dei social media non ha un valore strategico me è semplicemente un’aggiunta à la page alle strategie di comunicazione interna ed esterna. Ma le aziende stanno diventando sempre più sensibili all’argomento e le professionalità che curano questi aspetti stanno cominciando a diventare sempre più richieste.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Qualche consiglio a chi, nella PA, deve comunicare con i cittadini attraverso i social media?<br />
R. Sì: linguaggio, tecnologia, ascolto. Linguaggio: usare una lingua che sia la più lontano possibile dal burocratese che è formale e allontana il cittadino. Tecnologia: mai pensarla come una scatola magica ma come uno strumento al servizio di una logica o una strategia. Ascolto: comunicare vuol dire saper ascoltare, spesso il cittadino non chiede soluzioni ma semplicemente essere ascoltato. In questo senso i social media possono essere molto utili.</p>
<p style="text-align: justify;">D. In una delle ricerche che citi, vengono classificati in 5 macrocategorie gli utenti di Twitter: media, celebrità, organizzazioni, blogger, persone comuni. Il meccanismo di following ha forti caratteristiche di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Homophily">omofilia</a>, e cioè le celebrità seguono le celebrità, i blogger i blogger e così via. Secondo te, nei prossimi anni, questo meccanismo verrà alterato, ad esempio con la naturale evoluzione di Twitter come news medium?<br />
R. Non è facile rispondere. Secondo me ci saranno due grafi sociali che descriveranno Twitter. Un grafo con un alto grado di omofilia caratterizzato da legami simmetrici ed un grafo con un alto grado di eterofilia caratterizzato da legami asimmetrici e questo rafforzerà l’uso di Twitter come news medium. Mi spiego meglio. I blogger seguiranno altri blogger e saranno ricambiati. I giornalisti seguiranno altri giornalisti e saranno ricambiati. Blogger seguiranno giornalisti e non saranno ricambiati ma lo faranno per avere notizie o opinioni.</p>
<p style="text-align: justify;">D. Recentemente abbiamo pubblicato una <a href="../2012/01/social-media-cosa-accadra-nel-2012/">lista di previsioni sui social media per il 2012</a>, ci puoi dire qualche di queste ti sembra la più interessante o promettente?<br />
R. Sono molto d’accordo con la previsione su Twitter, che secondo me porterà anche a dei profondi cambiamenti nella composizione demografica della piattaforma microblog. A mio avviso inoltre bisogna tenere sotto controllo anche <a href="https://www.tumblr.com/">Tumblr</a>: secondo me sarà la piattaforma protagonista del 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">D. La prossima settimana intervisteremo anche la prof.ssa Giovanna Cosenza, docente di Semiotica dei nuovi media: ci suggerisci una domanda da porle?<br />
R. Certo. Vorrei chiederle: spesso nei social media si usa la metafora della conversazione per descrivere il flusso informativo che avviene in questi spazi sociali. E’ una metafora corretta? O bisognerebbe parlare di una diversa forma conversazionale che avviene in questi spazi?</p>
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		<title>Social Media, cosa accadrà nel 2012</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 23:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Frongia</dc:creator>
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										</div>Il 2011 ci ha appena salutato ed eccoci alle prese con un nuovo anno ricco di aspettative sul fronte dei social media.  Tra le numerose previsioni per il 2012 segnaliamo quelle di Angela Denby che ne mette in evidenza 11, di seguito riportate con qualche aggiunta: 1. SITI. I social media verranno sempre più incorporati [...]]]></description>
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										</div><p id="internal-source-marker_0.5458593828349947" style="text-align: justify;" dir="ltr"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/SMStats1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6716" title="bolle sm" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2012/01/SMStats1.jpg" alt="" width="600" height="320" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Il <a href="https://www.gplus.com/Infographic/Top-Tech-Trends-of-2011">2011</a> ci ha appena salutato ed eccoci alle prese con un nuovo anno ricco di aspettative sul fronte dei social media.  Tra le numerose previsioni per il 2012 segnaliamo quelle di <a href="http://socialmediatoday.com/jsncafe/418461/social-media-what-expect-2012?utm_source=smt_newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=newsletter">Angela Denby</a> che ne mette in evidenza 11, di seguito riportate con qualche aggiunta:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">1. <strong>SITI</strong>. I social media verranno sempre più incorporati nei siti delle aziende e delle istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">2. <strong>MOBILE</strong>. Assisteremo a un ulteriore e significativo incremento dell’utilizzo dei social media attraverso dispositivi mobili.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">3.<strong> SITI &amp; MOBILE</strong>.  I siti dovranno essere sempre (più) compatibili con i dispositivi mobili.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">4. <strong>HELP!</strong> Aumento dell’utilizzo delle community on line per ottenere un supporto personale o per cause umanitarie.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">5. <strong>BUSINESS</strong>. Aumento della presenza delle aziende e dei loro investimenti sui social media, così come&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">6&#8230;.degli investimenti pubblicitari.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">7. <strong>GAMING</strong>. Ulteriore crescita del fenomeno del social gaming.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">8. <strong>NEWS</strong>. La tipologia delle news sarà sempre più “social”, sia quelle prodotte dai singoli che quelle dei giornali on line, che potremo sempre più commentare, condividere, votare e (ahinoi) <a href="http://gergo.wikispaces.com/l.laikare">laikare</a>.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">9. <strong>POLITICA</strong>. Maggior utilizzo da parte dei politici e della politica dei canali social media.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">10.<strong dir="ltr"> IMPRONTE DIGITALI</strong>. L’impronta che lasciamo sui social media crescerà ulteriormente.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">11. <strong>FACEBOOK</strong>. Facebook supererà il miliardo di utenti. Con riferimento all’Italia, Facebook, nel 2012, supererà i 24 milioni di utenti: un italiano su due tra i 10 e gli 80 anni sarà presente su questo social network!</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">A questi 11 punti aggiungiamo qualche nostra previsione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">12. <strong>LEGAL 2.0</strong>. Le numerose impronte che, anche inconsapevolmente, lasciamo sui social media imporranno al legislatore uno sforzo ulteriore in termini di aggiornamento e adeguamento delle norme vigenti in materia di privacy, diritto d’autore, amministrazione digitale e utilizzo del Web, nonché di prevenzione dei reati che si consumano on line.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">13.<strong> TWITTER</strong>. Aumento e consolidamento dell’utilizzo di Twitter.  In Italia il 2011 ha segnato l’anno di Twitter, prima con l’utilizzo nelle <a href="../2011/12/un-anno-di-hashtag-la-storia-raccontata-in-diretta/">dirette dei giornali on line</a> e poi con il passaggio al grande pubblico di <a href="https://twitter.com/search/%23ilpiugrandespettacolodopoilweekend">#ilpiugrandespettacolodopoilweekend</a>. Ma per aziende e PA la strada è lunga e, pur con le dovute eccezioni, siamo ancora in una fase sperimentale.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">14. <strong>COMUNICAZIONE SOCIAL</strong>. Se consideriamo l’importanza nei processi di comunicazione dei nuovi media  (Facebook, Twitter e LinkedIn in primis) ed il punto 11, è evidente la necessità, da parte di aziende e PA, di saper utilizzare e sfruttare al meglio questo canale comunicativo. Ci sono già esperimenti riusciti e realtà molto avanzate, ma il biennio 2012-2013 dovrà essere quello della maturità.</p>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">15. <strong>SOCIAL MEDIA MANAGER</strong>. La figura del Social Media Manager sarà sempre più richiesta dalle aziende. Le <a href="http://www.google.it/search?q=Social+Media+Manager&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a#sclient=psy-ab&amp;hl=en&amp;client=firefox-a&amp;hs=ZSE&amp;rls=org.mozilla:it%3Aofficial&amp;tbs=qdr:m&amp;source=hp&amp;q=job+Social+Media+Manager&amp;pbx=1&amp;oq=job+Social+Media+Manager&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;gs_sm=e&amp;gs_upl=44680l45439l0l45923l4l4l0l0l0l0l0l0ll0l0&amp;fp=1&amp;biw=1658&amp;bih=784&amp;cad=b&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.,cf.osb">offerte di lavoro</a> sono prevalentemente nord-americane e nord-europee, ma <a href="http://www.google.it/#sclient=psy-ab&amp;hl=it&amp;lr=lang_it&amp;tbs=lr:lang_1it&amp;source=hp&amp;q=offerte+lavoro+social+media+manager&amp;pbx=1&amp;oq=offerte+lavoro+social+media+manager&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;gs_sm=e&amp;gs_upl=12469l16047l0l16402l17l12l1l0l0l7l911l4381l0.2.6.0.2.1.1l13l0&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.,cf.osb&amp;fp=cbf9699e83451bdc&amp;biw=1680&amp;bih=816">qualcosa si sta muovendo</a> anche in Italia.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;" dir="ltr">Continueremo a parlare di social media con un’intervista a due importanti esperti, <a href="http://www.tecnoetica.it/">Davide Bennato</a> e <a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/">Giovanna Cosenza</a>:<em> stay tuned on SegnalazionIT</em>!</p>
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		<title>Un anno di #hashtag. La Storia raccontata in diretta.</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 03:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste, Recensioni, Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
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		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>
		<category><![CDATA[yearinhashtag]]></category>

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										</div>Il 2011 è stato un anno molto importante non solo dal punto di vista economico, sociale, politico ma anche per il  mondo della comunicazione. All&#8217;innovazione nel campo delle news ha dedicato uno &#8220;special&#8221; durante la scorsa estate l&#8217;Economist dal significativo titolo &#8220;Bulletins from the future&#8221; in cui è analizzato il ruolo della Rete nel cambiamento del modello di diffusione [...]]]></description>
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										</div><p style="text-align: justify;">Il 2011 è stato un anno molto importante non solo dal punto di vista economico, sociale, politico ma anche per il  mondo della comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;innovazione nel campo delle news ha dedicato uno &#8220;special&#8221; durante la scorsa estate l&#8217;<strong>Economist</strong> dal significativo titolo &#8220;<a href="http://www.economist.com/node/18904136">Bulletins from the future</a>&#8221; in cui è analizzato il ruolo della Rete nel cambiamento del modello di diffusione delle informazioni, un modello che risulta essere diventato molto più partecipato, diversificato e quindi meno &#8220;di parte&#8221; di come era prima dell&#8217;avvento di internet.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter  wp-image-6662" title="bulletins_economist" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/12/bulletins_economist.jpg" alt="Fonte: The Economist, 2011" width="290" height="290" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ma la Rete non ha modificato solo il modello di diffusione delle notizie ma anche le modalità con cui gli eventi sono narrati e portati alla conoscenza del pubblico. Sempre più spesso, infatti, i grandi eventi sono raccontati in diretta attraverso i social media, facebook e twitter in primo luogo e, gli autori della narrazione sono i cittadini, veri e propri report di strada. Da questo punto di vista, il cittadino, armato di smartphone e connessione in Rete, è stato il protagonista dell’anno, ha raccontato in diretta gli eventi a cui partecipava e dato vita ad una nuova figura del mondo della comunicazione, il <strong>citizen journalist</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6664" title="iranian_citizenjournalist" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/12/iranian_citizenjournalist-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.technologyreview.com/communications/24190/">Iranians used social-networking sites to report on the suppression of street protests.</a><br />
Ahmad Abbas/Getty Images</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’obiettivo di valorizzare l’impegno delle migliaia di persone che giorno per giorno hanno raccontato la Storia di questo anno davvero speciale è nato <a href="http://www.yearinhashag.com/">www.yearinhashtag.com</a> , un progetto di: Claudia Vago <a href="http://twitter.com/#!/tigella">@tigella</a>, Luca Alagna <a href="http://twitter.com/#!/ezekiel">@ezekiel</a>, Marina Petrillo <a href="http://twitter.com/#!/alaskaRP">@alaskaRP</a>, Maximiliano Bianchi <a href="http://twitter.com/#!/strelnik">@strelnik</a>, Mehdi Tekaya <a href="http://twitter.com/#!/mehditek">@mehditek</a>.<br />
<img class="aligncenter" src="https://lh6.googleusercontent.com/uxrLVrHvk-KJRDERa4AHY0ovuVcIRQ0Xl1m8goNgDBXVXTbHR6vetGg2st-gh3f3kVUcH-o-qjDt2bYaByPSStGkMmbo49-rQpIPAQu3pqNSX5tBZoc" alt="" width="300" height="250" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SegnalazionIT</strong> che, già in passato si è più volte occupato di social media (in particolare di<a href="http://segnalazionit.org/2011/04/quello-che-non-potete-non-sapere-su-twitter/"> Twitter </a>) e comunicazione web,  ha deciso  di dedicare l’ultimo post dell’anno a questa iniziativa che nel raccontare il 2011 ci aiuta anche a comprendere come la Rete sia riuscita a ricoprire un ruolo da protagonista e non solo di testimone. Per raccontare <a href="http://yearinhashtag.com/"><strong>#yearinhashtag</strong></a> abbiamo avuto l’opportunità di intervistare<a href="http://flavors.me/tigella"> Claudia Vago</a> (<a href="http://twitter.com/#!/tigella">@tigella</a>), esperta di comunicazione, ideatrice e tra gli autori dell’iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Come nasce #yearinhashtag?</strong><br />
R. Year in Hashtag è nato per caso, da un mal di testa, per associazioni di idee: era metà novembre e io ripensavo all’anno che andava concludendosi, a tutte le cose successe in questo anno incredibile, a partire dalla rivoluzione tunisina a oggi. Pensavo che raccogliere tutti gli eventi dell’anno, come sono soliti fare giornali e riviste a fine dicembre, sarebbe stato un lavoro complesso ma stimolante. Subito però ho realizzato che la maggior parte degli eventi del 2011 erano arrivati ai media tradizionali dopo che la Rete se ne era occupata, li aveva scovati e raccontati. In alcuni casi ai media tradizionali non sono arrivati mai, in altri sì, ma lasciando alla Rete un ruolo di narratore principale, con più approfondimento, a volte persino maggiore competenza. Mi è immediatamente sembrato evidente che il 2011 non potesse essere raccontato che per come lo avevo visto io: attraverso lo sguardo dei milioni di utenti dei social media che, nel corso dell’anno, hanno raccontato gli eventi nel loro farsi, attraverso i propri occhi, i propri smartphone, i propri laptop.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Quale è l’obiettivo?</strong><br />
R. Fornire un punto di vista diverso sull’anno trascorso. Un punto di vista che completa e arricchisce quello che i media tradizionali ci offrono ogni giorno. Perché non c’è contrapposizione tra i due sguardi, ma complementarità. E nel 2011, secondo me, è diventato evidente che non si può più ignorare lo sguardo di chi, dal basso, vive e eracconta un evento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Come è stato il 2011 visto da twitter?</strong><br />
R. Un anno entusiasmante, ricco di avvenimenti, in cui la partecipazione è tornata a essere al centro: molte delle foto che compongono il mosaico in homepage di Year in Hashtag sono foto di piazze colme di persone. Il 2011 è stato l’anno delle proteste (lo dice anche il <a href="http://www.time.com/time/specials/packages/article/0,28804,2101745_2102132,00.html">Time</a>), l’anno in cui le persone si sono messe in gioco, sono uscite di casa e insieme hanno intrapreso un cammino per provare a cambiare le cose. E lo hanno fatto anche raccontando in tempo reale quanto succedeva, quanto facevano. Credo che questa esplosione dei social media per il racconto dei fatti non sia solo collegata alla diffusione di tecnologia che permette il collegamento a internet anche in mobilità, penso che si tratti di un fatto più propriamente “politico”: raccontare quello che succede è diventato parte dell’agire politico, perché serve ad aggirare la censura e la disinformazione dei regimi ma anche perché è solo facendo sapere a più persone possibili cosa si fa e perché che la propria battaglia può diventare vincente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Come è cambiato il modo di raccontare gli eventi?</strong><br />
R. Dal 2011 non si torna indietro. Ormai è diventato evidente che il racconto degli eventi passa anche, e a volte soprattutto, dalla Rete. Quasi tutte le grandi testate europee e mondiali hanno ormai uno staff di social media curator, cioè persone che si occupano di selezionare le fonti sui social media, seguirle e raccogliere i loro racconti, ad uso anche dei giornalisti tradizionali. Prima o poi anche in Italia ci accorgeremo che non si può più continuare a fare giornalismo senza integrare questi nuovi strumenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Chi è il citizen journalist?</strong><br />
R. Chiunque. Non serve una preparazione particolare, un formazione. E’ sufficiente avere strumenti per la diffusione di messaggi e capacità di comprendere quello che succede intorno per essere citizen journalist. E’ una figura diversa da quella del giornalista tradizionale e, secondo me, non è antitetica ad essa. Sono due figure che si completano, che insieme possono rendere migliore il racconto dei fatti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Quale il suo ruolo nel racconto degli eventi?</strong><br />
R. Il citizen journalist, generalmente, è qualcuno che partecipa direttamente a ciò che racconta. Partecipa fisicamente e emotivamente, idealmente. Il suo è uno sguardo “caldo” sugli eventi, partecipe. E soprattutto è uno sguardo “interno”, che arriva dove molti cronisti tradizionali non riescono ad arrivare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Come possiamo contribuire ad accrescere questo racconto?</strong><br />
R. Amplificando la voce di chi sta raccontando: con retweet su Twitter o condividendo link e informazioni su altri social network. Diventando noi stessi narratori, quando ne abbiamo l’occasione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>D. Quale evento ti ha più colpito?</strong><br />
R. Sono legata a molti eventi di questo 2011, per ragioni diverse. La rivoluzione tunisina, perché ho un legame personale con la Tunisia e perché è il Paese da cui è cominciato tutto, compresa la mia “nuova vita”, il movimento spagnolo del #15M, il torrente di tweet con hashtag #iohovotato in occasione dei referendum di giugno, #OccupyWallStreet, per la capacità che ha avuto un evento nato in rete di radicarsi nella realtà e incidere sull’agenda, sul linguaggio pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>#felice2012atutti</strong></p>
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		<title>Musica per le mie orecchie</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 00:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Baldazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee ed eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste, Recensioni, Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Social network]]></category>

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										</div><p style="text-align: justify;"><a title="stereomood - emotional internet radio - music for my mood and activities" href="http://www.stereomood.com" target="_blank"><img class="aligncenter" src="http://www.stereomood.com/resources/images/stereomood_button_lw.gif" alt="stereomood - emotional internet radio" border="0" /></a>Parto da una semplice domanda: può una radio interpretare i miei sentimenti e selezionare proprio la musica adatta a me? A volte succede, è un caso, un momento magico: come d’incanto, la radio passa proprio quella canzone che volevo, quel sound che mi serviva per ricaricarmi. Sarebbe bello se potesse succedere sempre così, che non fosse una possibilità su un milione. Sarebbe bello avere uno strumento che mi capisse! Potrei sempre chiamare una radio, quelle dove puoi chiedere una canzone, magari mandare anche una dedica; ma non sempre ho un telefono a disposizione, una chat, oppure non so come collegarmi, la risposta non è mai immediata e soprattutto non è certa. E poi dovrei manifestare i miei sentimenti. È una strada, ma non va bene per tutti. Spesso i sentimenti e le emozioni sono private, non vanno e non devono essere condivise. E allora?</p>
<p style="text-align: justify;">Può uno strumento freddo come il pc, l’iPad o l’iPhone, interpretare il mio stato d’animo, capire di cosa ho bisogno e miracolosamente accontentarmi? Non basta una lista di canzoni preferite, non basta la stessa radio sintonizzata da una vita, ho bisogno di cose nuove, di risposte ogni volta diverse. Già altre volte questo blog si è occupato di <a href="http://segnalazionit.org/2010/05/jango-non-solo-internet-radio/" target="_blank">radio</a> e già altre volte ho parlato di sentimenti (<a href="http://segnalazionit.org/2010/05/feel-fine-benessere-felicita-monitoraggio-blog/" target="_blank">qui</a> e <a href="http://segnalazionit.org/2010/07/facebook-e-i-buoni-sentimenti/" target="_blank">qui</a>), ma questa volta, nella mia navigazione alla ricerca dei sentimenti in Internet, ho trovato qualcosa di più. Mi lascio guidare dagli ideatori di questa internet radio emozionale:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Dietro ogni canzone c’è sempre un’emozione, non sappiamo perché ma forse è per questo che amiamo la musica. Così abbiamo creato un modo per suggerire brani che seguono i vostri sentimenti: Stereomood è la Internet radio emozionale, che offre musica che meglio si adatta al vostro umore e alle vostre attività.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.stereomood.com/">www.stereomood.com</a></strong>, l’internet radio emozionale, mi capisce e mi mette a disposizione tante categorie di canzoni. Devo soltanto rispondere a due domande: Come mi sento? Cosa sto facendo ora? E lei mi seguirà nei miei sentimenti e nelle mie attività, passandomi la mia musica! Oggi sono “happy”, prima però ero “dreamy”, ieri mi sentivo un po’ “melancholy”, ma fra un’ora avrò una “CANDLELIT DINNER”, infatti sono in pieno “COOKING TIME”, domani mi toccheranno le “SPRING CLEANING”, speriamo che non “IT’S RAINING” ma che sia un “SUNNY DAY”. Insomma, emozioni (scritte in corsivo minuscolo) e attività (scritte in stampatello maiuscolo) per tutti i gusti.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scopo è di ascoltare musica secondo l’umore e le attività che si stanno svolgendo, scegliendo le canzoni in modo casuale o con un ordine prestabilito, ma si può anche ascoltare un’ autore specifico, una canzone: tutte le opzioni di ricerca a cui siamo abituati sono aperte. Si possono escludere delle canzoni che non piacciono e fare emergere quelle più belle per noi (con un tag). Ci si può registrare, crearsi delle playlist personali, che si possono condividere con gli amici. Da ragazzi, per le feste, si preparavano le cassette con le musiche da ballare, ora è possibile preparare delle playlist per ogni occasione speciale. Le canzoni provengono da una selezione dei miglior blog di musica internazionale, ma è possibile per ogni utente registrato inserire un brano (con estensione .mp3). Le playlist sono generate a partire dai tag degli utenti: più ascolto e taggo il brano (il sentimento, l’attività) più il brano (il sentimento, l’attività) sarà “comune”: i brani sono ordinati in base alla media dei tag e i sentimenti e le attività appaiono più in evidenza nella tagcloud.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune sorprese mi attendono. Al momento in cui scrivo, nell’ultima settimana il sentimento “calm” ha avuto 438.000 ascolti seguito da “dreamy” con 420.610 ascolti e dall’”happy” con 382.407 ascolti. Tra le attività “RELAX” ha avuto 480.547 ascolti, “CHILLOUT” 397.730 ascolti e “STUDYING” 342.557 ascolti. L’immagine che mostriamo su Internet è sempre più positiva della realtà: forse siamo migliori di quanto pensiamo?</p>
<p style="text-align: justify;">La radio emozionale è una applicazione sociale: posso condividere le mie playlist, conoscere quelle degli altri e soprattutto, “riconoscere” gli utenti che sono più vicini al mio stato d’animo e navigare nel loro profilo e ascoltare le loro canzoni. I sentimenti comuni ci accomunano. La radio emozionale è stata creata ed è gestita da un gruppo di amici italiani (<a href="http://wiki.startupbusiness.it/Stereomood" target="_blank">http://wiki.startupbusiness.it/Stereomood</a>). Grazie a Domenico per avermi fatto conoscere questa radio.</p>
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		<title>Eredità digitale: un giorno questa password sarà tua</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 00:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Concetta Ferruzzi</dc:creator>
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										</div><p style="text-align: justify;">La rete sta diventando, e diventerà sempre più, il luogo dove sono custodite non solo informazioni di carattere personale ma anche video, film, musica ed altro materiale con un rilevante valore economico oltre che affettivo. Per fornire una idea della vastità del patrimonio di dati e file conservati in cloud è sufficiente tenere presente che nel nostro Paese sono 24,8 milioni i soggetti attivi su Internet (comprensivi anche di chi si limita al solo uso della posta elettronica), il 69,7% degli individui tra gli 11 e i 74 anni (circa 33 milioni), il 47,2% della popolazione (<a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?message=viewrelazioneannuale&amp;idRelazione=27">Rapporto Annuale 2011 AGCOM</a>). Inoltre, l’84% dei soggetti attivi su Internet accede almeno una volta al giorno a <a href="http://www.businessinsider.com/blackboard/facebook">Facebook</a> che, con i suoi 20 milioni di profili attivi (dati emersi nel corso della  <a href="http://internetepolitica.blogosfere.it/2011/09/social-media-week-e-informazione-20-parlano-de-bortoli-gomez-e-gabanelli.html"><strong>Social Media Week di Milano</strong></a>), il  76,2%  della popolazione attiva ed 35,3% sulla popolazione totale, domina il mercato italiano dei social. Numeri così rilevanti da far rientrare l’Italia  tra i dieci principali <em>Internet market</em> mondiali (<strong>Nielsen</strong>, <a href="http://blog.nielsen.com/nielsenwire/social/">report sull’uso dei social media</a>, 2011) nonostante il ritardo rispetto a molti Paesi dell’Unione europea sia per quel che riguarda la diffusione dell’accesso a Internet sia per la qualità della connessione. Secondo il recente <a href="http://www.censis.it/5?resource_23=114013&amp;relational_resource_24=114013&amp;relational_resource_396=114013&amp;relational_resource_26=114013&amp;relational_resource_78=114013&amp;relational_resource_296=114013&amp;relational_resource_342=114013&amp;relational_resource_343=114013&amp;relational_resource_405=114013">Rapporto annuale 2011 del Censis</a>, infatti, il nostro Paese si colloca al ventunesimo posto in entrambi i casi.</p>
<p><a><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-6509" title="images_socialmedia" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/images_socialmedia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa succede ai nostri dati, alla nostra vita digitale, quando moriamo? Questa domanda inizia a serpeggiare tra gli utenti di internet anche perché si possono verificare diverse situazioni spiacevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">I profili abbandonati possono essere, infatti, essere facili prede da parte di soggetti non autorizzati – in genere spammer – oppure trasformati, anche contro la volontà dei titolari, in “santuari digitali”; inoltre, purtroppo, è stata più volta verificata l’impossibilità dei familiari di entrare in possesso dei dati e dell’informazioni del proprio caro per custodirle.</p>
<p style="text-align: justify;">La sopravvivenza dei profili ai loro titolari è una questione molto complessa poichè la maggior parte dei <em>provider </em>ha regole molto ferree  di gestione che, impediscono il rilascio di password a soggetti terzi  sebbene molti prevedono, in caso di esibizione di un certificato di decesso e di una prova del legame di parentela, la possibilità di fornire una copia dell’archivio digitale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/testamento_digitale.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-6515" title="testamento_digitale" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/testamento_digitale.png" alt="" width="354" height="236" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni esempi di policy da parte dei fornitori più noti di servizi di posta elettronica sono stati raccolti da Ernesto Beliario nell’articolo “<a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/03/24/la-nostra-eredita-digitale/">La nostra eredità digitale</a>”. GMail, ad esempio, prevede la possibilità di rilasciare la password agli eredi a condizione che sia esibito il certificato di morte e la dimostrazione di aver intrattenuto con il deceduto corrispondenza telematica. Hotmail, viceversa, per rendere accessibili le e-mail prevede una richiesta integrata dal certificato di morte. Richiesta che dovrà essere formulata in tempi brevi poiché dopo alcuni mesi di inattività gli account vengono disattivati. Infine, Yahoo! esclude contrattualmente la possibilità che gli eredi possano accedere all&#8217;account ma, in caso di richiesta documentata, rilascia una copia digitale di tutta la  corrispondenza telematica della persona scomparsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per evitare situazioni spiacevoli è possibile adottare delle contro misure adeguate ed iniziare a pensare all&#8217;Eredità Digitale (<em>Digital Inheritance</em>). Il tema è di stretta attualità, una recente ricerca effettuata  in Gran Bretagna dalla <a href="http://www.gold.ac.uk/">Goldsmiths University of London</a> per conto della <a href="http://www.rackspace.com/">Rackspace</a>, una società di <em>cloud computing</em>, pubblicata su <a href="http://www.telegraph.co.uk/technology/news/8824216/Britons-leave-internet-passwords-in-wills.html">Telegraph</a>, conferma questo bisogno. Infatti, un inglese su dieci lascia in eredità le password di accesso ai propri profili web come <a href="http://www.businessinsider.com/blackboard/facebook">Facebook</a>, <a href="http://www.businessinsider.com/blackboard/flickr">Flickr</a>, <a href="http://www.linkedin.com/">Linkedin</a>, <a href="https://www.tumblr.com/">Tumblr</a>, <a href="http://it.wordpress.org/">WordPress</a> anche per tutelare il patrimono in file digitali conservati in <em>cloud</em> piuttosto che su archivi domestici e di cui non vorrebbe disperderne il rilevante valore economico.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si può gestire la propria eredità digitale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una delle soluzioni più semplici da adottare, una sorta di tutela “fai da te”, consiste nel segnare su un foglio l’elenco dei profili attivi e le corrispondenti password. Naturalmente, laddove si decida per questa soluzione appare evidente l’esigenza di custodire con attenzione il prezioso foglietto e soprattutto fornire indicazioni ai parenti sulla sua collocazione affinché non vada disperso.</p>
<p style="text-align: justify;">Una soluzione più affidabile appare la previsione di una specifica disposizione testamentaria. Il testamento è un atto unilaterale revocabile con cui un soggetto (testatore) dispone del proprio patrimonio ovvero detta una disposizione di carattere non patrimoniale (ad esempio il riconoscimento di un figlio) per il tempo in cui avrà cessato di vivere. In Italia è regolamentato dagli articoli 601 e seguenti del codice civile. Essendo un atto personale, chi decide di redigere un testamento può prevedere una specifica disposizione con cui affida ad una o più persone di fiducia i profili, i dispositivi che contengono i files personali nonché gli account attivi sui diversi servizi di <em>cloud computing</em>, precisando, eventualmente, l’uso che gli eredi potranno fare di quei dati. Al tempo stesso, laddove il desiderio, viceversa, fosse quello di tenere nascosti alcuni aspetti della propria vita agli eredi, è possibile nominare un esecutore testamentario a cui affidare il compito di chiudere i propri profili sui social networks e di cancellare le mail ed i files che desideriamo non ci sopravvivano.</p>
<p><strong><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/104575-online-privacy.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6521" title="104575-online-privacy" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/104575-online-privacy.jpg" alt="" width="251" height="210" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;alternativa al testamento è rappresentata dai servizi on line a pagamento quali, ad esempio, quelli forniti da <a href="http://legacylocker.com/"><em>Legacy Locker</em></a>, e <a href="http://passmywill.com/">PassMyWill</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Legacy Locker</em>  prevede l’identificazione di tutti gli “<a href="http://legacylocker.com/features/digital-assets">online assets</a>”, le username e le password e la loro assegnazione ad uno o più <a href="http://legacylocker.com/features/beneficiaries">beneficiari</a>, persone care a cui decidiamo di affidare le nostre informazioni personali. Il servizio prevede anche l&#8217;individuazione dei c.d. “<a href="http://legacylocker.com/features/verification">verificatori</a>” a cui viene affidato il compito di comunicare al sito il decesso del titolare dei profili. A seguito delle verifiche, tutte le informazioni depositate sono poi inviate ai beneficiari via mail. Il servizio offerto prevede specifiche procedure di aggiornamento delle informazioni e la possibilità di predisporre delle “<a href="http://legacylocker.com/features/legacy-letters">legacy letters</a>”, documenti digitali custoditi in maniera riservata e consegnati ai destinatari solo in caso di morte.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/legacylocker.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6518" title="legacylocker" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/legacylocker-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>PassMyWill</em> consente, invece, di effettuare un vero e proprio testamento digitale. L’utente registrato affida al sito login e password per l’ingresso a social media, posta elettronica, siti di servizi on line (banca, carta di credito, ecc.) che saranno custoditi criptati fino alla verifica dell’avvenuto decesso. Originale la modalità con la quale verifica la morte del proprio cliente: PassMyWill controlla l’utilizzo dei vari social media a cui si è dichiarata l’iscrizione e se non registra movimenti per un periodo predefinito, distribuisce mediante mail, login e password ai soggetti indicati.</p>
<p><a href="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/passmywill.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6519" title="passmywill" src="http://segnalazionit.org/wp-content/uploads/2011/11/passmywill-300x210.jpg" alt="" width="300" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente che, laddove si decida di utilizzare questi servizi è necessario fare attenzione a segnalare eventuali variazioni nelle password ed indicare l’indirizzo mail corretto per evitare che la propria memoria digitale vada persa per sempre oppure finisca nelle mani sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra tipologia di servizio, finalizzata all&#8217;organizzazione e la conservazione della memoria digitale è offerta da <a href="http://1000memories.com/">1.000 memories</a>, che, rappresenta un diverso modello di utilizzo dei social media. <em>1000 memorie</em>s ricerca vecchie foto e ricordi familiari ed affettivi, organizza e ricostruisce la memoria mediante album digitali che poi rende condivisibile sul web.  L&#8217;attivazione di un profilo alla memoria è previsto anche <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/2009/oct/27/facebook-user-memorials">Facebook Memorials</a> che consente, in presenza di eredi che ne facciano richiesta, di trasformare il profilo della persona deceduta in un luogo virtuale di memoria il cui accesso è consentito solo agli amici precedentemente confermati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema dell&#8217;eredità digitale è nell&#8217;agenda dell’<strong>Unione Europea</strong> che sta vagliando l’ipotesi di varare una legge che consenta ai parenti di avere un più facile accesso ai profili della persona cara deceduta e di regolamentare le disposizioni testamentarie aventi ad oggetto patrimoni digitali conservati sulla rete.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/reding/index_en.htm">Viviane Reding</a>, commissario EU alla Giustizia, nel documento “<a href="http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/reding/pdf/news/cloud_en.pdf">keeping darknes of the cloud</a>”, nell&#8217;illustrare le linee guida della proposta di regolamentazione europea della privacy, diventata sempre più urgente a seguito dell’impatto del <em>cloud </em>sui processi di archiviazione e gestione dei dati personali, ha affermato che “<strong>Internet deve imparare a dimenticare</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il diritto di essere dimenticati dal web non riguarda esclusivamente il diritto di rendere anonimi i dati riutilizzati ma soprattutto <em>“il diritto e, non solo la possibilità, di ritirare l’autorizzazione al trattamento dei dati. L’onere della prova dovrebbe essere su coloro che gestiscono i nostri dati personali. Dovrebbero, infatti, provare l’esigenza di continuare a trattenere i nostri dati piuttosto che il cittadino dimostrare che quella conservazione non è necessaria”.</em></p>
<p style="text-align: justify;" align="right">Il web, quindi, come molti sostengono, non stanno solo cambiando la società, il costume, le forme di democrazia ma anche l’esercizio dei diritti.</p>
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