La rete e la sfida della cultura digitale
La diffusione della rete insieme all’innovazione tecnologica stanno producendo importanti cambiamenti sui modelli di comunicazione e sui linguaggi adottati. Cambiamenti oggetto di un diffuso dibattito non solo tra ricercatori ma anche tra i professionisti dell’informazione.
Di questo tema parliamo con Serena Danna, giornalista del Corriere della Sera, dove si occupa di nuovi linguaggi e culture digitali per l’inserto culturale “La Lettura”.
D. Dott.ssa Danna, perché “La Lettura”, l’inserto domenicale del Corriere della Sera, ha deciso di offrire così ampio spazio ai nuovi linguaggi?
La scelta del Corriere della Sera di aprirsi alle culture digitali dimostra un cambiamento di atteggiamento dell’editoria nei confronti del mondo dei new media, che non è campo esclusivo di riviste tecniche o scientifiche. Le nuove tecnologie non riguardano più solo prodotti e servizi, sono entrate nella nostra quotidianità sia sul piano pratico sia su quello teorico aprendo un dibattito pubblico molto animato. La scelta di una istituzione del giornalismo come il Corriere di dare ampio spazio alla riflessione sulle conseguenze culturali delle nuove tecnologie è un segno di coraggio ma anche la dimostrazione della centralità dei new media nel dibattito culturale. Temi quali privacy, copyright, censura, apparentemente di natura tecnica, sono in realtà di interesse per tutti. La sfida, accettata dal Corriere, è quella di tradurre linguaggi e contenuti apparentemente tecnici, rendendoli appetibili e chiari per un pubblico generalista.
D. Cosa sono i linguaggi digitali?
L’insieme dei contenuti e delle teorie che passano attraverso le nuove tecnologie. Internet ha la sua grammatica precisa: il termine linguaggio indica la rete dove si intrecciano le teorie digitali e la nostra quotidianità.
D. Quale è il rapporto tra il linguaggio e la rete?
Sicuramente i new media stanno avendo un impatto rilevante sul modo di comunicare delle persone. È uno dei temi su cui la riflessione è molto attiva. Qualche tempo fa sulla Lettura abbiamo affrontato un tema molto interessante: la capacità del Web di salvare lingue in via di estinzione, e di diffondere lingue inventate per i film di fantascienza (le lingue salvate ed inventate dalla Rete)
D. Quali sono i rischi dell’impatto di Internet sulla comunicazione?
Fino a qualche anno fa, la scrittura era uno strumento per addetti ai lavori. Oggi la prospettiva è ribaltata: tutti scrivono. Il rischio di un impoverimento del linguaggio deriva dalle caratteristiche stesse degli strumenti di comunicazione, basati come sono su velocità e immediatezza. L’esigenza di semplificazione che prevede l’utilizzo di pochi, ripetuti, vocaboli, sacrifica spesso la ricchezza della lingua. Altro rischio di primaria importanza riguarda la lotta in atto per accaparrarsi l’attenzione dei lettori. Nel marasma di parole e immagini il sensazionalismo e il populismo sono sempre in agguato mentre dovrebbe valere il contrario: l’attenzione dovrebbe essere catturata con la qualità. Infine, c’è il problema della sicurezza in termini di conservazione della memoria. Un recente articolo testimonia, ad esempio, che ad un solo anno dalla primavera araba, il 10% degli archivi digitali sui social media risulta già irrimediabilemento perso.
D. Quali sono viceversa i vantaggi dell’impatto di Internet sulla comunicazione?
In primo luogo la partecipazione. I social media sono uno strumento fondamentale per comunicare con le persone, diffondere idee e notizie. Creano opportunità enormi anche per chi non ha solide istituzioni alle spalle (es. il progetto di crowfunding per l’inchiesta di Claudia Vago – @tigella – su #occupychicago) a vantaggio delle fonti tradizionali che, pertanto, non devono vivere il web come una minaccia ma come una grande opportunità.
D. La rete potrà generare un linguaggio universale?
Credo che internet sia già un linguaggio universale. Non è possibile parlare di lingua universale, anche le cosiddette lingue commerciali faticano a decollare, perché la lingua riproduce significati, cultura, espressioni territoriali. Viceversa, il linguaggio digitale è un linguaggio unificante, che spinge verso l’innovazione. La prova è data dalla sua diffusione globale. In tutti i Paesi in cui arriva, “sfonda” perché crea connessione tra persone a prescindere da spazio e tempo, apre finestre su mondi lontani, a volte addirittura negati (un caso su tutti: lo scrittore israeliano Ron Leshem che ha conosciuto l’Iran – decidendo di ambientare nel paese di Ahmadinejadi il suo romanzo Nilufar – attraverso Facebook).
D. Infine, ha qualche consiglio per chi, lavora in Istituzioni ed Enti di Ricerca e deve comunicare con i cittadini attraverso i social media?
In primo luogo è importante che i cittadini si sentano coinvolti in quello che succede. Quindi, piuttosto che fare soloinformazione di servizio, è importante privilegiare la comunicazione partecipativa, far sentire i cittadini parte attiva della gestione della cosa pubblica. Il cittadino non deve avere la sensazione di parlare con un ufficio stampa ma con istituzione “aperta” e disponibile che è sempre capace di fornire – a supporto delleinformazioni – i dati che le hanno generate. Al tempo stesso, le Istituzioni dovrebbero mantenere rigore ed ruolo istituzionale. Il citizen journalist è sicuramente un’opportunità per il mondo della comunicazione ma, costituisce un valore solo se avviene in un ambito regolamentato in cui è chiaro il ruolo del moderatore: partecipazione e condivisione non significano delega.Questo implica che gli uffici di comunicazione delle Istituzioni devono avere un chiaro modello organizzativo, regole rigorose di gestione oltre che padronanza degli strumenti e del linguaggio. Il messaggio di fondo dovrebbe essere: c’è un’istituzione che lavora per i cittadini.










