Category: Social network

Statisticamente Honky Tonk

Tutto è cominciato tempo fa proprio grazie (o per colpa) di SegnalazionIT quando nell’articolo “Lo Statistico su Youtube” si faceva riferimento al brano Statistician’s Blues del cantante americano Todd Snider.

Da bravo “mezzo” musicista quale sono, ho visto quel video come uno stimolo e un invito a fare anch’io qualcosa che parlasse in qualche modo di statistica. Cosa che ovviamente ho fatto  ma,  altrettanto  ovviamente, ho fatto a modo mio.
Da sempre seguo la Country music americana. Nei miei numerosi viaggi per concerti ho avuto non solo il modo di ascoltare dal vivo tantissimi artisti (Brad Paisley, Mark Chesnutt,  Marty Stuart, Terri Clark,  Randi Travis giusto per fare qualche nome), ma di incontrarli personalmente grazie al fatto che mi sono sempre mosso dotato di “press pass” in qualita’ di inviato free lance per questa o quella rivista di musica.
Sono pero’ anche un autore, scrivo principalmente musica e negli ultimi anni mi sono, per cosi’ dire, “specializzato” sulla musica ironica e surreale. Quella musica comunemente definita “demenziale” che in Italia  è stata portata al successo da grandi artisti come Cochi e Renato, Enzo Jannacci, Pippo Franco, Elio e le Storie Tese, Renzo Arbore. Quello che ne e’ uscito fuori  è stato innanzitutto un brano di musica “Country Demenziale” che fa della surreale ironia sulla Statistica mettendone in risalto i piu’ comuni paradossi, e successivamente un videoclip, che  è quello che vi presento oggi:

Ladies & Gentlemen 

ecco a voi 

“Statisticamente Honky Tonk”

 



Statisticamente Honky Tonk di vpatruno

La versione  sottotitolata in inglese e’ stata premiata lo scorso Agosto a Miami, Florida, durante la convention della piu’ importante associazione di statistici del mondo, la American Statistical Association. Ne ha parlato qui il Significance Magazine. Thank you so much, Guys! E visto che ho cominciato con i ringraziamenti, non posso dimenticare tutti coloro che hanno preso parte  alla realizzazione del videoclip. Mi riferisco ai miei colleghi e amministratori di SegnalazionIT Eric Sanna e Daniele Frongia, per l’occasione al violino e alla chitarra acustica,  a Bob Morelli al basso, a Edo Patruno alla batteria, a Piero Chiti al pianoforte e che ha accettato di buon grado di ricoprire il ruolo di protagonista. (qui il link della sua associazione)

Ringrazio ancora le Cowgirls Francesca Pelliccia e Silvia Comanducci e tutta la troupe diretta magistralmente dal regista Gianluigi Bartolini a dalla sua preziosa assistente Barbara Diego: Cristiano De Nicola, Salvatore Marino, Michele Saullo e, per finire in bellezza, il fotografo Giampaolo Vasselli. Grazie ragazzi per il vostro prezioso lavoro!

Infine, da oggi (14 Novembre) fino alla fine della settimana potete  votare il video al concorso PIVI visitando il link http://www.dailymotion.com/video/xlq7ge_statisticamente-honky-tonk_music e cliccando su “vota”.  Ringrazio in anticipo tutti quelli che lo faranno.  E che il grande Banjo vi accompagni.

Social network e codice penale: come non finire nei guai. Parte seconda

Stalking e web stalking

Il reato di stalking, di matrice anglosassone, è di recente acquisizione, essendo stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico con dl 23.2.2009, n. 11, convertito in l. 23.4.2009, n. 38. In particolare, il dl citato ha inserito nel codice penale l’art. 612 bis intitolato “Atti persecutori”.
Lo stalking si sostanzia nella reiterazione di condotte che si traducono in minacce o molestie finalizzate a causare “un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero tale da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”
La norma prevede la reclusione da 6 mesi a 4 anni ed è azionabile mediante querela della persona offesa, salvo le ipotesi di azionabilità d’ufficio (ad esempio pubblico ministero) quando il reato sia commesso nei confronti di un minore o di persona con disabilità.
Sono, inoltre, previsti aggravamenti di pena se il fatto è posto in essere da coniuge legalmente separato o divorziato ovvero da persona che sia stata legata da relazione affettiva con la vittima ovvero se è commesso in danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità ovvero con armi o da persona travisata.
Per la Cassazione del 2010 (Cass. sez. v, sent. n. 6417 del 17.02.2010) il delitto di atti persecutori è perfezionato anche in presenza di due sole condotte di minaccia o molestia.
Occorre ora accertare se sia possibile integrare questa fattispecie delittuosa anche in ambito telematico, ossia in contesti caratterizzati dall’uso delle nuove tecnologie. Si fa riferimento al c.d. “tecno stalking” o “web stalking” ed è l’ultima degenerazione sentimentale in cui si usano i social network e il web 2.0 per spiare le mosse del proprio compagno o compagna. “In questa modalità virtuale, il meccanismo della gelosia patologica che sta dietro al bisogno ossessivo di controllare il partner, è la stessa del “pedinamento” fisico. A cambiare è solo il mezzo attraverso il quale viene espresso questo impulso: il molestatore si sposta, infatti, dalla strada al web. Anche nello spazio virtuale le emozioni provate e trasmesse sono vere, e la tecnologia serve da cassa di risonanza di un disagio che è presente nelle persone e che poi lo riversano nel rapporto di coppia.” (rif.)
La Cassazione ha recentemente confermato che il web stalking è equiparabile allo stalking: chiunque minaccia o disturba una persona via internet fino al punto di provocare un cambiamento del suo stile di vita, rischia il carcere fino a quattro anni. Nei mesi scorsi aveva suscitato qualche critica la sentenza del 17 giugno 2010 n. 24510 della Suprema Corte che aveva rifiutato lo status di reato nel caso di molestie via posta elettronica. La Cassazione giustificava la sentenza affermando che la posta elettronica è meno invasiva degli Sms.
Secondo la Cassazione rischia l’imputazione per web stalking e molestie chiunque invii messaggi offensivi nei confronti di altri utenti, anche tramite le pagine dei social network come Facebook.
La differente visione della Cassazione si giustificherebbe in base alla considerazione che la posta elettronica, al pari della posta tradizionale, usa una modalità asincrona e dunque non comporta (a differenza della telefonata o della citofonata) nessuna immediata interazione tra il mittente e il destinatario, né alcuna intrusione diretta del primo nella sfera delle attività del secondo. “La posta elettronica utilizza, infatti, la rete telefonica e la rete cellulare delle bande di frequenza, ma non il telefono, ne’ costituisce applicazione della telefonia che consiste, invece, nella teletrasmissione, in modalita’ sincrona, di voci o di suoni”.
Diversamente con riferimento agli sms che si comportano esattamente come una telefonata e, dunque, sono in grado di ledere la tranquillità e il benessere psichico della persona destinataria.
Nel prossimo post mi occuperò di mobbing online e degli effetti dei social network nell’ambito dei rapporti lavorativi.

(leggi la prima parte)

Da Network a Comunità

Internet 1, quella odierna, è basata sull’inclusione. Il professore di Harvard, Robert Putnam, direbbe bridging per sottolineare l’intento di mettere insieme gruppi sociali eterogenei.  Internet è per l’appunto un network sul quale si sono sviluppati il web, le comunità e i social network.  Al contrario di un’azienda o di una società statale, una comunità non può svilupparsi se non c’è il singolo membro che vuole donare volontariamente qualcosa di suo, sia pur la semplice partecipazione passiva.

Ma dobbiamo distinguere la partecipazione nei network e nelle comunità: in quest’ultime ci sono sempre doveri e responsabilità condivise su un obiettivo comune. Nel network, invece, ci si può scollegare e ricollegare a piacimento, non ci sono vincoli e si è più liberi. Pertanto esso è inferiore da questo punto di vista alla comunità. In altre parole, la priorità tra appartenenza e identità è invertita. Nel network c’è prima di tutto l’identità, poi l’appartenenza. Esattamente il contrario nella comunità.

È purtroppo facile ipotizzare che possano nascere a breve criteri basati sull’esclusione. La discriminazione può presentarsi con taglio tecnico o economico (tariffe) e così, se avviene in un qualsiasi punto della rete tra due utenti, s’invalida il principio della neutralità della rete.

Consideriamo i tre punti chiave dell’architettura web:

  • html per comunicare con open standard
  • url per farsi raggiungere con un indirizzo pubblico
  • http e sip per il trasporto delle informazioni

e i tre probabili attacchi alla rete sottostante:

  1. Le Telecom che filtrano i dati
  2. Gli Over the Top (Google, Facebook, etc.) che isolano gli utenti dal web
  3. I Governi che controllano il contenuto

Il primo punto esprime il concetto “classico” della neutralità della rete, quello tecnico. Per fini speculativi, il passaggio all’IPv6 potrebbe essere un’occasione unica per iniziare a differenziare un utente dall’altro, inoltre oggi il tipo di protocollo che occupa più banda subisce una limitazione, data l’esigua quantità a disposizione.

Il secondo punto rappresenta il fatto che purtroppo esistono anche altre minacce oltre quella tecnica, per esempio l’effetto rete e il conseguente lock-in degli utenti. Alcune società sono infatti interessate a veicolare tutte le informazioni riguardanti o di interesse dei propri utenti sulle proprie infrastrutture tecnologiche.

Sull’ultimo punto, dobbiamo essere consapevoli del controllo da parte dei governi contro coloro che usano la rete per legittime istanze di rinnovamento democratico. Gli esempi della primavera araba hanno visto la rete come uno strumento di controllo oppressivo (cfr. un maestro sul tema: Evgeny Morozov, i suoi scritti focalizzano un pericolo per noi semi sconosciuto).

Internet 2, quella di domani, potrà essere basata sul bonding, dove si aggregano gruppi sociali omogenei e quindi essere basata sull’esclusione. Il più grande dei sociologi viventi, Zygmunt Bauman afferma che: «Una comunità è tale finché gli appartenenti non sono consapevoli di esserlo, mentre gli “adepti” di Facebook fanno parte appunto di una “Rete”». Proprio per questo dobbiamo vigilare, e agire per cambiare il nostro approccio da network a comunità.

Imparare con Twitter

(Questo articolo, rivisto e aggiornato, farà parte del volume Induzioni. Demografia, probabilità, statistica a scuola – ISSN 1120-690X- N. 42)

Twitter

Su questo blog abbiamo già parlato di Twitter: oggi riprendo l’argomento pensando al suo utilizzo nel campo della formazione svolta da università, scuole, PA e aziende. Per chi fosse a digiuno dell’argomento, consiglio l’imperdibile articolo introduttivo di @danieladef.  Se siete troppo pigri per un clic, ecco un veloce ripasso: Twitter è un sistema di microblogging che consente agli utenti di creare una rete di relazioni basata sui tweet, messaggi di testo di al più 140 battute. Twitter ha superato i 200 milioni di utenti i quali generano altrettanti messaggi ogni giorno: non a caso si parla di Twitter come di un sistema di SMS di Internet. In Italia il servizio conta circa un milione e mezzo di utenti e viene sempre più utilizzato nel marketing, nella comunicazione, nella formazione, nel social recruiting (come fa Twitter stessa), nella gestione degli eventi e più in generale nelle conversazioni on line.

Il potere delle parole chiave

La ricchezza dello strumento dipende anche dalla possibilità di utilizzare una specifica sintassi che consente di citare altri utenti, discutere argomenti, creare conversazioni, seguire in diretta eventi e molto altro. La chiocciola (@) serve a rimandare a utenti specifici, mentre il cancelletto (#) precede invece una parola chiave, che su Twitter si chiama hashtag e che viene utilizzata per seguire una conversazione e coinvolgere altre persone. Ad esempio, il mio tweet di qualche tempo fa:

Sono al #forumcom2011 alla sessione della #pa: ottimo l’intervento di @nicolamattina

ha generato le seguenti azioni:

1) Le persone che mi “seguono” (follower) vedono il messaggio sul mio profilo e nella loro home.
2) Nicola Mattina riceve una “menzione” e il tweet sarà visibile a chi cerca informazioni su @nicolamattina.
3) Tutti quelli che seguono la conversazione sul Forum della Comunicazione (che ha definito l’hashtag ufficiale #forumcom2011) mi leggono e possono interagire con me e tra di loro.
4) Stessa cosa accade per chi segue i discorsi sulla Pubblica Amministrazione (#pa)
5) Tramite computer, portatili, tablet e smartphone, gli utenti che pubblicano tweet durante il Forum, utilizzando #forumcom2011, possono porre domande ai relatori.
6) I relatori, utilizzando un computer connesso, possono proiettare, con un apposito widget, la conversazione in tempo reale, comprese le domande dalla platea.

E’ evidente il potenziale virale di uno strumento del genere: questo tweet apparentemente innocente ha raggiunto migliaia di utenti in tempo reale!

Potenzialità in ambito didattico

Anche per la formazione, le potenzialità di questo semplice strumento sono elevate. E’ infatti possibile:

  • Promuovere un corso utilizzando opportuni hashtag e coinvolgendo in discussioni persone interessate all’argomento proposto.
  • Mettere in contatto i partecipanti e i docenti prima del corso: per le presentazioni, un brainstorming iniziale, la definizione puntuale del corso, la condivisione di informazioni logistiche etc.
  • Migliorare la comunicazione tra partecipanti e docenti durante il corso, con numerosi vantaggi aggiuntivi rispetto a una semplice messaggistica istantanea.
  • Assegnare task e collezionare appunti individuali e collettivi.
  • Coinvolgere esperti esterni al corso.
  • Offrire delle pillole (un documento su SlideShare, un’immagine su Flickr, un video su YouTube) ai follower.
  • Organizzare delle sessioni di follow-up, raccogliere feedback etc.
  • Organizzare dei contest, sia durante che dopo il corso.

E ancora, ecco alcune buone ragioni per utilizzare Twitter tratte dal post Twitter for Academia:

  • Comunità di classe: Una volta che gli studenti hanno cominciato a twittare (voce del verbo…), hanno sviluppato un senso dell’altro come persona al di là del ristretto spazio della classe.
  • Il senso del mondo che ci circonda: Alcuni studenti guardano spesso e volentieri la  Public Timeline di Twitter che è la pagina dove vengono postati tutti i messaggi pubblici di Twitter. Il tasso di rumore di fondo qui è altissimo, ma ci dà il senso della varietà delle persone.
  • Tenere traccia di un termine, di una parola, di una conferenza: Attraverso Twitter è possibile tenere traccia di parole e termini sottoscrivendo poi il feed a tutti i post contenenti quella determinata parola.
  • Feedback istantaneo: Twitter è sempre connesso, e ti invia i messaggi anche sul telefonino, è quindi ottimo per ricevere un feedback immediato.
  • Massimizzazione del momento didattico: È spesso difficile insegnare in determinati contesti limitati nello spazio e nel tempo, Twitter ti permette di farlo al di là dei limiti della lezione.

Costi e privacy

Se Twitter vi spaventa ancora, provo a tranquillizzarvi ulteriormente:
1) L’utilizzo di Twitter richiede un periodo di apprendimento piuttosto contenuto.  Se opportunamente informati e stimolati, docenti e partecipanti impareranno rapidamente e apprezzeranno la novità. Senza un’adeguata informazione preventiva, l’operazione Twitter non può che fallire.
2) Il servizio è gratuito.
3) Al termine del corso è possibile cancellare (definitivamente) i tweet creati, oppure di proteggerli con un sistema di accesso controllato o lasciare le conversazioni aperte e pubbliche.

Integrazione e complementarità di Twitter

Twitter non può né vuole rappresentare un’alternativa a un sito o a una piattaforma di e-Learning, ma un arricchimento in termini di partecipazione, coinvolgimento e condivisione dei partecipanti.
E’ infatti possibile inserire su un blog/sito/piattaforma web un widget con gli aggiornamenti “live” di un profilo o di una ricerca su Twitter, come ormai fanno molti quotidiani on line.

E’ possibile utilizzare Twitter anche in piattaforme di e-learning, come ad esempio Moodle. La procedura è molto semplice e immediata. Più in generale, è possibile inserire un modulo di Twitter su una qualsiasi sito che consenta l’aggiunta di un blocco HTML.

Opportunità e rischi della didattica con Twitter

Twitter è uno strumento e come tale, se maneggiato senza cura, può essere anche dannoso.
I principali rischi (e opportunità) dell’adozione di Twitter in un intervento formativo sono gli stessi che riguardano un qualsiasi Social Network, e che sono riportati nello schema di Caterina Policaro:



In altre parole, come per tutti gli strumenti informatici, la soluzione non è nella loro adozione “punto e basta” ma in una chiara definizione del contesto di utilizzo e in una solida e coerente progettazione dell’intervento formativo.
Può essere utile poi conoscere i trucchetti e i suggerimenti degli esperti: a questo proposito, l’articolo 100 suggerimenti su come utilizzare Twitter nella didattica è certamente un ottimo punto di partenza.

Per concludere: se siete in bilico tra Facebook e Google+, date una chance anche a Twitter. Potrebbe sorprendervi e darvi un bel po’ di soddisfazioni.

@danielefrongia

Imparare con Twitter http://tinyurl.com/3eatg38 con contributi di @danieladef @ti_effe @mbeo @catepol @elisondo #corsi #formazione #didattica

Il giusto valore ai link in Rete (divagazioni estive)

memetics on segnalazionit

Il giusto compenso per il traffico in Rete” era il titolo di un articolo uscito su un quotidiano qualche mese fa,  nel quale si discuteva di investimenti per costruire reti di nuova generazione e se fosse corretto chiedere investimenti  a chi genera traffico in Rete con milioni di visitatori al giorno (es. Google).
Per chi invece crede ancora che Internet sia importante soprattutto per la conoscenza e il progresso umano, può trovare interessante un’esperienza nuova che si sta diffondendo in Rete tra chi, con il proprio sito o blog, genera traffico  e cioè  propone argomenti, nuove idee o semplici suggerimenti “linkando”, termine utilizzato per definire l’azione quotidiana di effettuare un link, ossia un collegamento, ad un’altra risorsa sulla rete. Vediamo di cosa si tratta.

Il Global Multimedia Protocols Group propone un modo abbastanza semplice per convogliare traffico in Rete e definirne la qualità attraverso l’ XFN™ (XHTML Friends Network) :

XFN™ (XHTML Friends Network) is a simple way to represent human relationships using hyperlinks. In recent years, blogs and blogrolls have become the fastest growing area of the Web. XFN enables web authors to indicate their relationship(s) to the people in their blogrolls simply by adding a ‘rel‘ attribute to their <a href> tags.

In cosa consiste? Semplicemente nel definire meglio i nostri link, associando un aggettivo, in termini tecnici un attributo (di seguito la lista di attributi: relationship metadata profile).
Gli aspetti positivi a livello tecnico nel seguire questa tendenza ci sono ma l’aspetto sociale è forse ben più rilevante.

Ma l’aspetto sociale è forse ben più rilevante: i link non sono più solo indirizzi da seguire per reperire le risorse, ma diventano relazioni sociali di diversa profondità e spessore.

“The web is more a social creation than a technical one. I designed it for a social effect — to help people work together — and not as a technical toy. The ultimate goal of the Web is to support and improve our weblike existence in the world”,  sostiene Tim Berners-Lee in  Weaving The Web.

Questa è l’evoluzione del Web che viviamo quotidianamente con i social network, con la diffusione degli strumenti di collaborazione, di cui noi diveniamo utenti, fruitori, quasi senza accorgercene,  trascinati dalla forza dell’onda; dare un aggettivo a un link è quindi solo un pretesto (o la ciligina sulla torta) per arrivare a una consapevolezza di come ci stiamo evolvendo.

Evoluzione? E allora torniamo, per un momento, agli studi sociologici che misurano l’evoluzione della società. Passare da un concetto all’altro attraverso relazioni di vario tipo è come seguire una catena:  si parla infatti di “meme chain”. Ma a questo punto ci occorre una definizione:  cos’è un meme?

Un meme è una riconoscibile entità di informazione relativa alla cultura umana che è replicabile da una mente o un supporto simbolico di memoria, per esempio un libro, ad un’altra mente o supporto. (Wikipedia)

Un metameme è una meta di un meme, una metafora o se preferite un’idea di ingegneria memetica, per cui un meme è una “metafora“ di un meme, ma il concetto di un meme è esso stesso un meme.
Potrebbe sembrare un gioco di parole ma non lo è: la memetica è una teoria di contenuti mentali basata su un’analogia con la teoria dell’evoluzione Darwiniana, originata da Richard Dawkins nel 1976 con il libro The Selfish Gene.
Questa teoria rappresenta un approccio ai modelli evolutivi della trasmissione dell’informazione culturale. Un meme, analogamente a un gene, è essenzialmente un’unità culturale. I metameme possono essere così utilizzati per misurare l’evoluzione di una società, nella (ormai sempre più consolidata) consapevolezza che come la società si evolve, così è.

In conclusione, sebbene un link sia qualcosa di meno concettuale rispetto ad un metameme ma allo stesso tempo anche più tangibile, non sarebbe utile dare un valore più profondo ai link per avere una consapevolezza della nostra evoluzione e di quello che abbiamo intorno? L’ XFN™ (XHTML Friends Network)  sembra darci una valida risposta in questo senso.

13 tool di visualizzazione dati

SegnalazionIT si è più volte occupato di tool di visualizzazione dati. Quella che segue è la traduzione di un post di Steve Doig sul blog businessjournalism.org.

Steve Doig è “Knight Chair” alla Walter Cronkite, Scuola di Giornalismo e Comunicazione di Massa presso l’Arizona State University. È specializzato in computer-assisted reporting, l’uso del computer e delle tecniche delle scienze sociali per aiutare i giornalisti a fare meglio il proprio lavoro.

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Steve Doig’s best of CAR Conference: 13 free tools to analyze, display data

di Steve Doig

L’annuale conferenza Computer-Assisted Reporting Conference, che si è tenuta a Raleigh, Carolina del Nord, è stata straordinariamente ricca di tool utili e gratuiti per tutti i tipi di analisi e visualizzazione dei dati, grazie anche alla presenza degli informatici di Google, MIT, Stanford e simili.

Ecco i link a 13 di questi tool gratuiti che ho trovato essere particolarmente utili per l’analisi dei dati nel giornalismo:

Exhibit: Questo link porta ad una pagina con una raccolta di link del progetto Simile del MIT. Exhibit è un programma JavaScript che vi permetterà di partire dai dati in forma tabellare (righe e colonne) e vederli in una varietà di formati: tabella ordinabile e filtrabile, mappa, linea del tempo, ecc. Per avere un’idea di cosa si può ottenere si può vedere la sezione Examples. Nella sezione DataPress è presente un add-in di WordPress che vi permette di esporre le visualizzazioni di Exhibit sul proprio blog. L’uso di Exhibit richiede qualche conoscenza di html, basta semplicemente copiare il suo codice sorgente e modificarlo. Dido è un prototipo di interfaccia utente che permette di configurare Exhibit, senza dover entrare nel codice.

TimeFlow: Questo programma JavaScript consente di utilizzare tabelle che hanno un elemento temporale e creare linee di tempo interattive che possono essere filtrate e colorate tramite più variabili. È uno strumento puramente di analisi, non progettato per la presentazione web, può essere utile per progetti di indagine dei dati.

ManyEyes: Questo sito consente di caricare e visualizzare i dati utilizzando una vasta gamma di interessanti viste: mappe, alberi di parole, tag clouds, strutture ad albero, diagrammi a bolle, grafici, matrici, diagrammi di rete, ecc. Si possono vedere le oltre 84.000 visualizzazioni che gli utenti hanno creato con i propri dati, in modo da avere una idea di cosa è possibile ottenere.

Gapminder: Questo sito è stato creato da scienziato svedese Hans Rosling, che voleva rendere più facile per le persone esplorare gli effetti di centinaia di variabili relative alle diverse nazioni del mondo. Fondamentalmente, questi sono grafici a dispersione multivariati x-y che si animano attraverso il tempo. Ciò che è cool, oltre a giocare con le variabili già collegate al sito, è che Google ha recentemente comprato e aggiunto tali funzionalità ai fogli di calcolo di Google Docs in modo che gli utenti possano caricare i propri dati con variabili temporali.

Tableau Public (solo Windows): La versione completa di Tableau Public è commerciale, ma l’azienda ha creato questa versione pubblica disponibile a chiunque. Fa molte delle stesse cose che fa Exhibit, cliccare su Gallery per vedere alcuni esempi. La versione gratuita è limitata, può contenere fino a 100.000 record.

Protovis: Questo programma, scaricabile dal laboratorio di visualizzazione di Stanford, è simile a ManyEyes ma con una varietà ancora più ampia di tabelle e grafici che possono essere creati, cliccare su Examples per visualizzarli. L’uso di Protovis richiede però notevoli capacità di scrittura di codice software.

Google Refine: Google definisce questo “uno strumento per lavorare con dati disordinati”. I data journalist lo usano per pulire le incongruenze database “campaign-contributions”, per esempio. Rende semplice standardizzare nomi come “Steve Doig” e “Stephen Doig” e “Steven Doig” in uno di questi. Inoltre aiuta con alcune analisi di base, come l’equivalente delle tabelle pivot di Excel.

Google Fusion Tables: Questo è un altro strumento Exhibit- like e rende possibile associare i dati come le mappe, le linee di tempo e/o grafici. A differenza di Exhibit non c’è bisogno di sporcarsi le mani con il codice HTML e JavaScript.

DataWrangler: Un altro buono strumento di Stanford, è simile a Google Refine. È buono per la trasformazione di dati in formati scomodi in qualcosa che può essere analizzato più facilmente.

TwitInfo: Un altro strumento del MIT, questo è progettato per prendere una grande quantità di tweet su Twitter in tempo reale e mostrare loro come una timeline grafica con picchi di attività. Esso comprende un “sentiment algorithm” che classifica i tweets negativi o positivi. Viene descritto come potrebbe essere usato per raccogliere le notizie, come la localizzazione terremoti in anticipo rispetto ai geologi.

NodeXL: Questo è un componente aggiuntivo di Excel che effettua una visualizzazione grafica dei social network. Le visualizzazioni mostrano come le persone sono interconnesse. Un esempio potrebbero essere i collegamenti tra i membri dei vari consigli di amministrazione. Un altro esempio è quello che mio figlio Matt creato per il Sarasota Herald-Tribune dello scorso anno che coinvolgono gruppi di acquirenti e venditori che sono stati coinvolti in massa dai mutui con meccanismi di frode. Queste visualizzazioni si possono ottenere rapidamente ma possono essere molto sgraziate, il nome usato dai giornalisti per i più complicati è “palla di pelo”.

Jigsaw: Non ho visto questa offerta di Georgia Tech, ma si suppone che sia utile per dare un senso alle grandi collezioni di documenti. Non è un programma scaricabile o una applicazione sulla quale caricare i propri dati, ma lo staff di Tech invitare le persone con i dati ad entrare in contatto con loro riguardo al suo utilizzo.

DocumentCloud: Questo è un servizio creato dagli sviluppatori di news-app di The New York Times e ProPublica.org. È progettato per mettere i documenti originali (anche quelli scritti a mano) sul Web e annotarli. L’idea è di permettere ai consumatori di notizie vedere questi documenti – documentazione processuale, legislazione, trascrizioni, dati sugli arresti, controlli, e-mail, ecc – con annotazioni dettagliate e le spiegazioni aggiunte dai giornalisti che seguono la notizia o altri esperti. Ecco un esempio da Arizona Republic in materia di immigrazione, di applicazione della legge sull’immigrazione, SB 1070.

Flipboard: è iniziata l’era del magazine “su misura”?

Flipboard, App per iPad lanciata nel 2010 è diventato, come pronosticato in tempi non sospetti, un vero e proprio fenomeno di culto. Infatti, nel suo primo anno di vita è stata nominata App dell’anno dalla Apple, si è classificata in Italia nella Top15 per numero di download ed è stata inserita da Wired nella top10 delle App che hanno segnato il decennio.

Le motivazioni di questo successo sono da individuare, in primo luogo, nella sintesi che riesce a realizzare tra la bellezza dei magazine patinati e la funzionalità del web (“The beauty of the print, the power of the web”). In questo senso rappresenta una innovativa soluzione alla fruizione di contenuti sul web a cui sta lavorando da alcuni anni il mondo editoriale. E apre la strada ad una nuova generazione di magazine costruiti su misura in base alle specifiche esigenze del fruitore.

A marzo 2011  è stata pubblicata la versione 1.2 che ha introdotto l’integrazione ad Instagramuna App per il photo sharing che consente di scattare una foto, scegliere un filtro per trasformarne l’aspetto ed inviarla a Facebook, Twitter o Flickr. L’innovazione, resa possibile dalla pubblicazione delle API dell’applicazione, consente anche di migliorare le prestazioni di Instagram che nella versione originale per iPad, a causa dei limiti dello schermo, non prevede altre possibilità di visualizzazione delle foto oltre a quella “in verticale”.

Altre novità della versione 1.2 indicate dal changelog ufficiale riguardano:

  • miglioramento del social search che consente di effettuare ricerche tra i vari social networks e blogs (Facebook, Twitter, Flickr), attraverso l’uso di parole chiave o hashtag i cui risultati sono poi raggruppati e mostrati all’utente nella classica forma del magazine patinato;
  • netto miglioramento della velocità di uploading che rende possibile il caricamento dei contenuti in un tempo massimo di 4 – 5 secondi;
  • miglioramento del supporto a Google Reader;
  • inserimento del bottone “aggiorna” che consente il reload ogni qualvolta lo si voglia direttamente dalla Tavola dei Contenuti;
  • possibilità di verificare tutti i contenuti consigliati dall’editore tramite il pulsante “In evidenza (featured)”.

Una novità che potrebbe generare un po’ di preoccupazione tra gli utenti attiene, invece, alla possibilità, dichiarata dal team di Flipboard, di scoprire se sul device su cui sta funzionando è stato effettuato il jailbreak ossia la violazione delle restrizioni d’suo fissate dalla Apple che, pur non essendo illegale – almeno negli USA -, fa venire meno la garanzia sul device stesso in caso di malfunzionamenti.  ln  caso di iPad “jailbrekkato” l’applicazione, infatti, segnala che potrebbero verificarsi dei crash non imputabili all’applicazione stessa.

Sul fronte delle critiche si segnala in particolare la lamentata scarsa possibilità di personalizzazione dei contenuti e degli algoritmi utilizzati per ricercarli dove sembra invece eccellere l’App rivale Zite.

Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, il prossimo obiettivo, di recente annunciato dagli sviluppatori dell’applicazione su Twitter, è la versione per iPhone.

Non c’è ancora il progetto di sviluppare versioni per altri tablet ma in una recente intervista a Wired, Mike McCue, il fondatore di Flipboard, afferma che “Mi piace molto Windows Phone e svilupperemo sia per Windows sia per Android, visti i numeri. Non ancora, ma lo faremo“.

Il futuro prossimo sembra quindi, al pari dei cugini su carta, quella del magazine in versione “pocket”.

Quello che non potete non sapere su Twitter

Twitter rientra tra i primi dieci siti web più cliccati a livello mondiale (il nono secondo i dati Alexa) pur registrando un’attrattività minore rispetto al suo storico rivale, Facebook (che invece si colloca al secondo posto). Considerando il traffico web italiano, il primato di Facebook su Twitter si fa ancora più ampio: Twitter scende infatti al 16° posto tra i siti web più visitati mentre Facebook conserva il secondo. In media ogni giorno 1 internauta su 10 sceglie comunque di passare per Twitter nel corso delle sue navigazioni (il 9,4% degli utenti internet globali a fronte del 40,1% registrato da Facebook), spendendo circa 7 minuti per visita e 53 secondi per pagina visualizzata (dati riferiti agli ultimi 3 mesi).

Secondo le ultime statistiche disponibili sugli utenti Twitter, ad aprile 2010 si contavano 106 milioni di account, anche se circa un quarto risultava con zero Followers, per un traffico informativo quantificabile in 640 Tweets al secondo. Per chi non utilizza Twitter è bene precisare che per Tweets si intende il proprio aggiornamento di status, che differentemente da Facebook risponde alla domanda “what’s happening?“ e deve concentrarsi in 140 caratteri. I Following sono i profili degli utenti che stiamo seguendo, che a loro volta possono scegliere se far parte o meno dei nostri, mentre i Followers sono gli utenti che seguono il nostro profilo.

Oltre ai numeri e ai significati apparentemente complessi dei termini tecnici, le capacità di Twitter sono rinvenibili nel suo slogan: Twitter asks “what’s happening” and makes the answer spread across the globe to millions, immediately. Un social network quindi nato per diffondere e condividere le notizie. Non a caso capita spesso sentire parlare di Twitter come di una pagina di informazione personalizzata, dove è possibile scegliere in base ai propri interessi le diverse fonti informative, in grado di superare quindi la funzione di medium dei mezzi di informazione più tradizionali.

La capacità forse nascosta, o quantomeno poco considerata, di Twitter nel nostro Paese, fa riferimento alla possibilità di raccogliere i commenti degli utenti su un determinato tema. Grazie agli hashtags (parola chiave di una ricerca preceduta dal simbolo #) e al motore di ricerca interno alla piattaforma è possibile visualizzare tutti i Tweet e quindi gli aggiornamenti degli utenti che contengono quella determinata parola. Una volta scoperta questa funzione, di fronte ad un grande evento, vi capiterà sicuramente di pensare “Chissà che si dice su Twitter?”. Provate ad esempio ad usare l’hashtag #berlusconi e in soli 8 secondi vi troverete davanti una pagina web sempre aggiornata contenente tutti i tweet  (pubblici) sul nostro Premier e, nel bene o nel male, i risultati in questo caso sono internazionali.

Le potenzialità di Twitter non finiscono qui. Se molto ancora si potrebbe dire sul suo linguaggio, altrettanto numerosi sono i servizi web collegati a Twitter in grado di valorizzare le sue informazioni e i profili degli utenti. Tra questi vi segnaliamo quelli che un utente medio non può non conoscere: Twitter Counter il sito che riassume e visualizza le statistiche del proprio account, Twitter Logos dove è possibile scaricare un numero illimitato di versioni della famosa icona da inserire nel proprio blog/sito web, Visible Tweets per trasformare in un formato grafico accattivante le proprie ricerche all’interno di Twitter e GigaTweet una sorta di contatore ufficiale dei Tweet pubblicati dagli utenti.

E voi? Che uso fate di Twitter?

Tecnologie e servizi per la condivisione dei dati

di Daniele Frongia e Vincenzo Patruno

Gli Istat Working Papers sono la nuova collana scientifica dell’Istituto nazionale di statistica. Nati con lo scopo di promuovere la diffusione dell’attività svolta all’interno dell’Istat e nell’ambito dell’intero Sistema statistico nazionale, sono dedicati a raccogliere contributi teorici o applicativi di interesse per la statistica ufficiale. Da gennaio 2011 gli Istat Working Papers sostituiscono i Contributi Istat e i Documenti Istat.

 

 

Il numero 3 è un articolo di Daniele Frongia e Vincenzo Patruno del 2009 (poi aggiornato nel 2010, infine pubblicato ora):

 

Tecnologie e servizi per la condivisione dei dati

Abstract


Uno dei fattori che ha contribuito maggiormente al successo di YouTube sta nella porzione di codice all’interno dei tag  <object> e </object> che compare a fianco di ogni video. Copiare e incollare questa riga all’interno di una pagina web ha l’effetto di incorporare il filmato desiderato all’interno di qualunque sito o blog. Queste porzioni di codice così come altri tipi di tecnologie come i feed RSS e le API stanno offrendo delle importanti opportunità di condivisione sia per gli utenti che per aziende e istituzioni. Per queste ultime vedremo il modello di condivisione dei dati nell’ambito del Census Hub Project per la diffusione dei risultati del prossimo Censimento 2011. Valuteremo inoltre le esperienze di alcune organizzazioni internazionali come OCSE e Nazioni Unite, che confermano come l’utilizzo di nuovi servizi e tecnologie online possa costituire un’ottima opportunità per condividere dati e per raggiungere un pubblico più diffuso e partecipe.

Leggi il paper completo

 


Social Media Week a Roma dal 7 all’11 Febbraio 2011

La Social Media Week, dopo il successo della tappa milanese, arriva a Roma dal 7 all’11 Febbraio e si terrà simultaneamente in altre 9 città nel mondo: New York, San Francisco, Londra, Parigi, Toronto, San Paolo, Hong Kong e Istanbul.
Scopo del Festival della Rete, la manifestazione internazionale nata a New York e giunta alla sua quinta edizione nel mondo, è quello di diffondere ad aziende, persone e istituzioni le nuove potenzialità che la rete e i social media sono in grado di offrire coinvolgendoli in una settimana di eventi gratuiti caratterizzati da format diversificati per ogni fascia di pubblico.
Il tema della manifestazione sarà “La Rete per CondiVivere”, si articolerà in cinque differenti percorsi tematici, riassunti nelle 5 “C” e in particolare:
- Conoscere la realtà, per capire come nascono ed evolvono le nuove forme del sapere e i nuovi canali e strumenti di informazione.
- Crescere con la Rete, per sfruttare sempre più la rete come strumento per condividere informazioni e contenuti, per esprimere la propria opinione.
- Collaborare senza confini, per scoprire quali tecnologie e strumenti, sempre più facili e intuitivi, si possono usare per ideare costruire e promuovere i grandi progetti.
- Cambiare il mondo, uno sguardo su innovazioni e progetti che, anche provocatoriamente, fanno discutere, per vedere oggi sviluppi che potrebbero cambiare domani il nostro modo di vivere.
- Convivium, una serie di momenti di convivialità per continuare a parlare di internet e dintorni dopo le 18.00
La Social Media Week si articolerà in oltre 130 eventi gratuiti e aperti al pubblico, molti dei quali proposti e curati direttamente da appassionati, professionisti e aziende del settore (è possibile consultare l’agenda completa cliccando qui). Tra gli eventi ricordiamo:
“Angeli digitali”: durante le 5 giornate del Festival della Rete, in diversi punti della città, i giovani tutor di Mondodigitale avvicinano gli anziani di passaggio per mostrare loro le possibilità (pratiche, utili, quotidiane) offerte da Internet;
“eCommerce: la crisi si batte online”: aggiungendo una sempre maggiore consapevolezza tecnologica e fiducia nei confronti degli store online da parte dei consumatori, ecco trovata la ricetta degli italiani per contrastare la crisi;
“Cv optimization 2.0: come ottimizzare le potenzialità del proprio curriculum all’interno della rete, analizzare il proprio personal branding sui vari social network, linkedin, viadeo, facebook, etc;
“Il Cruciverba social più lungo del mondo by Virgilio”: il portale Virgilio presenta il cruciverba social più lungo del mondo interamente dedicato ad Internet e ai social media;
“Social Speed Dating”: un gioco per far incontrare uomini e donne di marketing interessati ai social media quale strumento di comunicazione e di business.
Ci saranno ancora tanti eventi all’insegna del divertimento e dello svago: “I l@ve coffee”, “Social Media Aperitif”, “Un tango in galleria”, “Social breakfast con l’esperto”, “LIVE!Theatre. Anteprima web del film “Into Paradiso”, “Music in the clouds”, etc.

Ad illustrare il Festival della Rete Marco Montemagno e Marco Antonio Masieri, co-fondatori di Augmendy, società che organizza la Social Media Week.