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Nasce PI Libri, il nuovo servizio di Punto Informatico

Basta una semplice connessione a Internet per scaricare gratuitamente gli e-book dedicati ai principali argomenti per Internet e ICT


Da qualche giorno è online PI Libri, il nuovo servizio gratuito offerto da Punto Informatico, la più autorevole testata italiana d’informazione tecnologica su Internet.
Grazie a PI Libri, gli utenti registrati di Punto Informatico possono scaricare o sfogliare interi libri sui temi più interessanti dell’ICT, attraverso un semplice clic: basta disporre di una connessione ad Internet e di un visualizzatore di file PDF.

Nato per favorire la condivisione della conoscenza e la libera circolazione delle idee, PI Libri prevede, oltre ai volumi scritti dai principali esperti del settore, una serie di  Approfondimenti tematici – veri e propri ‘Quaderni dell’ICT’ – che approfondiscono, con stile semplice e informale, i temi e le problematiche più attuali per i professionisti del settore. Dal web design al networking, dalle tematiche SEO e SEM al web marketing, a tutto ciò che riguarda la Rete. Si potrà fin da subito, ad esempio, imparare a creare la prima applicazione per iPhone e iPad, far proprie le tecniche per portare siti e blog in testa ai motori di ricerca ma, anche, apprendere i principali linguaggi di base per sviluppare le proprie applicazioni sul Web.

PI Libri, in linea con la filosofia che caratterizza da sempre Punto Informatico, primo quotidiano online italiano a offrire tutti i suoi contenuti con licenza Creative Commons, non solo offre una vera e propria libreria digitale gratuita ma vuole fare della community un punto di forza. Chiunque, infatti, può prendere parte attivamente alla crescita di questo progetto, pensato per essere continuamente arricchito con nuovi libri e approfondimenti  e migliorato tramite i consigli e le indicazioni della community e dei lettori, da sempre inclini a interagire con la redazione. Collaborare è semplicissimo: basta inviare una mail a pilibri@edmaster.it offrendo segnalazioni e suggerimenti sugli argomenti o, addirittura, proponendo la pubblicazione di un testo o un e-book (proprio o di terze parti) che sarà vagliato dalla Redazione e dagli esperti di Punto Informatico per il possibile inserimento nelle sezioni e categorie di competenza.

Per accedere a PI Libri: www.punto-informatico.it/PILibri

Buona lettura!

La guerra del SEO nei mercati competitivi: i casinò online

Se qualche anno fa per essere su internet era sufficiente avere un sito web, anche brutto, oggi non si è su internet se Google non ti indica nelle ricerche.
Potremmo dire che al giorno d’oggi un sito internet è analogo ad un bel libro pubblicato da uno sconosciuto. Se nessun libraio lo espone negli scaffali, nel suo giusto posto, se non lo consiglia ai lettori, se non lo espone con il dovuto rilievo, sarà l’ennesimo libro il cui unico destino sarà il macero.

Il posizionamento SERP, ovvero la posizione di un sito al interno della pagina di risultati generata dal motore di ricerca  (Search Engine Results Page), è quindi fondamentale nel determinare il successo di un sito web. Ci sono ovviamente nicchie informative dove con sforzo minimo o nullo si possono ottenere posizionamenti ottimi per le parole chiave principali. Allo stesso modo esistono mercati dove la battaglia è selvaggia ed all’ultimo sangue.

Si parla, ovviamente, dei mercati dove il ritorno economico è più evidente: i contenuti per adulti ed il gioco d’azzardo. Non occorre ricordare come questi stessi mercati siano quelli che hanno determinato in gran parte l’evoluzione di internet. Se oggi abbiamo lo streaming online, ad esempio, dobbiamo “ringraziare” l’industria del intrattenimento per adulti che ha spinto molto in questa direzione.

Il mercato dei casinò online è altrettanto combattivo, proprio perché tutti ambiscono a spartirsi i proventi di questo mercato. Ogni giorno una nuova nazione decide di legalizzare il gioco online ed ecco che il mercato si allarga, facendo posto a nuovi operatori. Ma catturare i clienti non è affatto un impresa facile.

Lasciando da parte lo strumento prettamente pubblicitario, è interessante capire come questi operatori affrontino il mercato SEO (Ottimizzazione per i motori di ricerca dal inglese Search Engine Optimization). Facendo delle semplici ricerche su google o su altri motori di ricerca per le parole più ovvie, come casino online o poker, si scopre una quantità infinita di siti dedicati al gambling.

Cosa più curiosa, nelle prime posizioni non è detto che ci siano casinò veri e propri, mentre è probabile trovare siti informativi che parlano dei migliori casinò online, offrono recensioni dei casinò, ne stilano classifiche ed offrono bonus.

Le posizioni in questa curiosa classifica cambiano molto spesso, dando vita a quella che si chiama Google Dance. Le tattiche usate da questi siti per raggiungere le posizioni più elevate delle classifiche sono quelle classiche del SEO, ma lo fanno in maniera molto aggressiva, cercando di ottenere link da siti autorevoli e correlati, ma accettando link da più o meno chiunque.

Si costruisce, talvolta, una struttura di link per siti che sono ancora in divenire, in modo da accelerare la scalata alle classifiche nel momento in cui il sito diventerà operativo. Tutti cercando di mantenere un profilo di link building il più naturale possibile, talvolta acquistando link da siti di rilievo, talvolta convincendo blogger a scrivere un post sul proprio diario su di una partita a poker fatta online.

Ed ecco che uno dei pilastri base del SEO White Hat (così vengono chiamati i SEO “duri e puri”) viene a cadere: i link non vanno comprati. Eppure si compra la pubblicità! Che differenza fa se si presenta come banner o come link? Se nel mondo di oggi non ci sconvolgiamo più quando davanti ad un negozio incrociamo un ragazzino che “spaccia” volantini la cui vita media non raggiunge i 10 secondi e la cui destinazione più probabile è il marciapiede, se non ci inalberiamo di fronte allo spreco di carta, perché dovremmo sconvolgerci di fronte allo spreco di “bit”?

Per non “inquinare” i risultati è la risposta più ovvia e scontata. Peccato che siano già inquinati e che ci sia chi se ne preoccupa da un punto di vista molto più efficace di quanto possa fare un singolo esperto SEO. Ogni singolo motore di ricerca ha un suo gruppo di guerra allo spam, delegato proprio ad identificare i comportamenti scorretti o borderline dei link builders, dei SEO Grey Hat (quelli che sanno come ci si comporta bene, ma si adeguano) e di chi, invece, si diverte a giocare al gatto con il topo.

Gli algoritmi di calcolo dei SERP sono segreti industriali, coinvolgono centinaia di parametri, con pesi sconosciuti. Vengono modificati e perfezionati quotidianamente. Tutti i SEO cercano di scoprire cosa sia importante e cosa no, ma la verità è che i pochi eletti a parte di queste informazione non le condividono. Seguire le evoluzioni di questi mercati così competitivi può aiutare a comprendere in maniera piuttosto precisa cosa fare per promuovere i siti dei propri clienti in nicchie meno concorrenziali, ma soprattutto aiuta a comprendere quello che NON si deve fare!

Purtroppo costruire un buon sito informativo, coerente, pulito nel codice e reattivo, può non essere sufficiente. Occorre che Internet parli di noi. O che qualcuno metta in bocca agli internauti il nostro nome. Triste ma vero, la qualità di un “prodotto” e le capacità di quelli che si occupano di promuoverlo non sono sufficienti per portare quel prodotto ai primi posti dei motori di ricerca.

Jango, non solo Internet radio

Capita spesso, mentre si lavora al PC, di aver bisogno di un po’ di musica, per fare una pausa, per cercare ispirazione, per rilassarsi… Jango può fare al caso vostro: basta semplicemente andare sul sito www.jango.com, digitare il nome di un artista che vi piace e ascoltare la musica di quell’artista e di altri simili che vi vengono proposti.

Se avete solo bisogno di un po’ di musica familiare in tempi rapidissimi, il vostro livello di interazione con Jango può fermarsi qui, ed il risultato è già notevole: buona musica, streaming di qualità accettabile, in stereofonia, nessuna registrazione di un vostro profilo sul sito.

Ma se siete degli appassionati dei Clash forse avrete voglia di ascoltare un canale musicale che trasmetta i Clash ed altra musica simile, che so i Ramones o Iggy Pop o i Velvet Underground. Bene, a questo punto non dovrete far altro che effettuare la registrazione sul sito, così potrete creare una stazione stabile, scegliere i vostri artisti preferiti ed ascoltare la loro musica ogni volta che ne avrete voglia.

Nello stesso modo potrete creare altre stazioni. Ciascuna stazione trasmetterà una combinazione di brani dei vostri artisti con una selezione di artisti raccomandati da Jango. Più artisti sceglierete voi, meno ascolterete i brani degli artisti raccomandati da Jango.

La radio consente inoltre numerose opzioni “social”, fra le quali: la condivisione del proprio profilo con altri user che ascoltano autori uguali ai vostri, la possibilità di creare un Jukebox (ovvero un widget che può essere inserito in blog o siti Internet per veicolare la vostra musica), la semplice condivisione di una stazione.

Ecco la mia stazione “Le donne odiavano il Jazz“, buon ascolto!

Analisi della popolarità dei brand online – prima parte

Popolarità dei brand online

Come valutare la popolarità di una marca sul Web? E’ sufficiente calcolare il Google PageRank del sito ufficiale del brand e il numero dei suoi fan su Facebook? Proviamo a rispondere a queste domande individuando un insieme di indicatori utili ad analizzare il posizionamento e la popolarità dei brand nella Rete.

La nostra ricerca prende le mosse dall’articolo Il successo di un sito web? Non solo una questione di traffico, recentemente pubblicato su questo blog, con l’obiettivo di pervenire ad un indice che sintetizzi sia il posizionamento che il traffico stimato di un sito, in modo da poter definire la popolarità di un brand in Rete: si tratta di una valutazione quantitativa, dato che lo studio non comprende l’analisi della reputazione online delle diverse marche. Il successo di un brand online è funzione sia della reputazione che della popolarità: in questo articolo ci occupiamo della popolarità.

Come dicevamo inizialmente, i metodi che utilizzano il Google PageRank come unico indicatore della popolarità sono fortemente limitati: a dirlo non siamo noi, ma Google stessa! Infatti la nostra ricerca prende spunto anche dall’articolo Google e l’abbandono del PageRank che, riportando l’opinione del Director of Research di Google, mette in discussione il valore assoluto del PageRank per quantificare il successo di un sito web. Per questo motivo il metodo che abbiamo elaborato si basa su una serie di indici che completano ed implementano il contributo del PageRank.

Un nuovo metodo per misurare la popolarità dei brand online: l’Online Brand Popularity Index

Partendo dalla metodologia presentata nell’articolo del SIS Magazine, abbiamo scelto degli indicatori maggiormente orientati all’analisi di siti web di brand, attribuendo a ciascuno di essi un peso, a seconda della loro importanza. Gli indicatori considerati sono:

  1. Google PageRank: valore numerico compreso tra 0 e 10 che Google assegna ad ogni pagina web indicizzata sulla base della sua popolarità.
  2. Wikipedia: numero di collegamenti esterni presenti su Wikipedia alle pagine del sito ufficiale di un brand.
  3. Facebook: numero di iscritti alla pagina fan ufficiale del brand.
  4. Link in entrata: numero di link che rimandano al sito ufficiale del brand.
  5. Twitter: numero di follower del brand.
  6. Delicious: numero dei segnalibri Delicious in cui è presente uno dei siti del brand.
  7. YouTube: numero di iscritti al canale ufficiale del brand.
  8. Alexa: valore numerico che indica il ranking del sito, calcolato sulla base del numero di utenti che lo visitano e del numero di pagine viste.
  9. Google Statistiche di ricerca: numero di volte in cui un brand è stato ricercato su Google nel corso degli ultimi 90 giorni.

Con un’opportuna sintesi di questi indicatori si può determinare l’Online Brand Popularity Index, che vedremo in azione nei prossimi giorni, sempre su questo blog, applicato all’analisi e al confronto dei brand dell’alta moda.

Leggi il post Analisi della popolarità dei brand online – seconda parte

[Questo articolo è parte di un progetto di analisi dei brand online a cura di Alice Cetorelli, Simona Chiocchio, Cesare Deisori, Daniele Frongia, Eleonora Lisi, Lisa Vagnozzi]

“Sarà una foto” di Valerio De Filippis

Qualche anno fa Valerio De Filippis, autore e sceneggiatore, si è occupato anche di informatica. Ecco come:

Sarà una foto
Outlook
mi sta scaricando 25 messaggi, io sono solo, non conosco nessuno, sono 25 messaggi di spamming, li amo, mi fanno sentire in compagnia, se ci fossero virus, chissenefrega, il contagio sarebbe un segnale di contatto,
anche per beccarsi l’HIV devi scopare e per scopare devi necessariamente toccare qualcuno. Il virus nei PC è l’amore al tempo del collegamento web. Non tocco cristiano escluso me, da quattro anni. Da quando cioè, la fine del mondo era stata prevista col Millennium Bug; sono incredulamente sopravvissuto allo scatto tra 1999 e 2000. L’azzeramento per me è immeritato, io volevo morire con un’ecatombe da cortocircuito, consacrarmi all’era del byte; esserci ancora è una colpa che sconto con la reclusione. Dormo poco, i miei occhi riflettono cristalli liquidi – e dunque, soffrono – per almeno 12 ore al giorno, non so cosa vado cercando, forse quel coglione che ha salvato l’umanità dal tilt. Sarebbe stato perfetto: schiacciare un tasto e tornare pulviscolo molecolare nello spazio inutile. Essere l’ultima generazione della terra. Ho una collezione di mouse in disuso sul tappeto, 13 monitor, 17 tastiere, 3 kg di cd-rom con programmi crakkati, e una sola web-cam che non ho mai usato. Non voglio essere visto. Inserisco 35 password ad ogni accensione ed inizio il mio lavoro, ormai ho corroso i motori di ricerca. Alla voce COLPEVOLE escono 154.000 pag. su GOOGLE e 103.000 su YAHOO. Cancello la posta senza leggerla col programma che disintegra la spazzatura. Una mail resiste, c’è scritto, sara@tin.itOGGETTO: è tuo – allegato: puffo.JPG. Sara è l’ultima donna che ho toccato. Apro il file. Soffia su tre candeline di panna. E mi somiglia.

IT Job Search: cercate lavoro oltreoceano?

Opportunità di lavoro in ambito IT.
Siete informatici in gamba, avete più di cinque anni di esperienza, conoscete bene l’inglese e volete fare un’esperienza lavorativa in USA, Inghilterra, Australia, Medio Oriente, Sud Est Asiatico o Nuova Zelanda?

Se siete interessati contattateci, vi forniremo il contatto LinkedIn
che si è rivolto al nostro blog per questa ricerca. Ovviamente il servizio è gratuito: provare non costa nulla…


Esperti web service, php e matematica, xml jsp, php-gtk cercasi



Diego Moretti
ci scrive:

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vi segnalo i seguenti link su html.it:

1) http://java.html.it/articoli/leggi/2694/creare-un-web-service-con-java-tomcat-e-soap/
2) http://php.html.it/articoli/leggi/2669/espressioni-matematiche-in-php/1/
3) http://java.html.it/articoli/leggi/2710/trasformare-xml-in-jsp/
4) http://php.html.it/articoli/leggi/2737/applicazioni-desktop-con-php-unintroduzione/

con la curiosità di scoprire se in Istat ci sono sviluppatori di applicazioni associate a queste 4 tecnologie:

1) web service
2) php e matematica
3) xml jsp
4) php-gtk
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Che io sappia ci sono…fatevi avanti :)
Daniele

Sul web ora ci si «droga» con onde sonore

Anche in Italia arriva l’allarme “droghe sonore online”. Particolari onde tra i 3 e i 30 Hertz, frequenze che agiscono sul cervello umano, possono innescare le più diverse reazioni e sollecitare in maniera intensa l’attività cerebrale, in modo simile alle droghe. Basta collegarsi al sito giusto e scaricare speciali file per ottenere sequenze sonore dai nomi che sono tutto un programma: «marijuana», «cocaina», «alcol», «ecstasy».

il resto dell’articolo:
http://www.corriere.it/salute/08_luglio_01/droga_onde_sonore_e2d3b57e-4780-11dd-8c36-00144f02aabc.shtml

Buzz Marketing. Un Case Study con le dichiarazioni dei redditi On-Line

Blogger e Webmaster sanno molto bene che, al di là di come un sito si presenti e al di là di cosa contenga o di quali servizi possa erogare, la visibilità su Internet resta una questione cruciale. La stragrande maggioranza dei siti web o dei Blog esistenti ha da qualche decina a, nel migliore dei casi, poche centinaia di visitatori giornalieri. Il grosso del traffico viene veicolato da relativamente pochi siti e, a meno di non ricorrere a strumenti di marketing convenzionale, è estremamente difficile e emergere in modo deciso.
Internet è un mezzo di comunicazione di nicchia. Ogni Sito o Blog “parla” ad una nicchia di utenti più o meno grande che si tende in mille modi di fidelizzare. Ma non è raro sentire di persone che, dopo la pubblicazione di un video o di un articolo o la messa on-line di un qualcosa di particolare, sono balzati improvvisamente alla ribalta delle cronache. Possiamo facilmente immaginare sia l’obiettivo (e la speranza) di tutti coloro che ogni giorno dedicano parte del loro tempo ad Internet.

Questo accade grazie al passaparola, una trasmissione “spontanea” di una informazione che può assumere carattere “virale”, con il risultato di amplificarne l’effetto. Esattamente quello che gli uomini di marketing chiamano in letteratura “buzz marketing“. (Possiamo facilmente immaginare come questo sia un obiettivo fortemente perseguito sulla Rete)

Prendendo spunto da quanto accaduto nei giorni scorsi a proposito della messa On-Line dei redditi degli italiani da parte dell’Agenzia delle Entrate, ho ritenuto interessante proporvi il racconto di chi ha riferito per primo la notizia sul Web. E che improvvisamente ha visto aumentare la popolarità del proprio blog e, di conseguenza, quella personale. Il tutto nell’articolo di Alberto Falossi Diventare famoso in 3 ore: come il passaparola ha attirato tutta italia sul mio blog.

I contenuti dal basso sono di qualità?

Spesso, quando si parla di web 2.0, si pone il problema della valutazione della qualità. Secondo un luogo comune, contenuti prodotti liberamente dal basso equivalgono a bassa qualità. Chi nella blogosfera ci vive, partecipa, legge e scrive quotidianamente, sa bene che una selezione di contenuto viene fatta soggettivamente e attraverso un feed-reader si gestiscono gli aggiornamenti di centinaia di blog parallelamente alla propria attività lavorativa.
http://www.oneweb20.it/03/03/2008/i-contenuti-dal-basso-sono-di-qualita/